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giovedì 26 settembre 2013

Cose di Faro che mi sono piaciute

Gli enormi nidi di cicogna sull'Arco da Vila, le viuzze maiolicate della città vecchia, i pastel de nata, la possibilità di scegliere una porzione intera o una mezza porzione alla mensa dell'università, il caffè a 55 centesimi, il panino ai cereali del buffet dell'hotel, il gioco di luci al crepuscolo di ritorno dall'Ilha Deserta, i marosi dell'Oceano Atlantico, le rocce rosa, le cicogne sull'Arco da Vila, l'artigianato in sughero, la festa del Partido Socialista, o arroz doce, i galli portoghesi, il sorriso della signora della pastelària Cinderela, la semplicità delle persone, gli hibiscus e le bouganvillee, la palestra en plein air messa a disposizione dal comune, le conchiglie sulla spiaggia dell'Ilha Deserta, la sabbia doppia color del tufo, il vinho verde, il paté de sardinha, dire "obrigada" e "pastel de nata", la bellezza di Catherine, gli sguardi ammirati ma sempre composti degli uomini portoghesi, il negozio in cui ho comprato il Porto, le bustine dello zucchero coi fumetti Love is..., il sole caldo e avvolgente mentre a Parigi c'erano 10 gradi in meno, Jorge che canta il fado, un'altra settimana di sandali, i vecchietti per strada, da soli o in compagnia. E poi una bambina bruna sui 6-7 anni, che corre felice e grida di gioia sventolando la bandiera del Partido Socialista e a cui non ho voglia di fare una foto, perché sono sicura che non me la dimentichero' mai.

Viuzze del centro

Balli popolari alla festa del Partido Socialista

Tramonto dal battello del ritorno

mercoledì 30 gennaio 2013

Les justificatifs

Ieri sera, in lab. Ultima mezz'ora prima della chiusura: un po' correggo l'introduzione alla tesi, un po' mi sfogo con la Schwester in chat sulle ultime rogne quando mi contatta il mio amico Muath, palestinese, per sapere se posso aiutarlo.
- Ho bisogno di te, mi puoi aiutare per favore?
- Se posso, volentieri!
- L'anno scorso sono stato a un convegno in Italia,...
(ah, si vorrà far tradurre qualcosa, penso)
- si'...
- ...e ora l'università mi chiede le ricevute per i rimborsi. Solo che mi sono reso conto che più della metà le ho perse.
- Ah, bravo!
- Eheh, lo so. per fortuna che almeno quelle del volo e dell'alloggio le ho... solo che mi mancano le fatture dei taxi e dei ristoranti. Quindi volevo chiederti...
(?????)
- si'?
- ...secondo te, posso comprarmi un blocchetto di fatturazione per un ristorante o un taxi italiano a Parigi?
- Mmm, non saprei... Avrai bisogno di un timbro, no?
- Ma no, soprattutto i taxi non mettono mai timbri...
- Guarda, non lo so... So di non esserti di grande aiuto. Ma hai bisogno che ti scriva o ti traduca qualcosa?
- No no. Volevo solo sapere se secondo te posso trovarne uno...
- Boh, prova a vedere da Office Dépôt...
- Ok, grazie!
Bello sapere di essere un punto di riferimento per gli amici per l'arte di arrangiarsi. Mediterranei, ci fanno uguali in tutto il mondo...

lunedì 28 maggio 2012

L'emmerdeur en herbe

Finalmente arrivo' pure per noi, dopo mesi di pioggia e gelo, la domenica del primo pic-nic. In uno dei miei parchi preferiti, il Montsouris. Teli colorati stesi uno accanto all'altro, ad ospitare cibo, bibite e una ventina di persone. La chitarra e i chitarristi, chi canta e chi sta a guardare, mentre le oche abbandonano il laghetto per venire a farsi un giro sul prato. La sindrome dello straniero frustrato, che coglie un po' tutti, e che spinge a rincorrrere il sole che si sposta per non perderne neanche un raggio. E quella inversa, che coglie invece chi il sole proprio non lo sopporta e fa a cambio con quelli di prima.

La chitarra, si sa, attira sempre spettatori. I nostri sono 3 bambini, un maschietto e due femminucce. Lui, un metro e uno sputo, è il più piccolo dei tre e il più sfacciato. Ha calzoncini scuri e una maglietta arancione, un paio di occhialetti rotondi da saputello. Le bimbe sono timide, ci guardano con le braccia dietro la schiena, senza dire nulla. Lui, il piccolo quattrocchi, si avvicina prepotentemente al musicista e gli dà piccoli colpi sulla schiena e sullo strumento, gridando con tutta la voce che ha in corpo, a sovrastare le nostre: Plus fort! Plus fort!Alternato a una valanga di Boudin!!!

Approfitta di un momento di pausa per esprimere tutto il suo disappunto: Ce n'était pas bien du tout!! 
Forse un suo coetaneo italiano sarebbe prima rimasto a bocca aperta, poi avrebbe sorriso e cominciato a battere le mani. Lui invece no. E da grande, molto probabilmente, farà il PDG, il funzionario dell'Assurance Maladie o il direttore di tesi. La stoffa dell'emmerdeur ce l'ha tutta...

lunedì 20 giugno 2011

Sorpresa!

Il 30 marzo, senza nemmeno la certezza di essere ancora fisicamente su questa Terra l'indomani, sapevo già che il 18 giugno sarei stata impegnata. Motivo: festa a sorpresa per un amico italiano organizzato dalla sua copine.
Il sospetto di avere a che fare con una mente malata non mi aveva sfiorata più di tanto: qui è assolutamente nella media ricevere l'invito a una festa almeno un mese prima (tant'è vero che sono entrata perfettamente nel meccanismo pure io).
Mi sono dovuta ricredere, pure sulle mie supposte capacità di organizzatrice di eventi. 

Ma facciamo un passettino indietro nel tempo.
Questo mio amico ha compiuto 35 anni lo scorso settembre, ma non era riuscito ad organizzarsi per festeggiarli come si deve per motivi vari ed eventuali.
Passato il santo, passata la festa, non se n'era parlato più. Alla mia festa di compleanno (cioè a febbraio) l'organizzatrice ha sondato un po' il terreno, conosciuto gli amici più stretti del nostro eroe (che chiameremo Gianmaria, perché cosi' c'è scritto sulla sua carta d'identità) e qualche giorno dopo ci ha tutti aggiunti come amici su feisbuc. Poi ha creato un indirizzo mail appositamente per l'evento e da li' ha mandato mail a tutti gli indirizzi che aveva recuperato tramite feisbuc. Chiedendo di girarle a quelli che non aveva trovato su feisbuc.
Il 1 marzo è arrivata la prima mail (bilingue, in italiano e francese) con un bel doodle su cui indicare la disponibilità per i uikend di aprile, maggio e giugno. Il 30, l'invito alla festa.

Nell'ultimo mese e mezzo, invece, sono arrivate mail per:
- il tema della festa: "viva l'Italia", cioè dress code bianco-rosso-verde (complimenti a quel genio che ha scelto la combinazione del tricolore, un pugno in un occhio);
- il regalo, con tanto di coordinate bancarie per chi volesse partecipare a quello collettivo;
- le cose da portare per il buffet, che doveva essere italiano anche quello. Era esplicitamente richiesta una macedonia mela, fragole e kiwi sempre in omaggio al tricolore (...). A ogni invitato era stato assegnato un alimento o una bibita (il prossimo che mi accusa di dispotismo fa una brutta fine, cioè lo mando qualche giorno in colonia dalla superorganizzatrice e sono sicura di vederlo/a tornare indietro strisciando sui ceci e implorando perdono);
- il suo numero di telefono, con la preghiera di "non abusarne prima della sorpresa";
- i numeri di telefono delle sue povere sorelle, lasciate a casa ad organizzare il tutto;
- indirizzo, itinerario e appuntamento (abitano fuori Parigi e la stradina non c'è manco su googlemaps).
Ogni mail si chiudeva con una scritta in grassetto rosso: "E sorpattutto mi raccomando: silenziooo! Azione-discrezione-comunicazione".

Sabato pomeriggio allora, la vostra formichina si prepara per la festa, infischiandosene del dress code e sale sullo scooter della sua fidata centaura 'bruzzese. Il dinamico duo si avvia verso il périf, sotto un cielo coperto di nuvoloni e un vento da windsurf.
Prendiamo l'autostrada, il vento è cosi' forte che a momenti ci pare di prendere il volo. La centaura ogni tanto dà un'occhiata a vedere se la formichina è ancora al suo posto: c'è, e mangia un po' di capelli e un po' di sciarpetta rosa. Tira fuori dalla tasca un foglio a quadretti:
- Tiè cummà, apri il foglio e dimmi che c'è scritto.
La formichina cerca di aprire e leggere il foglietto, è un delirio. Riusciamo ad uscire dall'autostrada sane e salve, il foglietto è tutto stropicciato ma c'è ancora e noi non abbiamo la più pallida idea di dove siamo. Chiedi di qua, gira di là, alla fine troviamo un'anima buona che quasi ci scorta fino alla stradina.
Finalmente arriviamo a destinazione, 10 minuti prima di Gianmaria e superogranizzatrice, che se l'era portato a spasso tutto il giorno. Rischiando di far saltare la sorpresa organizzata da mesi.

Entriamo e non crediamo ai nostri occhi:
- le sorelle, i cognati e i nipoti  della superorganizzatrice sono tutti bianchirossieverdi;
- al soffitto è appeso una specie di festone fatto con tappi di bottiglia bianchirossieverdi nonché un lampadario di cartapesta biancorossoeverde;
- il divano è ricoperto da un'enorme bandiera dell'Italia;
-sui due tavoli ci sono due piattini di plastica bianchi con dentro una G e una M fatte di biglie rispettivamente rosse e verdi;
- alla maniglia della porta del bagno ci sono tre spugne (di quelle a fiore di quel materiale tipo tulle), una bianca, una rossa e l'altra verde.

C'erano sicuramente pure altre cose, ma le ho rimosse. Per spirito di sopravvivenza, immagino. Mi ricordero' per sempre delle occhiate basite scambiate con la 'bruzzese, Siviglia e copina alla scoperta di ogni nuovo dettaglio biancorossoeverde.

La sorpresa è riuscita alla grande, lui si è quasi accasciato sul pavimento quando ha aperto la porta e per un attimo abbiamo temuto di spostarci al pronto soccorso e andare a festeggiare li'.

Se lei volesse entrare nei servizi segreti, non avrebbe problemi con la lettera di raccomandazione: gliela scriviamo noi. Ma mi sa che prima ci arriverà l'invito per il matrimonio. Aiuto.

sabato 14 maggio 2011

Immancabile

Ieri sera sono stata a una festa, amici di colleghi di un amico (stavolta ero io l'incrustée).
Si festeggiava un "pacsamento" tra una toscana e un francese.
("Mamma, lo sai, ci siamo pacsati!"
"Ah. E che significa?"
"Niente, mamma. Poi te lo spiego. Ciao!")

Padroni di casa molto accoglienti e ospitali, avranno passato tutta la giornata (e anche quella prima) tra pentole e fornelli: lasagne agli asparagi, caprese, insalata di riso,  tiramisù, torta della nonna. E poi c'era lui, l'immancabile, indiscusso protagonista di ogni tavolata a cui partecipa almeno un toscano (e ieri ce n'erano almeno 4): il crostino toscano.

lunedì 14 marzo 2011

Il salone della simpatia

L'amico filologo mi ha portata ieri al Salon de la mer et de la vigne. Arrivati sul campo, abbiamo constatato che di mer ce n'era poco, a parte scatole di sardine improbabili (tipo al prosciutto affumicato), ostriche (che fanno schifo a entrambi) e rillettes di capesante, col 62% di capesante e il rimanente 38% di non si sa bene cosa. Di vigne invece ce n'era abbastanza. Tutto il resto, era molto poco mer e molto poco vigne: salumi, formaggi, dolci e fregature in varie salse.

Ma il Salon de la mer et de la vigne forse doveva chiamarsi le Salon de la Simpathie, con la S maiuscola. Uno simpatico davvero era Mimi la Brioche, personaggio al limite del surreale, sembrava uscito da un cartone animato: grembiulino, cappellino e grossi occhiali da miope portati un po' alla Nonna Papera. Decisamente omosessuale, deve aver flashato sull'amico filologo, ma non ci ha provato perché aveva capito fossimo insieme, infatti non ha fatto altro che chiamarci "les amoureux". A parte la brioche, fenomenale, la forza di Mimi la Brioche stava tutta nello slogan: "Soyez gonflés, osez la brioche". Un capolavoro dei doppi sensi, che il francese permette come poche altre lingue, credo.

Ma non è di Mimi la Brioche che voglio parlare. Voglio parlare di un cliente, di cui ignoro il nome ed è la sua fortuna. Era a uno stand di prodotti pugliesi con la moglie, per prendere dell'olio. Noi dietro di loro, ad aspettare pazientemente che si levassero di 'ulo. Al momento di pagare l'olio, il mangiaranocchie ha chiesto uno sconto (13 euri gli sembravano troppi) e la signora gli ha spiegato che non poteva.
Lo stronzodimmmerda, allora, si è lanciato in una tirade contro i terroni, cercando ogni tanto il mio sguardo  in guisa di approvazione:
- ...parce que vous, les Italiens du Sud, vous êtes tous pareils, vous êtes des escrocs: les Napolitains, les Pouillais, les Calabrais, les Siciliens...
Ho aspettato che finissse di sfogarsi, annuendo ogni tanto col capo per incitarlo a continuare, dopodiché gli ho tirato fuori uno dei miei sguardi assassini riserva special e ho detto:
- C'est bon, monsieur, ça suffit: si vous permettez, je suis napolitaine*. 

Ha subitaneamente cambiato espressione. Sua moglie, poverina, ha cercato di metterci una pezza a colori dicendo che il marito stava scherzando, che sono stati a Napoli, a Capri, che è un posto magnifico, oui, on a trop aimé.
Avrei potuto rispondergli a tono e se mi fossi lanciata, avrei finito mezz'ora dopo. Ma sono pur sempre una signora: mi è bastato fargli fare la figura di merda della sua vita...

* - ...perché voi, gli Italiani del Sud, siete tutti uguali, siete degli imbroglioni: i Napoletani, i Pugliesi, i Calabresi, i Siciliani...
- Ma anche basta: se permette, sono napoletana.

mercoledì 23 febbraio 2011

Io non lo so

No, proprio non lo so cosa pensare. Di quello che sta succedendo in Libia, di quello che continua a succedere in Italia, delle rivolte in Tunisia e in Egitto. Saro' naïve, ma credo davvero che la rivolta araba non sia spallata da nessuno: semplicemente la gente si è rotta di subire la fame, la povertà e le prese per i fondelli, e si ribella. E fa bene. Mi auguro solo che presto la polizia libica faccia come quella egiziana, ché di sangue ne è già stato sparso troppo.

Poi guardo all'Italia e scuoto la testa: i politici, invece di pensare a dire e fare qualcosa di sensato, giocano uno squallido ping pong di rinfacci e accuse, la maggior parte della gente continua a vivere a sua insaputa, si mette in palio un posto di lavoro in un reality show, la schizofrenia sembra essere alle stelle. Forse, se da noi la rivoluzione non è ancora scoppiata, è perché non abbiamo abbastanza fame. Lo sdegno (che purtroppo è ancora solo di pochi) non basta.

Probabilmente, in questo momento la preoccupazione dell'italiano medio è che presto dalla Libia arriveranno 300mila rifugiati, questa gente che viene tutta da noi che già stiamo inguaiati a fotterci il posto di lavoro. No, probabilmente l'italiano medio non immagina che il libico sceso in piazza per la sua libertà ha dimostrato di avere più dignità di lui, l'italiano medio che si limita a lamentarsi ma va fiero della sua estraneità alla politica, del fatto che manco più legge il giornale, perché tanto le cose stanno cosi' e cosi' resteranno, amen. 

Io non lo so che pensare, so solo che, ora come ora, di tornare in Italia non ne ho davvero nessuna voglia.

lunedì 7 febbraio 2011

Le cose che non capisco dei Francesi

Negli anni ho imparato a conoscere un po' meglio i mangiaranocchie e devo dire che, se ci sono degli aspetti del loro modo di fare che proprio non tollero, ce ne sono di rimando altri che mi affascinano e provocano la mia ammirazione.
Tuttavia, ci sono delle cose dei Francesi che proprio non riesco a capire, queste:
- Come fanno a rimanere impassibili quando ascoltano musica? Se girate in metro, vedrete tante belle statuine con gli auricolari. Ci vuole un'abilità!
- Perché in tv danno le previsioni del tempo sia prima del telegiornale che dopo?
- Perché prenotano le vacanze 6 mesi prima, ti invitano 2 mesi prima al loro compleanno, devi avvisarli almeno con un mese di anticipo se vuoi passare un sabato sera con loro e sono invece incapaci di rinnovare l'abbonamento del metro un giorno prima? Ogni 1 mattina c'è una coda di almeno 20 persone davanti a ogni sportello... persino io, formichina last minute in tutte le mie cose, rinnovo l'abbonamento il giorno prima, capite???
- Perché ti avvolgono una baguette di un metro con un fazzoletto di carta di 10x5cm?
- Perché leggono mentre camminano per strada?

E soprattutto, perché invece di ispirarsi a politici illuminati del loro passato (Mitterand, per esempio) si ispirano agli schizofrenici stranieri di oggi?
All'inizio, Sarkozy s'era fatto dare dal nano malefico l'indirizzo del suo ciabattino di fiducia, che un po' di tacchetti facevano comodo pure a lui. E fin qui niente di male. Poi ha cominciato a dare in pasto all'opinione pubblica la sua vita privata, il presunto inciucio con la ministra, il divorzio da Cécilia, la moglie gnocca. E vabbè. Poi pero' è passato alla caccia agli zingari, a puntare i piedi al Parlamento Europeo e a inimicarsi i lavoratori con la riforma delle pensioni. In questi ultimi giorni, è arrivato ad attaccare i giudici francesi, con l'aiuto del suo amico Fillon, che parla di "fronda dei magistrati". Il prossimo passo cosa sarà? Le bounga bounga à l'Elysée?

mercoledì 3 novembre 2010

Tenpura-udon

Fumitake è giapponese e ha un naso particolare, squadrato come quello dei faraoni ma di dimensioni micro, e presiedeva il comitato dei residenti alla maison d'Italie. Ci siamo conosciuti nella cucina del secondo piano, quella con le finestre strette e una perenne, penetrante puzza di fritto.
Anche lui è linguista, ma un linguista serio. Ha lasciato il Giappone diversi anni fa, ma non sembra intenzionato a ritornarci, anche se detesta i Francesi. Parla un ottimo italiano ed è un grande conoscitore della nostra cultura, di De André, soprattutto,e ogni anno passa una settimana a Piombino da alcuni suoi amici.

Ieri sera siamo finalmente riusciti a vederci ed andare da Kunitoraya, un minuscolo ristorante giapponese (un vero ristorante giapponese!) in rue sainte Anne, specializzato in udon, spaghetti giapponesi, spessi più o meno il triplo dei nostri spaghetti alla chitarra. Tenpura-udon è una zuppa con questi spaghetti e un enorme gambero fritto, la mia vittima per la cena. Mentre mangiamo, Fumi mi spiega come riconoscere i finti ristoranti giapponesi (gestiti in realtà da Cinesi o Coreani), mi fa una lezione sul riso e mi racconta dei suoi deliri con la tesi e il suo laboratorio. Ha la staordinaria abilità di dire "A me di questo non me ne fotte un cazzo" quasi con eleganza. 

Dopo cena, usciamo a fare due passi e a cercare un bar. In un'ora, forse, abbiamo parlato come non abbiamo fatto alla maison d'Italie in 6 mesi, e di tutto.
Poi andiamo a prendere la 14 a Pyramides, con la promessa di rivederci presto.
Sulla strada di casa e col tenpura-udon che mi viaggia in corpo, ho l'ennesima conferma che, grazie alla maison d'Italie, da 3 anni a questa parte campo un po' di rendita in amicizia.

venerdì 29 ottobre 2010

Nation, stamattina

Ho fatto tardi, stamattina. Abbastanza da indurmi a limitare la colazione (che di solito mi prende almeno 20 minuti) a un caffè ed avere cosi la scusa per prendermi un pain aux raisins alla boulangerie all'angolo. L'ho mangiato in metro, tra Daumesnil e Nation, mentre Dalla cantava Anna e Marco solo per me e il tipo dello strapontino di fronte mi lanciava allo stesso tempo un sorriso e un "bon appétit".

Nei corridoi a Nation, una signora bassina dagli occhi verdi e l'accento molto familiare mi ferma per chiedermi quale treno prendere per andare a Disney. E' il secondo anello biologico del branco. Prima di lei, la "masta" (moglie del "masto"), probabilmente sua madre, capelli lunghi e vaporosi, tirati indietro a scoprire un vistoso paio di cerchi dorati. Dopo, 3 o 4 ragazzine, troppo truccate e troppo "alla moda" per la loro età.

- Ma sei italiana?
- Si'.
- E lavori qui?
- Si', lavoro qui.
- Per favore, aiutaci. Accompagnaci e facci vedere come si arriva a Disney.

Non si sono ancora accorte che siamo conterranee: in questi casi sfoggio sempre il mio accento neutro, ho imparato a farlo quando lavoravo al call center ed era la mia difesa contro gli 081 che, quasi sicuramente, avrebbero chiesto uno sconto impossibile o uno strappo alla regola.

Arrivate sul quai, spiego loro il sistema di lucine dell'RER. Si sentono più sicure e cominciano a ringraziarmi, imprecando contro i Francesi che non si sono fermati ed esaltando la solidarietà fra connazionali. Poi, la domanda bomba:
- Di dove sei?
Esito un attimo, mi godo il momento e accendo la miccia, scandendo bene: Pomigliano d'Arco.
Ecco, è esplosa: - Uaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaà, noi Pompeiiiii!!! Che bella cosa, e' napulitan! Grazie bella, grazie assai!
- Di niente, figuratevi. E divertitevi a Disney!
- Grazie grazie! In bocca al lupo per tutto!


venerdì 16 luglio 2010

Fusilli in bateau mouche

Stasera ho assistito a una scena che non dimenticherò facilmente.

Péniche, in cucina a preparare la cena. Il cuoco ci ha lasciato 2 grandi vaschette di acciaio con della pasta, già cotta (stamattina) e condita al burro. Servirà d'accompagnamento alla bolognese che è già in forno a cuocere. Bisogna scaldare la pasta. Propongo di farla scaldare a bagnomaria nell'enorme vasca d'acciaio, quella in cui potrebbe fare il bagnetto pure un bambino. Le altre volontarie non sono tanto convinte della mia proposta, ma decidono di seguire il mio consiglio.
Bene, dopo 20 minuti buoni che le vaschette galleggiano allegramente nel bagnomaria, la tipa mi fa: "Je pense que c'est pas trop bien, c'est froid". Assaggio un fusillo in superficie: "Mais non, c'est chaud".

Cominciano a riempire le zuppiere per la sala, io sono ad asciugare le stoviglie. Dopo un po' vedo che pescano sul fondo della vaschetta e dicono che la pasta è fredda. Si consultano e decidono di versare la pasta nell'acqua bollente, scolandola almeno 3 minuti dopo. Per non far dispiacere nessuno, ma per dimostrare comunque che avevano ragione loro, provano entrambi i metodi, insomma. Col risultato che a tavola s'è visto un bello spettacolo di fusilli alla bolognese sul bateau mouche, galleggiavano su un dito d'acqua...

Ora, io in fisica sono parecchio ignorante, se pensate che sono andata a fare la terza prova della maturità con le fotocopie rimpicciolite del libro di fisica ben camuffate nel dizionario di tedesco, e che all'orale non ho saputo manco la prima legge di Ohm. Però dé, se sapessero che sono arrivata terza su 3 al campionato di cucina, porterebbero più rispetto alle mie proposte...

martedì 13 luglio 2010

Granada

Non sono mai stata in Sicilia, ma per come me la immagino, deve somigliare da qualche parte a Granada, crocevia di Arabi e Cristiani, proprio come Otranto lo è tra Roma e l'Oriente bizantino.

Granada è chiese e piastrelle di mosaico, piazze ogni 50-100 metri con piante e fontane.

Granada è teli color sabbia tra un lato della strada e quell'altro, per proteggerti la testolina dal sole cocente.

Granada è leggere "benvenuto" sul viso di chi incroci, dei passanti a cui chiedi la strada e che ti accompagnano per farti vedere dov'è.

Questa gente porta impressa nei geni una lunga storia di tolleranza, di gomito a gomito con l'altro, il lontano, il diverso.

Sarà che ormai la mia quotidianeità è immancabilmente condita dalla scortesia dei Parigini, ma mi fa effetto. Mi viene in mente un manifesto che da un po' campeggia nelle stazioni RATP: "Tourism in France - The great welcome". Sottolinerei il great e il welcome. Se ne incontro il geniale ideatore, gli faccio una sonora risata in faccia...

giovedì 8 luglio 2010

Verso Siviglia, 29 giugno 2010

Quando 5 mesi fa ho prenotato l'aereo per il convegno, la tratta Parigi-Granada non era ancora stata attivata. Pensando "vabbè, tanto è vicino", presi un biglietto per Siviglia. Vicino, sì. 256 km. L'ho realizzato il giorno prima di partire, quando tra l'altro ho scoperto che c'era pure l'aereo diretto per Granada. Mais bon.

Aeroporto di Orly, coda al check-in della Vueling: un gran casino. Turisti spagnoli che rientrano , turisti francesi che partono, Erasmus che tornano a casa dopo un anno. Davanti a me, un ragazzo con un valigione blu, un'altra borsa e un poster arrotolato. In coda, una signora con una giacchetta verde approfitta un po' del caos e grille la queue. Giustificandosi poi del fatto che "c'est mal fait" ed è per questo che la gente passa avanti. Francese nell'anima: incapace di dire "ho sbagliato", la colpa è sempre di qualcuno o di di qualcos'altro.

In aereo, il ragazzo di cui sopra mi chiede se posso cedergli il mio posto, vuole stare vicino ai suoi amici. Tornano dall'erasmus anche loro. Penso al mio ritorno, 3 anni fa. Parliamo un bel po', pesco nel mio esame di spagnolo terza lingua e mi faccio capire. Lui pensa che sia francese. Proprio come i Francesi pensano io sia spagnola.
In credito del favore del posto, e con l'aggravante che il chico è pure carino, gli chiedo un po' di dritte su Siviglia. Mi dice come spostarmi, dove mangiare un boccone, cosa vedere nelle poche ore tra l'arrivo e il bus per Granada.

Fase di atterraggio: la città si avvicina, il colore dominante è quello che la Giotto chiama "terra di Siena". Ogni tanto qualche macchia di verde, le case bianche con dei rettangoli blu (piscine?). Qualcosa mi dice che fa parecchio caldo...

Landed. Saluto il chico e i suoi due amici, gli faccio il mio in bocca al lupo per il post-Erasmus. Quanto li capisco...