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venerdì 18 maggio 2012

La contabile non sa contare

Sicuramente l'ho già detto, ma quando andavo a scuola la matematica era l'unica materia scientifica che studiavo con piacere. Un pochino anche la chimica, ma la matemetica di più. Risolvere funzioni, equazioni mi rilassava. Fare i conti mi aiutava a distogliere l'attenzione da tutto il resto.
Sicuramente ho pure già parlato del mio attuale lavoro: sono stata assunta in una gelateria ad ottobre come segretaria factotum, quindi di conti ne faccio parecchi...
Bene, oggi li ho dovuti fare per motivi personali: il tanto agognato stipendio di aprile è finalmente arrivato e sono corsa a depositarlo alla filiale più vicina. Poi non so cos'è successo a un certo punto, ma mi sono convinta di aver ricevuto 60 euri in più. Si sarà sbagliata la capa? L'avrà fatto apposta per darmi un premio? Fatto sta che li ho messi da parte e sono corsa a restituirglieli. Poi mi sono incamminata al metro per andare in biblioteca. Ma una vocina, dopo aver visto la freccia "porte de Clignancourt"ha suggerito: ma non vuoi andare allo stock di Kookai per vedere se trovi una magliettina? Tanto sei stata pagata! E va bene, vocina, hai ragione, andiamo a vedere.
Uscita dalla metro, pero', mi ha colto il dubbio che i biglietti da 20 non fossero 9, come li avevo contati io, ma meno. E allora perché avevo scritto sul foglietto del deposito 180?
Per fortuna, "la mia banca è differente" e quando faccio un deposito mi chiede di indicare sia il numero dei biglietti in varie taglie che l'ammontare e mi rilascia una copia del versamento con tutti i dettagli. Ho tirato fuori dallo zaino la ricevuta gialla, apprendendo cio' che non avrei voluto: cioè che i biglietti da 20 non erano 9 ma 6, ma chissà per quale motivo nella mia testa facevano comunque 180 euri... e quindi ora mi trovavo con 60 euri in meno!!!
Al di là della vergogna di dover ritornare dalla mia capa a riprendermi cio' che le avevo ingiustamente restitutito, ho provato una certa costernazione per il mio povero neurone che ormai è più impoverito dell'uranio impoverito.

Siete autorizzati a ridere, a burlarvi di me, a contorcervi sul pavimento, ma per favore, non lo dite a mio padre: potrebbe disconoscermi come figlia.

lunedì 24 gennaio 2011

A una compagna di vita

Ci siamo conosciute a scuola, io avevo 5 anni e mezzo e tu qualche millennio in più. Ci siamo presentate con una paginetta di 0, poi una di 1, una di 2 e cosi' via fino al 9. Poi sono arrivati i regoli e l'abaco, per giocare un po' insieme. E poi i quaderni a quadretti hanno raccolto, per anni, la nostra corrispondenza: le 4 operazioni, la proprietà commutativa e quella distributiva, i dividendi e i divisori. Il primo punto massimo della nostra amicizia è stato quando ho cominciato a risolverti i problemi, chissà perché c'entrava sempre la mamma o un contadino che andavano al mercato e si complicavano la vita, o una torta da dividere tra un numero improbabile di golosi.
Mi hai fatto penare con le divisioni in colonna, sai? Cosi' come mi hai fatto penare con le proporzioni e i monomi: mi pareva sempre di averli capiti in classe, poi arrivavo a casa e non sapevo mai dove mettere la penna.Ah, le frazioni improprie hanno sempre suscitato il mio sgomento: li' ho capito che in te c'era un pizzico di follia...

Vestivi i panni del Dr. Jekyll durante le ore di aritmetica e quelli di Mr. Hyde durante quelle di geometria. Scusami tanto, ma lo sai bene che la geometria non mi è mai stata simpatica: una signorina troppo precisina, con quelle forme tutte spigolose e perfettine, e quei teoremi da perderci il sonno, ipotesi, antitesi, tesi: ma perché? Preferivo il contadino del mercato... Anche perché quando erano quelli i problemi, potevo farmi aiutare da papà, se non ci riuscivo.

Abbiamo cominciato a vederci nelle ore di algebra: ormai i numeri si facevano accompagnare sempre più spesso dalle lettere, la trovavo un'accoppiata strana, ma pareva funzionare. E in quegli anni ti conosceva anche mia sorella, che non ti voleva neanche conoscere, perché le avevano parlato male di te. E io avevo voglia a spiegarle che non era vero, che eri simpatica, ma lei non ci credeva. Si è iscritta al liceo classico per vederti il meno possibile, ma anche là ha dovuto fare i conti con te. Allora per diversi pomeriggi ci siamo viste tutte e 3, io, te e lei. Ci sedevamo intorno al tavolo quadrato del soggiorno e non ci alzavamo finché non ci eravamo dette tutto.

Ero un'adolescente scontrosa e malinconica, ogni tanto mi sfogavo con te, facendo equazioni o studiando funzioni: non puoi sapere quanto mi rilassavi... Adoravo studiare le funzioni, trovare il dominio e le altre cose che mi portavano al grafico finale. Ti confesso che ogni tanto mi viene la voglia di studiarne una, anche se non saprei da dove cominciare. Poi, come succede spesso, la vita ci ha fatto prendere strade diverse e ci siamo allontanate un po'. Ti ho ritrovata stamattina, sui lucidi del seminario del lab. A dire il vero, ogni tanto ti incrocio anche negli articoli per la tesi: algoritmi e chaînes de Markov, soprattutto, ma uno sguardo veloce e finisce li'. Stamattina c'erano diverse formule incomprensibili e ho ripensato alla nostra "amicizia".

Cara matematica, ti ho amata e ti ho pure odiata a volte. Stamattina ho capito che non potro' mai liberarmi di te: avro' sempre conti da fare, calcolare le proporzioni per le ricette, far vedere i compiti a qualcuno. Ma va bene cosi'. Mi hai regalato dei bei momenti: l'avermi fatta sentire umana e non una secchiona con l'unico  4 e mezzo della mia vita a un compito, una rivincita sulle prime della classe e l'abbraccio fortissimo di mia sorella dopo un pomeriggio passato a spiegarle qualcosa che aveva a che fare con l'asse delle x e quello delle y. E il suo urlo trionfale: "Uhaaaaaaaaanoncipossocredere: ho capitoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo, grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!"