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mercoledì 10 agosto 2016

Fotopost nostalgico - Corfù

Ne avevo abbastanza. Non tanto - o almeno, non solo - del lavoro, quanto delle brutte notizie e dell'isteria diffusa a proposito di attentati, scontri di civiltà, immigrati-che-ci-rubano-il-lavoro, vaccini, musulmani and so on. Per non parlare dei post degli insegnanti isterici sui vari gruppi dedicati al concorso scuola, covi di frustrati che non hanno mai saputo/voluto guardare al di là del proprio orticello e ora pretendono l'attenzione del mondo per le "ingiustizie che stiamo subendo".

E quindi l'ho fatto: ho chiuso l'accesso a feisbuc dal wikariello e sono partita con P.A. alla volta di Corfù. Che sulla carta è in Grecia, ma potrebbe essere anche nel Cilento della mia infanzia o nel mio adorato Salento, con i suoi ulivi maestosi, gli oleandri colorati e i fichi profumati che mi diverto a cogliere.
Per le strade di Kerkyra

Corfù che delude chi si aspetta le tipiche casine bianche col tetto blu e si ritrova invece un'architettura veneziana dalle forme neoclassiche e i colori pastello, Corfù dai sapori familiari ma più speziati, Corfù che è una prima tappa tra noi e qualcun altro più in là.

8 giorni con nelle orecchie solo il frinire delle cicale, lo sciabordio delle onde e il fruscio del vento, e come uniche domande "dove mangiamo stasera?" e "dove andiamo domani?"

Spiaggia di Arillas

Spiaggia di Agios Gordis

Pranzo a Kerkyra


martedì 19 luglio 2016

Joy

Un biglietto d'amore improvvisato su un brouillon, trovato sul cuscino, nascosto da Pandino.
La luce a gare du Nord.
Uno scatto riuscito.
Un treno quasi deserto che passa per le campagne piccarde in una giornata di sole.
Il giallo del grano e il rosso dei papaveri.
I messaggi delle amiche.
Il vento sulla pelle in aeroporto, aspettando l'autobus.
Un caffè al volo, prima di cominciare gli esami.
Un quadernino in carta di riso, con fiorellini gialli e blu disegnati a mano in copertina, intorno alla scritta "français". Le parole nuove imparate durante l'anno, l'impegno, la passione, la gratitudine di una studentessa per il suggerimento.
Un fritto di pesce e un bicchiere di Vermentino nella mia piazza pisana preferita. La gente, le risate, sapore d'estate e di vita.
Una lunga passeggiata per andare a salutare un amico.
Un immenso grazie negli occhi, nel cuore, nei piedi. E nelle ali.

sabato 14 marzo 2015

Tortini al cioccolato e insetti verdi

E niente, stanotte ho sognato che andavo in America. Ero in macchina con altre 3 persone, una doveva essere P.A.
Ricordo di aver detto a un certo punto agli altri: "Però, l'America ha paesaggi proprio diversi dai nostri!"
E mentre lo dicevo, guardavo la collina e pensavo: "somiglia proprio a Policastro, invece, ma che dico?"
Policastro, posto che conosco un po', ci ho passato giusto una ventina di estati della mia vita.
Vabbè. Non so come, a un certo punto ci trovavamo in un ristorante e mangiavamo solo il dolce. Un tortino al cioccolato, anzi, un moelleux au chocolat, per l'esattezza. Peccato che alla prima cucchiaiata io noti uno schifido insetto verde acido. Poi mi avvicino al moelleux per analizzarlo con fare scientifico: dentro c'è una colonia di schifidi insetti verde acido che girano intorno a un tuorlo d'uovo. Vado a chiamare il cameriere che, per tutta risposta, mi fa capire che lo sapeva già e che è una cosa quasi normale.

Mai più pasta coi broccoli baresi a cena.

lunedì 22 settembre 2014

Considerazioni di una furba

Non ho mai fatto segreto di avere un'attività onirica abbastanza effervescente (per farvi un'idea, vi avevo raccontato qualche episodio qui). Purtroppo dimentico la maggior parte dei miei sogni, quindi molte perle con cui deliziarvi vanno perdute, ahimè. Ma se mi sveglio durante la notte, i miei deliri notturni mi restano impressi, perciò posso condividerli con voi.

Stanotte, per esempio, ho sognato che ero coinvolta nell'organizzazione di una festa (di laurea, forse).  C'era un gran trambusto, di pranzi, di cene, di autobus, di gente. Di gente che chiedeva soldi per l'organizzazione, soprattutto. E a un certo punto, venivo a sapere che qualcuno (forse Carasau, la mia ex coloc sarda) parlando con qualcun altro mi dava della furba, perché non avevo versato la mia quota di 20 euri. Improvvisamente mi ricordavo di averne dati 15 a un'altra ragazza che me li aveva chiesti per una cena e lo facevo presente a Carasau (o chi per lei), ribattendo, tra l'altro, che se fossi davvero furba non farei il lavoro che faccio.

De là, due considerazioni:
1) in sogno analizzo le situazioni con più lucidità;
2) dovrei evitare di mangiare pesante e tanto di sera (ma erano i 30 anni della mia cugina preferita, potevo mai non onorare la festeggiata?)

ps. queste righe sono un mio primo tentativo di comunicazione dopo il trasloco. non so dirvi come va, dipende dai settori. e dai momenti, pure. sono molto contenta di stare finalmente con P.A., ma tornare a vivere coi miei dopo 10 anni perché non ho un lavoro serio e soprattutto uno stipendio serio non è entusiasmante, così come stare ad aspettare che una scuola mi chiami per una supplenza o che l'università pubblichi il bando per i contratti o che il MIUR si decida finalmente a emettere il decreto del TFA. mi mancano i miei amici, moltissimo. ma sapere che ho una bombola d'ossigeno a 230 km mi fa stare un po' più tranquilla. le mie impressioni su questa città e questo Paese invece ve le risparmio, le rimando al momento in cui avrò finalmente raggiunto l'atarassia. momento che potrebbe non arrivare mai, ma tant'è.

venerdì 13 dicembre 2013

Misure di sicurezza (2a parte)

(continua da qui)
Si', lo so. E' passato più di un mese dalla prima parte dell'episodio. Ma siccome nessuno ha reclamato niente, ho rimandato la seconda parte a oltranza.
Dicevamo... Cosa? Ah si', se non sbaglio, eravamo arrivati al mio passaggio in banca del martedi' mattina, giusto? Si', ero passata in banca e mi avevano detto che la carta vecchia era ormai stata bloccata e sarebbe stato inutile andare a recuperarla, tanto più che la nuova era in arrivo.

Ormai rassegnata all'idea, mi avvio al lavoro. La giornata scorre tranquilla, evito accuratamente di aprire siti come Amazon o Isiget per non farmi venire desideri improvvisi che non potrei realizzare e finalmente la sera torno a casa.
L'atmosfera è un po' più distesa, io sono un attimo più rilassata della sera precedente e ceno con Carasau, che ormai ha preso la fissa per il boulgour con le zucchine e se lo cucina in doppia razione (per la cena e il pranzo del giorno dopo) almeno una volta a settimana.
La figliola, tra una cucchiaiata e l'altra di boulgour condita da vari "capito? capisci?" a ogni sua affermazione, che se non sei nervoso ce lo diventi, si informa sulla disavventura della mia carta di credito:
- Scusa, ma non ho capito, cos'è successo con la tua carta di credito?
- Niente, domenica ho provato a prelevare dei soldi ma non sono riuscita a ritirare la carta, quindi il distributore me l'ha mangiata. All'inizio non l'ho bloccata perché una mia amica che lavora in banca mi ha detto che è appunto una misura di sicurezza per  evitare che mi freghino la carta. Solo che poi domenica sera mi è arrivato un sms sul cellulare in cui mi davano un codice da inserire per finalizzare un acquisto su internet...
- Davvero?! Caaaavoli!
- Si', qualcuno stava comprando la cena sul sito alloresto.fr e mi è arrivato questo sms per questo acquisto di 13,95 euro.
- Scusa, hai detto 13,95?
- Si', quello.
- No perché io domenica sera ho comprato due pizze e ho speso proprio la stessa cifra, tredici euro e novantacinque!
- ...
- Infatti poi aspettavo questo sms col codice sul cellulare, ma non mi è arrivato e a un certo punto ho scelto l'opzione "inserisci la tua data di nascita"!

Improvvisamente tutto prendeva un senso. Il quadro, tragicomico, in verità, si configurava nella mia testolina: né Carasau né quei geni della banca avevano cambiato il numero di cellulare (cioè il mio) dal conto di Carasau (eravamo andate insieme ad aprirlo perché lei non sapeva mettere insieme neanche due parole di francese e soprattutto perché non avevamo ancora il contratto), Carasau aveva provato a comprare le pizze proprio qualche ora dopo  l'incidente del distributore, io bloccavo la carta perché pensavo che qualcuno avesse recuperato la mia carta dal distributore e volesse cominciare a spassarsela. Il primo pensiero che ho avuto è stato: che ladro scemo, invece di comprarsi un volo per la Polinesia con la carta di un altro si compra un take-away su internet? C'è pure da dire che col saldo del mio conto al massimo poteva andarsene a Catanzaro con la Ryanair e rigorosamente senza bagaglio da stiva. Dettagli.

- Cioè, mi stai dicendo che il tuo conto in banca è ancora legato al mio numero di cellulare? Non hai ancora cambiato le coordinate sul sito?!
- Ma io sono passata in banca a comunicare il numero nuovo!
- Si', ma dovevi cambiarlo anche nel tuo spazio cliente sul sito!!! Ti rendi conto che per la tua negligenza (la tua e di quei deficienti della banca) io mi a) sono presa un coccolone b) trovo senza carta di credito almeno per tutta la settimana. Ti rendi conto?
- Si', ma io il numero l'ho comunicato...
- Si' vabbè, ma ora lo devi cambiare anche sul sito e lo devi fare tu. Anzi, dopo cena FALLO SUBITO.
- Ok, va bene. 

Non ci potevo credere: per la sua deficienza io avevo bloccato la mia carta, nuova di zecca, e ovviamente ero senza un cent, visto che in questo benedetto Paese si paga sempre tutto par carte che i contanti quasi ti scordi come sono fatti, avevo rischiato di prendermela con l'Abruzzese per le sue teorie sulle misure di sicurezza, avevo litigato con P.A.
Per la sua deficienza e per due pizze. Un casino immane per due pizze fetenti comprate su alloresto.fr.

Ma d'altra parte dovevo aspettarmelo, da una che dice LA gorgonzola.

martedì 29 ottobre 2013

Tutto è bene quel che finisce bene

E così, ieri mattina, sotto l'infuriare della tempesta Christian (che spero risparmierà la mia bellissima piantina di pomodori), sono partita col mio trolley e anche un po' di timore verso l'aeroporto.
Intanto cominciavo a prospettare un piano B se mi avessero lasciata a piedi: sarei dovuta andare a dormire dalla Dido, visto che per questa settimana ho subaffittato la mia stanza, mi sarei anticipata qualche giorno di lavoro di novembre, avrei finalmente fatto la conoscenza di questa simpatica istituzione che è il consolato italiano di Parigi.
Mi sono presentata al tizio dell'imbarco con un "Bonjour monsieur, je suis le cas spécial d'aujourd'hui". Lui mi ha guardata un po' sgomento, non capendo molto quello che stava succedendo. La sua collega l'ha aiutato a cercare la nota vicino alla mia prenotazione, ma proprio questa genia stava rischiando di far saltare tutto e lasciarmi a terra. Poi però è intervenuta un'altra tipa ancora, che mi ha dato il via libera.
Il volo è stato tranquillo, a parte qualche balletto dovuto a Christian e una bimba un po' peperina che aveva come unico problema una mamma scema, e due ore dopo ero a Napoli, con 10 gradi in più e il mio adorato P.A. ad aspettarmi. Mi ha riportata a casa da mammà, pronta ad accogliermi coi paccheri (la pasta, non gli schiaffi) ripieni e i pomodori secchi fatti da lei.
Insomma, il mio angelo custode sembra essere tornato dalle ferie. E spero mi dia una mano per affrontare l'impiegato dell'ufficio comunale - personaggio che meriterebbe un post a sé - quando andrò a rifare la carta d'identità.

giovedì 17 ottobre 2013

Formichina non sa leggere i bandi di concorso

In questo momento, prenderei a sonore capocciate la porta di casa mia, la cappa della cucina, la credenza (il pc no, mi resta un po' di lucidità per capire che ne ho ancora bisogno). Cos'è successo? Niente di grave, in realtà. Allora, la settimana scorsa è uscito un bando per degli insegnamenti in Italia, termine ultimo per le domande la settimana dopo. Bene. La sottoscritta, non si sa per quale motivo, ha interpretato l'ufficio postale accettante nella frase "a tal fine farà fede il timbro dell'ufficio postale accettante" come l'ufficio ricevente la domanda, non quello da cui la domanda era spedita. Non mi chiedete perché, forse sarà stato il ricordo di due altri bandi di concorso in cui la domanda doveva pervenire entro tal data. Comunque, presa dall'ansia, ho fatto un Chronopost: mi sembrava l'unica soluzione possibile per far arrivare la domanda in cosi' poco tempo. Totale dell'operazione: 47 euri e molte bestemmie alle poste francesi che non hanno una via di mezzo tra la raccomandata e il Chronopost.
Poco fa ho telefonato all'ufficio dell'università in questione, il quale mi informa che faceva fede il timbro postale e che quindi bastava una raccomandata. Mi sono passate davanti agli occhi tutte le cose che avrei potuto fare con quei soldi, in questo momento di carestia. Io, formichina, soprannominata "le ministre des finances" dalla mia padrona di casa, buttare via 40 euri cosi' (la raccomandata costa 7, donc...)

E mi sono ricordata di un'altra telefonata, quella fatta all'Università per Stranieri di Siena per conoscere l'esito di un altro concorso.
- Dottoressa, ma Lei non si è presentata al colloquio!
- Colloquio? Quale colloquio?
- Ma certo, c'era scritto nel bando, era una selezione per titoli e colloquio, la data era specificata.
- Ah, grazie, arrivederci, eh, gentilissima.

In effetti, andandomi a ripescare il bando, era vero: c'era già l'appuntamento e tutto. Ma io avevo completamente ignorato l'informazione. Ma allora l'invio era tramite PEC, quindi ci avevo solo perso un po' di tempo.
Ho deciso quindi che d'ora in poi i bandi li leggerà P.A.al posto mio, lui che mangia pane e burocratichese.
Siete autorizzati a infierire e a burlarvi di me. Io invece vado ad affogare i miei dispiaceri in un piatto di strozzapreti ai peperoncini verdi e pomodorini.

giovedì 26 settembre 2013

Cose di Faro che mi sono piaciute

Gli enormi nidi di cicogna sull'Arco da Vila, le viuzze maiolicate della città vecchia, i pastel de nata, la possibilità di scegliere una porzione intera o una mezza porzione alla mensa dell'università, il caffè a 55 centesimi, il panino ai cereali del buffet dell'hotel, il gioco di luci al crepuscolo di ritorno dall'Ilha Deserta, i marosi dell'Oceano Atlantico, le rocce rosa, le cicogne sull'Arco da Vila, l'artigianato in sughero, la festa del Partido Socialista, o arroz doce, i galli portoghesi, il sorriso della signora della pastelària Cinderela, la semplicità delle persone, gli hibiscus e le bouganvillee, la palestra en plein air messa a disposizione dal comune, le conchiglie sulla spiaggia dell'Ilha Deserta, la sabbia doppia color del tufo, il vinho verde, il paté de sardinha, dire "obrigada" e "pastel de nata", la bellezza di Catherine, gli sguardi ammirati ma sempre composti degli uomini portoghesi, il negozio in cui ho comprato il Porto, le bustine dello zucchero coi fumetti Love is..., il sole caldo e avvolgente mentre a Parigi c'erano 10 gradi in meno, Jorge che canta il fado, un'altra settimana di sandali, i vecchietti per strada, da soli o in compagnia. E poi una bambina bruna sui 6-7 anni, che corre felice e grida di gioia sventolando la bandiera del Partido Socialista e a cui non ho voglia di fare una foto, perché sono sicura che non me la dimentichero' mai.

Viuzze del centro

Balli popolari alla festa del Partido Socialista

Tramonto dal battello del ritorno

giovedì 27 giugno 2013

La doggy bag

A volte succede che, in modo assolutamente inspiegabile, una parola scateni improvvisamente un ricordo lontano e sepolto sotto strati di altri ricordi. Tutto è nato da un commento che la Schwester - sempre pronta a burlarsi di me - mi ha fatto su feisbuc. La disgraziata, al mio giubilo per un pezzo di dolce avanzato dalla cena di  ieri sera coi miei cugini, ha commentato: "sei sempre pronta a farti le doggy bag dappertutto".
Ora, tralasciando il fatto che la cena fosse a casa mia, la battuta ha provocato in me un fou rire incredibile (che a sua volta ha provocato nella mia collega la definitiva certezza di dividere l'ufficio con una pazza scansafatiche). Perché in quel momento ho pensato a lui (Andrea? Luca? boh!), un bambino che incontravo sempre alle feste dei figli di Elisa, biondino, riccio, un po' grasso e antipatico. Non mi ricordo il suo nome ma mi pare di ricordare che fosse noto ai più come "il figlio di Anna la pazza", incaricato da sua madre di tornare a casa con un bel bottino di dolcetti, rustici e altre cose buone partorite dalle mani di Elisa.
Soprattutto mi è tornata in mente quella volta in cui, alla fine della festa, Elisa gli aveva preparato il paccotto e glielo stava infilando in un sacchetto di plastica, quando lui la fermo' prontamente dicendo:
"Non ce n'è bisogno, grazie, mamma mi ha già dato la busta, tieni."

(intanto io continuo a ridere, riuscendo a convincere della mia follia pure l'altro mio collega. e ho deciso che stasera telefono a mia madre e le chiedo se si ricorda del bambino della doggy bag)

domenica 21 aprile 2013

Natura vs Cultura

In teoria oggi avrei dovuto finire una recensione per una rivista.
In pratica mi sono messa a devastare la mia cucina, tra marmellata di fragole, travaso del mio nuovo geranietto e i carciofi (una parte finita in decotto, l'altra in padella con l'arista di maiale...e poi nel mio stomaco!).
"Agriturismo" batte "Ricerca" 3 a 0.

Buona domenica!

sabato 5 gennaio 2013

La bocca della verità

- Ma quanto sei carina, cosa ne dici se la prossima volta ti regalo un gattino? Lo vuoi un gattino?
- Signore, portami un pollo, così me lo mangio!

(Claudia, 3 anni. Un metro e qualcosa di golosa sincerità)

martedì 13 novembre 2012

Formichina sostiene The AirFood Project... fallo anche tu!

Oggi vi parlo di una cosa che mi sta molto a cuore, che credo ci tocchi un po' tutti da vicino, in quanto cittadini europei innanzitutto.
Non so se siete a conoscenza del Programma europeo di aiuti alimentari agli indigenti: è un programma che permette a numerose associazioni (tra cui i Restos du cœur, ma anche la Caritas e molte altre) di sfamare ogni anno circa 18 milioni di persone in Europa. E' un programma basato sulle eccedenze alimentari delle industrie, che vengono "stoccate" dall'Unione Europea e distribuite tra le varie associazioni. Bene, siccome il programma ha i suoi costi e i tempi non sono floridi, l'Europa sta vagliando l'ipotesi di non mantenere più la politica attuale e di mandare al macero le eccedenze alimentari, soluzione che per quanto terribile, risulta più economica. Il voto è previsto il 23 novembre prossimo, cioè tra 10 giorni.

E' nato perciò un progetto (The AirFoodProject), sostenuto da varie associazioni, che vorrebbe fare pressione sulla delicata decisione o quantomeno informare il più gran numero di persone possibile. Troverete sul sito www.theairfoodproject.com il video con la descrizione del progetto, una petizione da firmare (sezione 2) e i vari video che singoli o associazioni hanno preparato per perorare la causa di AirFood (tra cui c'è anche quello che abbiamo girato alla Péniche). Se non capite il francese, il sito è disponibile anche in inglese o in tedesco. Se volete, potete fare copia-incolla di questo post e metterlo sul vostro blog, su feisbuc, twitter o dove vi pare a voi.
E' un piccolo aiuto, ma che puo' fare tanto! Ricordate: tra un anno, 18 milioni di persone in Europa non faranno finta di mangiare da piatti vuoti... non ci sarà niente nei loro piatti.



mercoledì 24 ottobre 2012

Il bottino


-  caffè per moka (2 confezioni)
- orecchiette (un pacco)
- pasta mista (un pacco)
- riso per risotto (3 kg... grazie, dott. Scotti!!!)
- pesto fresco (2 barattoli)
- sugo "napoletano" (un barattolo)
- snack di riso (due confezioni)
- strozzapreti di Altamura (un pacco)
- strozzapreti toscani artigianali (un pacco)
- ragù di chianina (2 barattoli)
- ragù di cinta senese (2 barattoli)
- crostino di peperoni aromatico (un barattolo)
- penne (un pacco)

- assaggini vari ed eventuali in loco (biscotti, mozzarella di bufala, prosciutto, lardo di Colonnata, crema di tartufo, cannoli, vino, formaggi ecc ecc ecc)

- un invito a cena da un senese a cui non avrei dato 5 lire ma che si è rivelato intelligente e tutto sommato piacevole. e dal momento che la parigina sono io, mi sono fatta portare al Comptoir de la Gastronomie (e quando mi ricapita???), che vi consiglio assolutamente.


Sorridete: c'è solo da guadagnare.

domenica 12 agosto 2012

Senza zucchero

- Buongiorno signorina, una domanda: avete gelati senza zucchero? Sa, sono diabetico.
- No guardi, mi spiace, tutti i gelati hanno zucchero.
- Ah. E i sorbetti, forse?
- Quello al frutto della passione forse è quello meno zuccherato.
-  E di cosa sa? Sa, se è troppo acido neanche va bene.
- Di frutto della passione.
- Cioè?
- Di maracuja. Oppure puo' prendere ananas.
- No, ananas non va bene per il diabete.
- Ah. Non so che dirle. Passo a prendere l'ordine tra poco, per la signora, magari.

Dieci minuti dopo:

- Allora, signori, avete scelto?
(sempre lui) - Si', per me un piattino due gusti: tiramisù e cioccolato.

giovedì 26 aprile 2012

Ovvietà

Ristorante italiano sul Canal St. Martin, 3 amiche, una innamorata.

Amica 1: Ma insomma, cos'è che ti piace cosi' tanto di lui?
Amica 2: Beh, è bellissimo...
Amica 1: E poi?
Amica 2: E poi mi fa fare un sacco di risate, è divertente... e mi piace parlare con lui, è simpatico e intelligente. E poi è sensuale, e mi guarda con occhi adoranti e io mi sciolgo..
Amica 3 (finora si è limitata a sorridere e annuire): Beh, normale... è un nero!

sabato 21 aprile 2012

Pragmatismo paterno

- Mà, hai visto? A' piccerella se ne va a Valencia per l'Erasmus!
- Eh, ho visto... Sono proprio contenta!

Voce fuori campo: - E speriamo che si trovi un bel fidanzato spagnolo cosi' abbiamo la carne di toro gratis!

A volte mi chiedo come siano costruite le connessioni neuronali di mio padre... ma ho il vago sospetto che il cibo occupi un posto importante.

domenica 12 febbraio 2012

Un sabato da ragazza normale

L'idea mi era venuta venerdi' sera, di ritorno dalla mia serata con l'Abruzzese. Ma si', quasi quasi annullo il posto in BnF e lavoro a casa. Domattina vado a cercarmi le scarpe e poi mi metto al lavoro. Il programma prevedeva sveglia alle 8, colazione, rapida doccia con shampoo e giro verso Bastille- St. Paul - Hôtel de Ville, per ritornare al nido massimo a mezzogiorno, pranzare e lavorare tutto il pomeriggio alla tesi. E invece la sveglia l'ho spenta e mi sono girata dall'altro lato, ché avevo ancora sonno, per poi alzarmi dal letto alle 9.44... Fare colazione con calma, spalmando con cura la mia marmellata di arance e cannella sui cracker di segale, sorseggiare il caffè e l'ottimo tè verde cinese, quello che diventa sempre più buono man mano che ne fai. Le scarpe le ho comprate su amazon, le avevo provate in negozio ma non erano nere e l'unico paio disponibile era a Thiais, vicino Orly, per localizzare un attimo. Ho deciso che la stanza meritava una sistemata, cosi' l'olio di Macassar avrebbe fatto il suo dovere prima dello shampoo.

Una chiacchierata in chat con la Schwester, che è tutta eccitata all'idea di fare domanda per l'Erasmus e chiedeva consiglio sulla meta. E poi lo shampoo, che per me ha sempre un valore quasi iniziatico. Ho pranzato a casa, seduta al tavolo e con un piatto davanti, non su una sedia  dell'atrio della biblioteca con un tristissimo tupperware in mano. E al posto del caffè del distributore, quello della mia moka. Nel frattempo avevo finito la mia parte di pulizie, gioiendo all'idea di avere la domenica libera. Un giro in posta per una commissione e una puntatina alla boulangerie verde sull'avenue Daumesnil, un tentativo a buon fine dall'estetista. E poi a casa, merenda e a lavorare finalmente, con un occhio costantemente alla finestra per vedere se arrivava il fattorino di amazon (avevo lasciato il vecchio codice e temevo che non mi consegnassero le scarpe). La mia tazza rosa con la principessa a dissetarmi di tè cinese, la telefonata di mummy, la consegna e poi a prepararmi per la festa della péniche: top di paillettes, mini di jeans (si', ho comprato una minigonna: il mondo sta davvero finendo), un bel trucco e via verso il 15esimo, dove sarei rimasta fino al mattino, se la soupe de champagne non mi avesse messa ko.

Ecco, io non so se anche voi lavorate 6 giorni su 7, ma io ieri, dopo un bel po' di tempo, mi sono sentita di nuovo una normalissima ragazza della mia età, senza dover correre di qua e di là come una formica impazzita. E sono andata a letto cosi', 'mbriaca e  felice.

domenica 18 dicembre 2011

Il compleanno di orsacchiotto

Dopo qualche anno di latitanza, quest'anno mi sono impegnata per essere a casa il 18 dicembre, giorno del compleanno del mio papino, in arte orsacchiotto. E con la complicità di mummy e Zorrino, sono riuscita a fargli persino la sorpresa, andandolo a svegliare al mio arrivo.
Zorrino ci ha portati a pranzo fuori, da Arturo al Fusaro, dove quella sera d'estate c'era la tatangelo, ricordate?
E' stato un pranzo perfetto: parmigiana di mare, sformatini di verdura con gamberetti, insalata di mare, scialatielli cozze e zucchine, gnocchi vongole e pesto di rucola... il tutto annaffiato da un'ottima Falanghina dei Campi Flegrei. E siccome noi non usciamo mai di casa tutti insieme, il cielo ha ben pensato di festeggiare l'evento con grandine, tempesta e venti monsonici.

Al momento del conto, mummy - con la solita prontezza che la contraddistingue in certi casi - ci gaurda uno ad uno e fa: "Ma qualcuno ha preso le chiavi del portoncino?"
Ehm, nella fretta non le aveva prese nessuno. E le chiavi della Zorrino-mobile sono sprovviste di chiavi del portoncino.

E come facciamo adesso???
Il tragitto da Bacoli a casa è stato un susseguirsi di ipotesi e proposte improbabili, tra il Vesuvio spruzzato di neve e un arcobaleno qua e là. Io, in pieno abbiocco post-prandiale, aggravato dal non aver dormito ieri notte, mi sono accovacciata sul sedile posteriore della Zorrino-mobile, accanto a mummy. Più o meno questo quello che ho recepito:

1)
O: saliamo per il muretto di Tommaso - detto anche "Tom informazione gratuita" per la sua naturale predisposizione agli inciuci, ndF - e poi scavalchiamo. C'è la scala in cortile?
Z: Eh no, pà.
O: E vabbè, gli chiediamo se ce la presta.
Z: Pà, ma come facciamo? E poi sul muretto c'è il filo spinato, io non ci salgo. Qua bisogna solo chiamare i pompieri.

2)
O: Ma la porta del negozio è chiusa?
M: Eh si'.
O: E quella del portoncino laterale?
M: Pure.
O: Ma che la chiudi a fare?
M: E perché dovrei lasciarla aperta?
Z: Beh mà, potevamo entrare dalla porta delle scale.
M: Ma quella porta da fuori non si apre, impossibile. Mi sa che l'unica è chiamare i pompieri.

3)
O: Ma dico io, tu chiudi il lucchetto e non ti porti la chiave? Sei sicura che è chiuso?
M: Sì, è sicuramente chiuso perché ho dovuto provarci più volte, non voleva proprio chiudersi.
O: E perché hai insistito tanto allora? Non hai capito che era un segno e che non dovevi chiuderlo?!

4)
O: Ci facciamo dare il palo di ferro da Tommaso e forziamo il portoncino.
Z: Pà, ma hai idea di quanti soldi ci vogliano poi per il portoncino? Non è meglio se ci facciamo dare il martello, così rompiamo il lucchetto?
F: E perché non provate con una forcina?
Z: Purtroppo non si vedrà niente, sarà quasi impossibile farlo con la forcina.
F: Ah. E se chiamassimo i pompieri?
O: Ma quali pompieri! Entriamo dall'attico, piuttosto.
F: Pà, scordatelo. Dove ti arrampichi? E poi hai addosso il maglione che ti abbiamo appena regalato, già vuoi rovinartelo?
M: E poi soprattutto: hai pensato che se apri la porta dell'attico tutte le tue carte del ragioniere volano via, col vento che c'è oggi?
Z: Bisogna chiamare i pompieri, è l'unica soluzione.
F: Sì, penso anch'io.
O: Ma quali pompieri... vengono ad aprirci? E che gli diciamo, ci siamo chiusi fuori?
F: Beh sì. Li chiamano per far scendere i gatti dagli alberi, perché non dovrebbero chiamarli per far entrare le persone in casa propria?
M: Sì, chiamiamo i pompieri. Tanto mica dobbiamo per forza dirgli che abbiamo scordato la chiave...

E così orsacchiotto, dopo essersi visto smontare tutti i piani uomo-ragno, ha ceduto e ci ha concesso di chiamare i pompieri, che sono arrivati dopo poco. Erano 5 o 6, di cui quasi la metà anche abbastanza appetibile. Hanno sfoderato la mega tenaglia e spaccato il lucchetto, aprendoci la porta di casa nostra.
Nel frattempo la Schwester seguiva tutti i movimenti via telefono, e alla compagnia si era aggiunto anche Raffaele, detto "il leone" o anche "il polacco". Ma di lui parleremo un'altra volta, è un personaggio talmente surreale che, in un post già così ricco, potreste accusarmi di essermi inventata tutto. Ma vi assicuro, a casa mia la realtà supera spesso la fantasia: grazie a Dio, siamo gente allegra.

mercoledì 7 dicembre 2011

Recupero crediti

Ieri ho scoperto che tra le millemila mansioni della segretaria-gelataia c'è pure quella di andare a riscuotere gli impagati di qualche ristorante. E cosi', fatture alla mano, sono stata sguinzagliata tra il Marais e Opéra. Il primo tentativo è stato un fallimento: il proprietario del posto in questione mi ha praticamente riso in faccia, promettendo di inviare un assegno domani. Peccato che suonasse un po' come: "Ma certo, bambina, se fai la brava ti compro la carrozza di Cenerentola con tutti i cavalli, i lacché, le scarpine di cristallo e il principe azzurro; ora pero' lasciami in pace e torna a magnà gelati". La seconda volta è andata meglio, con un omino simpatico che ha persino mollato la sua clope per non farmi aspettare troppo. E vi diro', il ristorante è pure carino: si chiama Sous-rire, al 22 di rue Saint Martin. Mi faro' portare a cena li' dal prossimo squilibrato con cui usciro', se prima non finisce il mondo o non chiude il ristorante.

L'avventura è ripresa nel pomeriggio, direzione Opéra. Non so se ve l'ho detto, ma in quanto segretaria-gelataia ho diritto a un gelato al giorno, di cui continuo ad usufruire anche se non è molto stagione. E prima di partire in missione, mi sono fatta preparare da Cardini ("almeno uno, fatemelo bocciare!") una bella coppetta pistacchio e Romeo e Giulietta (meraviglia di fiordilatte, fragoline di bosco e cialde ricoperte di cioccolato fondente) da mangiare in viaggio. Solo che un minuto dopo -tac... tac... tac- ha cominciato a piovere, e mi sono rifugiata nell'androne di una non meglio specificata mensa, affondando lentamente il cucchiaino nel pistacchio e guardando la pioggia cadere piano piano. Finito il gelato, ho aperto il mio bellissimo ombrellino frou-frou e dato un'occhiata alla cartina artigianale che la capa mi aveva disegnato. Mmm... rue des petits champs... poi gira in rue st. Anne... st. Augustin e finalmente rue de Monsigny. Solo che, invece di rue des petits champs, mi sono ritrovata su rue de la croix des petits champs e ho fatto un altro percorso, scoprendo una zona di Parigi a me nuova. Nel frattempo, la pioggerellina parigina si era trasformata in acquazzone di tipo pisano-tropicale, di quelli in cui l'ombrello non serve carrément à rien e tu ti ritrovi coi piedi in ammollo, come se stessi facendo un pedicure negli stivaletti, i jeans e buona parte di tutto il resto completamente fradici. A riscossione avvenuta (più di 1000 euri di gelati!), mi sono rimessa in cammino. Come da copione-Murphy, mentre chiedevo all'ex debitore una stufa per potermi asciugare, fuori aveva smesso di piovere. E dopo un'altra, fruttuosa riscossione nel Marais, sono rientrata alla base trionfante, per la gioia della capa. Capa che 5 minuti dopo mi ha comunicato che avevano sbagliato a calcolare la fattura del ristorante a Opéra e che domani dovro' tornarci. Sperando che non nevichi...

martedì 15 novembre 2011

E io dov'ero

Quando succede qualcosa di particolarmente importante nel mondo si cerca di fissare bene cosa si stava facendo in quel momento. Quando ci fu l'attacco alle Twin Towers nel 2001, per esempio, io stavo uscendo a comprare il regalo di compleanno alla mia allora dolce metà (ebbene si', ho avuto un fidanzato nato l'11 settembre, se proprio dovete ridere, fatelo compostamente), un cd dei Tiromancino. Orsacchiotto, l'uomo televideo, mi diede la notizia con fare concitato, seduto in punta al divano beige del salone.

Due giorni fa l'Italia si è liberata (definitivamente, si spera ma non ci giurerei) di un individuo che ha fatto dell'Italia un'assurda anomalia nella storia della democrazia occidentale. Che è riuscito a contaminare tutto cio' che ha toccato. Che ha fatto del mio Paese un posto depresso e allo sbando, con un altissimo debito pubblico, del Parlamento una corte di menestrelli, giullari e cortigiane, delle bugie il pane quotidiano di milioni di occhi e di orecchie. E molto altro ancora che non voglio stare a rivangare.
Ebbene, io sabato sera ero a mangiare una pizza con la Dido, una pizza vera, in quella che è la migliore pizzeria italiana di Parigi per me finora (grazie, anima gemella!): O Scià, in rue Tiquetonne. Una pizza come quelle che fanno a Napoli ma al costo di una di Parigi. Una pizza perché avevamo voglia di sentirci italiane, un sabato sera diverso dagli altri, un sabato sera sulle spine ad aspettare messaggi. E mentre arrivava il mio, impaziente, a Gipo (ma non s'è ancora levato di 'ulo???), è arrivato quello della Schwester, "è finito battiscopa!", e subito dopo la risposta di Gipo: "E' fatta! Appena uscito il comunicato ufficiale! Stappa lo champagne!!!" E poi quello di anima gemella, che era davanti al Quirinale: "Si è dimesso! io c'ero, un abbraccio commosso"
E lo sciampagn l'abbiamo stappato ieri sera e ci siamo scolati tutta la bottiglia, LdL, Hdc e la qui presente formichina. 
Sono soddisfazioni, converrete. Anche se c'è da rabbrividire all'idea che si festeggi per la caduta di un governo in un momento cosi' delicato. Si puo' portare un Paese a un tale stadio di esasperazione, con cori professionali che intonano l'Alleluia?
Detto questo, il mio primo pensiero è stato per mia nonna: sarebbe stata felicissima di vedere questo giorno e mi spiace un sacco che l'abbia mancato per un mese. Era lei a chiamarlo "battiscopa" e sono sicura che continua a dirgliene ancora di tutti i colori, ovunque sia.