giovedì 4 novembre 2010

Les couleurs de l'automne

A Champs-sur-Marne c'è poco da fare. Tutto quello che occupa lo spazio tra la stazione e l'università sono, nell'ordine: un tabacchi, una boulangerie, una brasserie, una scuola guida, una sandwicherie, una filiale della Société générale, una copisteria e un ristorante giapponese. Messi in fila sulla stessa strada. Poi tutto intorno, a parte gli edifici delle varie università, è nulla. Per dirla all'inglese, è un posto "in the middle of nowhere".

Forse pero' è proprio quest'aria di posto fuori dal mondo a farne un osservatorio privilegiato per il mutare delle stagioni. L'autunno mi avvolge calandomi una coperta dai rami degli alberi, una coperta calda e sottile, ora verde spento, ora rossa o gialla. Ogni tanto la coperta perde le piume, e si trasforma in un tappeto che invece di attutire il rumore dei miei passi, lo amplifica.

E amplifica il rumore dei miei pensieri. Quello che vorrei in questo momento sarebbe una bella vacanza da me stessa, dai miei sensi di colpa e gli sbalzi d'umore, dall'inerzia. Vorrei che la maestra severa, appoggiata al muro e coi capelli raccolti e le braccia incrociate, seppellisse la bacchetta e decidesse di andarsene in pensione, una volta per tutte. Vorrei per un po' lasciarmi in pace, dimenticarmi di me, di quello che non sono e che non saro' mai, del mio posto nel mondo e annessi e connessi.

Sembra che non sia possibile dimenticarsi di sé...
E se l'ha capito persino Vasco Rossi, c'è poco da fare.

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