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mercoledì 10 agosto 2016

Fotopost nostalgico - Corfù

Ne avevo abbastanza. Non tanto - o almeno, non solo - del lavoro, quanto delle brutte notizie e dell'isteria diffusa a proposito di attentati, scontri di civiltà, immigrati-che-ci-rubano-il-lavoro, vaccini, musulmani and so on. Per non parlare dei post degli insegnanti isterici sui vari gruppi dedicati al concorso scuola, covi di frustrati che non hanno mai saputo/voluto guardare al di là del proprio orticello e ora pretendono l'attenzione del mondo per le "ingiustizie che stiamo subendo".

E quindi l'ho fatto: ho chiuso l'accesso a feisbuc dal wikariello e sono partita con P.A. alla volta di Corfù. Che sulla carta è in Grecia, ma potrebbe essere anche nel Cilento della mia infanzia o nel mio adorato Salento, con i suoi ulivi maestosi, gli oleandri colorati e i fichi profumati che mi diverto a cogliere.
Per le strade di Kerkyra

Corfù che delude chi si aspetta le tipiche casine bianche col tetto blu e si ritrova invece un'architettura veneziana dalle forme neoclassiche e i colori pastello, Corfù dai sapori familiari ma più speziati, Corfù che è una prima tappa tra noi e qualcun altro più in là.

8 giorni con nelle orecchie solo il frinire delle cicale, lo sciabordio delle onde e il fruscio del vento, e come uniche domande "dove mangiamo stasera?" e "dove andiamo domani?"

Spiaggia di Arillas

Spiaggia di Agios Gordis

Pranzo a Kerkyra


mercoledì 27 novembre 2013

Esami minacciosi

Al ricevimento del collega di letteratura francese: arriva lei, L., "laureanda" fuoricorso. E' iscritta dal 1999, cioè da quando ha aperto la facoltà. Per usare una metafora, è un residuato bellico del vecchio ordinamento. Ma forse è la volta buona che ce la fa, sta scrivendo la tesi. Prima pero' deve risolvere la questione esami.

- Ma ti manca solo la tesi o anche qualcos'altro?
- Letteratura spagnola. Volevo farlo adesso, a dicembre, ma l'ultimatum è scaduto il 25 novembre.
- L'ultimatum, si', capisco.

Che cosa tremenda è diventata l'università, se pure gli esami si mettono a dare gli ultimatum...

(si', lo so che ve l'ho già detto su feisbuc. ma non tutti i miei sparuti lettori hanno feisbuc, e mi sembrava giusto far ridere anche loro. socialismo dei social network: modalità "social")

mercoledì 17 luglio 2013

Caro mentecatto

Vi risparmio la mia su calderoli e le sue uscite infelici. Ci ha già pensato lei, e non saprei scriverlo cosi' bene. Vi risparmio pure la mia su bentivoglioangelinoamicokazaco, vi parlo piuttosto di una notizia diciamo "di cronaca" che ha suscitato la mia attenzione. In realtà non posso garantire sulla veridicità della stessa, la foto dell'articolo gira su feisbuc e, si sa, su feisbuc le bufale regnano sovrane. Comunque, supponiamo che sia vera (nel frattempo, ho trovato anche un link, non so quanto sia attendibile, mais bon).

Titolo: Spende 200 euro al primo appuntamento ma lei non gliela dà: lui la denuncia ai carabinieri.

Si', avette letto bene. Lui è un ragazzo di Udine, sotto la trentina. Lei una ragazza di poco più giovane che lui invita a uscire e a cui paga cinema e ristorante, sperando che lei, a fine serata, lo ricambi "in natura". Ma lei non se la sente e allora lui che fa? La denuncia ai carabinieri per "falsità di intenti". Perché non gli ha detto prima che non gliel'avrebbe data. Prego notare la fine argomentazione del mentecatto, che tira in ballo nientemeno che le sfere celesti: "Se Dio ti ha fatto la figa è perché la devi dare, senno' ti faceva un altro braccio."
Caro mentecatto,
la prima cosa che mi viene da chiederti è: perché non sei andato direttamente da una prostituta? Magari te la cavavi pure con meno di 200 euri, e a fine serata avevi il tuo contentino. Magari non ci sei andato perché tu, studente modello di buona famiglia, con "quelle donnacce" non ci vuoi avere a che fare?
La seconda è: hai idea di quali siano i presupposti per una denuncia? Ok 20 anni di bunga-bunga, ma da quel che ne so io, una legge che obblighi le donne a ricambiare col dono del proprio corpo chi offre loro una pizza o un cinema - grazie a Dio - non esiste ancora. Non è che avete fatto un contratto e lei non lo ha rispettato, eh. Ma tu, becero maschilista, hai dato per scontato che potevi comprarti la figliola facendo magari pure la figura del galantuomo.
E io ti auguro di fare la fame per il resto dei tuoi giorni. Spero che non te la dia neanche la più racchia del mondo, se continui a comportarti cosi'. Anzi, spero proprio che la denuncia la prossima volta te la becchi tu, caro mentecatto, che mi fai pena, immensamente pena. E sappi che se fossi stato mio figlio o mio fratello, ti avrei gonfiato come una zampogna.

sabato 23 febbraio 2013

Perché NON voterò il Movimento 5 Stelle

Mentre scrivo queste righe, piazza S. Giovanni a Roma, quella piazza, è invasa dal comizio di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle. Ho già scritto sull'argomento, ma lo rifarò. A meno di due giorni dalle elezioni, mi sembra necessario farlo, tanto più che nel frattempo sono tornata su feisbuc e mi sono fatta un'idea ancora più chiara della cosa (a questo proposito, vi invito a leggere questo).
Per non fare la parte del Bastian contrario a priori, sono andata a cercarmi il programma del M5S. Ecco, parliamone. In tutto fa meno di 20 pagine: mi sembra un po' pochino, ma su questo potrei anche sorvolare se quella ventina di pagine mi avesse soddisfatta. E invece...
Allora, il programma dei grillini è articolato in 7 punti: Stato e cittadini, Energia, Informazione, Economia, Trasporti, Salute, Istruzione. La parola lavoro non compare fra questi punti, così come non compaiono le parole diritti e parità. In compenso ho contato almeno 30 volte internet e on line. Due cose in particolare mi hanno lasciata estremamente perplessa. La prima alla sezione Energia, in cui si propone di ridurre gli sprechi energetici calcolando il fabbisogno energetico nazionale sulla base dei consumi della provincia di Bolzano. Ora, se è vero che la provincia di Bolzano è la più estesa d'Italia, è anche vero che conta appena mezzo milione di abitanti, a differenza per esempio della provincia di Napoli (che credo sia invece la più piccola dello Stivale) che di abitanti ne ha più di 3 milioni... Come la mettiamo? La seconda è alla sezione Informazione, dove leggo: "L’informazione è uno dei fondamenti della democrazia e della sopravvivenza individuale. Se il controllo dell’informazione è concentrato in pochi attori, inevitabilmente si manifestano derive antidemocratiche." Scritto da uno che non sa cosa sia il confronto, mi rassicura, non c'è che dire. E poi altre varie amenità, tra cui: abolizione del valore legale del titolo di studio. Ma perché? Cosa significa? Oppure allineamento delle tariffe italiane della telefonia mobile alle tariffe europee: lo sanno che se si ha una sim ricaricabile (e non un abbonamento, molti dei quali con un impegno minimo di un anno) il cellulare all'estero - almeno in Francia - costa molto di più che in Italia? E potrei continuare... Ma al di là di questo, sono davvero queste le cose di cui l'Italia ha bisogno? Queste le cose per cui 800.000 persone sono in piazza S. Giovanni a osannare uno che predica la politica dell'urlo e del qualunquismo? Che ha fatto campagna elettorale insultando gli altri, rifiutando qualsiasi confronto? Pubblicando bufale su bufale su internet?
Non posso tollerare che si spieghi il fenomeno con la formula di "democrazia partecipata": la democrazia è - o quantomeno dovrebbe essere - partecipata per sua definizione. Dov'erano queste 800.000 persone negli ultimi 20 anni? Sono andate a votare quando dovevano farlo? Hanno mai cercato di guardare oltre, andando a un dibattito, a un incontro organizzato da un'associazione, da un partito? Hanno mai sfogliato un giornale o guardato un programma in tv che li informasse sulla vita in un paese straniero, per esempio, o le loro idee se le sono fatte per sentito dire?
Dove sono state queste persone negli ultimi 20 anni, mentre l'Italia andava a rotoli? Cosa hanno fatto, oltre a dire "fanno tutti schifo"?
Personalmente, non ho mai avuto la tessera di un partito, ma questo non mi ha mai impedito di esercitare la mia partecipazione alla democrazia.

A queste elezioni voterò SEL, Sinistra Ecologia e Libertà. A dispetto di quanto vogliono farci credere, le ideologie non sono morte. Io mi definisco un'elettrice di sinistra, perché credo che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge e che quindi abbiano gli stessi diritti. Perché credo che tutti abbiano diritto a un'istruzione e una sanità pubblica. Perché credo che il lavoro sia un valore sacro. Perché, anche se sono cattolica, credo che uno stato debba essere laico. Perché credo che sia arrivato il momento di smetterla con lo scempio ambientale e cominciare a promuovere ed attuare una politica che rispetti la natura, che privilegi l'energia pulita.
Concludo con le parole di un amico, N. F., che farà la mia stessa scelta ed è stato più bravo di me ad esprimerla:
"Sui social network, ed in particolare su fb, si assiste ad un triste gioco che consiste nel spiegare agli altri perché non votare quel partito o quel movimento e raramente qualcuno prova a spiegare le motivazione della propria scelta.
Cerco, con questo mio intervento di essere uno di questi ultimi.Le prossime elezioni cadono forse nel peggiore momento economico e sociale che l’Italia abbia mai conosciuto dal dopoguerra: livelli di povertà mai visti negli ultimi decenni, un’intera generazione senza prospettive concrete, rottura del patto tra generazioni, crisi del welfare e chi più ne ha più ne metta.
Una crisi talmente profonda che nessuno degli schieramenti in campo oggi può garantirne il superamento nell’arco di una legislatura. In questi momenti di disorientamento generale l’italica gente ha sempre premiato il populista di turno (Mussolini, Berlusconi, Bossi, ect) ed il rischio che questo orientamento prevalga anche in questa tornata elettorale a mio avviso è molto concreto.
Scelgo SEL per provare a ricostruire, nel paese elementi di solidarietà e giustizia sociale, per restituire centralità e dignità al lavoro, per riaffermare e garantire i diritti delle persone, per provare ad uscire dalla crisi attraverso una modifica profonda del modello di sviluppo.
So che molti compagni e amici pur condividendo l’analisi hanno fatto scelte politiche diverse, ma credo che l’unica scelta possibile (chiaramente tutta da verificare) è votare l’unico schieramento in grado di poter vincere le elezioni del 24-25 febbraio, quello il cui leader è Bersani e far aumentare il peso specifico della parte più a sinistra dello schieramento. 
Citando Ingrao, solo una vittoria netta del centrosinistra può creare le condizioni perché le lotte non esprimano solo rabbia, ma si traducano in cambiamenti concreti. Indignarsi non basta: bisogna scegliere."


mercoledì 22 febbraio 2012

Dell'utilità di avere una sorella

- Uè, non è che mi mandi un'idea di compiti per il mio studente? che so, un racconto, un articolo con domande? grazie!
- Fagli ascoltare "Trapanarella" di Giggione e poi fai delle domande di metacomprensione. 

venerdì 12 agosto 2011

Lasciamo perdere perché

"...esco adesso da una storia di 4 anni con una e non me la sento." (come se io ti avessi chiesto qualcosa)

"...tu sei davvero la ragazza che cerco, ma sei capitata nel momento sbagliato." (effettivamente me lo dice pure il mio dentista, che dovevo nascere 20 anni prima)

"...non sono convinto." (di cosa, non s'è mai capito)

"...io e te siamo amici." (a questo punto direi "eravamo")

"..sono in un momento no." (e scommetto che ti passerà subito dopo che me l'hai detto)

"...non posso permettermi una storia seria in questo momento." (ribadisco, non ti ho chiesto niente)

"...ho bisogno di stare un po' da solo." (ebbeh, come dice il nonnino dell'ipercoppe, "meglio d'una sega 'un c'è nulla!)

"...non mi sento ancora pronto." (se vuoi aspettare il tuo 60esimo compleanno, fa' pure...)

"...non so che fare. Non so cosa succeda nella mia testa quando ci sono di mezzo delle ragazze, forse tu puoi aiutarmi a capire." (infatti, ti dò questo: tieni, è il numero di uno bravo)

"...per dirla con Schopenhauer, diciamo che è una questione di chimica." (e diciamo che tu sei un paraculo grande quanto una portaerei che si crede figo citando un filosofo)

"...non mi piace che scrivi di cose tue, così, su internet." (sarò recidiva?)

E poi ci sono quelli che non si sentono in dovere di darti spiegazioni, dalla sera al mattino non li senti più e bona lè. La mia amica Bionda li chiama "i morti in autostrada", quelli di cui non si hanno più notizie proprio come se fossero morti in autostrada, appunto. Forse, a pensarci bene, il silenzio è più eloquente di penose e farraginose spiegazioni.
L'idea di raccogliere questo materiale così edificante mi frullava nella testa già da un po', ma si è concretizzata solo oggi, commentando lo stato di un amico su feisbuc.
La verità è che gli uomini fanno pena. E le donne, molto spesso, sanno essere pure peggio.

martedì 5 luglio 2011

Ma dime ti

Dopo circa un mese e mezzo di lagne (non ci voglio andare non ci voglio andare non ci voglio andare), distribuite più o meno equamente tra anima gemella, colloc, l'ing. Dippi', l'amico filologo e la Schwester, sono partita alla volta di Padova per un colloquio (oggetto: assegno di ricerca). Partita ieri e tornata qualche ora fa. I risultati tra una settimana, ma voglio parlare di altro, varie altre piccole, grandi cose.

Ieri, passando davanti a un bar, ho realizzato che il bar italiano ha un odore tutto suo, che lo rende unico rispetto a tutti gli altri bar del mondo. E' un odore dolce e morbido, che sa di caffè, nocciola, zucchero e pastarelle, di nonni che accompagnano i nipoti a comprare il gelato i pomeriggi d'estate, di amiche che si ritrovano a raccontarsi il cuore con tutta calma davanti a un tè o una cioccolata calda d'inverno e di chi va a comprare le paste la domenica. Sa della crema dei cornetti mangiati al mattino tra un sorso di cappuccino e un'occhiata al giornale.
I bar di Parigi invece sanno di caffè e sigaretta e non sono posti per bambini. Non sono posti lenti, sono lo specchio di una vita da formicaio. Attimi fugaci, un bicchiere veloce, una sigaretta e c'est parti per un altro giro, un'altra corsa.

Sulla strada del ritorno, in aeroporto, ho comprato un costume. Non so ancora se andro' al mare, ma il costume ce l'ho. E' di un verde meraviglioso, tra lo smeraldo e l'ottanio. Sono stata indecisa tra questo e un altro corallo, dello stesso modello. Indecisa al punto di rischiare di perdere l'aereo. Pure quello corallo era meraviglioso, e mi stava divinamente come colore. L'avevo pure già pagato, ma continuavo a guardare il verde. Poi per tutto il volo ho continuato a pensare a quello corallo e  ai pro e contro corallo/verde ottanio. I grandi dilemmi futili di una formichina indecisa e vanitosa. In tempi migliori li avrei presi entrambi, ma il mio conto in banca in questi giorni ha subito troppe scosse e mi sono autoimposta regime di austerità. Tanto più che non ho ancora fatto i saldi.

E poi...e poi... e poi il grande annuncio, prima a me stessa, poi all'amico filologo e all'ing. Dippi' dal vivo e al popolo di feisbuc poi (si, sono tornata su feisbuc, non mi disprezzate troppo. ma forse presto me ne andro' di nuovo) e cioè:
Rivendico il mio diritto ad avere ammiratori/spasimanti/candidati fidanzati belli, giovani, simpatici e intelligenti. Il tempo del volontariato è finito!!!
Dopo aver ricevuto la mail di un 50enne (o giù di li') con la panza, qualche segno di una lontana acne giovanile e tanto di invito ad accompagnarlo a cena a casa di un amico, mi sono detta che è tempo di cambiare. Basta! Non saro' una fotomodella ma non sono neanche un cuoppo*, ecchemmiseria. Poi saro' pure difficile e rompicojones, ma ho diritto ad avere delle pretese. Single non è sinonimo di disperata 'ndo cojo cojo. C'est clair???

* cuoppo: donna di rara bruttezza. Sinonimo toscano: travaso. 
NB per chi legge: ieri è domenica, ho iniziato a scrivere il post ieri sera. I risultati del concorso si sanno già, sono arrivata seconda.

lunedì 20 giugno 2011

Sorpresa!

Il 30 marzo, senza nemmeno la certezza di essere ancora fisicamente su questa Terra l'indomani, sapevo già che il 18 giugno sarei stata impegnata. Motivo: festa a sorpresa per un amico italiano organizzato dalla sua copine.
Il sospetto di avere a che fare con una mente malata non mi aveva sfiorata più di tanto: qui è assolutamente nella media ricevere l'invito a una festa almeno un mese prima (tant'è vero che sono entrata perfettamente nel meccanismo pure io).
Mi sono dovuta ricredere, pure sulle mie supposte capacità di organizzatrice di eventi. 

Ma facciamo un passettino indietro nel tempo.
Questo mio amico ha compiuto 35 anni lo scorso settembre, ma non era riuscito ad organizzarsi per festeggiarli come si deve per motivi vari ed eventuali.
Passato il santo, passata la festa, non se n'era parlato più. Alla mia festa di compleanno (cioè a febbraio) l'organizzatrice ha sondato un po' il terreno, conosciuto gli amici più stretti del nostro eroe (che chiameremo Gianmaria, perché cosi' c'è scritto sulla sua carta d'identità) e qualche giorno dopo ci ha tutti aggiunti come amici su feisbuc. Poi ha creato un indirizzo mail appositamente per l'evento e da li' ha mandato mail a tutti gli indirizzi che aveva recuperato tramite feisbuc. Chiedendo di girarle a quelli che non aveva trovato su feisbuc.
Il 1 marzo è arrivata la prima mail (bilingue, in italiano e francese) con un bel doodle su cui indicare la disponibilità per i uikend di aprile, maggio e giugno. Il 30, l'invito alla festa.

Nell'ultimo mese e mezzo, invece, sono arrivate mail per:
- il tema della festa: "viva l'Italia", cioè dress code bianco-rosso-verde (complimenti a quel genio che ha scelto la combinazione del tricolore, un pugno in un occhio);
- il regalo, con tanto di coordinate bancarie per chi volesse partecipare a quello collettivo;
- le cose da portare per il buffet, che doveva essere italiano anche quello. Era esplicitamente richiesta una macedonia mela, fragole e kiwi sempre in omaggio al tricolore (...). A ogni invitato era stato assegnato un alimento o una bibita (il prossimo che mi accusa di dispotismo fa una brutta fine, cioè lo mando qualche giorno in colonia dalla superorganizzatrice e sono sicura di vederlo/a tornare indietro strisciando sui ceci e implorando perdono);
- il suo numero di telefono, con la preghiera di "non abusarne prima della sorpresa";
- i numeri di telefono delle sue povere sorelle, lasciate a casa ad organizzare il tutto;
- indirizzo, itinerario e appuntamento (abitano fuori Parigi e la stradina non c'è manco su googlemaps).
Ogni mail si chiudeva con una scritta in grassetto rosso: "E sorpattutto mi raccomando: silenziooo! Azione-discrezione-comunicazione".

Sabato pomeriggio allora, la vostra formichina si prepara per la festa, infischiandosene del dress code e sale sullo scooter della sua fidata centaura 'bruzzese. Il dinamico duo si avvia verso il périf, sotto un cielo coperto di nuvoloni e un vento da windsurf.
Prendiamo l'autostrada, il vento è cosi' forte che a momenti ci pare di prendere il volo. La centaura ogni tanto dà un'occhiata a vedere se la formichina è ancora al suo posto: c'è, e mangia un po' di capelli e un po' di sciarpetta rosa. Tira fuori dalla tasca un foglio a quadretti:
- Tiè cummà, apri il foglio e dimmi che c'è scritto.
La formichina cerca di aprire e leggere il foglietto, è un delirio. Riusciamo ad uscire dall'autostrada sane e salve, il foglietto è tutto stropicciato ma c'è ancora e noi non abbiamo la più pallida idea di dove siamo. Chiedi di qua, gira di là, alla fine troviamo un'anima buona che quasi ci scorta fino alla stradina.
Finalmente arriviamo a destinazione, 10 minuti prima di Gianmaria e superogranizzatrice, che se l'era portato a spasso tutto il giorno. Rischiando di far saltare la sorpresa organizzata da mesi.

Entriamo e non crediamo ai nostri occhi:
- le sorelle, i cognati e i nipoti  della superorganizzatrice sono tutti bianchirossieverdi;
- al soffitto è appeso una specie di festone fatto con tappi di bottiglia bianchirossieverdi nonché un lampadario di cartapesta biancorossoeverde;
- il divano è ricoperto da un'enorme bandiera dell'Italia;
-sui due tavoli ci sono due piattini di plastica bianchi con dentro una G e una M fatte di biglie rispettivamente rosse e verdi;
- alla maniglia della porta del bagno ci sono tre spugne (di quelle a fiore di quel materiale tipo tulle), una bianca, una rossa e l'altra verde.

C'erano sicuramente pure altre cose, ma le ho rimosse. Per spirito di sopravvivenza, immagino. Mi ricordero' per sempre delle occhiate basite scambiate con la 'bruzzese, Siviglia e copina alla scoperta di ogni nuovo dettaglio biancorossoeverde.

La sorpresa è riuscita alla grande, lui si è quasi accasciato sul pavimento quando ha aperto la porta e per un attimo abbiamo temuto di spostarci al pronto soccorso e andare a festeggiare li'.

Se lei volesse entrare nei servizi segreti, non avrebbe problemi con la lettera di raccomandazione: gliela scriviamo noi. Ma mi sa che prima ci arriverà l'invito per il matrimonio. Aiuto.

domenica 13 marzo 2011

Feisbuc, bye bye

Ebbene si', l'ho fatto: qualche giorno fa mi sono cancellata da feisbuc. Ci pensavo già da un po', da quando si è cancellata mia sorella. Mi sono accorta che passavo troppo tempo là sopra e che ne ero praticamente dipendente. Non mi piace essere dipendente dalle cose, quindi un bel saluto generale e clic su "disattiva account".

Al di là della dipendenza e del tempo che ci perdevo, ho deciso di eclissarmi perché mi sentivo troppo esposta e fragile, a portata di clic praticamente di chiunque, nonostante tutte le restrizioni di privacy e compagnia bella. Perché sembra che ognuno debba sempre stare a fare un'apologia di se stesso, delle sue idee e dei suoi gusti, in nome dell'approvazione sociale. E io voglio essere libera da queste dinamiche. Voglio avere la libertà di non sapere cosa succede nella vita delle persone, e neppure di fare deduzioni e congetture sul per chi e per come. Non voglio essere una Sherlock Holmes dei poveri (come ce ne sono tanti) che credono di capire tutto spiando un po' di qua e un po' di là e invece non capiscono una beneamata cippa.
Voglio che i miei amici pensino a me anche in modo altro che un "mi piace" o un commento e fare lo stesso con loro.

La mia decisione è nata come temporanea, ma per la bella piega che sta prendendo, potrebbe pure trasformarsi in definitiva. Ora che ci penso, molte delle persone migliori che conosca, feisbuc non ce l'hanno più o non l'hanno mai avuto. Vorrà pure dir qualcosa... perché "feisbuc è un po' la supercazzola dei blog come se fosse antani" (cit. la mia nuova anima gemella, che se non la cito poi rivendica le royalties)!

ps. e mo' scommetto che partono le congetture sulla mia nuova anima gemella... e mo' come fate a saperlo senza feisbuc???

lunedì 21 febbraio 2011

28

Benvenuta nel giro di questa realtà
fra pareti di bambole e felicità
benvenuta nel gioco dei mille perché
nella sola risposta che è dentro di te
benvenuta alla scuola di belle teorie
nei cortili ingialliti di foglie e bugie
con la voglia di crescere in fretta che avrai
benvenuta fra noi...
a inseguire la vita nei compleanni
che si accendono di commozione ogni volta di più


(Marco Masini, Benvenuta)

Ormai tutti sanno quando compi gli anni: c'è feisbuc, ci sono le carte fedeltà, gli abbonamenti a qualsiasi cosa. Il giorno del compleanno il mondo è quasi "obbligato" a ricordarsi di te. E cosi' la casella mail straborda di "auguriiiii", "auguroniiii", "augurissimiii", i più originali "happy birthday", "buon compleanno" e "joyeux anniversaire". Poi ci sono i brillanti che si credono simpatici  e innovativi chiedendoti se ti è spuntata una nuova ruga, ma vabbè. Trenitalia ti regala 20 punti sulla cartaviaggio, la profumeria di fiducia ti invita gentilmente a passare da loro perché ti hanno messo da parte un omaggio con cui vogliono festeggiarti. 
Come se non fosse vero che ogni anno ti trovi a dover fare i conti in qualche modo con te stesso, coi tuoi difetti e la tua paraculaggine, con quelli che sono sempre stati i tuoi desideri e che manco sai a che punto sei, se li realizzerai mai. Se un giorno non tanto lontano partirai da sola, con lo zaino in spalla, per un lungo viaggio in treno che ti porterà in un posto altro, molto altro. Se in qualche modo ti ribellerai a dinamiche della tua storia personale su cui sembra pesare un'inesorabilità senza pari, che le porterà a bussare di nuovo alla tua porta come il brufolo il giorno prima di un appuntamento importante. Come se non fosse vero che qualcuno a cui tieni non si è ricordato di te. 
C'è stato un attimo ieri pomeriggio, un lungo attimo, in cui ho pensato: ora li chiamo e annullo tutto. Se non l'ho fatto, è solo perché in cucina li' con me ad aiutarmi c'era qualcuno che ha lottato contro le sue paure per farmi un regalo. Per non farmi sentire cosi' pessima come mi è capitato negli ultimi giorni . Grazie, Myriam.


lunedì 31 gennaio 2011

Almeno l'itagliano sallo!

Sono cosciente che con quello che sto per scrivere potrei aggiudicarmi il Pignainculo Award 2011 pure se siamo appena al 31 gennaio, ma non posso proprio farne a meno. Sono anche perfettamente cosciente che i problemi dell'Italia di oggi sono ben altri, ma anche le migliaia di assassini della lingua italiana a piede libero lo sono. Vediamo se riusciamo a redimerne qualcuno con qualche semplice spiegazione, a rischio di farmi odiare dai 4 lettori che mi sono rimasti. Poi avro' i miei problemi con l'italiano anch'io, ma rispetto a quello che mi capita sotto gli occhi tutti i giorni, tra mail, feisbuc, sms e pagine web, sono bazzecole. E poi scusate, sono un'aspirante linguista e ho insegnato italiano a scuola, quindi è mio dovere farlo. Per questo post mi limito all'ortografia, altrimenti potrei stare a scrivere da qui a dopodomani mattina, e non mi pare il caso.
Ma andiamo con ordine.

Gli apostrofi sono un problema enorme, quando vanno messi e quando no? Vediamo caso per caso, a cominciare dalle cose semplici:

UN : l'articolo indeterminativo un, maschile singolare, non si apostrofa mai davanti a vocale. Se scrivete che avete un'ospite, significa che il vostro ospite è donna. Solo una si apostrofa.Per lo spesso motivo, non si apostrofano né nessuno, né qualcuno. Nessun altro, qualcun altro.

QUALE: l'aggettivo interrogativo quale è una parola tronca, non si apostrofa mai. Ma proprio mai mai mai. Anche molti giornalisti sembrano ignorarlo, ma voi fidatevi di formichina dalla penna rossa: si scrive qual è, non qual'è.

PO': quando scrivete un po', sulla o non ci va l'accento, ma ci vuole l'apostrofo: è un'elisione. Abbiate un po' di pazienza!

Siamo D'ACCORDO finora? Notate bene: d'accordo, con l'apostrofo: perché è la preposizione di più il sostantivo accordo. Qua l'apostrofo ci vuole assolutamente, daccordo è un'altra creatura cernobyliana che popola pagine e pagine del web e non solo.

Casi più complessi (qua ci vuole un po' più di pazienza):

GLIELO e GLIEL'HO: glielo è un pronome, composto da glie e lo, e che fino a qualche decennio fa si scriveva separatamente (se non ci credete, leggete Calvino). Gliel'ho invece, oltre al pronome, contiene anche il verbo avere alla prima persona singolare.  Piccolo trucchetto: se siete percorsi dal dubbio amletico tra questi due che si somigliano ma non troppo, sappiate che se dopo c'è un participio passato, come detto, fatto, scritto, è matematicamente impossibile che ci voglia glielo. Ci va per forza gliel'ho, non ci sono santi. Glielo si usa solo con tempi semplici: presente, imperfetto, passato remoto e futuro. Gliel'ho solo col passato prossimo. Stesso discorso per la coppia di finte gemelline gliela e gliel'ha. E la stessa cosa vale pure per le due coppie lo e l'ho e la e l'ha. Ah, e dato che è notizia del giorno, sappiate che invece glielò, con l'accento sulla o, non esiste in natura, come i nasci (innesto fra la mela e la pera, inodore e insapore), solo che è un po' più aberrante. 


C'ENTRA e CENTRA: c'entra è il pronome ce più il verbo entrare. Centra, invece, è la terza persona singolare del presente del verbo centrare (= colpire al centro, fare centro). Se dite che una persona c'entra, vuol dire che è coinvolta in una data situazione, che c'azzecca, per dirla alla Di Pietro (tanto per citare un assassino celebre). Se poi invece questa persona centra, allora probabilmente o gioca a basket o è particolarmente intuitiva e centra le questioni, appunto. Di solito dopo centra, senz'apostrofo, ci vuole sempre un sostantivo, visto che centrare è un verbo transitivo. Stessa differenza tra l'io c'entro dei manifesti di Casini (e meno male che lo sa!) e io centro il canestro. 


CE N'E' e CE NE: ce n'è è una sequenza di pronome, altro pronome e verbo essere. Ce ne, invece, sono due pronomi, ci manca il verbo essere. Prendiamo due frasi per spiegare meglio la differenza:
- Tesssooooro, abbiamo ancora latte?
- Si', ce n'è ancora.
- Tesssooooro, e biscotti invece?
- No, biscotti, non ce ne sono più. 

E per sdrammatizzare (ma non troppo), una chicca rinvenuta su feisbuc:



giovedì 9 dicembre 2010

VDM

Per sdrammatizzare un po' sui miei 4 anni di zitellaggio incallito, ieri ho postato su feisbuc una battuta in stile Vie de merde, confidando (un po' troppo) nella cultura generale dei miei contatti:

"Aujourd'hui, j'ai 27 ans et cela en fait 4 que je suis célibataire. Je suis désormais la seule célibataire de ma famille et je m'attends à ce que mes petits cousins de 6 et 8 ans me présentent leurs petites copines pendant les vacances de Noël. VDM."*

Non l'avessi mai fatto: s'è mobilitata la Confraternita delle anime pie di pronto soccorso, che si è immediatamente prodigata in perle di saggezza e consolazioni di varia natura, molte delle quali direttamente empruntées agli Atti del convegno sul luogo comune e la frase fatta. Qualche esempio:

1- La vita è bella, Rosa. Si direbbe che non hai ancora trovato il ragazzo giusto. Sono sicuro che si nasconde da qualche parte. Ti auguro una vita felicissima, amica mia!
2-  Ma no, vedrai che arriverà nel momento in cui meno te l'aspetti!
3- Piccola, non ti deprimere, meglio essere sola che con un tipo che non si prende cura di te! Se vuoi partiamo a caccia dell'uomo perfetto, sapendo che l'uomo perfetto non esiste! (...)
4- Non avere fretta e soprattutto non cercare nessuno... 

Vi risparmio il resto. Volevo fare una battuta, ho mobilitato la Croce Rossa. Je valide, c'est une VDM.

*"Oggi, ho 27 anni e da 4 sono single. Sono ormai l'unica single della mia famiglia, e mi aspetto che i miei cuginetti di 6 e 8 anni mi presentino le loro fidanzatine durante le vacanze di Natale. VDM."

domenica 21 novembre 2010

Quindici autori

Da qualche settimana gira su feisbuc una specie di giochino da condividere con gli amici: ognuno deve indicare 15 autori (poeti inclusi) che l'hanno segnato e taggare degli amici. Ecco i miei 15:

William Shakespeare
Dante Alighieri
Alessandro Baricco
Nazim Hikmet
Eugenio Montale
Charles Monroe Schulz
Guy de Maupassant
David Herbert Lawrence
Oscar Wilde
Albert Camus
Marguerite Yourcenar
Italo Calvino
Murakami Haruki
Lev’ Tolstoj
Raymond Queneau

Mi sono resa conto solo dopo che nella mia lista c'è solo una donna, Marguerite Yourcenar. Confesso di esserci rimasta male. Ho poi faccio un "giro" tra le note degli altri e ho visto che spesso non ce n'era manco una. Ma da donna mi sono sentita un po' a disagio. Si', ho letto la Mazzantini e l'ho adorata, cosi' come mi sono piaciute Amélie Nothomb,  Doris Lessing, Emily Dickinson, Arundhati Roy. Ma non le metterei nell'Olimpo dei 15, nei primi 25 si'. Poi ho realizzato che se mancano delle donne, non è perché non sappiano scrivere, ma perché per secoli non hanno potuto farlo. La letteratura non è altro che il riflesso di secoli di maschilismo, l'ennesimo riflesso di una società in cui gli uomini hanno sempre fatto tutto, dalla guerra alla politica alle poesie, passando per i film e i quadri.
Per protesta e solidarietà femminile, nel 2011 leggero' solo donne.

mercoledì 10 novembre 2010

La primogenitura

Dopo mezz'ora di lotta col sito della Easyjet, che non voleva darmi la password, sono riuscita a comprare i biglietti per Natale e ho prontamente dato la notizia al mondo con un bel messaggino su feisbuc:" Rosa ha appena preso i voli per prendere il volo a Natale... indovinate dove va?" 5 secondi dopo, la mia sorellina ("ina" per modo di dire, mi sovrasta di almeno 5 centimetri e potrebbe prendermi in braccio e gettarmi nel fiume) si cimenta nell'indovinello:
- Io un'idea ce l'avrei...
- Dilla!
- Ehm... coff coff...
- No, non andiamo nello stesso posto... acqua!
- Vedo che il tempo di reazione è migliorato, oggi ti do' un "+" in arguzia!

Ho insegnato a camminare a una serpe. C'è un ufficio per la cessione della primogenitura, da qualche parte? Va bene anche se le lenticchie sono finite...

martedì 12 ottobre 2010

Farmville

I non-iniziati al magico mondo di Feisbuc non sanno che, oltre a farti stanare dai tuoi ex-compagni di classe di cui ti eri volutamente liberato, il social netvuork per eccellenza ti logora il cervello con tutta una serie di giochini e applicazioni dal duplice scopo: farti perdere un sacco di tempo e usurarti il neurone residuo.

Uno di questi è Farmville. Da quel che ho capito, si tratta di prendersi cura di una fattoria (piante, animali, costruire la stalla) e di arrivare all'ultimo livello del gioco.

E' successo che per un periodo mi comparivano inviti a diventare vicina di fattoria, richieste di sorvegliare orti altrui, aggiornamenti sulle gare tra i miei amici a chi costruiva prima 'sta benedetta fattoria.

Vari momenti dfficili mi hanno diciamo dissuasa dall'entrare in questo pericoloso vortice, ne cito due particolarmente significativi.

1) Vedo la Fra sulla chat di Feisbuc. Dialogo:
Io: Franciiiii!
Fra: Ciao Rosa, sono Mario (il ragazzo della Fra). Mi sono connesso un attimo perché Fra mi ha chiesto di annaffiare i pomodori.
Io: ... Ok. Ciao Mario.

2) Parlo con Gino, sempre sulla chat di Feisbuc:
Gino: Ah, poi mi sono dimenticato di postare quella cosa... sono stato preso dalla Farmville!
Io: Ancora?
Gino: Eggià...
Io: Innamorati piuttosto!
Gino: Meglio la Farm, è meno impegnativa.

Ma la cosa che mi ha veramente fatto desistere dalla Farmville è stato il pinguino: che ci fa un pinguino in una fattoria?