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martedì 6 agosto 2013

Fotopost - gargAMO

E venne pure il tempo della prima vacanza insieme per formichina e P.A. I nostri eroi, inizialmente orientati verso Stromboli e le Eolie, hanno poi ripiegato - per modo di dire - sul più vicino e accessibile Gargano. Relax totale, cibo ottimo, sole e vento, gente semplice e cordiale. Quello che ci voleva per rimetterci al mondo! Poi farò un altro post con qualche "dritta", casomai qualcuno di voi volesse avventurarsi nella terra degli ulivi. Per ora, accontentatevi di qualche scatto: enjoy!
Vista sul mare di Peschici

Pesciolini sul fondale della grotta delle Viole (Isole Tremiti)

Vista dell'isola di san Nicola - Isole Tremiti

Trabucco di san Lorenzo - Vieste

martedì 20 settembre 2011

Vélorution

Avevo trovato il loro blog in una delle mie tante mattine con molto sonno e poca voglia di lavorare.
Poi li ho incontrati, assolutamente per caso,  sui quais de Seine, in un giovedi' sera troppo freddo per essere luglio. Io con i miei amici della péniche orfani della péniche, au Havre a rifarsi il look, loro tra telai, manubri, ruote grosse o sottili, cestini in vimini con fiori colorati. E parrucche, nasi finti, gonne lunghe, organetti.

Negli occhi la voglia di conoscere e di stare insieme, di gridare forte l'amore per la terra.Non c'è bisogno di armi e confusione per fare una rivoluzione: bastano una bicicletta e millemila colori.

domenica 28 agosto 2011

Tornai, sigh

Stavolta le ferie sono proprio finite, mi tocca farmene una ragione.
Mi è bastato riaccendere questo strumento del demonio chiamato computer per essere travolta dalla dura realtà: mail a cui rispondere, convegno da organizzare, rapporto semestrale da redigere e ancora tesi, tesi, tesi, il mio incubo peggiore.

Ma è domenica, quindi ci penserò domani. Per oggi mi faccio bastare il dover disfare la valigia, sciacquare ben bene i costumi, prima di farli tornare in letargo in fondo all'armadio. 
Rimando ancora una volta i miei racconti, devo ancora riordinare i pensieri e farli sposare con le parole giuste.

Per il momento vi regalo qualche scatto dei 4 giorni passati a Procida. Non sono una gran fotografa, l'ho sempre detto. Sì, Lucone, mi sembra di sentirti quando mi dici "Te devi fà il corsooooo". Ci sta che una volta tornata lassù me lo faccia per davvero il corso, mi piacerebbe un sacco. In attesa di scatti migliori e racconti dettagliati, accontentatevi di queste:


La piovra, spiaggia di Pozzovecchio.

                            Hibiscus rosso del giardino del sig. Basilio. 


       Costumino verde ottanio, a riposo. 


Testolina formichese che guarda il mare della Chiaia.

martedì 5 luglio 2011

Ma dime ti

Dopo circa un mese e mezzo di lagne (non ci voglio andare non ci voglio andare non ci voglio andare), distribuite più o meno equamente tra anima gemella, colloc, l'ing. Dippi', l'amico filologo e la Schwester, sono partita alla volta di Padova per un colloquio (oggetto: assegno di ricerca). Partita ieri e tornata qualche ora fa. I risultati tra una settimana, ma voglio parlare di altro, varie altre piccole, grandi cose.

Ieri, passando davanti a un bar, ho realizzato che il bar italiano ha un odore tutto suo, che lo rende unico rispetto a tutti gli altri bar del mondo. E' un odore dolce e morbido, che sa di caffè, nocciola, zucchero e pastarelle, di nonni che accompagnano i nipoti a comprare il gelato i pomeriggi d'estate, di amiche che si ritrovano a raccontarsi il cuore con tutta calma davanti a un tè o una cioccolata calda d'inverno e di chi va a comprare le paste la domenica. Sa della crema dei cornetti mangiati al mattino tra un sorso di cappuccino e un'occhiata al giornale.
I bar di Parigi invece sanno di caffè e sigaretta e non sono posti per bambini. Non sono posti lenti, sono lo specchio di una vita da formicaio. Attimi fugaci, un bicchiere veloce, una sigaretta e c'est parti per un altro giro, un'altra corsa.

Sulla strada del ritorno, in aeroporto, ho comprato un costume. Non so ancora se andro' al mare, ma il costume ce l'ho. E' di un verde meraviglioso, tra lo smeraldo e l'ottanio. Sono stata indecisa tra questo e un altro corallo, dello stesso modello. Indecisa al punto di rischiare di perdere l'aereo. Pure quello corallo era meraviglioso, e mi stava divinamente come colore. L'avevo pure già pagato, ma continuavo a guardare il verde. Poi per tutto il volo ho continuato a pensare a quello corallo e  ai pro e contro corallo/verde ottanio. I grandi dilemmi futili di una formichina indecisa e vanitosa. In tempi migliori li avrei presi entrambi, ma il mio conto in banca in questi giorni ha subito troppe scosse e mi sono autoimposta regime di austerità. Tanto più che non ho ancora fatto i saldi.

E poi...e poi... e poi il grande annuncio, prima a me stessa, poi all'amico filologo e all'ing. Dippi' dal vivo e al popolo di feisbuc poi (si, sono tornata su feisbuc, non mi disprezzate troppo. ma forse presto me ne andro' di nuovo) e cioè:
Rivendico il mio diritto ad avere ammiratori/spasimanti/candidati fidanzati belli, giovani, simpatici e intelligenti. Il tempo del volontariato è finito!!!
Dopo aver ricevuto la mail di un 50enne (o giù di li') con la panza, qualche segno di una lontana acne giovanile e tanto di invito ad accompagnarlo a cena a casa di un amico, mi sono detta che è tempo di cambiare. Basta! Non saro' una fotomodella ma non sono neanche un cuoppo*, ecchemmiseria. Poi saro' pure difficile e rompicojones, ma ho diritto ad avere delle pretese. Single non è sinonimo di disperata 'ndo cojo cojo. C'est clair???

* cuoppo: donna di rara bruttezza. Sinonimo toscano: travaso. 
NB per chi legge: ieri è domenica, ho iniziato a scrivere il post ieri sera. I risultati del concorso si sanno già, sono arrivata seconda.

lunedì 20 giugno 2011

Sorpresa!

Il 30 marzo, senza nemmeno la certezza di essere ancora fisicamente su questa Terra l'indomani, sapevo già che il 18 giugno sarei stata impegnata. Motivo: festa a sorpresa per un amico italiano organizzato dalla sua copine.
Il sospetto di avere a che fare con una mente malata non mi aveva sfiorata più di tanto: qui è assolutamente nella media ricevere l'invito a una festa almeno un mese prima (tant'è vero che sono entrata perfettamente nel meccanismo pure io).
Mi sono dovuta ricredere, pure sulle mie supposte capacità di organizzatrice di eventi. 

Ma facciamo un passettino indietro nel tempo.
Questo mio amico ha compiuto 35 anni lo scorso settembre, ma non era riuscito ad organizzarsi per festeggiarli come si deve per motivi vari ed eventuali.
Passato il santo, passata la festa, non se n'era parlato più. Alla mia festa di compleanno (cioè a febbraio) l'organizzatrice ha sondato un po' il terreno, conosciuto gli amici più stretti del nostro eroe (che chiameremo Gianmaria, perché cosi' c'è scritto sulla sua carta d'identità) e qualche giorno dopo ci ha tutti aggiunti come amici su feisbuc. Poi ha creato un indirizzo mail appositamente per l'evento e da li' ha mandato mail a tutti gli indirizzi che aveva recuperato tramite feisbuc. Chiedendo di girarle a quelli che non aveva trovato su feisbuc.
Il 1 marzo è arrivata la prima mail (bilingue, in italiano e francese) con un bel doodle su cui indicare la disponibilità per i uikend di aprile, maggio e giugno. Il 30, l'invito alla festa.

Nell'ultimo mese e mezzo, invece, sono arrivate mail per:
- il tema della festa: "viva l'Italia", cioè dress code bianco-rosso-verde (complimenti a quel genio che ha scelto la combinazione del tricolore, un pugno in un occhio);
- il regalo, con tanto di coordinate bancarie per chi volesse partecipare a quello collettivo;
- le cose da portare per il buffet, che doveva essere italiano anche quello. Era esplicitamente richiesta una macedonia mela, fragole e kiwi sempre in omaggio al tricolore (...). A ogni invitato era stato assegnato un alimento o una bibita (il prossimo che mi accusa di dispotismo fa una brutta fine, cioè lo mando qualche giorno in colonia dalla superorganizzatrice e sono sicura di vederlo/a tornare indietro strisciando sui ceci e implorando perdono);
- il suo numero di telefono, con la preghiera di "non abusarne prima della sorpresa";
- i numeri di telefono delle sue povere sorelle, lasciate a casa ad organizzare il tutto;
- indirizzo, itinerario e appuntamento (abitano fuori Parigi e la stradina non c'è manco su googlemaps).
Ogni mail si chiudeva con una scritta in grassetto rosso: "E sorpattutto mi raccomando: silenziooo! Azione-discrezione-comunicazione".

Sabato pomeriggio allora, la vostra formichina si prepara per la festa, infischiandosene del dress code e sale sullo scooter della sua fidata centaura 'bruzzese. Il dinamico duo si avvia verso il périf, sotto un cielo coperto di nuvoloni e un vento da windsurf.
Prendiamo l'autostrada, il vento è cosi' forte che a momenti ci pare di prendere il volo. La centaura ogni tanto dà un'occhiata a vedere se la formichina è ancora al suo posto: c'è, e mangia un po' di capelli e un po' di sciarpetta rosa. Tira fuori dalla tasca un foglio a quadretti:
- Tiè cummà, apri il foglio e dimmi che c'è scritto.
La formichina cerca di aprire e leggere il foglietto, è un delirio. Riusciamo ad uscire dall'autostrada sane e salve, il foglietto è tutto stropicciato ma c'è ancora e noi non abbiamo la più pallida idea di dove siamo. Chiedi di qua, gira di là, alla fine troviamo un'anima buona che quasi ci scorta fino alla stradina.
Finalmente arriviamo a destinazione, 10 minuti prima di Gianmaria e superogranizzatrice, che se l'era portato a spasso tutto il giorno. Rischiando di far saltare la sorpresa organizzata da mesi.

Entriamo e non crediamo ai nostri occhi:
- le sorelle, i cognati e i nipoti  della superorganizzatrice sono tutti bianchirossieverdi;
- al soffitto è appeso una specie di festone fatto con tappi di bottiglia bianchirossieverdi nonché un lampadario di cartapesta biancorossoeverde;
- il divano è ricoperto da un'enorme bandiera dell'Italia;
-sui due tavoli ci sono due piattini di plastica bianchi con dentro una G e una M fatte di biglie rispettivamente rosse e verdi;
- alla maniglia della porta del bagno ci sono tre spugne (di quelle a fiore di quel materiale tipo tulle), una bianca, una rossa e l'altra verde.

C'erano sicuramente pure altre cose, ma le ho rimosse. Per spirito di sopravvivenza, immagino. Mi ricordero' per sempre delle occhiate basite scambiate con la 'bruzzese, Siviglia e copina alla scoperta di ogni nuovo dettaglio biancorossoeverde.

La sorpresa è riuscita alla grande, lui si è quasi accasciato sul pavimento quando ha aperto la porta e per un attimo abbiamo temuto di spostarci al pronto soccorso e andare a festeggiare li'.

Se lei volesse entrare nei servizi segreti, non avrebbe problemi con la lettera di raccomandazione: gliela scriviamo noi. Ma mi sa che prima ci arriverà l'invito per il matrimonio. Aiuto.

giovedì 10 febbraio 2011

Les soldes

Fare i saldi a Parigi è uno spasso: si fanno davvero affari e l'elevata disponibilità di commessi gay è un incentivo notevole. Basta solo stare attenti ai giorni e agli orari che si scelgono, se non si vuole rischiare l'omicidio plurimo e il gabbio o l'esaurimento precoce condito da imprecazioni e bestemmie scontabili in 250 comode rate di sessioni di striscio sui ceci di due ore l'una.

Ho preso una gonna a trapezio, tutta colorata di rosso, fucsia, rosa, blu, giallo, arancione, verde,si direbbe la tavolozza di Kandinsky, con tanto di viso di giapponesina che fa capolino sulla coscia destra.  Poi un vestito di cotone a maniche lunghe, stavolta sui toni dell'azzurro e del rosa. Entrambi sono simbolo della mia ribellione al grigiore. Ah, ci tengo a precisare che entrambi sono di una taglia in meno rispetto al solito (a qualcosa dovrà pur servire abitare al quarto piano senz'ascensore e correre come una formichina disperata da una parte all'altra), mi posso ritenere fiera di me. Poi ho comprato un vestitino di lana a righe a mezze maniche, grigio chiaro e grigio antracite, per non essere troppo fuori posto con l'andazzo cromatico della città. E pure il cardigan abbinato, cosi' faccio veramente jeune fille rangée. Sono sicura che con un paio di orecchini di perle e i capelli raccolti, potrei davvero passare per una formichina seria ed elegante.
Infine, mi sono comprata un secondo pigiamino dei Peanuts: perché si sa, è sempre meglio avere un bracchetto a portata di pigiama per difendersi dai draghi.

giovedì 4 novembre 2010

Les couleurs de l'automne

A Champs-sur-Marne c'è poco da fare. Tutto quello che occupa lo spazio tra la stazione e l'università sono, nell'ordine: un tabacchi, una boulangerie, una brasserie, una scuola guida, una sandwicherie, una filiale della Société générale, una copisteria e un ristorante giapponese. Messi in fila sulla stessa strada. Poi tutto intorno, a parte gli edifici delle varie università, è nulla. Per dirla all'inglese, è un posto "in the middle of nowhere".

Forse pero' è proprio quest'aria di posto fuori dal mondo a farne un osservatorio privilegiato per il mutare delle stagioni. L'autunno mi avvolge calandomi una coperta dai rami degli alberi, una coperta calda e sottile, ora verde spento, ora rossa o gialla. Ogni tanto la coperta perde le piume, e si trasforma in un tappeto che invece di attutire il rumore dei miei passi, lo amplifica.

E amplifica il rumore dei miei pensieri. Quello che vorrei in questo momento sarebbe una bella vacanza da me stessa, dai miei sensi di colpa e gli sbalzi d'umore, dall'inerzia. Vorrei che la maestra severa, appoggiata al muro e coi capelli raccolti e le braccia incrociate, seppellisse la bacchetta e decidesse di andarsene in pensione, una volta per tutte. Vorrei per un po' lasciarmi in pace, dimenticarmi di me, di quello che non sono e che non saro' mai, del mio posto nel mondo e annessi e connessi.

Sembra che non sia possibile dimenticarsi di sé...
E se l'ha capito persino Vasco Rossi, c'è poco da fare.

venerdì 29 ottobre 2010

Mon jeudi soir

Camminavo sul pont d'Austerlitz, di fronte a me il cielo si cambiava d'abito per la sera, e mi offriva uno spettacolo unico, di rosa e lilla. Mi sono ricordata che è l'ultimo giovedi' "di luce" e mi sono gustata lo spettacolo un po' di più, prima di salire sulla barca.

Anche questa settimana ho il privilegio di essere a tavola e di rimanere in sala con gli ospiti per il dopocena. Qualcuno propone uno Scrabble e mi invita a giocare. Per la prima volta, siamo 6 invece che 4 e Assouan non c'è. Forse ho qualche speranza di vincere... E alla fine vinco, 109 punti: in 6 mesi non era mai successo. Mi porto a casa il foglio, firmato dagli altri concorrenti. Per ora è ancora nello zaino, ma domani lo appendo in stanza.

Dopo, ero nel vestiaire con una delle ragazze. Arriva uno degli ospiti, mi chiede come sto. Gli rispondo che ça va très bien e spero anche lui. Lui guarda l'altra e le fa: Ce que j'aime de cette fille c'est qu'elle a toujours  une grande banane sur son visage*.

L'ho ringraziato e solo dopo mi sono accorta che per aver regalato un sorriso, in cambio mi era scesa sul capo una corona da principessa.


*Quello che mi piace di questa ragazza è che ha sempre un gran sorriso.

martedì 3 agosto 2010

Opinioni

In vista delle vacanze, i miei sono andati a fare spese. Diciamo pure che ormai la pancia di orsacchiotto sembra un mappamondo, ché se si sparge troppo la voce ci troviamo davanti casa una fila di scienziati curiosi di osservare il fenomeno. Spese per orsacchiotto, quindi. Massima urgenza: pantaloni e costume.

Tornano a casa.

Mummy: Ah, tuo padre ha finalmente trovato i pantaloni.
Io: Ah bene, e di che colore sono?
Mummy: Uno beige carico e uno piombo.

Vado dal diretto interessato.

- Hai trovato qualcosa, allora?
- Sì, ho comprato 2 pantaloni.
- Bene, di che colore?
- Uno verde, e l'altro melone.

Ora aspetto con ansia che la sarta ce li consegni: chissà se sono gli stessi...

giovedì 8 luglio 2010

Verso Siviglia, 29 giugno 2010

Quando 5 mesi fa ho prenotato l'aereo per il convegno, la tratta Parigi-Granada non era ancora stata attivata. Pensando "vabbè, tanto è vicino", presi un biglietto per Siviglia. Vicino, sì. 256 km. L'ho realizzato il giorno prima di partire, quando tra l'altro ho scoperto che c'era pure l'aereo diretto per Granada. Mais bon.

Aeroporto di Orly, coda al check-in della Vueling: un gran casino. Turisti spagnoli che rientrano , turisti francesi che partono, Erasmus che tornano a casa dopo un anno. Davanti a me, un ragazzo con un valigione blu, un'altra borsa e un poster arrotolato. In coda, una signora con una giacchetta verde approfitta un po' del caos e grille la queue. Giustificandosi poi del fatto che "c'est mal fait" ed è per questo che la gente passa avanti. Francese nell'anima: incapace di dire "ho sbagliato", la colpa è sempre di qualcuno o di di qualcos'altro.

In aereo, il ragazzo di cui sopra mi chiede se posso cedergli il mio posto, vuole stare vicino ai suoi amici. Tornano dall'erasmus anche loro. Penso al mio ritorno, 3 anni fa. Parliamo un bel po', pesco nel mio esame di spagnolo terza lingua e mi faccio capire. Lui pensa che sia francese. Proprio come i Francesi pensano io sia spagnola.
In credito del favore del posto, e con l'aggravante che il chico è pure carino, gli chiedo un po' di dritte su Siviglia. Mi dice come spostarmi, dove mangiare un boccone, cosa vedere nelle poche ore tra l'arrivo e il bus per Granada.

Fase di atterraggio: la città si avvicina, il colore dominante è quello che la Giotto chiama "terra di Siena". Ogni tanto qualche macchia di verde, le case bianche con dei rettangoli blu (piscine?). Qualcosa mi dice che fa parecchio caldo...

Landed. Saluto il chico e i suoi due amici, gli faccio il mio in bocca al lupo per il post-Erasmus. Quanto li capisco...