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martedì 19 luglio 2016

Joy

Un biglietto d'amore improvvisato su un brouillon, trovato sul cuscino, nascosto da Pandino.
La luce a gare du Nord.
Uno scatto riuscito.
Un treno quasi deserto che passa per le campagne piccarde in una giornata di sole.
Il giallo del grano e il rosso dei papaveri.
I messaggi delle amiche.
Il vento sulla pelle in aeroporto, aspettando l'autobus.
Un caffè al volo, prima di cominciare gli esami.
Un quadernino in carta di riso, con fiorellini gialli e blu disegnati a mano in copertina, intorno alla scritta "français". Le parole nuove imparate durante l'anno, l'impegno, la passione, la gratitudine di una studentessa per il suggerimento.
Un fritto di pesce e un bicchiere di Vermentino nella mia piazza pisana preferita. La gente, le risate, sapore d'estate e di vita.
Una lunga passeggiata per andare a salutare un amico.
Un immenso grazie negli occhi, nel cuore, nei piedi. E nelle ali.

venerdì 9 ottobre 2015

Di treni, di donne, di pubblicità e di Paesi

Approdata in terra gallica, ho - per il momento - il mio domicilio fuori Parigi, a casa di Miss Forest. Diciamo che non avevo voglia di sbattermi a cercare e soprattutto che con i cedolini dei miei co.co.co. italiani al massimo avrei potuto aspirare a un posto in un centro di accoglienza temporaneo.
Prendo spesso il treno, il Transilien. Nuovo, colorato, bellissimo. Durante i 15 minuti che separano Parigi dalla banlieue, nel trenino dei monitor trasmettono un po' di notizie sull'Ile-de-France: eventi, soprattutto, ma non solo. L'altra sera, per esempio, come su una passerella hanno sfilato 5 donne, tutte diverse, ma accomunate dal lavoro: la ricerca. "Donne che fanno progredire la ricerca in Île-de-France", diceva una didascalia. E non ho potuto non pensare alle rappresentazioni femminili che avrei potuto trovare in una stazione italiana: o supergnocche mezze nude pure per fare la pubblicità di un parrucchiere, o mogli & mamme perfette, impegnate a promuovere un nuovo detersivo o a friggere le cotolette.
E ancora una volta mi è preso lo sconforto nel constatare quanto siamo messi male, quanto siamo indietro sulle pari opportunità. Ancora di più perché per molte questo non è affatto un problema.

sabato 29 novembre 2014

All'autista del 33

Sei passato la prima volta alle 19.20, io ti ho chiesto se mi portavi dove dovevo andare e tu mi hai consigliato di aspettare mezz'ora e prendere l'11, altrimenti avrei dovuto farmi un paio di km a piedi.
Ho seguito il tuo consiglio, ho aspettato l'11 mezz'ora, quaranta, cinquanta minuti, fin quando non sei passato di nuovo e io sono salita sul 33 arrabbiatissima, con il tuo collega dell'11 che chissà dove se n'era andato, e con te che, involontariamente, mi avevi dato un consiglio che non aveva avuto l'esito sperato.
Hai scrollato le spalle, hai detto che non potevi farci niente e hai ripreso l'ultima corsa della giornata, con me che mi lamentavo al telefono con P.A. dell'inefficienza dei servizi locali e anche un po' di te. Di te che magari non ne puoi più di fare tutti i giorni i 3 km di curve da Ragusa superiore a Ibla, vedendo sempre le stesse facce, beccandoti lamentele da ogni dove e non trovando conforto da nessuna parte. Magari la sera torni a casa, sperando di trovarne un po' in tua moglie, e quella invece ci mette il carico da undici e ti dà la mazzata finale.
Ecco, caro autista del 33, io vorrei ringraziarti ancora una volta di ciò che hai fatto per me mercoledì sera, quando hai deviato il percorso del 33 per farmi scendere un po' più vicino al B&B, facendomi fare 200m a piedi invece che 2 km. Forse intuendo che quei 2km coi libri sottobraccio proprio non mi ci volevano, dopo che al mattino mi ero beccata un'acquazzone coi fiocchi mezz'ora dopo essermi lavata i capelli perché il mio ombrellino azzurro a pois aveva deciso di scioperare e non aprirsi.
Lunga vita a te, autista del 33.
Sappi che da qualche parte c'è una formichina che non si dimentica del bel gesto che hai fatto per lei e ti manda il fior fiore delle benedizioni.

sabato 31 maggio 2014

Aspettando il tram

"Bonsoir!"

Non rispondo. Non rispondo mai, qualche volta che l'ho fatto mi sono trovata gente quasi sotto casa.

"Bonsoir, c'est gra-tui-t!"

Lo ignoro. Guardo l'amica che aspetta con me.

Indispettito, comincia una cantilena: "ça, c'est des sor-ciè-res! c'est des filles qui n'ont pas de mec!*"

Ok, io sarò una strega…. ma tu che all'una di venerdì notte vai in giro con una ventiquattrore in una mano e un orsetto di peluche nell'altra, stai messo molto, molto peggio!

*Queste qua sono due streghe, due che non hanno un uomo.

lunedì 5 maggio 2014

Le vacanze di formichina

Anche se non abbiamo ancora nessuna certezza, soprattutto riguardo al periodo, io e P.A. stiamo già cominciando a pensare alle ferie. Le nostre ultime telefonate/videochiamate si svolgono nel modo seguente: proposta di una meta, verifica dei mezzi per raggiungerla, strutture disponibili, costi.
La nostra prima scelta sarebbe la Grecia, ma sembra irraggiungibile da Napoli: aerei troppo cari e in orari improponibili, o rotte inesistenti.
Seguono poi:
- Nizza e dintorni
- Sicilia orientale (ma anche occidentale, se avete buone piste)
- Turchia
- Palma de Maiorca (che non mi entusiasma, ma c'è un volo diretto da Napoli)
- Portogallo
- Corsica

Periodo papabile: l'ultima settimana di agosto, ma forse anche la prima.
Costi: max 500 euri a testa.

Tutti i consigli che vi vengono in mente, anche su mete diverse da quelle in lista (raggiungibili da Napoli o da Roma, le cas écheant), sono bene accetti. Basta che siano frutto della vostra esperienza… ci fidiamo di più!

giovedì 1 maggio 2014

Lasciando Ibla

Sono le 15.55 e aspetto l’11: l’orario ufficiale è 15.45, ma se sono fortunata non è ancora passato. Chiedo a una signora seduta al sole sui gradini del negozio di Madame Copie, al secolo la signora Maria, titolare dell’unica copisteria del quartiere, dai capelli viola e l’alito cavernoso.
Come speravo, mi conferma che l’11 non è ancora passato. È bruna, un po’ tarchiata, una maglia lilla scolorita e una fascia rossa nei capelli corti. Ha un accento dell’Est e cominciamo a parlare. Istintivamente, mi viene da offrirle il sacco con la verdura che ho in valigia: avevo fatto la spesa grossa per P.A., ma non sono riuscita a consumarla tutta. Accetta di buon grado.
L’11 si fa annunciare dal motore un po’ affaticato dalla salita di via delle Suore. Ci guardiamo, e poi quasi all’unisono: “Arriva”.
Saliamo sull’autobus, ho lo zaino e le mie due valigie. Quella color avion è al collasso, l’autista si lascia scappare un “dev’essere leggerina, eh!”. “Sa, trasloco.” “Eh, è sempre così quando si studia all’estero!”, sentenzia un ragazzo con gli occhiali, che ho già incontrato altre volte e che deve conoscere tutti, uno dei tanti “soggetti del villaggio”.  Seduto dopo la porta centrale c’è il solito vecchietto col cappello, un altro habitué. Strano che invece non ci sia il ragazzo con gli occhi verdi, quello che si siede sempre dando le spalle all’autista e che guarda chiunque sfacciatamente negli occhi, i piedi appoggiati sull’asta di fronte.
Intanto la signora della fermata è salita insieme a me facendosi carico del trolley più piccolo, lo tiene fermo con un piede per non farlo cadere ad ogni curva. Continuiamo a parlare, siamo passate al tu. È rumena, viene da Bucarest ed è a Ragusa da 5 anni. Le manca il suo paese, ma si trova molto bene anche qua. Le piacciono i Siciliani, le piace il posto, perché non fa freddo e perché è bello. I suoi amici sono quasi tutti Italiani, si trova bene con loro.  E all’improvviso, inaspettatamente, mi tende la mano e mi fa un gran sorriso: “Piacere, io sono Floriana.” Il gesto mi spiazza, in due mesi qui non mi è ancora capitato. Anzi, potrei quasi dire che chi mi conosceva ha fatto finta di non conoscermi, lasciandomi sola con le lezioni da preparare e i pensieri da districare anche nel fine settimana. Dopo il leggero spaesamento, le sorrido a mia volta e le stringo la mano. Va bene, Ibla, abbiamo fatto pace.

Eppure sono convinta che questo posto mi mancherà. Mi mancheranno i colori, la luce, la cupola del Duomo di san Giorgio che fa capolino da ogni dove, i sapori, sia dolci che salati, semplicemente sublimi, di cui ho fatto incetta. Mi mancherà poter fare la spesa con pochi euro, poter stendere i panni all’aperto e ritirarli asciutti poche ore dopo, sapere di avere il mare a un quarto d’ora.

Ma prima di prendere un esaurimento nervoso e 15 kg, sarà bene che me ne torni da dove sono venuta…

venerdì 29 novembre 2013

Fotopost - Amsterdam

Ieri sera, mettendo un po' di foto a posto, mi sono accorta che non ho ancora fatto un fotopost su Amsterdam. E' stato il primo viaggio insieme a P.A., ci siamo stati a giugno scorso e siamo stati davvero bene!
Abbiamo alloggiato in un hotel completamente ecosostenibile, il Vondelpark Conscious Hotel, struttura che vi consiglio assolutamente se amate il confort e avete una coscienza ecologica (lo trovate anche su booking, se volete).
Anche se era il 22 giugno, siamo stati accolti da pioggia e raffiche di vento freddo al nostro arrivo, nonostante felpe e k-way.
E' stato un gran bel fine settimana, per me è stata anche l'occasione di testare il servizio IDBUS, i pullman di linea della SNCF che collegano la Francia a varie città europee. E vi diro', ne è valsa davvero la pena: pullman pulito e comodo, 29 euro sola andata, 6 ore e mezza per fare Amsterdam-Parigi e tanto di wi-fi compresa nel prezzo! E' arrivato persino con mezz'ora di anticipo e, cosa più importante, mi ha lasciata a due fermate da casa mia... Ma bando alle ciance, spazio alle foto!

Il negozio di amache

Vista sul retro del mercato dei fiori


Un café en terrasse

martedì 29 ottobre 2013

Tutto è bene quel che finisce bene

E così, ieri mattina, sotto l'infuriare della tempesta Christian (che spero risparmierà la mia bellissima piantina di pomodori), sono partita col mio trolley e anche un po' di timore verso l'aeroporto.
Intanto cominciavo a prospettare un piano B se mi avessero lasciata a piedi: sarei dovuta andare a dormire dalla Dido, visto che per questa settimana ho subaffittato la mia stanza, mi sarei anticipata qualche giorno di lavoro di novembre, avrei finalmente fatto la conoscenza di questa simpatica istituzione che è il consolato italiano di Parigi.
Mi sono presentata al tizio dell'imbarco con un "Bonjour monsieur, je suis le cas spécial d'aujourd'hui". Lui mi ha guardata un po' sgomento, non capendo molto quello che stava succedendo. La sua collega l'ha aiutato a cercare la nota vicino alla mia prenotazione, ma proprio questa genia stava rischiando di far saltare tutto e lasciarmi a terra. Poi però è intervenuta un'altra tipa ancora, che mi ha dato il via libera.
Il volo è stato tranquillo, a parte qualche balletto dovuto a Christian e una bimba un po' peperina che aveva come unico problema una mamma scema, e due ore dopo ero a Napoli, con 10 gradi in più e il mio adorato P.A. ad aspettarmi. Mi ha riportata a casa da mammà, pronta ad accogliermi coi paccheri (la pasta, non gli schiaffi) ripieni e i pomodori secchi fatti da lei.
Insomma, il mio angelo custode sembra essere tornato dalle ferie. E spero mi dia una mano per affrontare l'impiegato dell'ufficio comunale - personaggio che meriterebbe un post a sé - quando andrò a rifare la carta d'identità.

mercoledì 2 ottobre 2013

Il 46, ovvero: l'autobus degli sciancati

Antefatto: lunedi' della settimana scorsa passeggiavo beatamente alle Tuileries con P.A., godendomi un meraviglioso e caldo pomeriggio settembrino. Quando s'è fatta 'na certa, io e il mio consorte abbiamo deciso di spostarci per andare a procacciarci del cibo. Malasorte ha voluto che io, formichina con la testa per aria, appoggiassi male il piede sinistro scendendo i gradini delle Tuileries e cadessi, accasciandomi per il dolore, con il vago presentimento - rivelatosi poi azzecato - di essermi rotta qualcosa. Tornati a casa in taxi, in preda a dolori atroci, telefono alla Dido, la quale mi manda l'Abruzzese in versione autista ad accompagnarmi al pronto soccorso di Saint-Antoine. Dopo svariate ore di attesa, mi fanno finalmente una radiografia e mi diagnosticano una micro-frattura al 5° metatarso del piede sinistro.

Fatto: E insomma, stamattina avevo la radiografia + visita di controllo all'ospedale. Appuntamento alle 10H15, ma invito piuttosto spinto a presentarmi un'ora prima. Invito che ho capito nella sala d'attesa per le radiografie, pareva la casa dell'invalido. Ma vabbè. Dovete sapere che da quando mi sono rotta porto un'orrenda scarpa ortopedica conosciuta come "chaussure de barouck". Il farmacista mi aveva avvisata: "Ne vous attendez pas à une chaussure sexy, hein!". E quindi, presa in prestito pure una stampella, me ne vado in giro per Parigi cosi'. Ho ormai abbandonato gli spostamenti in metropolitana, ho troppa paura di essere travolta dalle persone che camminano senza guardare, investendo tutto cio' che si trova sul loro cammino. Mi sposto quindi in autobus, che ha la doppia comodità di non avere scalini e di farmi godere il paesaggio. La stampella me la porto più per rendermi visibile che per reale necessità. Potrei anche farne a meno, ma per scendere i miei 4 piani di scale è comoda.
Ho la fortuna di avere diverse linee di autobus nei dintorni di casa mia, cosi' stamattina ho preso il 46, che mi ha lasciato a pochi passi dal Saint-Antoine. Seduta come "prioritaire", avevo di fronte a me una signora con ben due stampelle. Diagnosi: rottura del collo del femore. Lo abbiamo saputo tutti, quando, a una fermata dal Saint-Antoine, sono saliti una ragazza con le stampelle e un altro signore con una stampella sola. Vedendo che non c'erano più posti "prioritaires", abbiamo rassicurato i nuovi passeggeri invalidi col fatto che saremmo scese alla prossima e che quindi avremmo ceduto loro il posto. La ragazza s'era rotta il ginocchio, allora la signora le ha consigliato di andare a farsi la riabilitazione al Rothschild, vicino casa mia. Nell'outing delle patologie mi sono allora inserita pure io con la mia micro-frattura, che sarà pure micro ma mi rompe parecchio e mi duole, si' si'. La patologia dell'altro signore con la stampella, invece, non ci è pervenuta. E meno male che, grazie a un invalido in carrozzella, l'autista ci ha messo la pedana evitandoci il gradino...

martedì 10 settembre 2013

Il tram delle 5.34

Il primo tram passa a Porte Dorée alle 5.34. Lo prendo quando devo partire all’alba, come stamattina. In realtà è la seconda volta che lo prendo: la prima è stata a luglio, ero arrivata alla fermata con largo anticipo per essere sicura di non perderlo. Avevo aspettato l’alba, mentre mi tiravo su il giubbino il più possibile e intanto muovevo i piedi nei sandali nel vano tentativo di riscaldarli un pochino. C’erano due signori seduti vicino a me.
Anche stamattina sono arrivata alla fermata un po’ prima: c’era un solo signore ad aspettare vicino a me, camminava sul quai. Mi sono guardata bene dal mettere i sandali, ho le mie sneakers marroni, quelle “naturali”. Sotto il giubbino una t-shirt e una felpa, e freddo che passa comunque. A questo giro l’alba non arriva mentre aspetto, sarà  lei ad accogliermi a Orly, al momento dell’imbarco.
Il tram delle 5.34 è pieno per un terzo: vicino a me c’è una ragazza nera, alta, i capelli raccolti in un foulard nero e lo smalto rosso metallizzato. Deve amare molto il rosso, anche i suoi leggings sono dello stesso colore. Abbraccio con lo sguardo gli altri passeggeri. Di fronte a me, appoggiato ai sedili alti, un tipo sui 35 con una sacca da sport e una borsa: alto, biondo, qualche ruga e molto sonno. Più in là, sulla destra, una ragazza bruna con gli stivaletti beige e una valigia, immagino che scenderà a Stade Charléty anche lei. Dal lato opposto, un signore asiatico sulla quarantina con pochi capelli. Ancora a destra, una signora bionda vestita bene, probabilmente sotto la 60ina. E ovunque, ragazzi e uomini neri con zaini e scarpe comode: sono occupati per la maggior parte da loro, i sedili del tram delle 5.34.

Il tram delle 5.34 è il tram di chi mette in moto la città, pulendo le strade, le stazioni del métro, servendo caffé. Il tram di una città che, tranne alle 5.34, sembra non appartenergli.

lunedì 27 maggio 2013

La notte dei musei

Una volta scoperto che il compleanno di P.A. cadeva il lunedi' di Pentecoste - férié, sul laicissimo calendario francese -, formichina ha ben pensato di ingegnarsi per rendere speciale il compleanno di P.A., che non ama festeggiare il suo compleanno.
Prima mossa, complice il sito di isiget, l'acquisto di un bell'Orly-Napoli per il sabato mattina. Poi, l'elaborazione del piano. Per dimostrare a se stessa che feisbuc puo' avere anche un'utilità, formichina ha contattato un collega di P.A. (scavalcando bellamente tutte le gerarchie di gradi e compagnia bella) per far ottenere a P.A. i turni che voleva lei, in modo da passare quanto più tempo possibile con P.A. Poi ha dimostrato a se stessa di essere anche un'ottima attrice, raccontando a P.A. un sacco di bugie ai fini della sorpresa dell'anno.

Telefonata del venerdi' sera (formichina è seduta nella sua cucina): 
- Amore, ma cosa stai facendo?
- Mi sto facendo i biscotti per la colazione, mi è venuta voglia...
- Uh, saranno sicuramente buonissimi! Ma poi li farai anche a me?
- Ma certo, amore, te li faccio assaggiare presto!
- Domani cosa fai?
- Domattina vado in biblioteca, penso di tornare a casa nel primo pomeriggio e poi di sera faccio la notte dei musei coi ragazzi.
- Ah bene, e cosa andate a vedere?
- Ci sono varie proposte, so per certo che l'appuntamento è alle 19. Senti, a proposito, visto che faro' tardi, non è che invece di domani sera ci possiamo sentire domani pomeriggio? Sarai a casa?
- Sisi', non c'è problema!

Telefonata del sabato mattina (formichina è sull'Orlybus):
- Buongiorno cuore mio, come va?
- Tutto bene, aspetto la metro per andare in biblioteca... Tu come stai? Come procede il lavoro?
-Va tutto bene, grazie.
- A che ora finisci?
- Alle 14.
- Va bene. Ora devo salutarti che arriva la metro. Ci sentiamo più tardi?
- Va bene, buona giornata!

In realtà formichina temeva che da un momento all'altro potesse partire la vocina imberbe: "Benvenuuuti a booordo della navetta Ooorlybus", rovinandole cosi' la sorpresa studiata nei minimi dettagli.
E qualche ora dopo, finalmente a Napoli. Con il supporto di Zorrino, paziente autista aeroporto-casa e casa-Napoli, formichina telefona finalmente a P.A.

Telefonata del sabato pomeriggio (formichina è per strada, a pochi metri da P.A.):
- Amore, ma dove sei? Per strada?
- Sisi', sto andando al Monoprix, ché mi sono accorta che mi mancano alcune cose per domani... Com'è andata al lavoro?
- Tutto bene, ora sono un po' a casa, mi riposo ché poi lavoro stanotte...
- Ah, lavori stanotte??? (vocina interna: yes yes yes, ancora meglio del previsto, grazie colleghi di P.A.!)
- Eh si', sono all'infortunistica stradale...
- Ah, capisco.... Ma è pericoloso?
(Intanto, formichina ha trovato accostato il portone del palazzo di P.A. e sale i 5 piani cercando di non far trapelare niente. Formichina, mezza morta per il caldo e per lo sforzo, è davanti alla porta di casa di P.A.)
- No, pericoloso no, ma sai, è sabato notte...
- Ah, senti, hai già preso il caffè?
- No, non ancora.
- Non è che me ne prepari uno?
- (ride) Vuoi un caffè?
- Si', voglio un caffè!
(Formichina suona il campanello. Niente)
- Va bene.
(Formichina suona il campanello una seconda volta, più a lungo. Niente)
- Si', ma adesso vieni ad aprirmi???

Formichina riattacca, ma aspetta ancora 3 minuti buoni come una deficiente davanti alla porta coi suoi biscotti in mano. Finalmente P.A., vedendo che formichina non richiama, va ad aprire, in evidente stato confusionale.
- Non ci credo... non è vero... Tu sei una pazza!!!

P.A. ha ripetuto questa frase buona parte del pomeriggio. Si è fatto una doccia, è andato con formichina ad omaggiare il Marchesino e, una volta recuperato lo scooter, è riuscito a far fare a formichina pure la notte dei musei, portandola al museo di san Martino. E due giorni dopo le ha detto di aver passato il più bel compleanno della sua vita.

giovedì 24 gennaio 2013

Accident grave de voyageur

Sono per natura contro la politically correctness. A me le cose piace chiamarle col loro nome, senza giri di parole. La formula accident grave de voyageur è una simpatica formuletta paracula che l'RATP usa per informare i poveracci che ogni giorno devono prendere i trasporti che qualcuno ha deciso di farla finita buttandosi sotto a un treno e percio' la linea è bloccata.
9.02, Daumesnil. "Accident grave de voyageur à Vincennes, RER A interrompu entre Nation et Val de Fontenay. Service bus de remplacement à Château de Vincennes.", campeggia sullo schermo d'informazioni. Sbuffo e penso "merde!", mentre mi avvio a Nation per prendere la 1.
9.25. Arrivo a Château de Vincennes. E' il delirio totale: decine e decine di pendolari che vagano come schegge impazzite alla ricerca dello sfigatissimo bus che li porterà nel bled pourri dove lavorano. Esito, cerco i bus, ma non ho voglia di fare la sardina. E nella migliore delle ipotesi riuscirei a salire forse sul terzo che passerà (se e quando passerà). Penso che potrei telefonare all'unica persona automunita e in zona, anche se mi sono ripromessa di non cercarla. In preda alla disperazione, lo faccio lo stesso. Non risponde né mi richiama e penso "accidenti a me, sono venuta meno ai miei buoni propositi e sto comunque bloccata qua, cornuta e mazziata!"
Mi ricordo improvvisamente che da Créteil c'è un servizio bus che porta direttamente a Champs-sur-Marne, ridente cittadina fantasma in mezzo al nulla dove sorge il mio lab. Faccio il tentativo, telefono alla mia amica Marie per sapere se ne sa qualcosa. Effettivamente si', ne sa qualcosa e mi consiglia di prendere un vélib e arrivare a Charenton per non dover stare a tornare su a Parigi centro per recuperare la 8.
9.58, Château de Vincennes. Trovo una stazione vélib e mi avvio, un po' imprecando contro colui che ha deciso di farla finita proprio stamattina un po' ringraziando il Cielo che almeno non nevica più e le strade sono sgombere. Arrivo a porte Dorée (cioè praticamente a 10 minuti a piedi da casa mia) un quarto d'ora dopo, ripongo il vélib e prendo la 8.
10.37, Créteil. Cerco il famoso bus. Ne passa uno all'ora, il prossimo è alle 11. Aspetto al freddo e al gelo sulla banchina, continuando a imprecare contro l'RATP e il poveraccio, che pur essendo poveraccio stamattina ha rotto i coglioni a un bel po' di gente.
11.02, il bus parte. Un quarto d'ora dopo sono a Champs.
Risultato: mezza giornata di lavoro persa, a una settimana dalla consegna.
Ma questi che scelgono l'RER per farla finita non lo sanno che non potranno trovare pace manco nell'aldilà con tutte le jastemme che riceveranno des autres voyageurs e che li raggiungeranno pure se saranno diventati polvere???
Tra i criteri di valutazione di una tesi dovrebbe pure esserci una voce "difficoltà logistiche". Da Paris-Est uscirebbero tutti con mention "très honorable".

(Salvate il soldato formichina, episodio 2043.)

mercoledì 19 dicembre 2012

dice

dice tu comincia a scrivere vedi che così poi i pensieri prendono forma. che sì sei già normalmente complicata mò è pure peggio ma provaci lo stesso. e chettedevodì, c'ho voglia di scrivere ma rischio di cadere nel trip intimista e di questo 'un c'ho voglia. dice il 21 finisce il mondo, perdonami su che ti costa non mi fa bene stare in questa situazione con te e non fa bene neanche a te. dico da quando ti preoccupi per me. da sempre dice. bof dico penso piango io per strada l'indomani mentre il freddo mi congela gli occhi giù per rue oberkampf. e la sera mi chiama lei e dice ti prego non fare cazzate ché il momento è delicato e le tue sensazioni sono amplificate al mille per mille per esempio sono sicura che se ti avessi detto sei ingrassata ti sarebbe venuta una crisi e ti sarebbe sembrato chissà che. e poi ragazzi ciao martedì parto sono venuta a salutarvi prima delle feste mi mancate mi mancano loro state bene sì siete belli oh sìsì siete belli e ve la cavate benissimo senza di me. mi mancate oh se mi mancate. Guigui se sapessi mi faresti una strigliata delle tue mi urleresti un bel non allungando la o all'infinito come sai fare solo tu Guigui ma chettedevodì Guigui c'ero dentro ci sono ancora forse o forse è solo bof. e poi torno in una casa vuota ceno mi fanno male gli occhi mi fa male il braccio mi riposo un po' poi riprendo a lavorare. la sveglia suona alle 22.30 ma non ce la faccio ad alzarmi no no lasciami dormire sono le 3.59 vuoi metterti a lavorare dai no no se ne parla domattina. e la bici e piove e il cake alle herbes de provence. e i bambini e la lotteria e prego per te e non si vive di sentimenti. e il foie gras e le pulizie e le ultime prove dell'ultima messa in quella chiesa. dice quante pagine hai scritto. 12 dico. da mercoledì a oggi solo 12. allora ça va pas tu devais finir pour demain. eh lo so ma come te lo spiego bella la mia greca il terremoto emotivo. e torno a casa l'aereo è pieno e c'è casino e io non li sopporto e non vedo l'ora di arrivare. ma quanto ci mettono per 'ste benedette valigie è quasi mezz'ora. l'unica cosa positiva dell'estero è che sono veloci dice la cretina un metro più in là. dice vedi che tra un po' passa la tua amica a casa a prendere la firma per un mio amico grillino. dico spero che s'incendino tutti i grillini. la bilancia dice hai preso due kg ragazza. allora la bilancia parigina è sfasata dico. il calendario dice tra due mesi sono 30 ragazza.
eh.

venerdì 9 novembre 2012

Sport per poveri e pigri in quel del formicaio


La vita a Parigi costicchia un bel po’, non è una novità. Una cosa che costa davvero molto rispetto all’Italia (almeno, rispetto a quell’Italia a cui ero abitutata io, col mio fantastico corso di yoga Dozen a Pisa, due lezioni a settimana per soli 35 euri mensili) è fare sport. Andare in palestra è un lusso, si riesce a risparmiare qualcosina solo prendendo un abbonamento annuale... il pacco però è che devi versare la quota tutta d’un botto. Il prezzo medio di una tessera di 10 ingressi varia tra i 130 e i 180 euro, per darvi un’idea. Quand’ero una dottoranda ricca, ne avevo addirittura comprata una a 185 euri in un centro di discipline olistiche non lontano da Opéra, andavo a farci pilates. Poi per lungo tempo mi sono dedicata ai 100 metri nei corridoi del metro per arrivare al lavoro, ai miei 4 piani di scale per forgiare la chiappa (con l’opzione valigia o sacco della spesa per allenare pure i bicipiti) e al velib’, che ormai ha assunto lo statuto di “mezzo di trasporto ufficiale della Formichina” da quando non c’è più nessuno che le paga mezzo navigo.  
Per fortuna, a qualcuno è venuta la geniale idea di inventare siti come Groupon e Kgbdeals, su cui, oltre agli inutili e costosi lissages brésiliens, coréens et japonais (che sono sempre in offerta, sempre!) ogni tanto capita pure l’offerta fitness. Una mattina l’occhio della Formichina è caduto su un abbonamento di 10 ingressi a 29 euri e la grulla, credendo di fare l’affare del secolo, l’ha prontamente comprato, tentando – invano – di convincere le sue sciagurate amiche a seguirla nella sua follia. Piccola precisazione: la “palestra” è nel 15ème, la Formichina abita nel 12ème, dall’altro lato della città. “Peu importe”, ha pensato, “tanto ci vado diretta, è vicino sia alla 8 che alla 6.”
Ma quale fu la delusione nel mettere piede la prima volta in “palestra”... “Altro che palestra, questo è un tugurio! Hanno fatto bene quelle 3 a non darmi retta, sigh!”. Ma, superato lo scoglio della delusione, confortata all’idea di quei poveri grulli che hanno comprato l’abbonamento a prezzo pieno (200 euri, sembrerebbe), la Formichina ha cominciato a frequentare il tugurio con una certa regolarità (anche perché l’abbonamento scade il 15 dicembre), sfidando la mezz’ora di trasporto, la pioggia... e quel vecchio impertinente che dev’essere il proprietario e si burla di lei (la prima volta s’è persa, la seconda è arrivata a una lezione di zumba con un’ora di ritardo, perdendo così la suddetta lezione). L’audacia ha spinto la Formichina a voler provare una delle due lezioni esclusive incluse nella super-offerta: cioè, due allenamenti intensivi di mezz’ora, che equivalgono a un allenamento tradizionale di un’ora e mezza ciascuno. 
Eh, parliamone. Sedermi mi procura dolori atroci, ho gli adduttori in fiamme... e quando soffri di incontinenza precoce e fai pipì almeno una decina di volte al giorno, c’est pas cool. Stessa cosa scendere le scale, ridere, tossire, rifare il letto, raccogliere le cose che ti cadono dalle mani.
“Tu verras, la prochaine fois, ça ira mieux”, mi ha assicurato la pseudo-istruttrice, mentre provavo a immaginarmi quando avrei potuto riprendere il controllo totale dei miei poveri muscoli e fare così la seconda lezione.
Stamattina su Kgbdeals hanno rinnovato l’offerta: non ne posso usufruire, avendo comprato già una tessera. Ma credo che sopravviverò anche senza...E' proprio vero, "o' sparagno nun è mai guadagno".