venerdì 13 dicembre 2013

Misure di sicurezza (2a parte)

(continua da qui)
Si', lo so. E' passato più di un mese dalla prima parte dell'episodio. Ma siccome nessuno ha reclamato niente, ho rimandato la seconda parte a oltranza.
Dicevamo... Cosa? Ah si', se non sbaglio, eravamo arrivati al mio passaggio in banca del martedi' mattina, giusto? Si', ero passata in banca e mi avevano detto che la carta vecchia era ormai stata bloccata e sarebbe stato inutile andare a recuperarla, tanto più che la nuova era in arrivo.

Ormai rassegnata all'idea, mi avvio al lavoro. La giornata scorre tranquilla, evito accuratamente di aprire siti come Amazon o Isiget per non farmi venire desideri improvvisi che non potrei realizzare e finalmente la sera torno a casa.
L'atmosfera è un po' più distesa, io sono un attimo più rilassata della sera precedente e ceno con Carasau, che ormai ha preso la fissa per il boulgour con le zucchine e se lo cucina in doppia razione (per la cena e il pranzo del giorno dopo) almeno una volta a settimana.
La figliola, tra una cucchiaiata e l'altra di boulgour condita da vari "capito? capisci?" a ogni sua affermazione, che se non sei nervoso ce lo diventi, si informa sulla disavventura della mia carta di credito:
- Scusa, ma non ho capito, cos'è successo con la tua carta di credito?
- Niente, domenica ho provato a prelevare dei soldi ma non sono riuscita a ritirare la carta, quindi il distributore me l'ha mangiata. All'inizio non l'ho bloccata perché una mia amica che lavora in banca mi ha detto che è appunto una misura di sicurezza per  evitare che mi freghino la carta. Solo che poi domenica sera mi è arrivato un sms sul cellulare in cui mi davano un codice da inserire per finalizzare un acquisto su internet...
- Davvero?! Caaaavoli!
- Si', qualcuno stava comprando la cena sul sito alloresto.fr e mi è arrivato questo sms per questo acquisto di 13,95 euro.
- Scusa, hai detto 13,95?
- Si', quello.
- No perché io domenica sera ho comprato due pizze e ho speso proprio la stessa cifra, tredici euro e novantacinque!
- ...
- Infatti poi aspettavo questo sms col codice sul cellulare, ma non mi è arrivato e a un certo punto ho scelto l'opzione "inserisci la tua data di nascita"!

Improvvisamente tutto prendeva un senso. Il quadro, tragicomico, in verità, si configurava nella mia testolina: né Carasau né quei geni della banca avevano cambiato il numero di cellulare (cioè il mio) dal conto di Carasau (eravamo andate insieme ad aprirlo perché lei non sapeva mettere insieme neanche due parole di francese e soprattutto perché non avevamo ancora il contratto), Carasau aveva provato a comprare le pizze proprio qualche ora dopo  l'incidente del distributore, io bloccavo la carta perché pensavo che qualcuno avesse recuperato la mia carta dal distributore e volesse cominciare a spassarsela. Il primo pensiero che ho avuto è stato: che ladro scemo, invece di comprarsi un volo per la Polinesia con la carta di un altro si compra un take-away su internet? C'è pure da dire che col saldo del mio conto al massimo poteva andarsene a Catanzaro con la Ryanair e rigorosamente senza bagaglio da stiva. Dettagli.

- Cioè, mi stai dicendo che il tuo conto in banca è ancora legato al mio numero di cellulare? Non hai ancora cambiato le coordinate sul sito?!
- Ma io sono passata in banca a comunicare il numero nuovo!
- Si', ma dovevi cambiarlo anche nel tuo spazio cliente sul sito!!! Ti rendi conto che per la tua negligenza (la tua e di quei deficienti della banca) io mi a) sono presa un coccolone b) trovo senza carta di credito almeno per tutta la settimana. Ti rendi conto?
- Si', ma io il numero l'ho comunicato...
- Si' vabbè, ma ora lo devi cambiare anche sul sito e lo devi fare tu. Anzi, dopo cena FALLO SUBITO.
- Ok, va bene. 

Non ci potevo credere: per la sua deficienza io avevo bloccato la mia carta, nuova di zecca, e ovviamente ero senza un cent, visto che in questo benedetto Paese si paga sempre tutto par carte che i contanti quasi ti scordi come sono fatti, avevo rischiato di prendermela con l'Abruzzese per le sue teorie sulle misure di sicurezza, avevo litigato con P.A.
Per la sua deficienza e per due pizze. Un casino immane per due pizze fetenti comprate su alloresto.fr.

Ma d'altra parte dovevo aspettarmelo, da una che dice LA gorgonzola.

mercoledì 4 dicembre 2013

Un po' di sana, sfacciata, bieca pubblicità

Ricordate che quest'estate sono stata sul Gargano? Vi ricordate di questo fotopost?
Bene, ho presentato la prima foto al concorso fotografico del sito Italiansonline, il sito nato per aiutare gli Italiani sparsi un po' in tutto il mondo.
Se la foto vi è piaciuta e volete votarmi, potete farlo se siete iscritti al sito. La foto è la numero 9, si vota nella sezione "sondaggi".
Armatevi di clic e votate formichina! Grazie!

venerdì 29 novembre 2013

Fotopost - Amsterdam

Ieri sera, mettendo un po' di foto a posto, mi sono accorta che non ho ancora fatto un fotopost su Amsterdam. E' stato il primo viaggio insieme a P.A., ci siamo stati a giugno scorso e siamo stati davvero bene!
Abbiamo alloggiato in un hotel completamente ecosostenibile, il Vondelpark Conscious Hotel, struttura che vi consiglio assolutamente se amate il confort e avete una coscienza ecologica (lo trovate anche su booking, se volete).
Anche se era il 22 giugno, siamo stati accolti da pioggia e raffiche di vento freddo al nostro arrivo, nonostante felpe e k-way.
E' stato un gran bel fine settimana, per me è stata anche l'occasione di testare il servizio IDBUS, i pullman di linea della SNCF che collegano la Francia a varie città europee. E vi diro', ne è valsa davvero la pena: pullman pulito e comodo, 29 euro sola andata, 6 ore e mezza per fare Amsterdam-Parigi e tanto di wi-fi compresa nel prezzo! E' arrivato persino con mezz'ora di anticipo e, cosa più importante, mi ha lasciata a due fermate da casa mia... Ma bando alle ciance, spazio alle foto!

Il negozio di amache

Vista sul retro del mercato dei fiori


Un café en terrasse

giovedì 28 novembre 2013

Felicità, gratitudine o quello che vi pare

Non so se all'epoca (un anno fa) vi dissi che sarei andata a fare un ritiro intensivo di studio in una specie di convento nella valle del Rodano. La situazione tesi era disperata, avevo più che mai bisogno di staccare da Parigi, da internet e da tutto cio' che poteva distrarmi e mettermi a lavorare disperatamente. Ovviamente non portai a termine il programma stabilito, ma quella settimana fuori dal resto del mondo mi fece capire che la situazione era davvero disperata e che dovevo assolutamente fare qualcosa. La notte del venerdi', l'ultima in quell'oasi di pace, non riuscii a dormire dall'ansia: invece delle pizze e dei piatti di pasta che mi sfilano davanti agli occhi quando ho fame, quella notte mi sfilavano davanti i capitoli ancora da scrivere e, ancora peggio, il lavoro ancora da fare. Un macigno mi gravava sul petto e scrissi 2 sms-sos: uno alla Schwester, un altro a Silvia. Le loro risposte, arrivate poco dopo, non riuscirono a calmarmi, ma quantomeno mi fecero capire che non dovevo mollare, che dovevo assolutamente mettercela tutta. Fu la stessa cosa che mi disse la Dido due giorni dopo, prendendomi tra le sue braccia da uccellino, mentre io scoppiavo a piangere senza ritegno nella vecchia chiesa. E fu quello che mi disse anche l'ing. Dippi', di passaggio in uno dei suoi weeek-end parigini da Grenoble.

La settimana scorsa mi sono ricordata di quella settimana di isolamento, necessaria per raccogliere me stessa e tutte le mie forze per provare un'impresa impossibile. Mi sono ricordata dell'ansia di quella notte, del senso di oppressione e della corsa contro il tempo. Mi sono ricordata di quel periodo tremendo passato a scrivere scrivere e ancora scrivere cose di cui non me ne fregava assolutamente niente. Della vigilia di Natale e di Capodanno passate davanti a uno schermo come un automa. Di quella telefonata del 31 dicembre da parte di quello che ora è il mio uomo, che tentava di riavvicinarsi giocandosi la carta dell'amico che ti incoraggia e che ti dice che ce la farai.

Un anno dopo, mi guardo allo specchio e mi dico che i capelli più lunghi mi stanno proprio bene, che continuero' a farli crescere, al massimo li spunto un pochino. Faccio questa considerazione raccogliendoli sulla nuca con un elastico, le punte - ormai biondissime - a fare contrasto col castano chiaro della radice. Non sono a casa mia, ma nel B&B dove alloggio di solito a Ragusa. E' giovedi' sera, è stata la mia prima settimana di lezioni all'università dall'altra parte della cattedra. Faro' ancora due ore domattina e poi corro a Catania a spiccare il volo per Parigi. Penso ai miei studenti, alle loro "è" anche quando c'è un accento acuto, alle loro domande, alla loro timidezza. Mi vengono in mente i capelli viola della signora della copisteria e sorrido. Mi sento invasa dalla bellezza di Ibla, chiara e spettrale, dallo sguardo curioso della sua gente, che ti ha già guardato dentro senza chiederti il permesso. Sorrido al pensiero dell'uomo meraviglioso che ho al mio fianco e che tra una settimana finalmente riabbraccero'.
Penso a questa canzone, la ascolto e comincio a piangere, di felicità, gratitudine o di quello che vi pare. Ecco, stasera, dopo tanto tempo, sono una persona felice.

mercoledì 27 novembre 2013

Esami minacciosi

Al ricevimento del collega di letteratura francese: arriva lei, L., "laureanda" fuoricorso. E' iscritta dal 1999, cioè da quando ha aperto la facoltà. Per usare una metafora, è un residuato bellico del vecchio ordinamento. Ma forse è la volta buona che ce la fa, sta scrivendo la tesi. Prima pero' deve risolvere la questione esami.

- Ma ti manca solo la tesi o anche qualcos'altro?
- Letteratura spagnola. Volevo farlo adesso, a dicembre, ma l'ultimatum è scaduto il 25 novembre.
- L'ultimatum, si', capisco.

Che cosa tremenda è diventata l'università, se pure gli esami si mettono a dare gli ultimatum...

(si', lo so che ve l'ho già detto su feisbuc. ma non tutti i miei sparuti lettori hanno feisbuc, e mi sembrava giusto far ridere anche loro. socialismo dei social network: modalità "social")

mercoledì 20 novembre 2013

Il famoso Chronopost

Vi ricordate della storia del famoso bando di concorso e del Chronopost? Dei 47 euri buttati al vento quando ne bastavano 7? La storia dell'ufficio postale accettante e bla bla bla?
Bene, almeno il sacrificio non è stato vano: sono risultata vincitrice a quella selezione e mi hanno affidato ben 3 incarichi di insegnamento di lingua francese all'Università di Catania (sede di Ragusa). Sono ovviamente molto felice, comincio ufficialmente lunedi', anche se sono già stata a Ragusa la settimana scorsa per un giro di perlustrazione dei luoghi: ho avuto un'accoglienza favolosa e l'impatto col posto è stato più che positivo.
Almeno per i prossimi mesi, la mia vita sarà una settimana a Parigi e un'altra a Ragusa (vedi quando si dice flessibilità nel lavoro), con qualche giorno a Napoli ogni tanto.
Vi raccontero' poi meglio un'altra volta, ma intanto ci tenevo a dirvelo.
Baci e abbracci,
formichina umilissima serva vostra

martedì 29 ottobre 2013

Tutto è bene quel che finisce bene

E così, ieri mattina, sotto l'infuriare della tempesta Christian (che spero risparmierà la mia bellissima piantina di pomodori), sono partita col mio trolley e anche un po' di timore verso l'aeroporto.
Intanto cominciavo a prospettare un piano B se mi avessero lasciata a piedi: sarei dovuta andare a dormire dalla Dido, visto che per questa settimana ho subaffittato la mia stanza, mi sarei anticipata qualche giorno di lavoro di novembre, avrei finalmente fatto la conoscenza di questa simpatica istituzione che è il consolato italiano di Parigi.
Mi sono presentata al tizio dell'imbarco con un "Bonjour monsieur, je suis le cas spécial d'aujourd'hui". Lui mi ha guardata un po' sgomento, non capendo molto quello che stava succedendo. La sua collega l'ha aiutato a cercare la nota vicino alla mia prenotazione, ma proprio questa genia stava rischiando di far saltare tutto e lasciarmi a terra. Poi però è intervenuta un'altra tipa ancora, che mi ha dato il via libera.
Il volo è stato tranquillo, a parte qualche balletto dovuto a Christian e una bimba un po' peperina che aveva come unico problema una mamma scema, e due ore dopo ero a Napoli, con 10 gradi in più e il mio adorato P.A. ad aspettarmi. Mi ha riportata a casa da mammà, pronta ad accogliermi coi paccheri (la pasta, non gli schiaffi) ripieni e i pomodori secchi fatti da lei.
Insomma, il mio angelo custode sembra essere tornato dalle ferie. E spero mi dia una mano per affrontare l'impiegato dell'ufficio comunale - personaggio che meriterebbe un post a sé - quando andrò a rifare la carta d'identità.

lunedì 28 ottobre 2013

Loro dicono che si'

Venerdi' ho rovistato tra le mie cose fino alle 2 di notte. Sabato ho passato al setaccio la mia stanza dal mattino fino ad ora di pranzo. Risultato: la carta d'identità non è uscita fuori, in compenso la stanza è impeccabile, come non lo era da molto.
Il consolato italiano era ovviamente chiuso (certo, anche in settimana non cambia poi molto, sono aperti dalle 9 alle 12...), cosi', dopo aver sporto denuncia, mi sono avviata lemme lemme, con stampella e ombrello (il pleuvait des cordes), a Orly, per verificare se quello che mi avevano detto al telefono era vero.
Dopo aver spiegato la situazione prima a uno che aveva tutta l'aria di voler - giustamente - essere altrove un sabato sera e a un altro che aveva un po' l'aria di essere il capo, mi hanno detto che si', mi faranno partire, mettendo una nota vicino alla mia prenotazione, comme quoi devono lasciarmi partire con denuncia e fotocopia del documento.
Ecco, se sapete di qualcuno finito all'ospedale nei pressi di Orly dopo aver litigato con una formichina imbufalita, saprete cos'è successo.
Spero di aggiornarvi da Napoli.Stay tuned!

sabato 26 ottobre 2013

Per non smentirci

Ancora due parole circa la congiunzione astrale sfavorevole di cui sopra. Ecco, mi sono appena resa conto che mi sono persa la carta d'identità. Ero sicura di averla in una tasca interna della borsa, ma non c'è più. Il "bello" è che lunedi' devo partire. Dovrei almeno. Una settimana a casa e una tappa ad Assisi con P.A.
E il consolato domani è chiuso, riapre lunedi' alle 9. Il mio aereo è da Orly alle 12, quindi le probabilità di partire sono molto basse. Non sono iscritta all'AIRE, ma da quel che mi pare di capire un passaggio al consolato lo devo fare lo stesso. Ho passato la scrivania al setaccio, niente.
Se avete qualche consiglio al riguardo da darmi, e magari anche un potente scacciaguai, ricevo tutto molto volentieri.

giovedì 24 ottobre 2013

Misure di sicurezza (1a parte)

(Avevo provato a sospendere questo post per vedere se riuscivo a finirlo e pubblicarlo tutto insieme. Ma visto che sto diventando una persona seria al lavoro, non sono riuscita a finirlo oggi. E visto che c'è chi si è lamentato, vi restituisco almeno la prima parte.)

In quest'ultimo periodo devo essere vittima di una congiunzione astrale poco favorevole, mi sa che ho Saturno contro. Ma proprio Saturno contro Formichina, non Saturno contro Acquario. Mettetevi comodi, sto per raccontarvi uno degli ultimi episodi della sciagurata saga. Siete autorizzati a dubitare della veridicità di cio' che sto per raccontarvi, ma se siete lettori di Ondalunga, sapete benissimo che la realtà supera spesso la fantasia. Ecco, questo è uno di quei casi. E' necessaria solo una piccola premessa, ovvero: ho una nuova coinquilina da settembre, la chiameremo Carasau in onore alle sue origini. La figliola è simpatica e garbata, ma non brilla né per perspicacia né per conoscenza della lingua francese.
Fatte le dovute presentazioni, passiamo ai fatti.

Domenica scorsa ero in giro con amici a un vide-grenier a Faidherbe-Chaligny, 12esimo arrondissement. Il portafogli piangeva e cosi' decido di andare a fare bancomat. Tuttavia, il disgraziatissimo distributore non mi restituisce bene la carta, io non riesco a recuperarla e lui se la mangia. Dietro consiglio dell'Abruzzese, che lavora in banca, non blocco la carta: è una misura di sicurezza per evitare che qualcuno mi prenda la carta. Ok. Subito dopo arriva un tizio, mi chiede se il bancomat funziona, prende i suoi soldi, la sua carta e se ne va. Bah.
Torno a casa, rassegnata all'idea che dovro' aspettare il martedi' mattina per recuperare la mia bella carte bleue. Qualche ora dopo, ricevo un sms: era la mia banca che mi dava un codice per finalizzare un acquisto di 13,95 euri su Alloresto. Vi lascio immaginare il panico: ho immediatamente pensato che mi avessero clonato la carta e ho quindi provveduto a bloccarla subito. Nel fattempo, in preda al nervosismo totale, ho litigato con P.A., colpevole, a mio avviso, di pormi domande idiote sulla questione e di darmi consigli non richiesti. Carasau, in tutto cio', non c'era, era in banlieue dal suo uomo.

Lunedi' torna Carasau, ma io sono nervosa e depressa in seguito a una telefonata aviopenica e sono di poche parole.
Il martedi' mattina vado in banca, spiego la situazione alla brunettina poco sveglia allo sportello, costei mi informa che nessun movimento è stato fatto sulla mia carta e che la nuova è già stata ordinata, quindi è inutile andare a recuperare l'altra.

(continua....)

giovedì 17 ottobre 2013

Formichina non sa leggere i bandi di concorso

In questo momento, prenderei a sonore capocciate la porta di casa mia, la cappa della cucina, la credenza (il pc no, mi resta un po' di lucidità per capire che ne ho ancora bisogno). Cos'è successo? Niente di grave, in realtà. Allora, la settimana scorsa è uscito un bando per degli insegnamenti in Italia, termine ultimo per le domande la settimana dopo. Bene. La sottoscritta, non si sa per quale motivo, ha interpretato l'ufficio postale accettante nella frase "a tal fine farà fede il timbro dell'ufficio postale accettante" come l'ufficio ricevente la domanda, non quello da cui la domanda era spedita. Non mi chiedete perché, forse sarà stato il ricordo di due altri bandi di concorso in cui la domanda doveva pervenire entro tal data. Comunque, presa dall'ansia, ho fatto un Chronopost: mi sembrava l'unica soluzione possibile per far arrivare la domanda in cosi' poco tempo. Totale dell'operazione: 47 euri e molte bestemmie alle poste francesi che non hanno una via di mezzo tra la raccomandata e il Chronopost.
Poco fa ho telefonato all'ufficio dell'università in questione, il quale mi informa che faceva fede il timbro postale e che quindi bastava una raccomandata. Mi sono passate davanti agli occhi tutte le cose che avrei potuto fare con quei soldi, in questo momento di carestia. Io, formichina, soprannominata "le ministre des finances" dalla mia padrona di casa, buttare via 40 euri cosi' (la raccomandata costa 7, donc...)

E mi sono ricordata di un'altra telefonata, quella fatta all'Università per Stranieri di Siena per conoscere l'esito di un altro concorso.
- Dottoressa, ma Lei non si è presentata al colloquio!
- Colloquio? Quale colloquio?
- Ma certo, c'era scritto nel bando, era una selezione per titoli e colloquio, la data era specificata.
- Ah, grazie, arrivederci, eh, gentilissima.

In effetti, andandomi a ripescare il bando, era vero: c'era già l'appuntamento e tutto. Ma io avevo completamente ignorato l'informazione. Ma allora l'invio era tramite PEC, quindi ci avevo solo perso un po' di tempo.
Ho deciso quindi che d'ora in poi i bandi li leggerà P.A.al posto mio, lui che mangia pane e burocratichese.
Siete autorizzati a infierire e a burlarvi di me. Io invece vado ad affogare i miei dispiaceri in un piatto di strozzapreti ai peperoncini verdi e pomodorini.

mercoledì 2 ottobre 2013

Il 46, ovvero: l'autobus degli sciancati

Antefatto: lunedi' della settimana scorsa passeggiavo beatamente alle Tuileries con P.A., godendomi un meraviglioso e caldo pomeriggio settembrino. Quando s'è fatta 'na certa, io e il mio consorte abbiamo deciso di spostarci per andare a procacciarci del cibo. Malasorte ha voluto che io, formichina con la testa per aria, appoggiassi male il piede sinistro scendendo i gradini delle Tuileries e cadessi, accasciandomi per il dolore, con il vago presentimento - rivelatosi poi azzecato - di essermi rotta qualcosa. Tornati a casa in taxi, in preda a dolori atroci, telefono alla Dido, la quale mi manda l'Abruzzese in versione autista ad accompagnarmi al pronto soccorso di Saint-Antoine. Dopo svariate ore di attesa, mi fanno finalmente una radiografia e mi diagnosticano una micro-frattura al 5° metatarso del piede sinistro.

Fatto: E insomma, stamattina avevo la radiografia + visita di controllo all'ospedale. Appuntamento alle 10H15, ma invito piuttosto spinto a presentarmi un'ora prima. Invito che ho capito nella sala d'attesa per le radiografie, pareva la casa dell'invalido. Ma vabbè. Dovete sapere che da quando mi sono rotta porto un'orrenda scarpa ortopedica conosciuta come "chaussure de barouck". Il farmacista mi aveva avvisata: "Ne vous attendez pas à une chaussure sexy, hein!". E quindi, presa in prestito pure una stampella, me ne vado in giro per Parigi cosi'. Ho ormai abbandonato gli spostamenti in metropolitana, ho troppa paura di essere travolta dalle persone che camminano senza guardare, investendo tutto cio' che si trova sul loro cammino. Mi sposto quindi in autobus, che ha la doppia comodità di non avere scalini e di farmi godere il paesaggio. La stampella me la porto più per rendermi visibile che per reale necessità. Potrei anche farne a meno, ma per scendere i miei 4 piani di scale è comoda.
Ho la fortuna di avere diverse linee di autobus nei dintorni di casa mia, cosi' stamattina ho preso il 46, che mi ha lasciato a pochi passi dal Saint-Antoine. Seduta come "prioritaire", avevo di fronte a me una signora con ben due stampelle. Diagnosi: rottura del collo del femore. Lo abbiamo saputo tutti, quando, a una fermata dal Saint-Antoine, sono saliti una ragazza con le stampelle e un altro signore con una stampella sola. Vedendo che non c'erano più posti "prioritaires", abbiamo rassicurato i nuovi passeggeri invalidi col fatto che saremmo scese alla prossima e che quindi avremmo ceduto loro il posto. La ragazza s'era rotta il ginocchio, allora la signora le ha consigliato di andare a farsi la riabilitazione al Rothschild, vicino casa mia. Nell'outing delle patologie mi sono allora inserita pure io con la mia micro-frattura, che sarà pure micro ma mi rompe parecchio e mi duole, si' si'. La patologia dell'altro signore con la stampella, invece, non ci è pervenuta. E meno male che, grazie a un invalido in carrozzella, l'autista ci ha messo la pedana evitandoci il gradino...

sabato 28 settembre 2013

L'ef.bi.ai di paese

No, questa ve la devo raccontare, perché quando l'ho vissuta pensavo di essere un alieno capitato per sbaglio nel posto in cui ero.
Ma andiamo con ordine.

Venerdi' della settimana scorsa: dopo una notte a Orly e un aereo all'alba, arrivo al mio ridente paese natale. Causa matrimonio in famiglia il giorno dopo, avevo prenotato una seduta di restauro dall'estetista di fiducia, per tentare di salvare il salvabile. Mentre quella fissata dell'estetista mi abbelliva i piedini - che erano ancora tutti interi, ma questo è un altro discorso - driiiin driiiin... arriva una telefonata. Dopo qualche scambio di battute tra la fissata e la donna misteriosa all'altro capo del filo, capisco che si parla di me. Sfodero una delle mie migliori faccine perplesse e provo a protestare con la fissata: "ma forse vorrà parlare con mia zia..." (mia zia ha un nome molto simile al mio, solo con 3 lettere in più). E invece no: la tizia vuole proprio parlare con me. Me la passa. Io, in preda a mille punti interrogativi, prendo la telefonata:
- Si'?
- Buongiorno, formichina? Noi non ci conosciamo, io mi chiamo G.P. e sono amica della sorella del marito di tua zia (sempre quella con le 3 lettere in più nel nome).
- Ah, mi dica.
- Ma tu sei la sorella di C.?
- No, sono la nipote di C. Signora, ma lei è davvero sicura che vuole parlare con me e non con mia zia?
- Voglio parlare con te. Sei la figlia del signore della panetteria?
- (.....) si', sono io.
- Bene, tu stai a Parigi, vero?
- Si', perché?
- Ah, e cosa fai a Parigi, lavori?
- (penso: oddio, ma quando finisce 'sto terzo grado? chi è questa? e che vuole da me?) Cerco lavoro per ora.
- Ah, e fino a quando rimani?
- Signora, non lo so, dipende.
- No, ti spiego, è per la figlia di una mia amica, che viene a Parigi a inizio dell'anno prossimo... le sto cercando un contatto come appoggio là.
- (ci risiamo: un'altra che mi ha preso per un'agenzia immobiliare) Ma cerca una casa questa ragazza?
- No no, era giusto per compagnia, perché parte da sola... ma se tu non ci sarai più, forse non so se è il caso. Ma quindi fino a quando resti? Resterai?
- (comincio ad alterarmi) Signora, ma come faccio a dirle cose che non so io per prima?!
- Vabbè, posso comunque dare il tuo contatto a questa ragazza? Poi se non sarai più a Parigi non fa niente...
- (profondo respiro) Sisi', non c'è problema, questo è il mio numero, poi si vedrà più in là. Arrivederci, eh.

Cioè, io non so se vi rendete conto del grado di sofisticazione della cosa. Ricostruendo l'accaduto: la sorella del marito di mia zia dice alla sua amica che conosce una a Parigi (io). Quella scema dell'estetista fa la soffiata a entrambe circa il mio passaggio in sala restauro. Madame ef.bi.ai, con la prontezza di un avvoltoio, telefona all'estetista all'ora del mio appuntamento e mi bracca, fregandosene altamente del mio momento di relax dopo aver passato la notte sulle poltroncine di Orly e del fatto che magari non mi andava di farmi fare il terzo grado da una persona che manco conosco. Ma sono io troppo bacchettona o è la gente che è troppo invadente?
En tout cas, dite all'ef.bi.ai che le prossime reclute le venga a cercare al mio paese: una proposta ce l'ho già.

giovedì 26 settembre 2013

Cose di Faro che mi sono piaciute

Gli enormi nidi di cicogna sull'Arco da Vila, le viuzze maiolicate della città vecchia, i pastel de nata, la possibilità di scegliere una porzione intera o una mezza porzione alla mensa dell'università, il caffè a 55 centesimi, il panino ai cereali del buffet dell'hotel, il gioco di luci al crepuscolo di ritorno dall'Ilha Deserta, i marosi dell'Oceano Atlantico, le rocce rosa, le cicogne sull'Arco da Vila, l'artigianato in sughero, la festa del Partido Socialista, o arroz doce, i galli portoghesi, il sorriso della signora della pastelària Cinderela, la semplicità delle persone, gli hibiscus e le bouganvillee, la palestra en plein air messa a disposizione dal comune, le conchiglie sulla spiaggia dell'Ilha Deserta, la sabbia doppia color del tufo, il vinho verde, il paté de sardinha, dire "obrigada" e "pastel de nata", la bellezza di Catherine, gli sguardi ammirati ma sempre composti degli uomini portoghesi, il negozio in cui ho comprato il Porto, le bustine dello zucchero coi fumetti Love is..., il sole caldo e avvolgente mentre a Parigi c'erano 10 gradi in meno, Jorge che canta il fado, un'altra settimana di sandali, i vecchietti per strada, da soli o in compagnia. E poi una bambina bruna sui 6-7 anni, che corre felice e grida di gioia sventolando la bandiera del Partido Socialista e a cui non ho voglia di fare una foto, perché sono sicura che non me la dimentichero' mai.

Viuzze del centro

Balli popolari alla festa del Partido Socialista

Tramonto dal battello del ritorno

martedì 10 settembre 2013

Il tram delle 5.34

Il primo tram passa a Porte Dorée alle 5.34. Lo prendo quando devo partire all’alba, come stamattina. In realtà è la seconda volta che lo prendo: la prima è stata a luglio, ero arrivata alla fermata con largo anticipo per essere sicura di non perderlo. Avevo aspettato l’alba, mentre mi tiravo su il giubbino il più possibile e intanto muovevo i piedi nei sandali nel vano tentativo di riscaldarli un pochino. C’erano due signori seduti vicino a me.
Anche stamattina sono arrivata alla fermata un po’ prima: c’era un solo signore ad aspettare vicino a me, camminava sul quai. Mi sono guardata bene dal mettere i sandali, ho le mie sneakers marroni, quelle “naturali”. Sotto il giubbino una t-shirt e una felpa, e freddo che passa comunque. A questo giro l’alba non arriva mentre aspetto, sarà  lei ad accogliermi a Orly, al momento dell’imbarco.
Il tram delle 5.34 è pieno per un terzo: vicino a me c’è una ragazza nera, alta, i capelli raccolti in un foulard nero e lo smalto rosso metallizzato. Deve amare molto il rosso, anche i suoi leggings sono dello stesso colore. Abbraccio con lo sguardo gli altri passeggeri. Di fronte a me, appoggiato ai sedili alti, un tipo sui 35 con una sacca da sport e una borsa: alto, biondo, qualche ruga e molto sonno. Più in là, sulla destra, una ragazza bruna con gli stivaletti beige e una valigia, immagino che scenderà a Stade Charléty anche lei. Dal lato opposto, un signore asiatico sulla quarantina con pochi capelli. Ancora a destra, una signora bionda vestita bene, probabilmente sotto la 60ina. E ovunque, ragazzi e uomini neri con zaini e scarpe comode: sono occupati per la maggior parte da loro, i sedili del tram delle 5.34.

Il tram delle 5.34 è il tram di chi mette in moto la città, pulendo le strade, le stazioni del métro, servendo caffé. Il tram di una città che, tranne alle 5.34, sembra non appartenergli.

mercoledì 4 settembre 2013

Disputa

Una delle cose di cui mi rammarico di più è che quest'estate ho scritto e letto poco, pochissimo. Dopo un'ora e più passata a rigirarmi volumi tra le mani e a riporli con aria di sufficienza poco dopo, sono uscita dalla Feltrinelli di piazza dei Martiri con in borsa qualcosa che volevo leggere da tempo, ovvero Disputa su Dio e dintorni di Corrado Augias e Vito Mancuso. Volevo talmente leggerlo che ho fatto un'eccezione all'embargo che ho messo sui libri Mondadori (non li compro da qualche anno per non arricchire ulteriormente la famiglia B.). E devo dire che ne è valsa la pena. Il genere è abbastanza inusuale per me - divoratrice di romanzi, più che di saggi -, ma ogni tanto ci sta. E sono ammirata. Il non credente Augias parla di Dio - e soprattutto della Chiesa - con l'ultra-credente Mancuso. Al di là dell'argomento, che mi sta molto a cuore, ogni pagina che sfoglio mi lascia piuttosto stupita per il modo in cui è portato avanti il dialogo: due persone su posizioni radicalmente opposte espongono chiaramente il proprio pensiero, argomentando in modo assolutamente lineare e rispondendo alle domande e alle osservazioni dell'altro, ne riconoscono la "statura", sono addirittura pronte ad accettare delle correzioni se un'idea risulta migliore.
E di rimando mi viene da pensare a come si "dialoga" di solito oggi. In quella che è una continua gara a "chi ce l'ha più lungo", forse leggere qualche "disputa" ci puo' fare solo bene.

martedì 6 agosto 2013

Fotopost - gargAMO

E venne pure il tempo della prima vacanza insieme per formichina e P.A. I nostri eroi, inizialmente orientati verso Stromboli e le Eolie, hanno poi ripiegato - per modo di dire - sul più vicino e accessibile Gargano. Relax totale, cibo ottimo, sole e vento, gente semplice e cordiale. Quello che ci voleva per rimetterci al mondo! Poi farò un altro post con qualche "dritta", casomai qualcuno di voi volesse avventurarsi nella terra degli ulivi. Per ora, accontentatevi di qualche scatto: enjoy!
Vista sul mare di Peschici

Pesciolini sul fondale della grotta delle Viole (Isole Tremiti)

Vista dell'isola di san Nicola - Isole Tremiti

Trabucco di san Lorenzo - Vieste

mercoledì 24 luglio 2013

Mantra (o anche: suppliche in rima a una schiena dolorante)

Schiena mia non ti bloccare
che ho milioni di cose da fare: 
una montagna di panni da stirare,
un articolo da terminare, 
una casa da rassettare,
una valigia da colmare
in vista delle vacanze al mare. 

Lo so, sono una sciagurata: 
devo averti troppo stressata! 
Sempre di fretta, sempre di corsa
schiacciata dal peso della mia borsa. 
Esercizi in palestra poco adeguati
per i tuoi muscoli cosi' delicati! 
Per non parlare del materasso,
scomodo e - forse - pure troppo basso.
O sarà stata l'umidità,
brutta bestia senza pietà?

Ma ti prometto, schiena mia bella,
che se non ti blocchi avrai la tua parcella:
niente computer per qualche settimana
solo libri e relax nell'estate campana.
Un letto decente, massaggini in quantità:
faro' solo la tua volontà! 
E ora, da brava, fammi lavorare
e in ufficio non ti bloccare...

mercoledì 17 luglio 2013

Caro mentecatto

Vi risparmio la mia su calderoli e le sue uscite infelici. Ci ha già pensato lei, e non saprei scriverlo cosi' bene. Vi risparmio pure la mia su bentivoglioangelinoamicokazaco, vi parlo piuttosto di una notizia diciamo "di cronaca" che ha suscitato la mia attenzione. In realtà non posso garantire sulla veridicità della stessa, la foto dell'articolo gira su feisbuc e, si sa, su feisbuc le bufale regnano sovrane. Comunque, supponiamo che sia vera (nel frattempo, ho trovato anche un link, non so quanto sia attendibile, mais bon).

Titolo: Spende 200 euro al primo appuntamento ma lei non gliela dà: lui la denuncia ai carabinieri.

Si', avette letto bene. Lui è un ragazzo di Udine, sotto la trentina. Lei una ragazza di poco più giovane che lui invita a uscire e a cui paga cinema e ristorante, sperando che lei, a fine serata, lo ricambi "in natura". Ma lei non se la sente e allora lui che fa? La denuncia ai carabinieri per "falsità di intenti". Perché non gli ha detto prima che non gliel'avrebbe data. Prego notare la fine argomentazione del mentecatto, che tira in ballo nientemeno che le sfere celesti: "Se Dio ti ha fatto la figa è perché la devi dare, senno' ti faceva un altro braccio."
Caro mentecatto,
la prima cosa che mi viene da chiederti è: perché non sei andato direttamente da una prostituta? Magari te la cavavi pure con meno di 200 euri, e a fine serata avevi il tuo contentino. Magari non ci sei andato perché tu, studente modello di buona famiglia, con "quelle donnacce" non ci vuoi avere a che fare?
La seconda è: hai idea di quali siano i presupposti per una denuncia? Ok 20 anni di bunga-bunga, ma da quel che ne so io, una legge che obblighi le donne a ricambiare col dono del proprio corpo chi offre loro una pizza o un cinema - grazie a Dio - non esiste ancora. Non è che avete fatto un contratto e lei non lo ha rispettato, eh. Ma tu, becero maschilista, hai dato per scontato che potevi comprarti la figliola facendo magari pure la figura del galantuomo.
E io ti auguro di fare la fame per il resto dei tuoi giorni. Spero che non te la dia neanche la più racchia del mondo, se continui a comportarti cosi'. Anzi, spero proprio che la denuncia la prossima volta te la becchi tu, caro mentecatto, che mi fai pena, immensamente pena. E sappi che se fossi stato mio figlio o mio fratello, ti avrei gonfiato come una zampogna.

giovedì 27 giugno 2013

La doggy bag

A volte succede che, in modo assolutamente inspiegabile, una parola scateni improvvisamente un ricordo lontano e sepolto sotto strati di altri ricordi. Tutto è nato da un commento che la Schwester - sempre pronta a burlarsi di me - mi ha fatto su feisbuc. La disgraziata, al mio giubilo per un pezzo di dolce avanzato dalla cena di  ieri sera coi miei cugini, ha commentato: "sei sempre pronta a farti le doggy bag dappertutto".
Ora, tralasciando il fatto che la cena fosse a casa mia, la battuta ha provocato in me un fou rire incredibile (che a sua volta ha provocato nella mia collega la definitiva certezza di dividere l'ufficio con una pazza scansafatiche). Perché in quel momento ho pensato a lui (Andrea? Luca? boh!), un bambino che incontravo sempre alle feste dei figli di Elisa, biondino, riccio, un po' grasso e antipatico. Non mi ricordo il suo nome ma mi pare di ricordare che fosse noto ai più come "il figlio di Anna la pazza", incaricato da sua madre di tornare a casa con un bel bottino di dolcetti, rustici e altre cose buone partorite dalle mani di Elisa.
Soprattutto mi è tornata in mente quella volta in cui, alla fine della festa, Elisa gli aveva preparato il paccotto e glielo stava infilando in un sacchetto di plastica, quando lui la fermo' prontamente dicendo:
"Non ce n'è bisogno, grazie, mamma mi ha già dato la busta, tieni."

(intanto io continuo a ridere, riuscendo a convincere della mia follia pure l'altro mio collega. e ho deciso che stasera telefono a mia madre e le chiedo se si ricorda del bambino della doggy bag)

mercoledì 29 maggio 2013

A l'hôpital quand même

Una parte dei miei amici era al corrente della sorpresa di cui sotto. Una di loro, in verità, ha anche rischiato di mandarmi a monte i piani dichiarando in presenza di P.A. : "vabbè, lo so che tu non ci sei il prossimo week-end." Dopo la sorpresa ho raccontato a suo marito - uomo di una simpatia rara per essere francese - l'esito della cosa.

- Allora, com'è andato il week-end?
- Benissimo, sorpresa riuscita perfettamente!
- Ma non gli avevi detto proprio niente? Neanche la sera prima?
- Eh no, se no che sorpresa sarebbe stata? Meno male che non è cardiopatico, altrimenti il compleanno l'avremmo passato all'ospedale!
- Ma come hai fatto? Sei andata a casa sua?
- Si', sono andata da lui.
- E se lo trovavi con l'amante?
- Impossibile. Lui è mio!
- Avreste passato lo stesso il compleanno all'ospedale!
- No, no. L'avrei finito sul posto*.
- Mia moglie ti manda a dire che sei anche più violenta di lei.

Embè, vi ho mai detto di essere per la non-violenza???

*Tentativo maldestro di tradurre : Je l'aurais achevé sur place.

lunedì 27 maggio 2013

La notte dei musei

Una volta scoperto che il compleanno di P.A. cadeva il lunedi' di Pentecoste - férié, sul laicissimo calendario francese -, formichina ha ben pensato di ingegnarsi per rendere speciale il compleanno di P.A., che non ama festeggiare il suo compleanno.
Prima mossa, complice il sito di isiget, l'acquisto di un bell'Orly-Napoli per il sabato mattina. Poi, l'elaborazione del piano. Per dimostrare a se stessa che feisbuc puo' avere anche un'utilità, formichina ha contattato un collega di P.A. (scavalcando bellamente tutte le gerarchie di gradi e compagnia bella) per far ottenere a P.A. i turni che voleva lei, in modo da passare quanto più tempo possibile con P.A. Poi ha dimostrato a se stessa di essere anche un'ottima attrice, raccontando a P.A. un sacco di bugie ai fini della sorpresa dell'anno.

Telefonata del venerdi' sera (formichina è seduta nella sua cucina): 
- Amore, ma cosa stai facendo?
- Mi sto facendo i biscotti per la colazione, mi è venuta voglia...
- Uh, saranno sicuramente buonissimi! Ma poi li farai anche a me?
- Ma certo, amore, te li faccio assaggiare presto!
- Domani cosa fai?
- Domattina vado in biblioteca, penso di tornare a casa nel primo pomeriggio e poi di sera faccio la notte dei musei coi ragazzi.
- Ah bene, e cosa andate a vedere?
- Ci sono varie proposte, so per certo che l'appuntamento è alle 19. Senti, a proposito, visto che faro' tardi, non è che invece di domani sera ci possiamo sentire domani pomeriggio? Sarai a casa?
- Sisi', non c'è problema!

Telefonata del sabato mattina (formichina è sull'Orlybus):
- Buongiorno cuore mio, come va?
- Tutto bene, aspetto la metro per andare in biblioteca... Tu come stai? Come procede il lavoro?
-Va tutto bene, grazie.
- A che ora finisci?
- Alle 14.
- Va bene. Ora devo salutarti che arriva la metro. Ci sentiamo più tardi?
- Va bene, buona giornata!

In realtà formichina temeva che da un momento all'altro potesse partire la vocina imberbe: "Benvenuuuti a booordo della navetta Ooorlybus", rovinandole cosi' la sorpresa studiata nei minimi dettagli.
E qualche ora dopo, finalmente a Napoli. Con il supporto di Zorrino, paziente autista aeroporto-casa e casa-Napoli, formichina telefona finalmente a P.A.

Telefonata del sabato pomeriggio (formichina è per strada, a pochi metri da P.A.):
- Amore, ma dove sei? Per strada?
- Sisi', sto andando al Monoprix, ché mi sono accorta che mi mancano alcune cose per domani... Com'è andata al lavoro?
- Tutto bene, ora sono un po' a casa, mi riposo ché poi lavoro stanotte...
- Ah, lavori stanotte??? (vocina interna: yes yes yes, ancora meglio del previsto, grazie colleghi di P.A.!)
- Eh si', sono all'infortunistica stradale...
- Ah, capisco.... Ma è pericoloso?
(Intanto, formichina ha trovato accostato il portone del palazzo di P.A. e sale i 5 piani cercando di non far trapelare niente. Formichina, mezza morta per il caldo e per lo sforzo, è davanti alla porta di casa di P.A.)
- No, pericoloso no, ma sai, è sabato notte...
- Ah, senti, hai già preso il caffè?
- No, non ancora.
- Non è che me ne prepari uno?
- (ride) Vuoi un caffè?
- Si', voglio un caffè!
(Formichina suona il campanello. Niente)
- Va bene.
(Formichina suona il campanello una seconda volta, più a lungo. Niente)
- Si', ma adesso vieni ad aprirmi???

Formichina riattacca, ma aspetta ancora 3 minuti buoni come una deficiente davanti alla porta coi suoi biscotti in mano. Finalmente P.A., vedendo che formichina non richiama, va ad aprire, in evidente stato confusionale.
- Non ci credo... non è vero... Tu sei una pazza!!!

P.A. ha ripetuto questa frase buona parte del pomeriggio. Si è fatto una doccia, è andato con formichina ad omaggiare il Marchesino e, una volta recuperato lo scooter, è riuscito a far fare a formichina pure la notte dei musei, portandola al museo di san Martino. E due giorni dopo le ha detto di aver passato il più bel compleanno della sua vita.

giovedì 16 maggio 2013

Fenomenologia della Skoda

La Schwester sta facendo il suo solito tirocinio annuale alla scuola elementare, nelle nebbie del Nord Italia. Ha ritrovato una classe che aveva già avuto l'anno scorso, con una maestra a quanto pare fantastica che si chiama Renza. Tra gli alunni di Renza c'è un bambino speciale, si chiama Artur, ha 7 anni ed è un po' italiano, un po' rumeno e un po' russo. E' un bambino speciale, non tanto perché muove male la parte sinistra del corpo in seguito a un intervento subito da piccolo, quanto per la sua intelligenza e la sua sensibilità. Artur parla italiano, rumeno e russo, canta, suona, va in piscina.
E ieri si è confidato con la Schwester:
"Adesso te lo diciamo: io e Agata siamo fidanzati dalla prima, stiamo assieme già da due anni e lei mi ama. A 20 anni ci sposiamo, compriamo una Skoda e facciamo 12 figli."

Forse tra una ventina d'anni ci troveremo a premiare i pubblicitari della Skoda per aver contribuito alla crescita demografica in Italia. Nel frattempo... piccoli principi azzurri crescono.

giovedì 9 maggio 2013

Ma cosa voglio di più?

Ieri sera, a letto dopo una luuunga giornata in cucina, pensavo che questa settimana mi sta regalando grasse soddisfazioni:
- 2 giorni festivi (ieri per l'armistizio, oggi per il giovedi' dell'Ascensione);
- è morto andreotti;
- lo psiconano è stato condannato a 4 anni (soli, ma è un buon inizio... magistratura, ricordati che "we have a dream!");
- è nato il Marchesino, figlio di carissimi amici; 
- P. A.* a Parigi per 4 giorni.

Forse sarebbe il caso di tentare la fortuna a Euromillion, visto che sta girata dal verso giusto. Se tra un mese non avrete ancora avuto mie notizie, né da queste né da altre fonti, non chiamate "Chi l'ha visto?".

* P. A. : acronimo per "Principe Azzurro". Sono una disgraziata, lo so, non vi avevo detto niente, ma prometto che ve ne parlero' se non vincero' a Euromillion, appunto. Baci!

domenica 21 aprile 2013

Natura vs Cultura

In teoria oggi avrei dovuto finire una recensione per una rivista.
In pratica mi sono messa a devastare la mia cucina, tra marmellata di fragole, travaso del mio nuovo geranietto e i carciofi (una parte finita in decotto, l'altra in padella con l'arista di maiale...e poi nel mio stomaco!).
"Agriturismo" batte "Ricerca" 3 a 0.

Buona domenica!

venerdì 19 aprile 2013

Il 5 aprile e la meglio gioventù

Ritornerei sotto tesi per un unico motivo: avere quel qualcosa che "premeva" e che mi spingeva a scrivere qualche riga da queste parti, prima di affrontare la mia pagina quotidiana. Ma la tesi è finita, è stata consegnata a febbraio e discussa due venerdi' fa. Si è chiuso cosi' uno dei percorsi più dolorosi della mia vita, con molta probabilità IL più doloroso, cominciato con grande, grandissimo entusiasmo e finito con un grosso sospiro di liberazione. Sono stati 4 anni duri, duri pure da spiegare. Di certo non sono stata l'unica a vivere una situazione del genere, ma sono dell'idea che ogni dolore sia una storia a sé. Ma non per la pretesa di dire: "Il mio dolore è più grande del tuo", ma semplicemente perché il mio dolore è stato mio e basta, anche se - fortunatamente - condiviso con tante persone meravigliose. Come ve li spiego il terrore della gogna alle riunioni, le mail minatorie, le umiliazioni varie ed eventuali da parte di chi avrebbe dovuto aiutarmi e invece non ha fatto altro che insultarmi, minacciarmi, trattarmi come un'idiota? Ho passato 4 anni nel labirinto degli specchi, come quello che c'era all'Edenlandia quand'ero bambina, e a dire: "Ora lascio, mollo tutto" un secondo prima di dirmi: "Non puoi farlo, è troppo tardi, anche se non hai fatto niente."

E poi la rabbia. Quella verso i rappresentanti di una casta di privilegiati, quelli che prendono più di 3 000 euro al mese e poi fanno fare lezione ai loro dottorandi (da cui magari si fanno offrire pure il caffè), fanno rientrare i bagni termali nella nota spese dei rimborsi per i convegni (tanto paga l'università, cosa vuoi che sia?) e si permettono pure di deriderti se provi a dire che magari quella persona importante potrai incontrarla solo se trovi un biglietto aereo economico o se quel giorno non dovrai lavorare, visto che in qualche modo devi pur campare...
La rabbia per questi sessantottini del cazzo che, una volta ottenuto cio' che volevano, si sono tristemente imborghesiti e non accennano minimamente a mollare la poltrona.
E l'irritazione per tutti i complimenti che mi sono arrivati dopo, in questo valzer di "all's well that ends well" che suonava un po' come "il caso era disperato, ma sapete, grazie a me ce l'ha fatta".

Allora che ho fatto? Ho approfittato di tutte queste smancerie per togliermi qualche sassolino dalla scarpa, inserendomi nella conversazione. Li ho ringraziati per i complimenti (perché sono pur sempre una signora e somiglio a una contessa), ricordando a tutti le asperità del mio percorso. Non ho potuto dire: "mi avete affidata alle mani di una pazza", ma spero che qualcuno di loro se ne sia reso conto. Ho detto invece qualcosa  come:  "vi ho dimostrato di non avere paura e mi sono completamente riciclata. ora sta a voi dimostrare alle istituzioni che dall'università italiana escono ancora persone valide, che non hanno paura di lasciare l'orticello per avventurarsi altrove, e non parlo solo di me ma di tutti gli amici-colleghi che avete formato. ora sta a voi permetterci di continuare. Je vous fais confiance". Tradotto, suonava con: "bene, mi avete rotto le palle e l'autostima per 4 lunghissimi anni. mi avete costretta a fare una cosa che mi faceva vomitare. non l'avete fatto solo con me ma pure con gli altri. ora, cortesemente, levatevi di 'ulo e dateci un posto. grazie"

Sulla quindicina di destinatari mi hanno risposto in tre. Un posto non l'avro' comunque, forse dopo questa brillante idea ancora meno, quindi tanto valeva farlo. Ad ogni modo, sono due settimane che penso a questa scena, tratta da uno dei miei film preferiti. E che, manco a farlo apposta, ci sta bene pure con quello che succede in questo momento a Roma:



lunedì 15 aprile 2013

Donne architetto e principi azzurri

E la primavera approdo' pure a questi lidi, e ci porto' 24 gradi d'un botto, quasi raddoppiando la temperatura della vigilia, un sabato climaticamente inutile e loffio (cioè nella media parisienne).E formichina si aggrego' a un gruppo di amici-conoscenti per un picnic a parc de la Villette, che non è proprio un parco à proprement parler ma per picniccare va benissimo lo stesso. E l'Architetta marchigiana chiamo' formichina per sapere se poteva aggregarsi pure lei, e si trovarono tutti allegramente davanti alla fontana coi leoni, commentando con gioia l'esplosione del bel tempo. E c'era pure il Marmotta, l'uomo-jolly delle feste e dei picnic, quello che hai un 80% di possibilità di trovarti a casa di amici, perché ha vissuto diverso tempo alla maison d'Italie e ha cosi' esteso notevolmente il suo réseau social. E proprio alla maison d'Italie s'è guadagnato il suo simpatico soprannome, dovuto prevalentemente alle occhiaie perenni. Ma questa è un'altra storia.

L'allegra compagnia si installo' sul prato, che portava ancora i segni dei giorni precedenti (cioè, il prato era bagnato). Marmotta, da uomo organizzato, aveva la sediolina. Una coppia di amici del Marmotta, invece, il plaid con un lato impermeabilizzato, elemento che ha suscitato nella formichina un senso di profonda inferiorità nell'organizzazione di picche-nicche (ne hai ancora di strada da fare, bambina!). Formichina e l'Architetta si sistemarono sul pareo arancione di formichina, con una busta di plastica arrangée alla meno peggio sotto le chiappe per evitare l'effetto mi-so'-pisciataddosso.
E cominciarono a raccontarsi le ultime novità, tra un pezzo di frittatina di maccheroni e e un tozzo di baguette e Brie. Oltre alle incredibili sfighe dell'Architetta col mercato immobiliare parigino, il grande soggetto della conversazione fu il principe azzurro dell'Architetta, che lo descrisse con la formula seguente:
"E' talmente perfetto che se l'avessi disegnato con Autocad, non sarei riuscita a farlo meglio."

E formichina passo' il resto del pomeriggio a chiedersi perché gli ingegneri continuassero a sfottere gli architetti, quando questi ultimi sono nerd quanto loro. E si disse che forse la risposta stava in quel pizzico di romanticismo che ancora caratterizzava gli architetti.

giovedì 21 marzo 2013

Tu causes, tu causes, c'est tout ce que tu sais faire!

Da qualche parte dovro' pur cominciare, perché mi sono resa conto che non riesco a scrivere il discorso per la discussione della tesi. Significa che c'è un malloppo di pensieri ingarbugliati che fa ostruzione, e forse è il caso di provare a tirare qualche filo. Oddio, in realtà significa pure che ho poca, pochissima voglia, come se per me il discorso potesse benissimo chiudersi qua. I pensieri "arretrati" sono molti, mi sono già immaginata di scrivere vari post su vari temi, ma poi la pigrizia ha preso il sopravvento e sono rimasti solo pensieri, appunto. Credo che il colpo di grazia me l'abbiano dato le elezioni e il valzer di polemiche e isterismi che è cominciato dopo, nel fantastico mondo di feisbuc, soprattutto, al punto da farmi rimpiangere a momenti le giornate di delirio in cui eravamo io, la mia TDM (Thèse De Merde, per i non-francisants) e l'isolamento. 
Se posso esprimere un parere sul futuro Presidente della Repubblica, mi pronuncio a favore di una maestra elementare specializzata in "sindrome del pisello piccolo" o in alternativa di un esorcista, mi sembrano le uniche figure in grado di placare gli animi. Non so voi, ma io davvero non ne posso più. Tutti si credono depositari della Verità e del modo giusto di fare politica e partecipare alla democrazia. Magari gente che in vita sua non è manco mai andata alla riunione di condominio perché si rompeva le palle e ora sventola alta la bandiera della partecipazione e del bene comune (che francamente, non si è ancora capito quale sia, dopo che ci sono stati due giorni di polemiche e di esitazioni per votare il presidente del Senato e la scelta era tra un procuratore antimafia e un colluso con la mafia). Spero che i grillini si rendano conto presto che l'autoreferenzialità e il qualunquismo non hanno mai portato da nessuna parte e che distruggere l'esistente senza sapere cosa si vuole fare poi è forse anche peggio dell'esistente, la Storia ce lo insegna (o dovrebbe, almeno, ma la Storia ormai se ne sta li', rannicchiata in un angolo con lo sguardo disilluso a guardare il teatrino del presente e la certezza di non servire a niente e a nessuno). Spero si rendano pure conto che un po' di ironia - o meglio ancora, di auto-ironia - non ha mai fatto male a nessuno. Un'ironia schietta, sincera, che aiuta a prendersi meno sul serio e a lavorare meglio, consapevoli dei propri limiti e delle proprie risorse.
Io, dal canto mio, sono ormai convinta di portare sfiga a quelli per cui voto, che non vincono mai... Vi basti pensare che quando il M5S l'ho votato io (cioè alle ultime elezioni regionali campane ed è stata la prima e l'ultima volta), questo non ha preso neanche il 2% dei voti. In 12 anni che voto, l'unico governo di "sinistra" che c'è stato in Italia è durato meno di due anni (era più un governo sinistro che un governo di sinistra, mais bon). Se vi puo' rassicurare, la prossima volta voto il popolo dell'impunità della libertà, magari è la volta buona che ce li togliamo dalle palle.

Il lavoro al bar va bene, mi sfianca, ma sono felice. A dirla tutta, quando mi sono alzata stamattina ho avuto l'impressione che qualcuno mi avesse menato durante la notte, ho male ovunque. Ma mentre sono li' in cucina a spignattare, non ci penso. Il bar è una costruzione piuttosto vecchia, poco più giù del Moulin de la Galette, con la porta a vetri e le scale di legno. Soprattutto quando arrivo al pomeriggio, verso le tre e mezza, mi sembra di stare in un'altra epoca. E in un'altra città. Molti dei clienti sono degli habitués, ma capita anche qualche turista, di solito inglese o americano, italiano qualche volta.
Nel frattempo mi hanno pure proposto un contrattino di qualche mese in un laboratorio qua vicino. Vi diro', la cosa non mi entusiasma molto, lo farei davvero per il vile denaro e basta. Sappiate pero' che quando mi è arrivata la proposta mi è partito tutto un trip sull'essere e avere, sull'importanza di amare cio' che si fa e il coraggio di cambiare radicalmente la propria strada. Pensavo al mio amico Guigui, che prima lavorava nella finanza (con tanto di master preso negli USA) e ora fa il dee-jay/compositore, e ha una moto e una casa senza fornelli e il sorriso perennemente stampato sulla faccia.

Poi mi sono spostata sul piano del cuore, e mi è partito un altro trip sulle cose che succedono e quelle che sarebbero potute succedere se almeno uno dei due avesse avuto il coraggio, ma questo è un altro discorso, che forse è meglio lasciar perdere, ché non serve a niente.

E niente, poi ho letto Queneau, di cui mi innamoro ogni volta. Ma forse l'avevate capito.

(Ecco, adesso posso mettermi a lavorare, anche se tra un'ora dovro' andar via.)

mercoledì 13 marzo 2013

L'importante è ca staje buono

(Avviso ai naviganti: questo è un micropost.)

Lo so, è un bel po' che non vi do' mie notizie, complice il calo di tensione post-consegna. Visto che qualcuno di voi si è preoccupato di sapere come stessi, ci tengo ad informarvi che sto bene, ho passato una settimana a casa e sono in semi-vacanza. Ah, e ieri ho cominciato a lavorare in un bar a Montmartre, proprio come Amélie Poulain.
Un post più generoso la prossima volta. Per ora, un omaggio musicale a chi, come me, ha lasciato Napoli e non ci è più tornato.
Baci!



sabato 23 febbraio 2013

Perché NON voterò il Movimento 5 Stelle

Mentre scrivo queste righe, piazza S. Giovanni a Roma, quella piazza, è invasa dal comizio di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle. Ho già scritto sull'argomento, ma lo rifarò. A meno di due giorni dalle elezioni, mi sembra necessario farlo, tanto più che nel frattempo sono tornata su feisbuc e mi sono fatta un'idea ancora più chiara della cosa (a questo proposito, vi invito a leggere questo).
Per non fare la parte del Bastian contrario a priori, sono andata a cercarmi il programma del M5S. Ecco, parliamone. In tutto fa meno di 20 pagine: mi sembra un po' pochino, ma su questo potrei anche sorvolare se quella ventina di pagine mi avesse soddisfatta. E invece...
Allora, il programma dei grillini è articolato in 7 punti: Stato e cittadini, Energia, Informazione, Economia, Trasporti, Salute, Istruzione. La parola lavoro non compare fra questi punti, così come non compaiono le parole diritti e parità. In compenso ho contato almeno 30 volte internet e on line. Due cose in particolare mi hanno lasciata estremamente perplessa. La prima alla sezione Energia, in cui si propone di ridurre gli sprechi energetici calcolando il fabbisogno energetico nazionale sulla base dei consumi della provincia di Bolzano. Ora, se è vero che la provincia di Bolzano è la più estesa d'Italia, è anche vero che conta appena mezzo milione di abitanti, a differenza per esempio della provincia di Napoli (che credo sia invece la più piccola dello Stivale) che di abitanti ne ha più di 3 milioni... Come la mettiamo? La seconda è alla sezione Informazione, dove leggo: "L’informazione è uno dei fondamenti della democrazia e della sopravvivenza individuale. Se il controllo dell’informazione è concentrato in pochi attori, inevitabilmente si manifestano derive antidemocratiche." Scritto da uno che non sa cosa sia il confronto, mi rassicura, non c'è che dire. E poi altre varie amenità, tra cui: abolizione del valore legale del titolo di studio. Ma perché? Cosa significa? Oppure allineamento delle tariffe italiane della telefonia mobile alle tariffe europee: lo sanno che se si ha una sim ricaricabile (e non un abbonamento, molti dei quali con un impegno minimo di un anno) il cellulare all'estero - almeno in Francia - costa molto di più che in Italia? E potrei continuare... Ma al di là di questo, sono davvero queste le cose di cui l'Italia ha bisogno? Queste le cose per cui 800.000 persone sono in piazza S. Giovanni a osannare uno che predica la politica dell'urlo e del qualunquismo? Che ha fatto campagna elettorale insultando gli altri, rifiutando qualsiasi confronto? Pubblicando bufale su bufale su internet?
Non posso tollerare che si spieghi il fenomeno con la formula di "democrazia partecipata": la democrazia è - o quantomeno dovrebbe essere - partecipata per sua definizione. Dov'erano queste 800.000 persone negli ultimi 20 anni? Sono andate a votare quando dovevano farlo? Hanno mai cercato di guardare oltre, andando a un dibattito, a un incontro organizzato da un'associazione, da un partito? Hanno mai sfogliato un giornale o guardato un programma in tv che li informasse sulla vita in un paese straniero, per esempio, o le loro idee se le sono fatte per sentito dire?
Dove sono state queste persone negli ultimi 20 anni, mentre l'Italia andava a rotoli? Cosa hanno fatto, oltre a dire "fanno tutti schifo"?
Personalmente, non ho mai avuto la tessera di un partito, ma questo non mi ha mai impedito di esercitare la mia partecipazione alla democrazia.

A queste elezioni voterò SEL, Sinistra Ecologia e Libertà. A dispetto di quanto vogliono farci credere, le ideologie non sono morte. Io mi definisco un'elettrice di sinistra, perché credo che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge e che quindi abbiano gli stessi diritti. Perché credo che tutti abbiano diritto a un'istruzione e una sanità pubblica. Perché credo che il lavoro sia un valore sacro. Perché, anche se sono cattolica, credo che uno stato debba essere laico. Perché credo che sia arrivato il momento di smetterla con lo scempio ambientale e cominciare a promuovere ed attuare una politica che rispetti la natura, che privilegi l'energia pulita.
Concludo con le parole di un amico, N. F., che farà la mia stessa scelta ed è stato più bravo di me ad esprimerla:
"Sui social network, ed in particolare su fb, si assiste ad un triste gioco che consiste nel spiegare agli altri perché non votare quel partito o quel movimento e raramente qualcuno prova a spiegare le motivazione della propria scelta.
Cerco, con questo mio intervento di essere uno di questi ultimi.Le prossime elezioni cadono forse nel peggiore momento economico e sociale che l’Italia abbia mai conosciuto dal dopoguerra: livelli di povertà mai visti negli ultimi decenni, un’intera generazione senza prospettive concrete, rottura del patto tra generazioni, crisi del welfare e chi più ne ha più ne metta.
Una crisi talmente profonda che nessuno degli schieramenti in campo oggi può garantirne il superamento nell’arco di una legislatura. In questi momenti di disorientamento generale l’italica gente ha sempre premiato il populista di turno (Mussolini, Berlusconi, Bossi, ect) ed il rischio che questo orientamento prevalga anche in questa tornata elettorale a mio avviso è molto concreto.
Scelgo SEL per provare a ricostruire, nel paese elementi di solidarietà e giustizia sociale, per restituire centralità e dignità al lavoro, per riaffermare e garantire i diritti delle persone, per provare ad uscire dalla crisi attraverso una modifica profonda del modello di sviluppo.
So che molti compagni e amici pur condividendo l’analisi hanno fatto scelte politiche diverse, ma credo che l’unica scelta possibile (chiaramente tutta da verificare) è votare l’unico schieramento in grado di poter vincere le elezioni del 24-25 febbraio, quello il cui leader è Bersani e far aumentare il peso specifico della parte più a sinistra dello schieramento. 
Citando Ingrao, solo una vittoria netta del centrosinistra può creare le condizioni perché le lotte non esprimano solo rabbia, ma si traducano in cambiamenti concreti. Indignarsi non basta: bisogna scegliere."


mercoledì 20 febbraio 2013

Non è vero

- A che ora arrivi domani?
- Verso mezzogiorno. Cavolo, oggi non ho fatto niente. Mi tocca lavorare, devo assolutamente finire quel benedetto articolo.
- Lo sai, vero, che non combinerai niente a casa?
- Impossibile, devo finire l'articolo. Sono obbligata!

E ieri sera, tra festeggiamenti, valigia e sms ho fatto le 3, alle 6.30 ero già in piedi. Sono arrivata a casa, ho mangiato e mi sono messa a letto. Ho dormito beatamente tutto il pomeriggio. Non è vero che non ho combinato niente.

mercoledì 30 gennaio 2013

Les justificatifs

Ieri sera, in lab. Ultima mezz'ora prima della chiusura: un po' correggo l'introduzione alla tesi, un po' mi sfogo con la Schwester in chat sulle ultime rogne quando mi contatta il mio amico Muath, palestinese, per sapere se posso aiutarlo.
- Ho bisogno di te, mi puoi aiutare per favore?
- Se posso, volentieri!
- L'anno scorso sono stato a un convegno in Italia,...
(ah, si vorrà far tradurre qualcosa, penso)
- si'...
- ...e ora l'università mi chiede le ricevute per i rimborsi. Solo che mi sono reso conto che più della metà le ho perse.
- Ah, bravo!
- Eheh, lo so. per fortuna che almeno quelle del volo e dell'alloggio le ho... solo che mi mancano le fatture dei taxi e dei ristoranti. Quindi volevo chiederti...
(?????)
- si'?
- ...secondo te, posso comprarmi un blocchetto di fatturazione per un ristorante o un taxi italiano a Parigi?
- Mmm, non saprei... Avrai bisogno di un timbro, no?
- Ma no, soprattutto i taxi non mettono mai timbri...
- Guarda, non lo so... So di non esserti di grande aiuto. Ma hai bisogno che ti scriva o ti traduca qualcosa?
- No no. Volevo solo sapere se secondo te posso trovarne uno...
- Boh, prova a vedere da Office Dépôt...
- Ok, grazie!
Bello sapere di essere un punto di riferimento per gli amici per l'arte di arrangiarsi. Mediterranei, ci fanno uguali in tutto il mondo...

sabato 26 gennaio 2013

La Montimorfosi

Si era presentato come l'uomo che poteva salvare l'Italia, dopo quello che forseè stato il momento politico italiano più squallido della storia della Repubblica. Sobrio, competente, sembrava l'uomo giusto: presentabile in Europa, serio, estraneo ai giochetti della politica. Dopo una valanga di scandali per peculato, a Natale dell'anno scorso aveva mostrato lo scontrino della spesa, a voler dimostrare una certa discontinuità.
Poi forse Montecitorio gli ha dato alla testa, fatto sta che da quando ha deciso di candidarsi alle politiche Mario Monti è irriconoscibile: ha definitivamente accantonato la sobrietà e le parole misurate per lanciare frecciatine a destra e a manca e approfittare delle situazioni per smerdare (perdonate il francesismo, ma non ho trovato un sinonimo più elegante ma ugualmente evocativo) gli avversari.
Probabilmente senza rendersi conto di quando la fa fuori dal vaso.Ecco, tipo quando, indignandosi per lo scandalo MPS, ha dichiarato: "Basta incroci banche-politica".

Un po' come se Benedetto XVI avesse proposto di abolire l'ora di religione, Tinto Brass di censurare i film con scene di sesso, Brunetta di mettere un'altezza minima per l'ingresso in politica o come se zio Paperone avesse deciso di condonare  tutti i debiti a Paperino. 

(Lascio finire a voi, perché a me escono solo parolacce.)

giovedì 24 gennaio 2013

Accident grave de voyageur

Sono per natura contro la politically correctness. A me le cose piace chiamarle col loro nome, senza giri di parole. La formula accident grave de voyageur è una simpatica formuletta paracula che l'RATP usa per informare i poveracci che ogni giorno devono prendere i trasporti che qualcuno ha deciso di farla finita buttandosi sotto a un treno e percio' la linea è bloccata.
9.02, Daumesnil. "Accident grave de voyageur à Vincennes, RER A interrompu entre Nation et Val de Fontenay. Service bus de remplacement à Château de Vincennes.", campeggia sullo schermo d'informazioni. Sbuffo e penso "merde!", mentre mi avvio a Nation per prendere la 1.
9.25. Arrivo a Château de Vincennes. E' il delirio totale: decine e decine di pendolari che vagano come schegge impazzite alla ricerca dello sfigatissimo bus che li porterà nel bled pourri dove lavorano. Esito, cerco i bus, ma non ho voglia di fare la sardina. E nella migliore delle ipotesi riuscirei a salire forse sul terzo che passerà (se e quando passerà). Penso che potrei telefonare all'unica persona automunita e in zona, anche se mi sono ripromessa di non cercarla. In preda alla disperazione, lo faccio lo stesso. Non risponde né mi richiama e penso "accidenti a me, sono venuta meno ai miei buoni propositi e sto comunque bloccata qua, cornuta e mazziata!"
Mi ricordo improvvisamente che da Créteil c'è un servizio bus che porta direttamente a Champs-sur-Marne, ridente cittadina fantasma in mezzo al nulla dove sorge il mio lab. Faccio il tentativo, telefono alla mia amica Marie per sapere se ne sa qualcosa. Effettivamente si', ne sa qualcosa e mi consiglia di prendere un vélib e arrivare a Charenton per non dover stare a tornare su a Parigi centro per recuperare la 8.
9.58, Château de Vincennes. Trovo una stazione vélib e mi avvio, un po' imprecando contro colui che ha deciso di farla finita proprio stamattina un po' ringraziando il Cielo che almeno non nevica più e le strade sono sgombere. Arrivo a porte Dorée (cioè praticamente a 10 minuti a piedi da casa mia) un quarto d'ora dopo, ripongo il vélib e prendo la 8.
10.37, Créteil. Cerco il famoso bus. Ne passa uno all'ora, il prossimo è alle 11. Aspetto al freddo e al gelo sulla banchina, continuando a imprecare contro l'RATP e il poveraccio, che pur essendo poveraccio stamattina ha rotto i coglioni a un bel po' di gente.
11.02, il bus parte. Un quarto d'ora dopo sono a Champs.
Risultato: mezza giornata di lavoro persa, a una settimana dalla consegna.
Ma questi che scelgono l'RER per farla finita non lo sanno che non potranno trovare pace manco nell'aldilà con tutte le jastemme che riceveranno des autres voyageurs e che li raggiungeranno pure se saranno diventati polvere???
Tra i criteri di valutazione di una tesi dovrebbe pure esserci una voce "difficoltà logistiche". Da Paris-Est uscirebbero tutti con mention "très honorable".

(Salvate il soldato formichina, episodio 2043.)