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lunedì 27 gennaio 2014

Non dovevate, ma grazie, eh

Da 4 mesi lavoro in un'azienda come linguista-terminologa (fidatevi, è questo il mio lavoro, anche se P.A. dice a tutti che faccio "i sondaggi"). Part-time, per un totale di 10 giorni al mese.
In 4 mesi, mi hanno cambiato di scrivania la bellezza di 4 volte, credo con relative bestemmie da parte del tecnico informatico, dal momento che sono l'unica a lavorare su Windows e non su Linux. E ogni volta prendi l'hd di formichina, stacca tutti i cavi, prendi i due monitor di formichina e sposta il tutto sulla nuova scrivania, riallaccia tutto e, soprattutto, vedi se tutto funziona come prima. In realtà lui è sempre stato tanto carino, ma immagino che magari avrebbe preferito fare altro al posto di questo valzer di computer e di scrivanie.
Per fortuna, la maggior parte del tempo l'ho passata non lontana dalla finestra, ma in un punto dell'ufficio (un grande open space) abbastanza riparata, anche se a un tiro di schioppo dal capo.
Ma... anno nuovo, vita nuova! Al mio ritorno a gennaio, sono stata informata della mia nuova postazione: lontana dalla finestra, lontana dal capo e vicina alla porta. Quella che permette l'accesso alle toilettes, alla terrazza, al locale cucina, agli uffici di sotto e che viene aperta dalle 100 alle 200 volte all'ora, permettendo il passaggio di pinguini, orsi polari e altre bestiole venute dal regno del freddo.
Non c'è che dire, davvero un pensiero carino, spostarmi là nel mese più freddo dell'anno, per soli 7 giorni di lavoro. Soprattutto tenendo presente che il 90% dei transitanti lascia sempre la porta socchiusa, regalandomi un simpatico spiffero, vero toccasana per la mia schiena.
E oggi, dopo che sabato sono stata una decina di ore in una sala a 11° per un matrimonio, apprezzo ancora di più questo simpatico regalo di Natale.
Vi ringrazio eh, ma non dovevate. Per dimostrarvi tutta la mia gratitudine segue una copiosa lista di mortaccivostra.

venerdì 9 novembre 2012

Sport per poveri e pigri in quel del formicaio


La vita a Parigi costicchia un bel po’, non è una novità. Una cosa che costa davvero molto rispetto all’Italia (almeno, rispetto a quell’Italia a cui ero abitutata io, col mio fantastico corso di yoga Dozen a Pisa, due lezioni a settimana per soli 35 euri mensili) è fare sport. Andare in palestra è un lusso, si riesce a risparmiare qualcosina solo prendendo un abbonamento annuale... il pacco però è che devi versare la quota tutta d’un botto. Il prezzo medio di una tessera di 10 ingressi varia tra i 130 e i 180 euro, per darvi un’idea. Quand’ero una dottoranda ricca, ne avevo addirittura comprata una a 185 euri in un centro di discipline olistiche non lontano da Opéra, andavo a farci pilates. Poi per lungo tempo mi sono dedicata ai 100 metri nei corridoi del metro per arrivare al lavoro, ai miei 4 piani di scale per forgiare la chiappa (con l’opzione valigia o sacco della spesa per allenare pure i bicipiti) e al velib’, che ormai ha assunto lo statuto di “mezzo di trasporto ufficiale della Formichina” da quando non c’è più nessuno che le paga mezzo navigo.  
Per fortuna, a qualcuno è venuta la geniale idea di inventare siti come Groupon e Kgbdeals, su cui, oltre agli inutili e costosi lissages brésiliens, coréens et japonais (che sono sempre in offerta, sempre!) ogni tanto capita pure l’offerta fitness. Una mattina l’occhio della Formichina è caduto su un abbonamento di 10 ingressi a 29 euri e la grulla, credendo di fare l’affare del secolo, l’ha prontamente comprato, tentando – invano – di convincere le sue sciagurate amiche a seguirla nella sua follia. Piccola precisazione: la “palestra” è nel 15ème, la Formichina abita nel 12ème, dall’altro lato della città. “Peu importe”, ha pensato, “tanto ci vado diretta, è vicino sia alla 8 che alla 6.”
Ma quale fu la delusione nel mettere piede la prima volta in “palestra”... “Altro che palestra, questo è un tugurio! Hanno fatto bene quelle 3 a non darmi retta, sigh!”. Ma, superato lo scoglio della delusione, confortata all’idea di quei poveri grulli che hanno comprato l’abbonamento a prezzo pieno (200 euri, sembrerebbe), la Formichina ha cominciato a frequentare il tugurio con una certa regolarità (anche perché l’abbonamento scade il 15 dicembre), sfidando la mezz’ora di trasporto, la pioggia... e quel vecchio impertinente che dev’essere il proprietario e si burla di lei (la prima volta s’è persa, la seconda è arrivata a una lezione di zumba con un’ora di ritardo, perdendo così la suddetta lezione). L’audacia ha spinto la Formichina a voler provare una delle due lezioni esclusive incluse nella super-offerta: cioè, due allenamenti intensivi di mezz’ora, che equivalgono a un allenamento tradizionale di un’ora e mezza ciascuno. 
Eh, parliamone. Sedermi mi procura dolori atroci, ho gli adduttori in fiamme... e quando soffri di incontinenza precoce e fai pipì almeno una decina di volte al giorno, c’est pas cool. Stessa cosa scendere le scale, ridere, tossire, rifare il letto, raccogliere le cose che ti cadono dalle mani.
“Tu verras, la prochaine fois, ça ira mieux”, mi ha assicurato la pseudo-istruttrice, mentre provavo a immaginarmi quando avrei potuto riprendere il controllo totale dei miei poveri muscoli e fare così la seconda lezione.
Stamattina su Kgbdeals hanno rinnovato l’offerta: non ne posso usufruire, avendo comprato già una tessera. Ma credo che sopravviverò anche senza...E' proprio vero, "o' sparagno nun è mai guadagno".

martedì 11 settembre 2012

Spazzatura e amnesie

Non so se capita anche a voi, ma ogni volta (o almeno 8 volte su 10) che devo "scendere la munnezza" (o "uscire la munnezza", se vi piace di più), mi dimentico qualcosa che si rivelerà poi fondamentale per il resto della giornata. Solitamente il portafogli o il pass navigo, a volte pure il sacchettino col pranzo. Se posso permettermi di tornare indietro, ripercorro i miei 4 piani di morbidezza e recupero il pezzo mancante, per ripartire tutta trafelata.
Ma se sono già in ritardo e il pezzo non è poi estremamente fondamentale (almeno non mi sembra), ci rinuncio e corro al lavoro.

Provate a indovinare cosa ho dimenticato stamattina (ed era troppo tardi per tornare indietro) pur avendone due esemplari. Vi do' un indizio: quando ho staccato dalla gelateria per tornare a casa è venuto giù il diluvio...

martedì 15 maggio 2012

Ma tu, ma io

Ma tu, che te ne sei partito bello quatto quatto per il Marocco la bellezza di due settimane, non mi potevi ripiegare accuratamente e ripormi in qualche angolino della tua valigia, invece di lasciarmi qui, in questa città piovosa, dove il 15 maggio il termometro non tocca i 15 gradi? Dove i collant 70 den servono a poco, se sotto ci metti un paio di ballerine, illudendoti che è il 15 maggio, perbacco, mica ci possiamo mettere gli stivali in primavera? Dove ti maledici per aver lasciato a casa le moffole che ti sei portata in borsa fino all'altro ieri?
Tu, si' tu, non ti senti nemmeno un po' in colpa per avermi lasciata qui al freddo e alle intemperie senza di te?

Ma io, invece di perdere tempo prezioso a studiare roba inutile nell'illusoria convinzione (altrui) di contribuire al progresso della scienza, perché non mi sono messa, che so, a fare uno studio sul francese delle Antille con tanto di sperimentazioni sul campo, a cercare un finanziamento per aprirmi un bar su una spiaggia o in alternativa un lavoro serio e soprattutto ben pagato?

E invece no, mi tocca stare in biblioteca a cercare di arrivare almeno in fondo alla pagina prima di andare via, in preda alla sindrome del trattore e rabbrividendo all'idea dello shock termico una volta uscita di qui. E soprattutto, senza cioccolato.

(Sindrome del trattore: svegliarsi al mattino con l'impressione di essere stati investiti da un trattore e passare il resto della giornata acquisendone la certezza.)