Da 4 mesi lavoro in un'azienda come linguista-terminologa (fidatevi, è questo il mio lavoro, anche se P.A. dice a tutti che faccio "i sondaggi"). Part-time, per un totale di 10 giorni al mese.
In 4 mesi, mi hanno cambiato di scrivania la bellezza di 4 volte, credo con relative bestemmie da parte del tecnico informatico, dal momento che sono l'unica a lavorare su Windows e non su Linux. E ogni volta prendi l'hd di formichina, stacca tutti i cavi, prendi i due monitor di formichina e sposta il tutto sulla nuova scrivania, riallaccia tutto e, soprattutto, vedi se tutto funziona come prima. In realtà lui è sempre stato tanto carino, ma immagino che magari avrebbe preferito fare altro al posto di questo valzer di computer e di scrivanie.
Per fortuna, la maggior parte del tempo l'ho passata non lontana dalla finestra, ma in un punto dell'ufficio (un grande open space) abbastanza riparata, anche se a un tiro di schioppo dal capo.
Ma... anno nuovo, vita nuova! Al mio ritorno a gennaio, sono stata informata della mia nuova postazione: lontana dalla finestra, lontana dal capo e vicina alla porta. Quella che permette l'accesso alle toilettes, alla terrazza, al locale cucina, agli uffici di sotto e che viene aperta dalle 100 alle 200 volte all'ora, permettendo il passaggio di pinguini, orsi polari e altre bestiole venute dal regno del freddo.
Non c'è che dire, davvero un pensiero carino, spostarmi là nel mese più freddo dell'anno, per soli 7 giorni di lavoro. Soprattutto tenendo presente che il 90% dei transitanti lascia sempre la porta socchiusa, regalandomi un simpatico spiffero, vero toccasana per la mia schiena.
E oggi, dopo che sabato sono stata una decina di ore in una sala a 11° per un matrimonio, apprezzo ancora di più questo simpatico regalo di Natale.
Vi ringrazio eh, ma non dovevate. Per dimostrarvi tutta la mia gratitudine segue una copiosa lista di mortaccivostra.
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lunedì 27 gennaio 2014
giovedì 24 gennaio 2013
Accident grave de voyageur
Sono per natura contro la politically correctness. A me le cose piace chiamarle col loro nome, senza giri di parole. La formula accident grave de voyageur è una simpatica formuletta paracula che l'RATP usa per informare i poveracci che ogni giorno devono prendere i trasporti che qualcuno ha deciso di farla finita buttandosi sotto a un treno e percio' la linea è bloccata.
9.02, Daumesnil. "Accident grave de voyageur à Vincennes, RER A interrompu entre Nation et Val de Fontenay. Service bus de remplacement à Château de Vincennes.", campeggia sullo schermo d'informazioni. Sbuffo e penso "merde!", mentre mi avvio a Nation per prendere la 1.
9.25. Arrivo a Château de Vincennes. E' il delirio totale: decine e decine di pendolari che vagano come schegge impazzite alla ricerca dello sfigatissimo bus che li porterà nel bled pourri dove lavorano. Esito, cerco i bus, ma non ho voglia di fare la sardina. E nella migliore delle ipotesi riuscirei a salire forse sul terzo che passerà (se e quando passerà). Penso che potrei telefonare all'unica persona automunita e in zona, anche se mi sono ripromessa di non cercarla. In preda alla disperazione, lo faccio lo stesso. Non risponde né mi richiama e penso "accidenti a me, sono venuta meno ai miei buoni propositi e sto comunque bloccata qua, cornuta e mazziata!"
Mi ricordo improvvisamente che da Créteil c'è un servizio bus che porta direttamente a Champs-sur-Marne, ridente cittadina fantasma in mezzo al nulla dove sorge il mio lab. Faccio il tentativo, telefono alla mia amica Marie per sapere se ne sa qualcosa. Effettivamente si', ne sa qualcosa e mi consiglia di prendere un vélib e arrivare a Charenton per non dover stare a tornare su a Parigi centro per recuperare la 8.
9.58, Château de Vincennes. Trovo una stazione vélib e mi avvio, un po' imprecando contro colui che ha deciso di farla finita proprio stamattina un po' ringraziando il Cielo che almeno non nevica più e le strade sono sgombere. Arrivo a porte Dorée (cioè praticamente a 10 minuti a piedi da casa mia) un quarto d'ora dopo, ripongo il vélib e prendo la 8.
10.37, Créteil. Cerco il famoso bus. Ne passa uno all'ora, il prossimo è alle 11. Aspetto al freddo e al gelo sulla banchina, continuando a imprecare contro l'RATP e il poveraccio, che pur essendo poveraccio stamattina ha rotto i coglioni a un bel po' di gente.
11.02, il bus parte. Un quarto d'ora dopo sono a Champs.
Risultato: mezza giornata di lavoro persa, a una settimana dalla consegna.
Ma questi che scelgono l'RER per farla finita non lo sanno che non potranno trovare pace manco nell'aldilà con tutte le jastemme che riceveranno des autres voyageurs e che li raggiungeranno pure se saranno diventati polvere???
Tra i criteri di valutazione di una tesi dovrebbe pure esserci una voce "difficoltà logistiche". Da Paris-Est uscirebbero tutti con mention "très honorable".
(Salvate il soldato formichina, episodio 2043.)
9.02, Daumesnil. "Accident grave de voyageur à Vincennes, RER A interrompu entre Nation et Val de Fontenay. Service bus de remplacement à Château de Vincennes.", campeggia sullo schermo d'informazioni. Sbuffo e penso "merde!", mentre mi avvio a Nation per prendere la 1.
9.25. Arrivo a Château de Vincennes. E' il delirio totale: decine e decine di pendolari che vagano come schegge impazzite alla ricerca dello sfigatissimo bus che li porterà nel bled pourri dove lavorano. Esito, cerco i bus, ma non ho voglia di fare la sardina. E nella migliore delle ipotesi riuscirei a salire forse sul terzo che passerà (se e quando passerà). Penso che potrei telefonare all'unica persona automunita e in zona, anche se mi sono ripromessa di non cercarla. In preda alla disperazione, lo faccio lo stesso. Non risponde né mi richiama e penso "accidenti a me, sono venuta meno ai miei buoni propositi e sto comunque bloccata qua, cornuta e mazziata!"
Mi ricordo improvvisamente che da Créteil c'è un servizio bus che porta direttamente a Champs-sur-Marne, ridente cittadina fantasma in mezzo al nulla dove sorge il mio lab. Faccio il tentativo, telefono alla mia amica Marie per sapere se ne sa qualcosa. Effettivamente si', ne sa qualcosa e mi consiglia di prendere un vélib e arrivare a Charenton per non dover stare a tornare su a Parigi centro per recuperare la 8.
9.58, Château de Vincennes. Trovo una stazione vélib e mi avvio, un po' imprecando contro colui che ha deciso di farla finita proprio stamattina un po' ringraziando il Cielo che almeno non nevica più e le strade sono sgombere. Arrivo a porte Dorée (cioè praticamente a 10 minuti a piedi da casa mia) un quarto d'ora dopo, ripongo il vélib e prendo la 8.
10.37, Créteil. Cerco il famoso bus. Ne passa uno all'ora, il prossimo è alle 11. Aspetto al freddo e al gelo sulla banchina, continuando a imprecare contro l'RATP e il poveraccio, che pur essendo poveraccio stamattina ha rotto i coglioni a un bel po' di gente.
11.02, il bus parte. Un quarto d'ora dopo sono a Champs.
Risultato: mezza giornata di lavoro persa, a una settimana dalla consegna.
Ma questi che scelgono l'RER per farla finita non lo sanno che non potranno trovare pace manco nell'aldilà con tutte le jastemme che riceveranno des autres voyageurs e che li raggiungeranno pure se saranno diventati polvere???
Tra i criteri di valutazione di una tesi dovrebbe pure esserci una voce "difficoltà logistiche". Da Paris-Est uscirebbero tutti con mention "très honorable".
(Salvate il soldato formichina, episodio 2043.)
mercoledì 28 novembre 2012
Il traducente perfetto, ovvero Appunti di didattica per il futuro
BnF, con un amico alla macchinetta del caffè:
- Ma pure tu sei in cotutela?
- No, la mia è più una codirezione.
- Ah, con quale università?
- Con l'ENS*.
- Quand même!
- Perché dici comunque?
- Eh? Non ho detto comunque...
- Ma sì, hai detto quand même...Non vuol dire comunque?
- Sì, quando lo usi all'interno della frase. Puoi usarlo però anche come esclamazione, del tipo: "però!"...
- Cioè, mi stai dicendo che posso usarlo anche per dire "mecojoni!"?
- Esatto, proprio così.
Se casomai un giorno dovessi trovarmi a insegnare francese in una scuola o un'università romana, avrò un problema in meno.
*ENS: École Normale Supérieure
- Ma pure tu sei in cotutela?
- No, la mia è più una codirezione.
- Ah, con quale università?
- Con l'ENS*.
- Quand même!
- Perché dici comunque?
- Eh? Non ho detto comunque...
- Ma sì, hai detto quand même...Non vuol dire comunque?
- Sì, quando lo usi all'interno della frase. Puoi usarlo però anche come esclamazione, del tipo: "però!"...
- Cioè, mi stai dicendo che posso usarlo anche per dire "mecojoni!"?
- Esatto, proprio così.
Se casomai un giorno dovessi trovarmi a insegnare francese in una scuola o un'università romana, avrò un problema in meno.
*ENS: École Normale Supérieure
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venerdì 25 novembre 2011
Come pietre
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Molto probabilmente lo sapete già, o molto probabilmente no. Non voglio fare un post con un taglia e cuci da articoli pescati qua e là, non avrebbe senso e mi scoccerei di leggermi io per prima. Voglio invece condividere con voi una riflessione scaturita (e scatenata) in me dagli ultimi eventi e un po' anche dalla deformazione professionale, ne parlavo già con lui in BnF qualche settimana fa.
E cioè: perché, per parlare di un uomo particolarmente stronzo, si dice che è un "figlio di buona donna" nella migliore delle ipotesi, o "un figlio di puttana", "un figlio di una mignotta", "un figlio di troia" nelle altre? Perché non si dice piuttosto che è il "figlio d'un cane", "il figlio di un disonesto", "il figlio di uno stronzo" and so on?
Ora mi direte: maddài, sono modi di dire! E' vero, sono modi di dire (o espressioni idiomatiche, unità fraseologiche, se preferite), ma se lo sono diventati lo si deve solo ai parlanti. E se è vero che la lingua è il riflesso di un mondo (come le 24 parole degli Eschimesi per dire "neve"), se queste espressioni sono "modi di dire" è anche grazie a noi. Dove sta scritto che se uno è un essere immondo lo è per derivazione materna? La nostra lingua, purtroppo, si limita a riflettere la forma mentis di una società profondamente maschilista, in cui anche le donne sono spesso maschiliste, seppur inconsapevolmente.
Forse prestando un po' di attenzione in più a cosa diciamo, possiamo dare un piccolissimo contributo alla causa e fare un passettino verso la parità, allargando un po' i confini del nostro mondo.
E cioè: perché, per parlare di un uomo particolarmente stronzo, si dice che è un "figlio di buona donna" nella migliore delle ipotesi, o "un figlio di puttana", "un figlio di una mignotta", "un figlio di troia" nelle altre? Perché non si dice piuttosto che è il "figlio d'un cane", "il figlio di un disonesto", "il figlio di uno stronzo" and so on?
Ora mi direte: maddài, sono modi di dire! E' vero, sono modi di dire (o espressioni idiomatiche, unità fraseologiche, se preferite), ma se lo sono diventati lo si deve solo ai parlanti. E se è vero che la lingua è il riflesso di un mondo (come le 24 parole degli Eschimesi per dire "neve"), se queste espressioni sono "modi di dire" è anche grazie a noi. Dove sta scritto che se uno è un essere immondo lo è per derivazione materna? La nostra lingua, purtroppo, si limita a riflettere la forma mentis di una società profondamente maschilista, in cui anche le donne sono spesso maschiliste, seppur inconsapevolmente.
Forse prestando un po' di attenzione in più a cosa diciamo, possiamo dare un piccolissimo contributo alla causa e fare un passettino verso la parità, allargando un po' i confini del nostro mondo.
"I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo."
Vi starete probabilmente chiedendo cosa c'entri questo post con la giornata contro la violenza sulle donne. Il fatto è che le parole, se non calibrate bene,sanno essere molto peggio delle pietre...(Ludwig von WITTGENSTEIN)
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martedì 8 novembre 2011
Un petit mot pour toi
salaudconnardgrosseorduresous-espècedebranleuravortégrandcongranderifiutoorganicomezzasegasenzacoglionirattusofigl'e'ntrocchiaminableominicchioquaquaraquàtunevauxmêmepasle10centimesderéponseàtontextodégueulassecontinuedoncàtetapercettesalopejenetediraipasquet'esunemerdecarlamerdeaumoinsseràféconderlaterrejedirais plutôtquet'esunegrandeorduretoxiqueàl'instardesdéchetsnucléairestusi'nustrunzejamuri'spantecanncomm'all'ultemede'strunzjetemettraisuneclaqueunpainsijen'avaispaspeurdemesaliravecunegrosseordurecommetoitoiquin'amêmepas hontedemedirequemonamitiéestimportantepourtoisenonsaidovestadicasailrispettopourunefoisquej'avaisdécidédemelaisseraller etdefaireconfianceàquelqu'unmaistum'aprispourqui?pouruneconnet'aspiétinémessentimentsmonintelligencemonamitiémoncoeurettuneméritesrien
jetediraimêmeplus"bonjour"continuaascopartilatuatroiaedimenticatidimedégagedemavieetdemavue!
Voilà, je me sens mieux. In questo momento ho tanta di quella rabbia in corpo che se la trasformassi in energia, potrei illuminare la Tour Eiffel e tutto il 12ème arrondissement.
jetediraimêmeplus"bonjour"continuaascopartilatuatroiaedimenticatidimedégagedemavieetdemavue!
Voilà, je me sens mieux. In questo momento ho tanta di quella rabbia in corpo che se la trasformassi in energia, potrei illuminare la Tour Eiffel e tutto il 12ème arrondissement.
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