venerdì 25 novembre 2011

Come pietre

Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Molto probabilmente lo sapete già, o molto probabilmente no. Non voglio fare un post con un taglia e cuci da articoli pescati qua e là, non avrebbe senso e mi scoccerei di leggermi io per prima. Voglio invece condividere con voi una riflessione scaturita (e scatenata) in me dagli ultimi eventi e un po' anche dalla deformazione professionale, ne parlavo già con lui in BnF qualche settimana fa.
E cioè: perché, per parlare di un uomo particolarmente stronzo, si dice che è un "figlio di buona donna" nella migliore delle ipotesi, o "un figlio di puttana", "un figlio di una mignotta", "un figlio di troia" nelle altre? Perché non si dice piuttosto che è il "figlio d'un cane", "il figlio di un disonesto", "il figlio di uno stronzo" and so on?

Ora mi direte: maddài, sono modi di dire! E' vero, sono modi di dire (o espressioni idiomatiche, unità fraseologiche, se preferite), ma se lo sono diventati lo si deve solo ai parlanti. E se è vero che la lingua è il riflesso di un mondo (come le 24 parole degli Eschimesi per dire "neve"), se queste espressioni sono "modi di dire" è anche grazie a noi. Dove sta scritto che se uno è un essere immondo lo è per derivazione materna? La nostra lingua, purtroppo, si limita a riflettere la forma mentis di una società profondamente  maschilista, in cui anche le donne sono spesso maschiliste, seppur inconsapevolmente.

Forse prestando un po' di attenzione in più a cosa diciamo, possiamo dare un piccolissimo contributo alla causa e fare un passettino verso la parità, allargando un po' i confini del nostro mondo.

"I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo."
(Ludwig von WITTGENSTEIN)
Vi starete probabilmente chiedendo cosa c'entri questo post con la  giornata contro la violenza sulle donne. Il fatto è che le parole, se non calibrate bene,sanno essere molto peggio delle pietre...

6 commenti:

  1. Certo, lo sapevo che oggi è la giornata contro le donne ... spero che un giorno ci sia solo una giornata contro la violenza, e magari subito dopo un mondo senza violenza; far diventare la violenza un tabù, come la guerra (stavo scrivendo sua sorella stessa, ecco, il linguaggio: femminile, sia la guerra che la violenza). Già, c'è da ripensare anche il linguaggio.

    RispondiElimina
  2. Sono perfettamente d'accordo. Ho fatto la tua stessa riflessione qualche anno fa e da allora non uso più l'espressione "figlio di puttana".

    RispondiElimina
  3. Hai assolutamente ragione. Bisognerebbe sempre evitare questo tipo di espressioni maschiliste.

    RispondiElimina
  4. @Alligatore: speriamo davvero!
    @Kurtz: è quello che mi sono ripromessa anch'io.
    @Pens: e possiamo fare tanto semplicemente modificando il nostro linguaggio...

    RispondiElimina
  5. Magari se uno e' stronzo basterebbe dire che e' stronzo e basta, il grado di parentela con categorie piu' meno bistrattate dalla societa' non dovrebbe influire.
    Sono d'accordo con il tuo pensiero.

    RispondiElimina
  6. Bella, faccio un commento di prova. Vediamo se funziona adesso.

    RispondiElimina