Nella cartella bozze c'è ancora un post scritto uno dei primi giorni
dell'anno: provavo a immaginare come sarebbe stato questo 2017, dopo un
inizio non proprio di buon auspicio: io che rincorro Zorrino e P.A. che
hanno messo in moto senza accorgersi che fossi rimasta a terra, la notte
del 31 dicembre, sotto i petardi pomiglianesi.
Riprendo il filo
dei miei pensieri stanchi e torno in questo salotto che ho tenuto chiuso
per troppo tempo, provando un po' di timore a passare il dito su mobili
e suppellettili impolverati. Forse so già cosa scrivere - "si vede che i tuoi post sono pensati e non scritti subito", mi disse qualche anno fa A., che ogni tanto passava di qua -, forse ho deciso di scrivere solo per fare un po' d'ordine.
La sera del 23 giugno, nell'emisfero Sud, mia sorella terminava Molto forte, incredibilmente vicino di Safran Foer e non sapeva che "quella lettura si sarebbe rivelata una macabra premonizione" (cit.).
La sera del 23 giugno, nell'emisfero Nord, io terminavo La petite marchande de prose di Daniel Pennac, con Benjamin Malaussène che torna in vita grazie al cuore di un altro.
All'alba
del 24 giugno, giorno di san Giovanni, mio padre si accascia su una
sedia e muore tra le braccia di mia madre e di mio fratello: così, senza
un perché, facendomi diventare da bambina a vecchia in un battito di
ciglia.
Io che lo davo per scontato al mio braccio, tra 3 mesi,
mentre mi avrebbe accompagnata verso una nuova vita con l'uomo che amo,
ho dovuto accompagnarlo all'altare l'indomani, per un viaggio senza
ritorno.
Orsacchiotto mio, che ci hai combinato? Ci hai lasciato così, come quattro poveri stronzi, désemparés face à la vie, in una casa troppo grande.
A farci domande che non troveranno risposte, a voler preparare cose che
non potrai insegnarci, magari tra qualche anno a farti nipoti che non
potrai prendere in braccio. Ad accogliere amici e non poter dire loro "Vieni, ti presento quel mito di mio padre, ti faccio vedere come fa il caffè". Io poi, che mi sembro la più scema di tutti. Come se fossi "tra parentesi", ancora a cercare di capire se è vero che è successo, a chiedermi se soffro abbastanza e in modo adeguato, ad attaccarmi ancora sulle cose. Soprattutto a chiedermi se tu l'hai capito, che io ti voglio bene, e a come faccio ad essere la tua voce, la tua mano, i tuoi occhi nel mondo, senza avere la tua straordinaria umanità, la tua sardonica perspicacia, l'invidiabilissima leggerezza dell'uomo libero.
E il tuo cuore di bambino, quello senza inganni, che ha deciso di fermarsi proprio a San Giovanni.
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lunedì 24 luglio 2017
lunedì 22 settembre 2014
Considerazioni di una furba
Non ho mai fatto segreto di avere un'attività onirica abbastanza effervescente (per farvi un'idea, vi avevo raccontato qualche episodio qui). Purtroppo dimentico la maggior parte dei miei sogni, quindi molte perle con cui deliziarvi vanno perdute, ahimè. Ma se mi sveglio durante la notte, i miei deliri notturni mi restano impressi, perciò posso condividerli con voi.
Stanotte, per esempio, ho sognato che ero coinvolta nell'organizzazione di una festa (di laurea, forse). C'era un gran trambusto, di pranzi, di cene, di autobus, di gente. Di gente che chiedeva soldi per l'organizzazione, soprattutto. E a un certo punto, venivo a sapere che qualcuno (forse Carasau, la mia ex coloc sarda) parlando con qualcun altro mi dava della furba, perché non avevo versato la mia quota di 20 euri. Improvvisamente mi ricordavo di averne dati 15 a un'altra ragazza che me li aveva chiesti per una cena e lo facevo presente a Carasau (o chi per lei), ribattendo, tra l'altro, che se fossi davvero furba non farei il lavoro che faccio.
De là, due considerazioni:
1) in sogno analizzo le situazioni con più lucidità;
2) dovrei evitare di mangiare pesante e tanto di sera (ma erano i 30 anni della mia cugina preferita, potevo mai non onorare la festeggiata?)
ps. queste righe sono un mio primo tentativo di comunicazione dopo il trasloco. non so dirvi come va, dipende dai settori. e dai momenti, pure. sono molto contenta di stare finalmente con P.A., ma tornare a vivere coi miei dopo 10 anni perché non ho un lavoro serio e soprattutto uno stipendio serio non è entusiasmante, così come stare ad aspettare che una scuola mi chiami per una supplenza o che l'università pubblichi il bando per i contratti o che il MIUR si decida finalmente a emettere il decreto del TFA. mi mancano i miei amici, moltissimo. ma sapere che ho una bombola d'ossigeno a 230 km mi fa stare un po' più tranquilla. le mie impressioni su questa città e questo Paese invece ve le risparmio, le rimando al momento in cui avrò finalmente raggiunto l'atarassia. momento che potrebbe non arrivare mai, ma tant'è.
Stanotte, per esempio, ho sognato che ero coinvolta nell'organizzazione di una festa (di laurea, forse). C'era un gran trambusto, di pranzi, di cene, di autobus, di gente. Di gente che chiedeva soldi per l'organizzazione, soprattutto. E a un certo punto, venivo a sapere che qualcuno (forse Carasau, la mia ex coloc sarda) parlando con qualcun altro mi dava della furba, perché non avevo versato la mia quota di 20 euri. Improvvisamente mi ricordavo di averne dati 15 a un'altra ragazza che me li aveva chiesti per una cena e lo facevo presente a Carasau (o chi per lei), ribattendo, tra l'altro, che se fossi davvero furba non farei il lavoro che faccio.
De là, due considerazioni:
1) in sogno analizzo le situazioni con più lucidità;
2) dovrei evitare di mangiare pesante e tanto di sera (ma erano i 30 anni della mia cugina preferita, potevo mai non onorare la festeggiata?)
ps. queste righe sono un mio primo tentativo di comunicazione dopo il trasloco. non so dirvi come va, dipende dai settori. e dai momenti, pure. sono molto contenta di stare finalmente con P.A., ma tornare a vivere coi miei dopo 10 anni perché non ho un lavoro serio e soprattutto uno stipendio serio non è entusiasmante, così come stare ad aspettare che una scuola mi chiami per una supplenza o che l'università pubblichi il bando per i contratti o che il MIUR si decida finalmente a emettere il decreto del TFA. mi mancano i miei amici, moltissimo. ma sapere che ho una bombola d'ossigeno a 230 km mi fa stare un po' più tranquilla. le mie impressioni su questa città e questo Paese invece ve le risparmio, le rimando al momento in cui avrò finalmente raggiunto l'atarassia. momento che potrebbe non arrivare mai, ma tant'è.
giovedì 24 luglio 2014
Sociologie du Bon Coin
Partiamo dal principio, ovvero dal tabletdimmerda. Sì, un regalo assolutamente non gradito ricevuto al mio 30esimo compleanno (quasi un anno e mezzo fa). Non gradito e per di più beffardo, visto che la Schwester era stata incaricata da una mia amica per indagare circa una mia preferenza. Amica che aveva tenuto a sottolineare l'importanza della sorpresa, come se di anni ne compissi 3 e non 30. Completamente ignara della faccenda, quando mi trovai il seguente sms: "Visto che sono un'ottima cliente, la Wind vorrebbe regalarmi una cosa a scelta fra uno smartphone, un tablet e un altro vattelappesca elettronico, cosa scelgo?" con mittente Schwester, risposi in fretta e furia (pensando a lei, che una specie di smartphone ce l'aveva già): "Non saprei, prenditi un tablet, magari."
E questo consiglio spassionato, buttato lì senza pensarci più di tanto, si è materializzato nelle mie mani la sera del mio 30esimo. Io, brava a recitare come Manuela Arcuri o come Corinna in Boris, devo aver detto: "sì, grazie, utilissimo", andando su tutte le furie l'indomani mattina, quando la Schwester mi confessa che il "regalo della Wind" è in realtà quell'obbrobrio vestito da tablet, destinato a me e non a lei. Ricordo di aver avuto una reazione assurda, ora se ci penso mi vergogno pure. Avevo chiamato la mia migliore amica, che non mi aveva tirato su il morale dicendomi che lei in realtà aveva proposto una borsa, che l'amica del tablet aveva bocciato in nome dell'utilità. Avevo poi chiamato anche il responsabile dell'acquisto, marito della terza amica, per sapere se si poteva cambiare con uno smartphone, visto che pochi giorni prima mi avevano regalato un Kobo (che, per la cronaca, è ancora imballato). Niente, i genii del regalo mi avevano rimosso la pellicola dal tabletdimmerda e quindi non si poteva fare niente.
Ricordo anche che questa storia l'avevo raccontata a P.A. la prima sera che uscivamo insieme, di ritorno dal concerto dei Negrita (regalo di P.A. per il mio 30esimo, poco prima che P.A. diventasse P.A., insomma). P.A. che mi ascoltava incuriosito e divertito, magari dicendosi: "e pensare che mi tocca pure insistere, per uscire con 'sta matta."
Tentativi di cambio falliti, misi il tabletdimmerda in valigia e me lo portai a Parigi, usandolo anche di tanto in tanto. Senza non molte jastemme, visto che il tabletdimmerda, in quanto tabletdimmerda, appunto, è di pessima qualità: schermo tattile decisamente poco friendly, pagine che si aprono a loro piacimento, e si allargano, si spostano, si rimpiccioliscono come se vivessero di vita propria.
Il tabletdimmerda si riscattava un pochino quando andavo in fiera, mantenendomi in contatto con il mondo in una situazione di relativo isolamento. A modo suo, ma in quel contesto una piccola utilità la aveva. Ma sempre tabletdimmerda rimaneva.
E così, un anno e mezzo dopo, dotata ormai di smartphone e prossima a un immenso trasloco, ho deciso di liberarmi definitivamente del tabletdimmerda. Sono perciò entrata in un negozio di informatica nei dintorni di casa mia, attirata dalla scritta: "achat/vente pc, tablette, etc.". Ma le mie speranze sono crollate miseramente quando il negoziante, venuta a sapere la marca del tabletdimmerda, mi fa: "Mi spiace, ma io compro solo marche buone. Mediacom è un pezzotto, il materiale è scadente, non posso vendere una cosa che poi il cliente mi porta indietro." Ma bravo, e secondo te perché vorrei disfarmene?
Tout à coup, un'ideona: perché non provare a metterlo sul Bon Coin? Il sito francese equivalente di quello che, almeno a Napoli, è il Fieracittà, giornalino in cui trovi di tutto di più, molto amato da mio padre che, convinto di aver fatto gli affari del secolo, è tornato a casa una volta con un orribile letto a castello e un'altra volta con un frigorifero rosso. Frigorifero che, anche dopo la dichiarazione di decesso da parte di mummy e relativo stacco della spina, continuava a perdere acqua anche giorni dopo, al punto di meritarsi l'appellativo di "Frigo Rei".
Vabbè, torniamo al Bon Coin. In Francia c'è gente che passa giornate intere appostata sul Bon Coin, alla ricerca dell'affare del secolo. E a fare telefonate agli inserzionisti del Bon Coin, che dopo una decina di telefonate improbabili si chiedono "Ma chi mu fici fari a mmia?" Martedì mi decido, posto l'annuncio con ben due foto: una del tabletdimmerda, l'altra della scatola del tabletdimmerda, per non starne a specificare le specificità. E mercoledì, appena accendo il mio very smart smartphone color corallo, mi trovo un messaggio in segreteria, vari sms e tentativi di chiamata. D'altra parte, come poteva non attirare un fantastico tabletdimmerda senza-un-graffio a 25 euri?
Mi hanno chiamato da tutta l'Ile-de-France. E mi hanno chiamato soprattutto tanti Ahmed, Latifa, Rhamad. Gente che avrebbe pagato 17 euri di treno per venire a Parigi a comprare il mio tabletdimmerda. Dopo il bidone di un tizio che mi aveva dato appuntamento alle 12 (bidone che, se non avessi chiamato, non avrei mai scoperto), sono finalmente riuscita ad accordarmi con una signora per la sera. Accordo sudato, 250 telefonate per far capire alla signora come uscire dalla metro di Nation, fermo rifiuto a ogni tentativo di contrattazione (Non me lo può fare a 20? No, è nuovo, non ha un graffio), 15 minuti di attesa sotto il sole a Nation, trafelata, spazientita, col répondeur della tizia a ogni mio tentativo di chiamata e il 35% di batteria consumato.
Finalmente, riesce ad uscire dal metro. Si è fatta un'ora di treno (arriva da Poissy, dall'altra parte della regione) per venire a fare l'affare del secolo. Una figlia per mano, quella di sinistra deve fare pipì e le abbassa i pantaloni vicino all'albero. La descrizione dei vestiti corrisponde e allora: Madame, c'est vous pour la tablette? traduce una turbata agnizione. Piccolo momento di sconcerto: Ah, è così piccolo… pensavo fosse più grande. La guardo, come a dire: A signò, ma che ghivi truvann pe' 25 euro? E lei, in quel momento, deve effettuare un rapido calcolo mentale tra tempo, soldi del biglietto del treno e tutto il resto e mi porge la grana, dopo che ho tentato di mostrarle le varie funzionalità del tabletdimmerda senza-un-graffio mentre la figlia faceva pipì nascosta da sacchi di spazzatura vicino l'albero.
Prima di congedarsi, mi fa: Ah, se ha altro da vendere, telefoni, ecc. mi chiami direttamente, non metta l'annuncio su Le Bon Coin, ché io sono interessata. Senz'altro, non si preoccupi. Sarò felicissima di fare un'altra sudata come questa per 25 euri. E meno male che ho un forfait di telefonate illimitate, altrimenti ci avrei pure rimesso.
E questo consiglio spassionato, buttato lì senza pensarci più di tanto, si è materializzato nelle mie mani la sera del mio 30esimo. Io, brava a recitare come Manuela Arcuri o come Corinna in Boris, devo aver detto: "sì, grazie, utilissimo", andando su tutte le furie l'indomani mattina, quando la Schwester mi confessa che il "regalo della Wind" è in realtà quell'obbrobrio vestito da tablet, destinato a me e non a lei. Ricordo di aver avuto una reazione assurda, ora se ci penso mi vergogno pure. Avevo chiamato la mia migliore amica, che non mi aveva tirato su il morale dicendomi che lei in realtà aveva proposto una borsa, che l'amica del tablet aveva bocciato in nome dell'utilità. Avevo poi chiamato anche il responsabile dell'acquisto, marito della terza amica, per sapere se si poteva cambiare con uno smartphone, visto che pochi giorni prima mi avevano regalato un Kobo (che, per la cronaca, è ancora imballato). Niente, i genii del regalo mi avevano rimosso la pellicola dal tabletdimmerda e quindi non si poteva fare niente.
Ricordo anche che questa storia l'avevo raccontata a P.A. la prima sera che uscivamo insieme, di ritorno dal concerto dei Negrita (regalo di P.A. per il mio 30esimo, poco prima che P.A. diventasse P.A., insomma). P.A. che mi ascoltava incuriosito e divertito, magari dicendosi: "e pensare che mi tocca pure insistere, per uscire con 'sta matta."
Tentativi di cambio falliti, misi il tabletdimmerda in valigia e me lo portai a Parigi, usandolo anche di tanto in tanto. Senza non molte jastemme, visto che il tabletdimmerda, in quanto tabletdimmerda, appunto, è di pessima qualità: schermo tattile decisamente poco friendly, pagine che si aprono a loro piacimento, e si allargano, si spostano, si rimpiccioliscono come se vivessero di vita propria.
Il tabletdimmerda si riscattava un pochino quando andavo in fiera, mantenendomi in contatto con il mondo in una situazione di relativo isolamento. A modo suo, ma in quel contesto una piccola utilità la aveva. Ma sempre tabletdimmerda rimaneva.
E così, un anno e mezzo dopo, dotata ormai di smartphone e prossima a un immenso trasloco, ho deciso di liberarmi definitivamente del tabletdimmerda. Sono perciò entrata in un negozio di informatica nei dintorni di casa mia, attirata dalla scritta: "achat/vente pc, tablette, etc.". Ma le mie speranze sono crollate miseramente quando il negoziante, venuta a sapere la marca del tabletdimmerda, mi fa: "Mi spiace, ma io compro solo marche buone. Mediacom è un pezzotto, il materiale è scadente, non posso vendere una cosa che poi il cliente mi porta indietro." Ma bravo, e secondo te perché vorrei disfarmene?
Tout à coup, un'ideona: perché non provare a metterlo sul Bon Coin? Il sito francese equivalente di quello che, almeno a Napoli, è il Fieracittà, giornalino in cui trovi di tutto di più, molto amato da mio padre che, convinto di aver fatto gli affari del secolo, è tornato a casa una volta con un orribile letto a castello e un'altra volta con un frigorifero rosso. Frigorifero che, anche dopo la dichiarazione di decesso da parte di mummy e relativo stacco della spina, continuava a perdere acqua anche giorni dopo, al punto di meritarsi l'appellativo di "Frigo Rei".
Vabbè, torniamo al Bon Coin. In Francia c'è gente che passa giornate intere appostata sul Bon Coin, alla ricerca dell'affare del secolo. E a fare telefonate agli inserzionisti del Bon Coin, che dopo una decina di telefonate improbabili si chiedono "Ma chi mu fici fari a mmia?" Martedì mi decido, posto l'annuncio con ben due foto: una del tabletdimmerda, l'altra della scatola del tabletdimmerda, per non starne a specificare le specificità. E mercoledì, appena accendo il mio very smart smartphone color corallo, mi trovo un messaggio in segreteria, vari sms e tentativi di chiamata. D'altra parte, come poteva non attirare un fantastico tabletdimmerda senza-un-graffio a 25 euri?
Mi hanno chiamato da tutta l'Ile-de-France. E mi hanno chiamato soprattutto tanti Ahmed, Latifa, Rhamad. Gente che avrebbe pagato 17 euri di treno per venire a Parigi a comprare il mio tabletdimmerda. Dopo il bidone di un tizio che mi aveva dato appuntamento alle 12 (bidone che, se non avessi chiamato, non avrei mai scoperto), sono finalmente riuscita ad accordarmi con una signora per la sera. Accordo sudato, 250 telefonate per far capire alla signora come uscire dalla metro di Nation, fermo rifiuto a ogni tentativo di contrattazione (Non me lo può fare a 20? No, è nuovo, non ha un graffio), 15 minuti di attesa sotto il sole a Nation, trafelata, spazientita, col répondeur della tizia a ogni mio tentativo di chiamata e il 35% di batteria consumato.
Finalmente, riesce ad uscire dal metro. Si è fatta un'ora di treno (arriva da Poissy, dall'altra parte della regione) per venire a fare l'affare del secolo. Una figlia per mano, quella di sinistra deve fare pipì e le abbassa i pantaloni vicino all'albero. La descrizione dei vestiti corrisponde e allora: Madame, c'est vous pour la tablette? traduce una turbata agnizione. Piccolo momento di sconcerto: Ah, è così piccolo… pensavo fosse più grande. La guardo, come a dire: A signò, ma che ghivi truvann pe' 25 euro? E lei, in quel momento, deve effettuare un rapido calcolo mentale tra tempo, soldi del biglietto del treno e tutto il resto e mi porge la grana, dopo che ho tentato di mostrarle le varie funzionalità del tabletdimmerda senza-un-graffio mentre la figlia faceva pipì nascosta da sacchi di spazzatura vicino l'albero.
Prima di congedarsi, mi fa: Ah, se ha altro da vendere, telefoni, ecc. mi chiami direttamente, non metta l'annuncio su Le Bon Coin, ché io sono interessata. Senz'altro, non si preoccupi. Sarò felicissima di fare un'altra sudata come questa per 25 euri. E meno male che ho un forfait di telefonate illimitate, altrimenti ci avrei pure rimesso.
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giovedì 27 giugno 2013
La doggy bag
A volte succede che, in modo assolutamente inspiegabile, una parola scateni improvvisamente un ricordo lontano e sepolto sotto strati di altri ricordi. Tutto è nato da un commento che la Schwester - sempre pronta a burlarsi di me - mi ha fatto su feisbuc. La disgraziata, al mio giubilo per un pezzo di dolce avanzato dalla cena di ieri sera coi miei cugini, ha commentato: "sei sempre pronta a farti le doggy bag dappertutto".
Ora, tralasciando il fatto che la cena fosse a casa mia, la battuta ha provocato in me un fou rire incredibile (che a sua volta ha provocato nella mia collega la definitiva certezza di dividere l'ufficio con una pazza scansafatiche). Perché in quel momento ho pensato a lui (Andrea? Luca? boh!), un bambino che incontravo sempre alle feste dei figli di Elisa, biondino, riccio, un po' grasso e antipatico. Non mi ricordo il suo nome ma mi pare di ricordare che fosse noto ai più come "il figlio di Anna la pazza", incaricato da sua madre di tornare a casa con un bel bottino di dolcetti, rustici e altre cose buone partorite dalle mani di Elisa.
Soprattutto mi è tornata in mente quella volta in cui, alla fine della festa, Elisa gli aveva preparato il paccotto e glielo stava infilando in un sacchetto di plastica, quando lui la fermo' prontamente dicendo:
"Non ce n'è bisogno, grazie, mamma mi ha già dato la busta, tieni."
(intanto io continuo a ridere, riuscendo a convincere della mia follia pure l'altro mio collega. e ho deciso che stasera telefono a mia madre e le chiedo se si ricorda del bambino della doggy bag)
Ora, tralasciando il fatto che la cena fosse a casa mia, la battuta ha provocato in me un fou rire incredibile (che a sua volta ha provocato nella mia collega la definitiva certezza di dividere l'ufficio con una pazza scansafatiche). Perché in quel momento ho pensato a lui (Andrea? Luca? boh!), un bambino che incontravo sempre alle feste dei figli di Elisa, biondino, riccio, un po' grasso e antipatico. Non mi ricordo il suo nome ma mi pare di ricordare che fosse noto ai più come "il figlio di Anna la pazza", incaricato da sua madre di tornare a casa con un bel bottino di dolcetti, rustici e altre cose buone partorite dalle mani di Elisa.
Soprattutto mi è tornata in mente quella volta in cui, alla fine della festa, Elisa gli aveva preparato il paccotto e glielo stava infilando in un sacchetto di plastica, quando lui la fermo' prontamente dicendo:
"Non ce n'è bisogno, grazie, mamma mi ha già dato la busta, tieni."
(intanto io continuo a ridere, riuscendo a convincere della mia follia pure l'altro mio collega. e ho deciso che stasera telefono a mia madre e le chiedo se si ricorda del bambino della doggy bag)
giovedì 16 maggio 2013
Fenomenologia della Skoda
La Schwester sta facendo il suo solito tirocinio annuale alla scuola elementare, nelle nebbie del Nord Italia. Ha ritrovato una classe che aveva già avuto l'anno scorso, con una maestra a quanto pare fantastica che si chiama Renza. Tra gli alunni di Renza c'è un bambino speciale, si chiama Artur, ha 7 anni ed è un po' italiano, un po' rumeno e un po' russo. E' un bambino speciale, non tanto perché muove male la parte sinistra del corpo in seguito a un intervento subito da piccolo, quanto per la sua intelligenza e la sua sensibilità. Artur parla italiano, rumeno e russo, canta, suona, va in piscina.
E ieri si è confidato con la Schwester:
"Adesso te lo diciamo: io e Agata siamo fidanzati dalla prima, stiamo assieme già da due anni e lei mi ama. A 20 anni ci sposiamo, compriamo una Skoda e facciamo 12 figli."
Forse tra una ventina d'anni ci troveremo a premiare i pubblicitari della Skoda per aver contribuito alla crescita demografica in Italia. Nel frattempo... piccoli principi azzurri crescono.
E ieri si è confidato con la Schwester:
"Adesso te lo diciamo: io e Agata siamo fidanzati dalla prima, stiamo assieme già da due anni e lei mi ama. A 20 anni ci sposiamo, compriamo una Skoda e facciamo 12 figli."
Forse tra una ventina d'anni ci troveremo a premiare i pubblicitari della Skoda per aver contribuito alla crescita demografica in Italia. Nel frattempo... piccoli principi azzurri crescono.
mercoledì 23 gennaio 2013
My wish list
Ballare una notte intera, anzi due: una di musica popolare, l'altra di funk, rock and soul.
Un pigiama party con m.lle Forêt e l'Abruzzese, che si concluderà con un giro in macchina per Parigi all'alba, con questa canzone a tutto volume, alla ricerca di una boulangerie aperta per i croissants caldi.
Un brunch di domenica a casa mia con la Dido e altri amici.
Uno stage di tarantella.
Una lezione di cucina con la FFCA.
La péniche, magari recuperando con qualche serata in più a settimana.
Un apéro con gli altri Parisian bloggers.
Una lezione di zumba.
Mezza giornata in palestra.
Un giro in vélib per il bois de Vincennes (sperando di non perdermi).
Una capatina chez Gibert jeune, a comprare i libri di Serge Latouche.
Un giro dei musei gratuiti grazie alla mia carta di chômeuse.
Leggere, leggere, leggere.
Finire due racconti che ho cominciato a scrivere e cercare di pubblicarli.
Tornare a casa e godermi un po' i miei. Stare in negozio con mia madre, preparare torte con orsacchiotto.
(e molto altro ancora. ma affinché cio' sia possibile, bisogna prima mettere la parola fine a questo strazio. io ci sono quasi, voi tenetevi pronti!)
Un pigiama party con m.lle Forêt e l'Abruzzese, che si concluderà con un giro in macchina per Parigi all'alba, con questa canzone a tutto volume, alla ricerca di una boulangerie aperta per i croissants caldi.
Un brunch di domenica a casa mia con la Dido e altri amici.
Uno stage di tarantella.
Una lezione di cucina con la FFCA.
La péniche, magari recuperando con qualche serata in più a settimana.
Un apéro con gli altri Parisian bloggers.
Una lezione di zumba.
Mezza giornata in palestra.
Un giro in vélib per il bois de Vincennes (sperando di non perdermi).
Una capatina chez Gibert jeune, a comprare i libri di Serge Latouche.
Un giro dei musei gratuiti grazie alla mia carta di chômeuse.
Leggere, leggere, leggere.
Finire due racconti che ho cominciato a scrivere e cercare di pubblicarli.
Tornare a casa e godermi un po' i miei. Stare in negozio con mia madre, preparare torte con orsacchiotto.
(e molto altro ancora. ma affinché cio' sia possibile, bisogna prima mettere la parola fine a questo strazio. io ci sono quasi, voi tenetevi pronti!)
domenica 28 ottobre 2012
A verbale
(Avviso ai naviganti: la conversazione riportata qui sotto è realmente avvenuta tra la Schwester, vittima di un furto in quel di Valencia, e il carabiniere di turno alla caserma del nostro paese)
- Dov'è accaduto il furto?
- In Spagna, a Valencia.
- Vabbuo', solo Spagna va bene... Ora e luogo?
- Erano le 2 di notte ed ero in spiaggia, precisamente alla playa Malvarosa!
- Tu vai a ffà 'a festa e lass' a borza sott'ombrellone!
- Ma non c'era l'ombrellone, erano le due di notte.
Dopo varie supposizioni di scenari di furto, il verbale è finalmente compilato. E recita testualmente: "Mi trovavo in spiaggia alla paia Malva rosa e mi accorgevo con mio stupore che ignoti mi asportavano la mia borsa".
Meno male che in questo mondo precario almeno l'ignoranza è nei secoli fedele...
- Dov'è accaduto il furto?
- In Spagna, a Valencia.
- Vabbuo', solo Spagna va bene... Ora e luogo?
- Erano le 2 di notte ed ero in spiaggia, precisamente alla playa Malvarosa!
- Tu vai a ffà 'a festa e lass' a borza sott'ombrellone!
- Ma non c'era l'ombrellone, erano le due di notte.
Dopo varie supposizioni di scenari di furto, il verbale è finalmente compilato. E recita testualmente: "Mi trovavo in spiaggia alla paia Malva rosa e mi accorgevo con mio stupore che ignoti mi asportavano la mia borsa".
Meno male che in questo mondo precario almeno l'ignoranza è nei secoli fedele...
martedì 9 ottobre 2012
Vince lei
E' un piovoso sabato sera di fine estate a Pirano. Rassegnata al fatto che uno dei miei pochi giorni di ferie di quest'anno non è come lo avrei voluto io, decido di consolarmi con un Aperol Spritz in un bar fighetto sul lungomare, dove poche ore prima ho avvistato un bel moretto coi ricci e gli occhi verdi.
Mi siedo e aspetto, non c'è molto da fare. La musica è altissima, quindi leggere no. Potrei scroccare una sigaretta, ma sono troppo pigra per farlo. E rimango li' a guardare il passeggio, il mare e le goccioline di pioggia che scendono imperterrite e cadenzate.
Il cameriere mi scuote dal mio torpore, portandomi un bicchiere identico a quello che già sto bevendo.
E dopo un po' arriva il signore laggiù, che avevo già avuto occasione di incrociare durante le mie poche ore a Pirano. Ovviamente brutto, sicuramente più di 40 anni (e se ne ha meno, se li porta molto male, io che di vecchi ormai un po' ne capisco). Scopro che è tetesko, me ne informa poco dopo avermi chiesto se puo' sedersi.
E con fare ammiccante mi fa:
La pietosa bugia sortisce l'effetto sperato e, dopo qualche battuta, il tipo si alza e se ne va. Informo la Schwester dell'accaduto, la quale mi risponde con un un "uhauahuahaahuahuahauahuahua nun cia faccio, sto murenn".
L'indomani, stazione di Trieste. Ricevo il seguente sms da Valencia:
"Senti questa: il taxista equadoregno che mi dice che sono bella e che sembro più giovane e che gli occhiali mi donano e non fa altro che chiamarmi linda, , niña, guapa. Che mi chiede se ci reincontreremo mai e mi canta le canzoni d'amore di un certo Federico Lovia, famoso cantautore argentino. E che, alla fine di tutto, mi fa anche sparagnare. Secondo me vinco io."
Non ho neanche bisogno di dirlo, vince lei...
Mi siedo e aspetto, non c'è molto da fare. La musica è altissima, quindi leggere no. Potrei scroccare una sigaretta, ma sono troppo pigra per farlo. E rimango li' a guardare il passeggio, il mare e le goccioline di pioggia che scendono imperterrite e cadenzate.
Il cameriere mi scuote dal mio torpore, portandomi un bicchiere identico a quello che già sto bevendo.
- Questo glielo offre il signore laggiù.
E dopo un po' arriva il signore laggiù, che avevo già avuto occasione di incrociare durante le mie poche ore a Pirano. Ovviamente brutto, sicuramente più di 40 anni (e se ne ha meno, se li porta molto male, io che di vecchi ormai un po' ne capisco). Scopro che è tetesko, me ne informa poco dopo avermi chiesto se puo' sedersi.
E con fare ammiccante mi fa:
- You are alone?Al che io rispondo che purtroppo si', perché il mio fidanzato lavora molto e non ha potuto accompagnarmi...
La pietosa bugia sortisce l'effetto sperato e, dopo qualche battuta, il tipo si alza e se ne va. Informo la Schwester dell'accaduto, la quale mi risponde con un un "uhauahuahaahuahuahauahuahua nun cia faccio, sto murenn".
L'indomani, stazione di Trieste. Ricevo il seguente sms da Valencia:
"Senti questa: il taxista equadoregno che mi dice che sono bella e che sembro più giovane e che gli occhiali mi donano e non fa altro che chiamarmi linda, , niña, guapa. Che mi chiede se ci reincontreremo mai e mi canta le canzoni d'amore di un certo Federico Lovia, famoso cantautore argentino. E che, alla fine di tutto, mi fa anche sparagnare. Secondo me vinco io."
Non ho neanche bisogno di dirlo, vince lei...
sabato 21 aprile 2012
Pragmatismo paterno
- Mà, hai visto? A' piccerella se ne va a Valencia per l'Erasmus!
- Eh, ho visto... Sono proprio contenta!
Voce fuori campo: - E speriamo che si trovi un bel fidanzato spagnolo cosi' abbiamo la carne di toro gratis!
A volte mi chiedo come siano costruite le connessioni neuronali di mio padre... ma ho il vago sospetto che il cibo occupi un posto importante.
- Eh, ho visto... Sono proprio contenta!
Voce fuori campo: - E speriamo che si trovi un bel fidanzato spagnolo cosi' abbiamo la carne di toro gratis!
A volte mi chiedo come siano costruite le connessioni neuronali di mio padre... ma ho il vago sospetto che il cibo occupi un posto importante.
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una telefonata allunga la vita
lunedì 27 febbraio 2012
Altri modi per dirlo
- Ah, poi ieri sera ho detto a tua sorella che voglio un nipotino... mi ha mandato a quel paese.
- Chissà come mai...
- Ha pure aggiunto: rivolgiti a tua figlia grande.
(grazie eh, sister)
- Eh mamma, se vuoi un nipotino da me devi aspettare ancora un po'.
- Quanto???
- Ma non lo so, almeno qualche anno, il tempo di trovare qualcuno con cui farti un nipotino, al momento non ho nessuno.
- E forza su, diamoci una mossa, vedi di trovarlo.
- Ok, va bene. Ora pero' devo proprio farmi lo shampoo ché devo uscire.
- Chi ti trattiene? Mi hai chiamato tu! Cià!
- ...
Mia madre è passata alle perifrasi per dirmi di trovarmi un fidanzato. Solo che io il fidanzato proprio non lo voglio, almeno ora. Figuriamoci il nipotino... ma voi non glielo direte, vero?
- Chissà come mai...
- Ha pure aggiunto: rivolgiti a tua figlia grande.
(grazie eh, sister)
- Eh mamma, se vuoi un nipotino da me devi aspettare ancora un po'.
- Quanto???
- Ma non lo so, almeno qualche anno, il tempo di trovare qualcuno con cui farti un nipotino, al momento non ho nessuno.
- E forza su, diamoci una mossa, vedi di trovarlo.
- Ok, va bene. Ora pero' devo proprio farmi lo shampoo ché devo uscire.
- Chi ti trattiene? Mi hai chiamato tu! Cià!
- ...
Mia madre è passata alle perifrasi per dirmi di trovarmi un fidanzato. Solo che io il fidanzato proprio non lo voglio, almeno ora. Figuriamoci il nipotino... ma voi non glielo direte, vero?
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mercoledì 22 febbraio 2012
Dell'utilità di avere una sorella
- Uè, non è che mi mandi un'idea di compiti per il mio studente? che so, un racconto, un articolo con domande? grazie!
- Fagli ascoltare "Trapanarella" di Giggione e poi fai delle domande di metacomprensione.
martedì 21 febbraio 2012
A cosa servono i compleanni
A fare il toto-scommese su chi se ne ricorderà e chi no.
A esitare sui festeggiamenti, contare le persone, perdere il conto e ricontare.
A sussultare ancora all'idea che il tempo passa troppo in fretta.
A decidere di concedersi uno shampoo dal parrucchiere.
A pensare che anche lassù, oltre che quaggiù, Qualcuno ti ama e ti regala una bella giornata di sole pure se sei nato a febbraio.
Ad avere l'ennesima conferma che quaggiù in molti ti amano e ci tengono a fartelo sapere.
A stupirti, se il tuo macellaio la settimana prima ha messo un promemoria sul cellulare e ti regala una pianta quando vai a comprare la carne. E a rimanerci un po' male - pure se lo sapevi già - che invece l'uomo che hai frequentato negli ultimi 3 mesi non si degna neppure di mandarti uno squallido sms.
A commuoverti, se tuo fratello ti scrive che ti vuole bene.
A fartene una ragione se quell'amico deluso da te non si fa più sentire perché vuole "reimpostare i rapporti". Anzi, quasi a sentirti sollevata.
A rallegrarti sapendo che per quel giorno la principessa sei tu.
A non riuscire a rispondere a mail e sms dopo 24 ore, ché sono troppi.
A sentirti chiamare "nipotina bellissima" dal tuo zio preferito a 29 anni suonati.
A scorazzare in macchina per Parigi, riscoprendo ancora una volta quanto è bella, con i palazzi alti e le piazze aperte come enormi boccioli di rosa.
A sorridere del fatto che la tua migliore amica s'è scordata anche quest'anno il tuo compleanno, ma che questo non mette in discussione il suo affetto.E' che non gliela fa, poverina. Non puo' ricordarsene perché sei tu che le ricordi tutti i compleanni.
A constatare che le giornate perfette a volte esistono. E che la vita è sempre una cosa meravigliosa, e in certi giorni ancor più che in altri.
A esitare sui festeggiamenti, contare le persone, perdere il conto e ricontare.
A sussultare ancora all'idea che il tempo passa troppo in fretta.
A decidere di concedersi uno shampoo dal parrucchiere.
A pensare che anche lassù, oltre che quaggiù, Qualcuno ti ama e ti regala una bella giornata di sole pure se sei nato a febbraio.
Ad avere l'ennesima conferma che quaggiù in molti ti amano e ci tengono a fartelo sapere.
A stupirti, se il tuo macellaio la settimana prima ha messo un promemoria sul cellulare e ti regala una pianta quando vai a comprare la carne. E a rimanerci un po' male - pure se lo sapevi già - che invece l'uomo che hai frequentato negli ultimi 3 mesi non si degna neppure di mandarti uno squallido sms.
A commuoverti, se tuo fratello ti scrive che ti vuole bene.
A fartene una ragione se quell'amico deluso da te non si fa più sentire perché vuole "reimpostare i rapporti". Anzi, quasi a sentirti sollevata.
A rallegrarti sapendo che per quel giorno la principessa sei tu.
A non riuscire a rispondere a mail e sms dopo 24 ore, ché sono troppi.
A sentirti chiamare "nipotina bellissima" dal tuo zio preferito a 29 anni suonati.
A scorazzare in macchina per Parigi, riscoprendo ancora una volta quanto è bella, con i palazzi alti e le piazze aperte come enormi boccioli di rosa.
A sorridere del fatto che la tua migliore amica s'è scordata anche quest'anno il tuo compleanno, ma che questo non mette in discussione il suo affetto.E' che non gliela fa, poverina. Non puo' ricordarsene perché sei tu che le ricordi tutti i compleanni.
A constatare che le giornate perfette a volte esistono. E che la vita è sempre una cosa meravigliosa, e in certi giorni ancor più che in altri.
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martedì 24 gennaio 2012
L'Italia che piace
Vivere all'estero comporta, per forza di cose, non riuscire a seguire tutto tutto tutto quello che succede nel proprio Paese. Paradossalmente, spesso si è più informati di chi dallo "stivaletto" non si è mosso. E ad ogni modo, se ci si perde qualcosa, ci pensano gli amici informati a farlo sapere anche a te.
Bene, la notizia del giorno è che se cliccate su www.fiatpanda.it potete ammirare il nuovo spot che i marchionneboys hanno realizzato per il lancio della nuova Panda, "l'Italia che ci piace". Bisogna essere dei geni - del male, certo - ad aver pensato a una cosa del genere, subdola e canzonatoria quanto basta.
Questo il testo (sono io che sottolineo): "Ma quante Italie conosciamo? Quella dell'arte, quella della grande inventiva, quella del talento costruttivo, quella del Paese pittoresco, quella dei giovani che cercano un futuro o quella capace di grandi imprese industriali? Noi possiamo scegliere quale Italia essere, è il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell'immagine che ci vogliono dare. Questo momento è quello di ripartire, ripartire nell'unico modo che conosciamo: con il nostro lavoro e mettendoci alla prova. Perché in Italia, ogni giorno, c'è qualcuno che si sveglia, e mette nel suo lavoro il talento, la passione, la creatività, ma soprattutto, la voglia di costruire una cosa ben fatta. Le cose che costruiamo ci rendono cio' che siamo. Nuova Fiat Panda: questa è l'Italia che piace." Letto da una voce maschile decisa e quasi intimidatoria, mentre sullo schermo sfilano scene di vita in fabbrica, un Pulcinella in un teatro, la Pietà di Michelangelo e una macchinina che passando per il golfo di Napoli arriva allo svincolo di una superstrada e sceglie di proseguire - udite udite -per Pomigliano sud.
La macchinina va a Pomigliano d'Arco, il mio paese. Quello del braccio di ferro tra Marchionne e la Fiat sul contratto nazionale. Quello dove bisognava produrre la Panda, appunto, e poi non se n'è saputo più nulla. Dove chi lavorava in fabbrica ora è a cassa integrazione, quando va bene, dove i negozi chiudono uno dietro l'altro, mentre continuano ad aprire supermercati dello stesso proprietario, anzi degli stessi due proprietari e per loro sembra che la crisi non esista. Un paese mesto e depresso, dove un ragazzo di 25 anni si avvilisce perché evidentemente essere onesto, lavorare duramente e nel pieno rispetto di regole e leggi non fa molto "Italia che piace".
Bene, la notizia del giorno è che se cliccate su www.fiatpanda.it potete ammirare il nuovo spot che i marchionneboys hanno realizzato per il lancio della nuova Panda, "l'Italia che ci piace". Bisogna essere dei geni - del male, certo - ad aver pensato a una cosa del genere, subdola e canzonatoria quanto basta.
Questo il testo (sono io che sottolineo): "Ma quante Italie conosciamo? Quella dell'arte, quella della grande inventiva, quella del talento costruttivo, quella del Paese pittoresco, quella dei giovani che cercano un futuro o quella capace di grandi imprese industriali? Noi possiamo scegliere quale Italia essere, è il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell'immagine che ci vogliono dare. Questo momento è quello di ripartire, ripartire nell'unico modo che conosciamo: con il nostro lavoro e mettendoci alla prova. Perché in Italia, ogni giorno, c'è qualcuno che si sveglia, e mette nel suo lavoro il talento, la passione, la creatività, ma soprattutto, la voglia di costruire una cosa ben fatta. Le cose che costruiamo ci rendono cio' che siamo. Nuova Fiat Panda: questa è l'Italia che piace." Letto da una voce maschile decisa e quasi intimidatoria, mentre sullo schermo sfilano scene di vita in fabbrica, un Pulcinella in un teatro, la Pietà di Michelangelo e una macchinina che passando per il golfo di Napoli arriva allo svincolo di una superstrada e sceglie di proseguire - udite udite -per Pomigliano sud.
La macchinina va a Pomigliano d'Arco, il mio paese. Quello del braccio di ferro tra Marchionne e la Fiat sul contratto nazionale. Quello dove bisognava produrre la Panda, appunto, e poi non se n'è saputo più nulla. Dove chi lavorava in fabbrica ora è a cassa integrazione, quando va bene, dove i negozi chiudono uno dietro l'altro, mentre continuano ad aprire supermercati dello stesso proprietario, anzi degli stessi due proprietari e per loro sembra che la crisi non esista. Un paese mesto e depresso, dove un ragazzo di 25 anni si avvilisce perché evidentemente essere onesto, lavorare duramente e nel pieno rispetto di regole e leggi non fa molto "Italia che piace".
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lunedì 16 gennaio 2012
Nuit calme
La dispensa di casa mia pullula di tè e tisane, anche in seguito al trasloco di anima gemella, da cui ho ereditato camomilla di tutti i tipi, soprattutto. La mia coloc è tisana-dipendente, cosi' ieri sera, in uno dei rari momenti di condivisione casalinga, ho deciso che potevo farle compagnia e mi sono preparata una "Nuit calme", infuso di camomilla, zagara e tiglio.
Ma la mia notte non è stata proprio calma, tutt'altro: piuttosto, una puntata memorabile del delirio onirico formichese, come dei bei tempi che furono. Tipo quella volta che ho sognato di essere sull'RER B e a un certo punto estraevo di tasca un revolver e freddavo il nero di fronte a me perché parlava troppo e mi infastidiva. E dove poi passavo il resto del sogno a piangere come una disperata perché mi avevano condannata a morte ed io ero troppo giovane per morire.
Stanotte no, non è stata una notte calma e il mio sogno non è stato lineare: un'accozzaglia di luoghi e personaggi, molti dei quali in cerca d'autore. Tipo la tizia seduta in prima fila a una conferenza che disdegnava la semantica e faceva una domanda del piffero, ma che io zittivo spiegandole uno dei principi fondamentali del lessico-grammatica (capite a che livello siamo?). Poi c'era la Merkel, vestita bene e più carina, che parlava un italiano perfetto (mi viene da pensare che forse non era la Merkel), c'era un tizio dalla pelle scura che dormiva nel mio ufficetto in gelateria, c'erano i miei nipotini bellissimi e zia Patrizia, i saldi, e semi di melone incollati in varie pagine dello stesso dizionario e all'interno di vari meloni che io staccavo con le mani, io che mi riaddormentavo e mi svegliavo alle 9.16.
Invece ho spalancato gli occhi alle 6.08, per colpa della Nuit calme, che è pure diuretica e ha avuto la meglio sulla pigrizia e la mia reticenza ad abbandonare il bel teporino del letto. Ho cercato di riaddormentarmi malgrado le infos a palla di quello del terzo piano, per spegnere la sveglia alle 8 e sobbalzare a mo' di Bianconiglio ("è tardi, è tardi!") circa un'ora dopo.
Quasi quasi, la prossima volta provo a farmi un caffè...
Ma la mia notte non è stata proprio calma, tutt'altro: piuttosto, una puntata memorabile del delirio onirico formichese, come dei bei tempi che furono. Tipo quella volta che ho sognato di essere sull'RER B e a un certo punto estraevo di tasca un revolver e freddavo il nero di fronte a me perché parlava troppo e mi infastidiva. E dove poi passavo il resto del sogno a piangere come una disperata perché mi avevano condannata a morte ed io ero troppo giovane per morire.
Stanotte no, non è stata una notte calma e il mio sogno non è stato lineare: un'accozzaglia di luoghi e personaggi, molti dei quali in cerca d'autore. Tipo la tizia seduta in prima fila a una conferenza che disdegnava la semantica e faceva una domanda del piffero, ma che io zittivo spiegandole uno dei principi fondamentali del lessico-grammatica (capite a che livello siamo?). Poi c'era la Merkel, vestita bene e più carina, che parlava un italiano perfetto (mi viene da pensare che forse non era la Merkel), c'era un tizio dalla pelle scura che dormiva nel mio ufficetto in gelateria, c'erano i miei nipotini bellissimi e zia Patrizia, i saldi, e semi di melone incollati in varie pagine dello stesso dizionario e all'interno di vari meloni che io staccavo con le mani, io che mi riaddormentavo e mi svegliavo alle 9.16.
Invece ho spalancato gli occhi alle 6.08, per colpa della Nuit calme, che è pure diuretica e ha avuto la meglio sulla pigrizia e la mia reticenza ad abbandonare il bel teporino del letto. Ho cercato di riaddormentarmi malgrado le infos a palla di quello del terzo piano, per spegnere la sveglia alle 8 e sobbalzare a mo' di Bianconiglio ("è tardi, è tardi!") circa un'ora dopo.
Quasi quasi, la prossima volta provo a farmi un caffè...
lunedì 2 gennaio 2012
Anno vecchio, anno nuovo
Le ultime ore del 2011 le ho passate in parte in treno, in compagnia di un prete silenzioso e sconcertato e di 5 ragazzi troppo rumorosi, in preda alla mestizia e al fastidio, mentre l'intercity passava, ora rapido ora meno, per campi e paeselli e cittadine di mare. Un tuffo lungo nei colori del tramonto prima di arrivare a Roma ormai a sera. In 28 anni, per la prima volta che non ero con i miei per il cenone e la mezzanotte, ma a casa di un'amica di amici, dove non conoscevo la maggior parte dei commensali.
Ho rimandato bilanci e fotogrammi a un altro momento, mi ci vuole tempo. Per ora, 2011 per me è: primavera araba, delle splendide vacanze, amici che partono, nonna che non c'è più.
Le prime ore del 2012 le ho passate a vedere i fuochi d'artificio a Roma da una terrazza, a brindare all'anno nuovo, a giocare a carte e a ridere. A vincere, anche. Stupendo me stessa e gli altri, ho portato a casa la bellezza di 35 euri, che considero un piccolissimo rimborso spese per la sfiga accumulata al gioco e in amore nell'ultimo lustro (perché almeno su di me, certi proverbi non funzionano). Poi all'alba, colazione e un giro in macchina per una Roma addormentata e magnifica, una Roma che conosco poco e che non vedevo da troppo tempo. Un abbraccio e un grazie agli amici, quelli che sono partiti da Parigi, davanti alla stazione Termini.
Il viaggio del ritorno l'ho fatto con 4 persone silenziose e stanche come me, che si sono addormentate o almeno ci hanno provato, e con una ragazza che non ha trovato momento migliore per telefonare ai suoi parenti che le 9 del mattino del 1 gennaio. Particolarmente significativa la telefonata al nonno, nonno che sembrava essere presente con noi nella carrozza. L'ennesima conferma che gli Italiani temono il silenzio molto più dello spread, del tumore e dell'uvetta a tradimento nell'impasto delle polpette.
E poi pranzo in famiglia con due cuccioli intelligentissimi e spassosi, Iaia e Carmine. Finché nasceranno bambini come loro, la fine del mondo puo' aspettare. (i buoni propositi e le richieste all'anno nuovo pure. buonanotte)
Ho rimandato bilanci e fotogrammi a un altro momento, mi ci vuole tempo. Per ora, 2011 per me è: primavera araba, delle splendide vacanze, amici che partono, nonna che non c'è più.
Le prime ore del 2012 le ho passate a vedere i fuochi d'artificio a Roma da una terrazza, a brindare all'anno nuovo, a giocare a carte e a ridere. A vincere, anche. Stupendo me stessa e gli altri, ho portato a casa la bellezza di 35 euri, che considero un piccolissimo rimborso spese per la sfiga accumulata al gioco e in amore nell'ultimo lustro (perché almeno su di me, certi proverbi non funzionano). Poi all'alba, colazione e un giro in macchina per una Roma addormentata e magnifica, una Roma che conosco poco e che non vedevo da troppo tempo. Un abbraccio e un grazie agli amici, quelli che sono partiti da Parigi, davanti alla stazione Termini.
Il viaggio del ritorno l'ho fatto con 4 persone silenziose e stanche come me, che si sono addormentate o almeno ci hanno provato, e con una ragazza che non ha trovato momento migliore per telefonare ai suoi parenti che le 9 del mattino del 1 gennaio. Particolarmente significativa la telefonata al nonno, nonno che sembrava essere presente con noi nella carrozza. L'ennesima conferma che gli Italiani temono il silenzio molto più dello spread, del tumore e dell'uvetta a tradimento nell'impasto delle polpette.
E poi pranzo in famiglia con due cuccioli intelligentissimi e spassosi, Iaia e Carmine. Finché nasceranno bambini come loro, la fine del mondo puo' aspettare. (i buoni propositi e le richieste all'anno nuovo pure. buonanotte)
domenica 18 dicembre 2011
Il compleanno di orsacchiotto
Dopo qualche anno di latitanza, quest'anno mi sono impegnata per essere a casa il 18 dicembre, giorno del compleanno del mio papino, in arte orsacchiotto. E con la complicità di mummy e Zorrino, sono riuscita a fargli persino la sorpresa, andandolo a svegliare al mio arrivo.
Zorrino ci ha portati a pranzo fuori, da Arturo al Fusaro, dove quella sera d'estate c'era la tatangelo, ricordate?
E' stato un pranzo perfetto: parmigiana di mare, sformatini di verdura con gamberetti, insalata di mare, scialatielli cozze e zucchine, gnocchi vongole e pesto di rucola... il tutto annaffiato da un'ottima Falanghina dei Campi Flegrei. E siccome noi non usciamo mai di casa tutti insieme, il cielo ha ben pensato di festeggiare l'evento con grandine, tempesta e venti monsonici.
Al momento del conto, mummy - con la solita prontezza che la contraddistingue in certi casi - ci gaurda uno ad uno e fa: "Ma qualcuno ha preso le chiavi del portoncino?"
Ehm, nella fretta non le aveva prese nessuno. E le chiavi della Zorrino-mobile sono sprovviste di chiavi del portoncino.
E come facciamo adesso???
Il tragitto da Bacoli a casa è stato un susseguirsi di ipotesi e proposte improbabili, tra il Vesuvio spruzzato di neve e un arcobaleno qua e là. Io, in pieno abbiocco post-prandiale, aggravato dal non aver dormito ieri notte, mi sono accovacciata sul sedile posteriore della Zorrino-mobile, accanto a mummy. Più o meno questo quello che ho recepito:
1)
O: saliamo per il muretto di Tommaso - detto anche "Tom informazione gratuita" per la sua naturale predisposizione agli inciuci, ndF - e poi scavalchiamo. C'è la scala in cortile?
Z: Eh no, pà.
O: E vabbè, gli chiediamo se ce la presta.
Z: Pà, ma come facciamo? E poi sul muretto c'è il filo spinato, io non ci salgo. Qua bisogna solo chiamare i pompieri.
2)
O: Ma la porta del negozio è chiusa?
M: Eh si'.
O: E quella del portoncino laterale?
M: Pure.
O: Ma che la chiudi a fare?
M: E perché dovrei lasciarla aperta?
Z: Beh mà, potevamo entrare dalla porta delle scale.
M: Ma quella porta da fuori non si apre, impossibile. Mi sa che l'unica è chiamare i pompieri.
3)
O: Ma dico io, tu chiudi il lucchetto e non ti porti la chiave? Sei sicura che è chiuso?
M: Sì, è sicuramente chiuso perché ho dovuto provarci più volte, non voleva proprio chiudersi.
O: E perché hai insistito tanto allora? Non hai capito che era un segno e che non dovevi chiuderlo?!
4)
O: Ci facciamo dare il palo di ferro da Tommaso e forziamo il portoncino.
Z: Pà, ma hai idea di quanti soldi ci vogliano poi per il portoncino? Non è meglio se ci facciamo dare il martello, così rompiamo il lucchetto?
F: E perché non provate con una forcina?
Z: Purtroppo non si vedrà niente, sarà quasi impossibile farlo con la forcina.
F: Ah. E se chiamassimo i pompieri?
O: Ma quali pompieri! Entriamo dall'attico, piuttosto.
F: Pà, scordatelo. Dove ti arrampichi? E poi hai addosso il maglione che ti abbiamo appena regalato, già vuoi rovinartelo?
M: E poi soprattutto: hai pensato che se apri la porta dell'attico tutte le tue carte del ragioniere volano via, col vento che c'è oggi?
Z: Bisogna chiamare i pompieri, è l'unica soluzione.
F: Sì, penso anch'io.
O: Ma quali pompieri... vengono ad aprirci? E che gli diciamo, ci siamo chiusi fuori?
F: Beh sì. Li chiamano per far scendere i gatti dagli alberi, perché non dovrebbero chiamarli per far entrare le persone in casa propria?
M: Sì, chiamiamo i pompieri. Tanto mica dobbiamo per forza dirgli che abbiamo scordato la chiave...
E così orsacchiotto, dopo essersi visto smontare tutti i piani uomo-ragno, ha ceduto e ci ha concesso di chiamare i pompieri, che sono arrivati dopo poco. Erano 5 o 6, di cui quasi la metà anche abbastanza appetibile. Hanno sfoderato la mega tenaglia e spaccato il lucchetto, aprendoci la porta di casa nostra.
Nel frattempo la Schwester seguiva tutti i movimenti via telefono, e alla compagnia si era aggiunto anche Raffaele, detto "il leone" o anche "il polacco". Ma di lui parleremo un'altra volta, è un personaggio talmente surreale che, in un post già così ricco, potreste accusarmi di essermi inventata tutto. Ma vi assicuro, a casa mia la realtà supera spesso la fantasia: grazie a Dio, siamo gente allegra.
Zorrino ci ha portati a pranzo fuori, da Arturo al Fusaro, dove quella sera d'estate c'era la tatangelo, ricordate?
E' stato un pranzo perfetto: parmigiana di mare, sformatini di verdura con gamberetti, insalata di mare, scialatielli cozze e zucchine, gnocchi vongole e pesto di rucola... il tutto annaffiato da un'ottima Falanghina dei Campi Flegrei. E siccome noi non usciamo mai di casa tutti insieme, il cielo ha ben pensato di festeggiare l'evento con grandine, tempesta e venti monsonici.
Al momento del conto, mummy - con la solita prontezza che la contraddistingue in certi casi - ci gaurda uno ad uno e fa: "Ma qualcuno ha preso le chiavi del portoncino?"
Ehm, nella fretta non le aveva prese nessuno. E le chiavi della Zorrino-mobile sono sprovviste di chiavi del portoncino.
E come facciamo adesso???
Il tragitto da Bacoli a casa è stato un susseguirsi di ipotesi e proposte improbabili, tra il Vesuvio spruzzato di neve e un arcobaleno qua e là. Io, in pieno abbiocco post-prandiale, aggravato dal non aver dormito ieri notte, mi sono accovacciata sul sedile posteriore della Zorrino-mobile, accanto a mummy. Più o meno questo quello che ho recepito:
1)
O: saliamo per il muretto di Tommaso - detto anche "Tom informazione gratuita" per la sua naturale predisposizione agli inciuci, ndF - e poi scavalchiamo. C'è la scala in cortile?
Z: Eh no, pà.
O: E vabbè, gli chiediamo se ce la presta.
Z: Pà, ma come facciamo? E poi sul muretto c'è il filo spinato, io non ci salgo. Qua bisogna solo chiamare i pompieri.
2)
O: Ma la porta del negozio è chiusa?
M: Eh si'.
O: E quella del portoncino laterale?
M: Pure.
O: Ma che la chiudi a fare?
M: E perché dovrei lasciarla aperta?
Z: Beh mà, potevamo entrare dalla porta delle scale.
M: Ma quella porta da fuori non si apre, impossibile. Mi sa che l'unica è chiamare i pompieri.
3)
O: Ma dico io, tu chiudi il lucchetto e non ti porti la chiave? Sei sicura che è chiuso?
M: Sì, è sicuramente chiuso perché ho dovuto provarci più volte, non voleva proprio chiudersi.
O: E perché hai insistito tanto allora? Non hai capito che era un segno e che non dovevi chiuderlo?!
4)
O: Ci facciamo dare il palo di ferro da Tommaso e forziamo il portoncino.
Z: Pà, ma hai idea di quanti soldi ci vogliano poi per il portoncino? Non è meglio se ci facciamo dare il martello, così rompiamo il lucchetto?
F: E perché non provate con una forcina?
Z: Purtroppo non si vedrà niente, sarà quasi impossibile farlo con la forcina.
F: Ah. E se chiamassimo i pompieri?
O: Ma quali pompieri! Entriamo dall'attico, piuttosto.
F: Pà, scordatelo. Dove ti arrampichi? E poi hai addosso il maglione che ti abbiamo appena regalato, già vuoi rovinartelo?
M: E poi soprattutto: hai pensato che se apri la porta dell'attico tutte le tue carte del ragioniere volano via, col vento che c'è oggi?
Z: Bisogna chiamare i pompieri, è l'unica soluzione.
F: Sì, penso anch'io.
O: Ma quali pompieri... vengono ad aprirci? E che gli diciamo, ci siamo chiusi fuori?
F: Beh sì. Li chiamano per far scendere i gatti dagli alberi, perché non dovrebbero chiamarli per far entrare le persone in casa propria?
M: Sì, chiamiamo i pompieri. Tanto mica dobbiamo per forza dirgli che abbiamo scordato la chiave...
E così orsacchiotto, dopo essersi visto smontare tutti i piani uomo-ragno, ha ceduto e ci ha concesso di chiamare i pompieri, che sono arrivati dopo poco. Erano 5 o 6, di cui quasi la metà anche abbastanza appetibile. Hanno sfoderato la mega tenaglia e spaccato il lucchetto, aprendoci la porta di casa nostra.
Nel frattempo la Schwester seguiva tutti i movimenti via telefono, e alla compagnia si era aggiunto anche Raffaele, detto "il leone" o anche "il polacco". Ma di lui parleremo un'altra volta, è un personaggio talmente surreale che, in un post già così ricco, potreste accusarmi di essermi inventata tutto. Ma vi assicuro, a casa mia la realtà supera spesso la fantasia: grazie a Dio, siamo gente allegra.
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giovedì 18 agosto 2011
Basta, parto
Sono già 3 settimane che sono rientrata da Parigi e posso dire che non ce la faccio più.
Riabituarmi a casa è faticoso. Riabituarmi all'Italia stando in Italia forse ancora di più. L'ultima ieri sera: Zorrino mi ha portata a cena fuori, in un ristorante a Bacoli très comme il faut. Semplice e raffinato, cucina senza fronzoli e di ottima qualità. Arriviamo e veniamo accolti da carabinieri e polizia locale. Ci avviciniamo con cautela, già timorosi di dover rinunciare alla cena dopo ben 40 km. Ma è tutto a posto, il cameriere ci accompagna al nostro tavolo, ci porta acqua e menù.
Dopo un po' ci accorgiamo che non è una rissa a radunare tanta gente e caramba. Anzi, l'atmosfera è rilassata e questi se la ridono. Poi non resisto e chiedo al cameriere cosa stia succedendo a bordo fontana.
"C'è Anna Tatangelo", mi risponde, anche un po' inorgoglito. Credo mi sia caduta la mascella: non ci sono soldi per fare benzina e andare a inseguire i malviventi, ma per andare a fare i lacché a una sciacquetta, sì.
Basta, nun cia faccio cchiù.
E quindi tra qualche ora parto, me ne vado qualche giorno al mare con le mie amiche. Niente computer, niente feisbuc, niente problemi, niente "manovrine", niente tesi. Nun voglio sapè nient. Stessa spiaggia stesso mare dell'anno scorso. Speriamo senza granchi, stavolta.
Formichina vi lascia soli qualche giorno, voi fate i bravi. O anche no, fate quello che vi pare. Ma passate di qua, se vi va. Sarà bello trovare i vostri pensieri al ritorno. Baci baci!
Riabituarmi a casa è faticoso. Riabituarmi all'Italia stando in Italia forse ancora di più. L'ultima ieri sera: Zorrino mi ha portata a cena fuori, in un ristorante a Bacoli très comme il faut. Semplice e raffinato, cucina senza fronzoli e di ottima qualità. Arriviamo e veniamo accolti da carabinieri e polizia locale. Ci avviciniamo con cautela, già timorosi di dover rinunciare alla cena dopo ben 40 km. Ma è tutto a posto, il cameriere ci accompagna al nostro tavolo, ci porta acqua e menù.
Dopo un po' ci accorgiamo che non è una rissa a radunare tanta gente e caramba. Anzi, l'atmosfera è rilassata e questi se la ridono. Poi non resisto e chiedo al cameriere cosa stia succedendo a bordo fontana.
"C'è Anna Tatangelo", mi risponde, anche un po' inorgoglito. Credo mi sia caduta la mascella: non ci sono soldi per fare benzina e andare a inseguire i malviventi, ma per andare a fare i lacché a una sciacquetta, sì.
Basta, nun cia faccio cchiù.
E quindi tra qualche ora parto, me ne vado qualche giorno al mare con le mie amiche. Niente computer, niente feisbuc, niente problemi, niente "manovrine", niente tesi. Nun voglio sapè nient. Stessa spiaggia stesso mare dell'anno scorso. Speriamo senza granchi, stavolta.
Formichina vi lascia soli qualche giorno, voi fate i bravi. O anche no, fate quello che vi pare. Ma passate di qua, se vi va. Sarà bello trovare i vostri pensieri al ritorno. Baci baci!
domenica 7 agosto 2011
La nonneconomista
Si sa, come nazione siamo quasi alla canna del gas. I nostri titoli di Stato valgono poco più che carta straccia, sono tutti col fiato sospeso per la riapertura delle borse di domani, Obama suda sette camicie e in una mano ha il santino del bisnonno che faceva riti vodoo in Kenya, nell'altra il cellulare supermegaultratecnologico che lo collega alle Borse di tutto il mondo scongiurando il rating agli Stati Uniti.
E mentre siamo tutti a cercare di capirci qualcosa, cioè se da domani staremo con le pezze al culo o abbiamo una benché minima speranza di salvarci, c'è una persona che, pur vivendo in un mondo parallelo, ha capito tutto.
- Nonna, vado un attimo di là a farmi un piatto di pasta, torno subito.
- Sient' nenné, ma mò quanto costa 'a pasta?
- Eh nonna, costa cara.
- Eh, chell po' se sape, è tutta colpa d'o dollaro!
E mentre siamo tutti a cercare di capirci qualcosa, cioè se da domani staremo con le pezze al culo o abbiamo una benché minima speranza di salvarci, c'è una persona che, pur vivendo in un mondo parallelo, ha capito tutto.
- Nonna, vado un attimo di là a farmi un piatto di pasta, torno subito.
- Sient' nenné, ma mò quanto costa 'a pasta?
- Eh nonna, costa cara.
- Eh, chell po' se sape, è tutta colpa d'o dollaro!
venerdì 5 agosto 2011
Oggi
La mia giornata è cominciata alle 6.30, orario del tutto insolito per me. Ancora assonnata, sono uscita sul balcone a cercare di capire il cielo. Volevo andare al mare, ma il sole non aveva ancoa fatto capolino e l'aria era fresca, quindi me ne sono tornata a letto. A piangere di stizza perché è un anno che non lo vedo, il mare, e speravo uscisse una giornata decente. Già mi vedevo spalmata sul lettino col costumino verde ottanio...
Lasciamo perdere poi l'evoluzione della mattinata. Sì, lassamm' stà.
Non ho combinato granché, quindi mi meriterei una cazziata doppia. Ma ma ma... sono riuscita a far vendere in negozio una quiche (o una kitsch, come la chiama Dino) fatta con queste zampine. Se torno indietro di qualche anno e penso a quante me ne ha dette mia madre sulla quiche e che oggi mi chiede di farle per venderne in negozio...
Anche il pomeriggio non è stato molto produttivo, sono riuscita a farmi dire "ma quando te ne vai?" finanche da mia nonna e quindi me ne sono andata davvero. All'ipercoppe, pure se la vettura ce l'ho già. E ho comprato mezzo chilo di yogurt greco, domani ci faccio lo tzatziki, i tarallini pugliesi e gli anelletti siciliani di Libera e 3 libri in Feltrinelli: Moby Dick, Le parole non le portano le cicogne (sono curiosa di vedere se Vecchioni scrive bene anche i romanzi, oltre alle canzoni) e Il paese delle nevi (vediamo se Kawabata il Nobel se l'è meritato davvero o se l'ha fregato con qualche anno d'anticipo a sandrobondi e alle sue poesie lassative). E anche stavolta, sono riuscita a non comprare nulla della Mondadori (e vi assicuro, è stata dura, c'era il 30%).
Tutto sommato, non è stata proprio una pessima giornata...
Lasciamo perdere poi l'evoluzione della mattinata. Sì, lassamm' stà.
Non ho combinato granché, quindi mi meriterei una cazziata doppia. Ma ma ma... sono riuscita a far vendere in negozio una quiche (o una kitsch, come la chiama Dino) fatta con queste zampine. Se torno indietro di qualche anno e penso a quante me ne ha dette mia madre sulla quiche e che oggi mi chiede di farle per venderne in negozio...
Anche il pomeriggio non è stato molto produttivo, sono riuscita a farmi dire "ma quando te ne vai?" finanche da mia nonna e quindi me ne sono andata davvero. All'ipercoppe, pure se la vettura ce l'ho già. E ho comprato mezzo chilo di yogurt greco, domani ci faccio lo tzatziki, i tarallini pugliesi e gli anelletti siciliani di Libera e 3 libri in Feltrinelli: Moby Dick, Le parole non le portano le cicogne (sono curiosa di vedere se Vecchioni scrive bene anche i romanzi, oltre alle canzoni) e Il paese delle nevi (vediamo se Kawabata il Nobel se l'è meritato davvero o se l'ha fregato con qualche anno d'anticipo a sandrobondi e alle sue poesie lassative). E anche stavolta, sono riuscita a non comprare nulla della Mondadori (e vi assicuro, è stata dura, c'era il 30%).
Tutto sommato, non è stata proprio una pessima giornata...
martedì 31 maggio 2011
Perché è la gente che fa la storia
Il mio pomeriggio lavorativo di ieri è stato un continuo switching tra il sito di Repubblica e quello del comune di Napoli. Avevo paura, confesso. Paura che potessero averla vinta anche stavolta. E invece. E invece il cuore me lo sono trovato in gola, quando ho visto che già la seconda proiezione dava De Magistris al 59% e Pisapia al 54.
I risultati sono arrivati relativamente presto, ma questa sedia sembrava il divano a casa di Elisa durante la finale dei mondiali del 2006. Con la differenza che nessuno poteva condividere la mia ansia.
E invece poi sono arrivati gli sms, le mail. L'amico filologo, Siviglia, Valeria, Gipo. Ho scritto alla Schwester, che era al lavoro e non poteva sapere. A mio cugino, spalmato su qualche spiaggia della Turchia. A Cerasella, a Silvia. E ho scritto pure a mio fratello, che è riuscito a stupirmi con un "Certo che sono contento, non solo per De Magistris ma per tutta l'Italia, che sta riprendendo coscienza". E bravo zorrino, chi se l'aspettava da te. Ora deve solo riprendere coscienza lui, magari si accorgerà del travaso che ha accanto (per la gioia di tutti noi, piccola parentesi di inciucio familiare).Ho telefonato a mummy, la prima cosa che le ho detto è stata "Mà, hai visto? abbiamo scassato!" In preda a un raptus, ho scritto questa frase ovunque. Abbiamo scassato, abbiamo scassato, abbiamo scassato.
Mi sono ricordata di un pomeriggio di due anni fa, ero a mensa col diggei e commentavamo il disastro delle europee. Io scuotevo la testa sconsolata. Lui invece, disilluso e ottimista, pronosticava una grande rinascita che non avrebbe tardato. Aveva ragione. Cacchio, se aveva ragione. E' stato un piacere ricordarglielo.
Il corridoio verso la 6 a Nation con La storia siamo noi nelle orecchie e un brivido lungo la schiena prima e le braccia e le gambe poi, fino ad avvolgermi la testa. Una cena e una doccia veloci e in metro fino al Sacré Coeur, a raggiungere qualcuno del collettivo con l'amico filologo e la sua fantastica maglietta rossa "Sirvio, puppa!". E l'abbraccio mancato con te, che eri là al mio fianco, ma non eri lo stesso di quella mattina cominciata insieme, tra un bacio, un abbraccio e un quadratino di cioccolato.
C'è da lavorare, tanto. Non bisogna abbassare la guardia. C'è speranza, c'è ottimismo: sembravano ormai scomparse dalla vita del nostro Paese. E' su queste basi che bisogna continuare a fare la Storia. Io ci credo, io voglio farlo.
I risultati sono arrivati relativamente presto, ma questa sedia sembrava il divano a casa di Elisa durante la finale dei mondiali del 2006. Con la differenza che nessuno poteva condividere la mia ansia.
E invece poi sono arrivati gli sms, le mail. L'amico filologo, Siviglia, Valeria, Gipo. Ho scritto alla Schwester, che era al lavoro e non poteva sapere. A mio cugino, spalmato su qualche spiaggia della Turchia. A Cerasella, a Silvia. E ho scritto pure a mio fratello, che è riuscito a stupirmi con un "Certo che sono contento, non solo per De Magistris ma per tutta l'Italia, che sta riprendendo coscienza". E bravo zorrino, chi se l'aspettava da te. Ora deve solo riprendere coscienza lui, magari si accorgerà del travaso che ha accanto (per la gioia di tutti noi, piccola parentesi di inciucio familiare).Ho telefonato a mummy, la prima cosa che le ho detto è stata "Mà, hai visto? abbiamo scassato!" In preda a un raptus, ho scritto questa frase ovunque. Abbiamo scassato, abbiamo scassato, abbiamo scassato.
Mi sono ricordata di un pomeriggio di due anni fa, ero a mensa col diggei e commentavamo il disastro delle europee. Io scuotevo la testa sconsolata. Lui invece, disilluso e ottimista, pronosticava una grande rinascita che non avrebbe tardato. Aveva ragione. Cacchio, se aveva ragione. E' stato un piacere ricordarglielo.
Il corridoio verso la 6 a Nation con La storia siamo noi nelle orecchie e un brivido lungo la schiena prima e le braccia e le gambe poi, fino ad avvolgermi la testa. Una cena e una doccia veloci e in metro fino al Sacré Coeur, a raggiungere qualcuno del collettivo con l'amico filologo e la sua fantastica maglietta rossa "Sirvio, puppa!". E l'abbraccio mancato con te, che eri là al mio fianco, ma non eri lo stesso di quella mattina cominciata insieme, tra un bacio, un abbraccio e un quadratino di cioccolato.
C'è da lavorare, tanto. Non bisogna abbassare la guardia. C'è speranza, c'è ottimismo: sembravano ormai scomparse dalla vita del nostro Paese. E' su queste basi che bisogna continuare a fare la Storia. Io ci credo, io voglio farlo.
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