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martedì 21 febbraio 2012

A cosa servono i compleanni

A fare il toto-scommese su chi se ne ricorderà e chi no.
A esitare sui festeggiamenti, contare le persone, perdere il conto e ricontare.
A sussultare ancora all'idea che il tempo passa troppo in fretta.
A decidere di concedersi uno shampoo dal parrucchiere.
A pensare che anche lassù, oltre che quaggiù, Qualcuno ti ama e ti regala una bella giornata di sole pure se sei nato a febbraio.
Ad avere l'ennesima conferma che quaggiù in molti ti amano e ci tengono a fartelo sapere.
A stupirti, se il tuo macellaio la settimana prima ha messo un promemoria sul cellulare e ti regala una pianta quando vai a comprare la carne. E a rimanerci un po' male - pure se lo sapevi già - che invece l'uomo che hai frequentato negli ultimi 3 mesi non si degna neppure di mandarti uno squallido sms.
A commuoverti, se tuo fratello ti scrive che ti vuole bene.
A fartene una ragione se quell'amico deluso da te non si fa più sentire perché vuole "reimpostare i rapporti". Anzi, quasi a sentirti sollevata.
A rallegrarti sapendo che per quel giorno la principessa sei tu.
A non riuscire a rispondere a mail e sms dopo 24 ore, ché sono troppi.
A sentirti chiamare "nipotina bellissima" dal tuo zio preferito a 29 anni suonati.
A scorazzare in macchina per Parigi, riscoprendo ancora una volta quanto è bella, con i palazzi alti e le piazze aperte come enormi boccioli di rosa.
A sorridere del fatto che la tua migliore amica s'è scordata anche quest'anno il tuo compleanno, ma che questo non mette in discussione il suo affetto.E' che non gliela fa, poverina. Non puo' ricordarsene perché sei tu che le ricordi tutti i compleanni.
A constatare che le giornate perfette a volte esistono. E che la vita è sempre una cosa meravigliosa, e in certi giorni ancor più che in altri.

lunedì 5 settembre 2011

Le retour

Ciampino sembra un mercato rionale, con i gates in un unico, grande stanzone con poche sedie e troppa gente, che strepita per mettersi in fila, chiacchiera a voce alta, ride, sparge tracce del proprio passaggio in giro: una bottiglia vuota di birra, un sacchetto di patatine.

Volare di sera è un vero piacere, con le luci basse e pochi pensieri. Finisco il libro di Vecchioni: non è affatto male, ma al suo posto non avrei avuto la presunzione di vestire una voce femminile, esperimento poco riuscito.
Ho deciso: quando arrivo, recupero la valigia e mi concedo un taxi. Desisto dalla cosa quando, arrivata a Orly, vedo una fila di anime in attesa di essere traghettate verso la Ville Lumière dalle macchinine bianche. E quindi ancora una volta è Orlybus, col tetris delle valigie, le telefonate a tutto volume e la vocina trilingue che ti dà il benvenuto. Allora metto su l'ipod, alla ricerca di una colonna sonora adeguata alla sindrome del rientro, che si traduce per lo più in una grande voglia di isolamento. Vengo accontentata subito: Beatles e Anthony and the Johnsons.

Un ragazzo gentile e carino mi porta su la valigia al metro Daumesnil, la scalata al quarto piano è pero' tutta mia. Ho subaffittato casa ad agosto perché ero un po' alla pezza di sotto, ma credo che non lo faro' mai più: vi dico solo che una delle due tizie invece di venirci lei in casa mia ci ha mandato sua madre, ultra 60enne; che i miei bellissimi cucchiaini di ceramica verdi sono tutti frantumati; che il cestino del bagno (rigorosamente senza sacchetto) non è stato svuotato e che il tappeto del bagno (ma pure quello della cucina) implorava pietà. E meno male che "stai tranquilla, ho pulito casa per due ore"! E ora secondo voi cosa dovrei fare? Mandare una bella mail con in allegato la Guida breve su come si sta al mondo?

Marta, la mia nuova colloc, ha preso possesso della stanza di Silvia. Mi fa specie, è la prima volta che in una casa io sono "quella della vecchia guardia" e non l'ultima arrivata. Mi sembra una tipa a posto, pure se Silvia mi manca molto. E mi manca molto pure quella bell'aria di comunismo domestico che si respirava prima, con France Info in streaming dal suo Mac appena sveglie, la spesa, gli scazzi e i pasti condivisi. Perché Marta è celiaca e intollerante a diversi alimenti, oltre al glutine.

Sabato pomeriggio breve capatina alla BnF, prima delle loro ferie e di una tempesta improvvisa. La sera aperitivo con un'amica e poi festa. Mentre aspettavo l'amica, sono stata abbordata da un tizio, mezzo polacco mezzo olandese e matto tutt'intero, fotografo di reportages di guerra. Mi ha chiesto di rivederci, lasciandomi sito e mail. Forse una bomba l'ha colpito durante uno dei suoi reportages, ma sembra simpatico e forse gli scrivero'. D'altronde, non so se lo sapete, a noi se non sono matti non ci piacciono!!!

E ieri mattina:
- Uè cummà, sono tornata, hai impegni per pranzo?
- Io no, ma tu si': sei a pranzo con noi.
- Azz bene! Facciamo un brunch?

E brunch è stato, in un cafè che mi piace molto, vicino a Parmentier. Pomeriggio al Musée des Arts et Métiers, a guardare estasiata il pendolo di Foucault, la macchina per volare e le prime automobili, gli antenati del frullatore e dei robot, fino al TGV e al Vélib. Perché un po' di nerditutide gratuita, le premier dimanche du mois, n'a jamais tué personne.

giovedì 20 gennaio 2011

Caccia al libraio

Chi non mi conosce o capita su questo blogghino per la prima volta, non sa che l'ammiratore medio della sottoscritta puo' appartenere in sostanza a due categorie: o ha più di 60 anni e vuole vivere una seconda giovinezza (e avrei potuto sfruttare la tendenza per arricchirmi, ma grazie a Dio non sono sufficientemente gnocca e non facevo la showgirl a Telecafone), o ha età compresa tra i 18 e i 40 e qualche serio problema, tipo essere figlio degli anni '70 e abitare ancora con sua madre o avere il sex appeal di un piatto di semolino coi fagiolini.
Bene, dopo questo preambolo, vi racconto un episodio di domenica mattina al mercato. Vado dal macellaio, l'équipe è al gran completo, ci sono tutti e 4. Mi chiedono in 3 di cosa ho bisogno. Quello coi capelli grigi ha già cominciato a servirmi, che sbuca da dietro quello con gli occhiali e i tipici capelli da clown (avete presente i ciuffi ricciolini ai lati?) e mi fa:
- Qu'est-ce qu'il vous faut, mademoiselle?
- On s'occupe de moi, merci.
- Et ça se voit très bien! 

(...) No, non me la sono cercata: in francese per dire che sei già servito si dice "on s'occupe de moi": ci ho messo mesi per capirlo e ora lo sfoggio con orgoglio, non prevedendo che la cosa poteva prestarsi a doppi sensi. E a dirla tutta, non è proprio tra i miei sogni quello di essere l'oggetto del desiderio di un macellaio. Piuttosto, l'episodio mi ha fatto riflettere (sempre per la categoria: dell'uso sapiente dei propri neuroni) sul mestiere che vorrei facesse il mio formichino. E allora ho deciso che mi voglio fidanzare con un libraio, uno che passi le sue giornate in un bugigattolo riempito di scaffali di legno strabordanti di libri: romanzi, fiabe, fumetti, nuovi e usati. E che magari non abbia 60 anni. Se avvistate un candidato papabile, fatemi sapere!

venerdì 14 gennaio 2011

Stamattina, di palo in frasca

Metto le mani avanti: scusate se quello che leggerete in questo post vi sembrerà sprovvisto di liens logiques, ma stamattina sono sfasata di brutto. Avverto un precarissimo senso di equilibrio fisico, quando cammino pare che il mondo mi giri intorno (eh si', tutto ruota intorno a me).

Innanzitutto, giusto due righe e poi la smetto con la politica, giuro (almeno fino alla settimana prossima, salvo casi eclatanti). Una bella notizia: la Consulta ha (parzialmente bocciato) il legittimo impedimento e cosi' il nano è di nuovo processabile, che ci sia la sagra della patata e della gnocca, i 18 anni di Ruby o la controllatina alla prostata, se lo invitano a comparire, ci deve andà, non ci sono santi. Volendo trovarne uno, san Vittore. Ma dubito che sia d'accordo, pure se è lumbard come lui.

Bel ritorno alla péniche ieri sera: ormai è casa mia, mi sento una principessa. I miei ammiratori sono sempre li' e ne ho pure uno nuovo, ho giocato a dama con Thomas e ho pure vinto una partita. Poi ho distribuito i baci perugina che avevo portato agli altri bénévoles e me ne sono tornata a casa con un vasetto di crema splamabile del commercio equo, regalo di Ben. E' stato un delirio in velib' perché ne ho beccati ben 2 col cambio rotto, al terzo tentativo è andata finalmente bene e mi sono goduta l'avenue Daumesnil con la mairie du XIIème ancora agghindata a  festa.

Stamattina ho aperto gli occhi alle 7, svegliata dai rumori: ho pensato fosse l'Apocalisse, invece era solo la macchina puliscistrade. Mi sono alzata alle 8, con l'energia di un'ameba e l'impressione di stare compiendo la 13esima fatica di Ercole. Caffè, tè verde alla menta, uhm, proviamo la crema splamabile va'. Accendo il tostapane: bzzzzzz! Ciao tostapane, è stato bello. Potevi morire dopo colazione, pero'...

venerdì 19 novembre 2010

Procida, 16 agosto 2010

Chiesa sconsacrata di san Giacomo, vernissage della pittrice Teresa nonmiricordoilcognome, sono con Valeria e Fiorella.

Seduti ai due lati della stessa scrivania, due uomini canuti, uno di fronte all'altro. Quello che sembra un po' più gagliardo: - Buonasera, signorina.
- Buonasera.
- Lei è in vacanza qui a Procida?
- Si', ma domani vado via.
Lui, rivolto all'amico: - Eh, sono sempre i migliori che se ne vanno! E poi a me: - E le interessa l'arte, la pittura, la scultura?
- Si', certo, mi piace molto.
- E' un peccato che domani vada già via, altrimenti mi sarei messo a sua completa disposizione per insegnarle a dipingere, traspare una tale gioia dalla sua persona...

Scopro dopo da Fiorella che il gagliardo pittore ha la bellezza di 75 anni, ennesima conferma che tra gli over 65 riscuoto sempre un certo successo.

venerdì 17 settembre 2010

Mon papi

Non ho mai conosciuto i miei nonni maschi: vero che Nanninella vale per tutti e 4, ma almeno uno dei due avrei voluto conoscerlo.
Alla péniche ho vari nonni adottivi: c'è Michel, che ha sempre voglia di scherzare con quel vocione che si ritrova. Occhiali grossi, qualche tatuaggio, è uno Ch'ti. Stasera ho scoperto che ha 3 tumori, ma non l'avrei mai detto: non l'ho mai visto col muso. Poi c'è Alain, quello che non ci può fare niente "si chaque fois que je vois une femme je tombe amoureux". Una volta mi ha detto che sperava venisse la tempesta, così sarei andata a rifugiarmi da lui. C'è Jacques, 70 anni, il decano della péniche. E' sordo, e comunicare con lui è un po' un'impresa. Ma quando vede che ci si sforza, fa di tutto per collaborare. E così giovedì scorso ho scoperto che è stato un boulanger. Quando ha saputo che io di boulangers in casa ne ho ben 2, è andato in brodo di giuggiole. Eravamo tutti insieme a tavola, e a un certo punto ha estratto dalla tasca un foglio ingiallito e smangiucchiato ai lati, l'ha aperto e me l'ha mostrato, tutto fiero: la licenza per la panificazione, ottenuta nel 1958. A casa mia, in cucina, ce n'è una quasi uguale, ma in italiano e col nome di mio nonno, insieme al diploma con medaglia per l'anzianità artigiana. E poi c'è Guy, il mio preferito: occhioni azzurri e baffi bianchi, piccolo di statura, stretta di mano decisa. Faceva il cuoco, aveva una moglie creola e bella che aveva conosciuto in Guyana e gli aveva regalato una figlia. Poi è cominciato il domino: le ha perse entrambe, in un colpo solo, in un incidente. Poi una lunga depressione e un delicato intervento al cuore. Un giorno s'è aperto la camicia e mi ha mostrato la cicatrice. C'est fait, c'est lui mon papi: ho un debole per i panettieri, ma uno ancora più forte per gli occhi chiari. E i suoi sono parecchio lucenti, il dolore deve averli lavati spesso...

mercoledì 23 giugno 2010

Fans

Ho un'ammiratrice. Si chiama Maria, avrà massimo 9-10 anni ed è arrivata a Parigi. Da Milano. Dice che Milano le manca un sacco: i suoi amichetti, soprattutto. Qui ha una sola amica, Domitilla. E da 2 domeniche ha anche me.

MCI Paris, prima domenica: p. Fra e i ragazzi non ci sono, c'è la festa di fine anno pastorale. C'è don Luigi, un decano a quanto pare. Molto ferrato sui "classici": "Noi canteremo gloria a te", "E' l'ora che pia", "Il Signore è il mio pastore". Come avvicinare i giovani, insomma. Bene, in formazione stra-ridotta e senza strumenti, ci lanciamo. Dopo la messa, Maria mi si avvicina: "Ma tu sei una del coro?" Io: "Sì". E lei, con una vocina melliflua da cartone animato: "Complimenti, canti benissimo."

MCI Paris, seconda domenica: p. Fra mi chiede se posso fare 1a e salmo. OK prete.
Dopo: "Ciao! Complimenti, hai letto benissimo!". Sempre accentuando l'issimo.

E' assodato, è una mia fan a prescindere. Peccato sia troppo giovane per dirigere una tesi...