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domenica 4 novembre 2012

Una domenica notte

 

Tra i vari arretrati dei contributi a questo blog c'è questo video, girato il 13 settembre scorso alla libreria Marcovaldo, uno dei nuovi ritrovi degli expat' ritals del formicaio. 
Il tizio con la chitarra e la camicia stile tenda si chiama Dario Brunori, è calabrese e se non lo conoscete ancora vi consiglio di ascoltare qualche suo pezzo (oltre al mio video artigianale di "Una domenica notte", mi piace molto Guardia '82). 
La qualità del video è quella che è, dati i miei potenti mezzi... Ma ho voluto regalarvi un pezzo di una bella serata, in cui ho avuto anche modo di scambiare due parole con Dario, che è davvero simpatico e a cui auguro di tornare da queste parti... accompagnato dalla bravissima Simona Marrazzo, la sua vocalist.

Intanto per voi, buona domenica notte...


giovedì 20 gennaio 2011

Caccia al libraio

Chi non mi conosce o capita su questo blogghino per la prima volta, non sa che l'ammiratore medio della sottoscritta puo' appartenere in sostanza a due categorie: o ha più di 60 anni e vuole vivere una seconda giovinezza (e avrei potuto sfruttare la tendenza per arricchirmi, ma grazie a Dio non sono sufficientemente gnocca e non facevo la showgirl a Telecafone), o ha età compresa tra i 18 e i 40 e qualche serio problema, tipo essere figlio degli anni '70 e abitare ancora con sua madre o avere il sex appeal di un piatto di semolino coi fagiolini.
Bene, dopo questo preambolo, vi racconto un episodio di domenica mattina al mercato. Vado dal macellaio, l'équipe è al gran completo, ci sono tutti e 4. Mi chiedono in 3 di cosa ho bisogno. Quello coi capelli grigi ha già cominciato a servirmi, che sbuca da dietro quello con gli occhiali e i tipici capelli da clown (avete presente i ciuffi ricciolini ai lati?) e mi fa:
- Qu'est-ce qu'il vous faut, mademoiselle?
- On s'occupe de moi, merci.
- Et ça se voit très bien! 

(...) No, non me la sono cercata: in francese per dire che sei già servito si dice "on s'occupe de moi": ci ho messo mesi per capirlo e ora lo sfoggio con orgoglio, non prevedendo che la cosa poteva prestarsi a doppi sensi. E a dirla tutta, non è proprio tra i miei sogni quello di essere l'oggetto del desiderio di un macellaio. Piuttosto, l'episodio mi ha fatto riflettere (sempre per la categoria: dell'uso sapiente dei propri neuroni) sul mestiere che vorrei facesse il mio formichino. E allora ho deciso che mi voglio fidanzare con un libraio, uno che passi le sue giornate in un bugigattolo riempito di scaffali di legno strabordanti di libri: romanzi, fiabe, fumetti, nuovi e usati. E che magari non abbia 60 anni. Se avvistate un candidato papabile, fatemi sapere!

martedì 4 gennaio 2011

Il libro

Me l'aveva regalato Michele 5 Natali fa, insieme a Lucertola di Banana Yoshimoto. L'ho sempre guardato con un misto di timore e sospetto, leggendo la quarta di copertina: "Nella Mosca staliniana, arriva il diavolo in persona, sotto le spogli di Woland, esperto di magia nera." Poi l'ho abbandonato in uno scaffale della libreria, ogni tanto andavo a riprenderlo, gli toglievo un po' di polvere e lo rimettevo dov'era, dicendogli: "prima o poi troverò tempo e modo di affrontarti".
Poi quest'estate qualcuno l'ha scelto per il giochino degli alieni e io ho cominciato a pensare davvero che fosse un gran libro, ché di questo qualcuno mi fido (almeno sui libri). Allora l'ho portato a Parigi a settembre, ma poi è successo di nuovo qualcosa che l'ha allontanato da me. Fin quando non ho deciso che era arrivato il momento, il mattoncino rosso mi chiamava e diceva: "leggimi, leggimi!". E così me lo sono portato dietro per le vacanze di Natale, l'ho cominciato a Orly e l'ho finito a casa mia. 479 pagine in una decina di giorni, di cui un centinaio solo in treno da Pisa a Napoli. Qualcuno aveva ragione: è il libro, a dir poco geniale. Non ho mai letto niente del genere, eppure di libri ne ho mangiati in vita mia. Larger than life. Bulgakov era un pazzo furioso e Il maestro e Margherita è un autentico capolavoro, anche per capire un po' meglio come andavano le cose nella Russia di Stalin. Se fate parte di coloro che non l'hanno ancora letto o che l'hanno lasciato a metà per un qualsivoglia motivo, dategli una (altra) possibilità. Poi mi direte.

domenica 20 giugno 2010

Fête de retour

Qualche settimana fa, mia casella hotmail: bustina chiusa, "fête de retour". Una mia amica francese che rientra in patria dopo un anno oltremanica e chiama a raccolta un po' tutti per una serata a casa dei suoi. Non sapendo cosa aspettarmi, mi porto dietro Carla e Vale.

"Casa": un appartamento del XIX secolo al secondo piano di un palazzo molto signorile dietro Saint-Augustin. Entriamo, on dépose nos affaires ed poi dritte nel salone. Una pièce enorme, dal tono un po' austero. Senza esagerazione, sarà quanto tutta casa mia, che per Parigi non è piccola. Mobili piuttosto datati, una libreria che sembra il regno di un antiquario. Bottiglie, cibarie et caetera sono impeccabilmente disposti su un lungo tavolo addossato contro il muro. Non ci sono le solite 20 bottiglie di bordeaux che annaffiano toute fête française, ma una sola. Il resto è sidro e analcolici: tè freddo e succhi di frutta. Mi colpisce un pezzo di burro salato in un piattino. Forse perché non c'è la solita baguette né altro con cui mangiarlo.

Gli altri invitati ci sono già tutti, seduti in cerchio, tutti molto composti. Parlano a voce bassa, non c'è musica. Quando arriviamo si alzano per salutarci: bise, enchanté. Poi cominciano a fare qualche domanda. Col "vous": ma non "vous" di "voi", "vous" di "Lei". Saranno miei coetanei, molti più giovani, qualcuno più grande. Decido di passare al tu senza chiedere il permesso.

Poi comincia la visita del resto dell'appartamento: dopo il salone, a sinistra, si susseguono 3 enormi stanze dai soffitti immensi. In ognuna, un richiamo qualsiasi alla religione, necessariamente vistoso: un crocifisso, un quadro della Madonna. Per tutta la casa sono sparse foto dei pargoli della ciurma quand'erano pargoli, appunto: 7 figli, 4 femmine e 3 maschi. C'est la bourgeoisie française: catholique et vachement riche, en fric et en gosses.

La serata scorre tranquilla, in maniera decisamente placida. Verso mezzanotte alcuni cominciano ad andar via. Decidiamo di imitarli. Merci, au revoir.

Giù, nell'androne, commentiamo la serata: piuttosto atipica per noi, ma tutto sommato piacevole, forse proprio perché atipica. Per fortuna, però, apparteniamo a un altro mondo...