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lunedì 10 ottobre 2011

La mia parte intollerante

Da qualche tempo covavo il sospetto che qualcosa nella mia alimentazione non andasse per il verso giusto. C'è stato un periodo, qualche mese fa, in cui ogni volta che mangiavo pane o pasta (ma soprattutto pasta) mi pareva di avere come un sasso fermo sul petto. Una sensazione orrenda.
Allora mi sono finalmente decisa a fare il test delle intolleranze l'ultima volta che sono stata a casa (si' Alex, lo so che tu non sei d'accordo, ne abbiamo discusso spammando un po' sul blog di Ondalunga ^_^).
Dei miei amici hanno aperto una parafarmacia e ho fatto da loro questo "test", che consiste nel farsi punzecchiare un punto particolare del dito medio (chi ha ideato 'sta cosa dice di essersi ispirato ai principî dell'agopuntura, non al padre del Trota) con un aggeggino collegato a un pc (si', è un test un po' nerd, per la gioia di voi nerd lettori del blogghino). Il testatore seleziona un alimento (o una categoria di alimenti) e preme il cavetto (che dopo un po' fa pure male) sul ditino. A seconda del tipo di suono prodotto dal pc, viene calcolata la tollerabilità dell'alimento. Più il suono è acuto, più l'alimento è ben tollerato.

Le mie previsioni erano le seguenti: latte e derivati, pomodori, zucchine e pasta, visto che sono cose che consumo in grandi quantità. E invece gli esiti sono stati quasi del tutto sorprendenti: farina, lattuga, funghi e ravanelli.
Al momento della farina il pc ha emesso il suono di una sirena con le pile scariche... e io, composta all'80% da acqua e farina e al restante 20% da lievito, malto e sale, nata e cresciuta nel pane, mi sorprendo ad essere intollerante all'adorato compagno di vita. I due dottorini me l'hanno proscritto per 10-15 giorni, e con lui la pasta e tutto cio' che si fa col grano. Per 5 giorni sono stata ligia, ma sabato ero a un matrimonio che era la sagra del carboidrato, con tanto di lasagne home made di una signora siciliana... potevo mai dire di no? Ma, sarà stata suggestione o che, dopo le grida di giubilo delle papille gustative, lo stomaco ci ha tenuto a farmi sapere che non aveva gradito e che dovevo ricominciare a "comportarmi bene". E da ieri di nuovo niente pasta e pane, solo cracker wasa e Vollkornbrot o come si chiama lui (il pane di segale krukko, in vendita al monoprix).
Fare a meno della lattuga e dei funghi non è un grosso sacrificio. Del tutto inspiegabile invece l'intolleranza al ravanello, che potrebbe pure essere messo nel catalogo delle invenzioni inutili. Non ne mangio mai, mi fa proprio schifo. E i dottorini mi hanno spiegato che molto spesso, dietro al "non mi piace", si nasconde proprio un'intolleranza. Forse il profondo astio della Schwester per le mie adorate zucchine si potrebbe spiegare proprio con un'intolleranza.

La prima cosa che faro' quando sarà finita la sospensione, sarà una bella infornata di biscotti e una crostata gigante... siete tutti invitati.

(No, non sto rischiando di perdere il neotrovato lavoro disquisendo di futilità sul blogghino: alla fine il mio primo giorno di lavoro è slittato a venerdi', la mia formatrice è malata. Vi faro' sapere come va.bacibaci)

mercoledì 23 marzo 2011

Ouverture

E' successo che la notizia è arrivata pochi giorni prima, con il week-end già bell'e organizzato e la speranza ormai abbandonata di tornare a casa prima di un mese. E' successo che c'era tanto entusiasmo, un po' di nervosismo e una buona dose di ansia, che non ce la facciamo mancare mai.

Che c'erano i parenti, gli amici, chi ha fatto i lavori. Don Felice a benedire l'attività e noi a sperare che le sue benedizioni per i negozi funzionino meglio di quelle per gli sposi. Una quantità tale di piante e fiori di tutte le dimensioni e di tutti i tipi, che sembrava un vivaio.
Che allineati sugi scaffali in legno scuro trovavano posto i cantucci dorati, i tarallini al cacao, le freselle e i cubetti. Che tutte le luci erano accese, ad illuminare a giorno l'evento. Che Elisa ci ha scritto una poesia in napoletano e Stitch l'ha recitata, seguita dal suo epitallio "figlia e' panettiere".

Che c'erano dei bimbi, matti per la pizza e i biscotti al cacao. Le mie amiche, con mariti, figli, fidanzati, per una volta non a chiedermi se avessi delle "novità ineressanti" da raccontare. Gli amici di Stitch e di Zorrino, macchine fotografiche, sorrisi e bocche piene. Un viavai di vassoi tra laboratorio e negozio, portami una bottiglia d'acqua e una di coca-cola, un dibattito acceso per cercare di decifrare l'animaletto accompagnatore di una composizione di piante grasse.
Bigliettini d'auguri e tovaglioli sporchi di pizza, un fiocco tricolore e un forno a microonde, un elefantino di ceramica e una cornucopia, mummy sorridente nonostante il dolore per la caduta presa al mattino, orsacchiotto contento ma un po' in disparte dalla folla. Che c'ero anch'io, dopo aver rischiato di perdere l'aereo perché mi sono messa a vagabondare a Orly senza preoccuparmi della chiusura del gate e che sono stata graziata. C'era nonna da sopra a sentire i rumori nel suo mondo in cui non riusciamo più ad entrare.

E poi è successo che c'erano condensate tante altre facce, storie e sentimenti che non si possono raccontare, ché sarebbe lungo e ingiusto raccontarli qua sopra, ché certe cose vanno custodite gelosamente dentro di sé e da nessun'altra parte. C'era chi non c'era, che forse ha visto tutto lo stesso, chi lo sa. Che c'era tanto amore, che a casa mia si diffonde nell'odore del pane.

domenica 3 ottobre 2010

Oggi invece è sabato

Oggi invece è sabato, e io mi sono svegliata alle 10.30. Il cielo è un po' incerto ma fa abbastanza caldo.
Oggi è sabato e io sono andata al No B-day 2 a Trocadéro e ho parlato davanti a tutti senza emozionarmi, sullo sfacelo della scuola e dell'università.
Oggi è sabato e sono tornata dal vendipapero: ho comprato ça-va-bien-se-passer, è bellissimo.
Oggi è sabato e nella cassetta della posta ci sono 3 guarnizioni per la moka e un biglietto di mia madre.
Oggi è sabato e io sorrido con convinzione, e ho a cena 3 amici che mi fanno stare bene, anche se ho un piatto in meno.
Oggi invece è sabato e a Parigi c'è la notte bianca, la Chambre de commerce des Artisans Boulangers et Pâtissiers è aperta al pubblico e vedo gli omini della farina che corrono come formichine bianche impazzite e sfornano in continuazione. Vedo tavoli da lavoro del 1850 in legno di noce e un'impastatrice che mi ricorda una che avevamo anche noi a casa e che per me era "la giraffa".
Oggi è sabato e un odore familiare e dolcissimo mi sale su per le narici, ricevo un sacchetto con un croissant, una mini brioche e un panino, che svuoto sul Lungarno sur Seine con una certa meticolosità. Poi un bacio a tutti, vado a prendere la 8 a Bastille.