lunedì 31 ottobre 2011

Fermate il mondo, voglio scendere

Da quando lavoro, non si capisce più niente. Si capiva poco pure prima, ma ora è il delirio totale! Zero tempo per le mail (quanta gente sto arronzando, perdonooooo!), la stanza che è più bazar del solito, in cui continuano ad ammonticchiarsi indistintamente maglie, fogli, pantaloni, lime per le unghie, sacchi (vuoti) per il sottovuoto e chi più ne ha più ne metta. Devo confessarvi che questo blogghino mi manca e anche gli altri blogghini amici... ho poco tempo per scrivere e per leggervi (perdonooooooo bis!). E quindi approfitto di questo momentino  tranquillo al lavoro per raccontarvi un po' di novità, in pillole.

* Per la rubrica "formichina incontra di persona i suoi lettori", mercoledi' ho conosciuto Ondalunga e il Windsurfista, sono venuti a pranzare in gelateria. E sono proprio bellini, più che una coppia sono una "persona e mezza", perché Ondalunga è piccina piccina ma tanto, tanto carina, col caschetto e due occhi belli vispi. Lei si diverte a scrivere di sé come di una zitella acida, ma non le credete, non è assolutamente vero.

* L'altro giorno in metro ho visto una sigrnora leggere le Guide du savoir-faire à l'usage des rustres et des malpolis. Confesso di aver pensato (testuali lingua e parole): "ah ben tiens, j'ai de quoi offrir à Noël!"

* E' stupefacente (e forse anche un po' preoccupante) notare che quando devo andare a mettere timbrini e contare monetine mi sveglio anche prima della sveglia, quando invece mi attendono le mie sudate carte, faccio sempre una fatica immane...

* Non capisco l'indignazione per la risatina di Bruxelles. Non sono stati offesi gli Italiani in quanto popolo. L'ironia riguardava il personaggio, che è sempre il solito cabarettista nano coi tacchetti e il parrucchino. Quindi, caro Pierferdi, invece di indignarti, vergognati di essere stato suo alleato fino all'altro ieri. Prendi piuttosto appuntamento col tuo confessore e passaci un paio di giornate...

* Ho sempre mia nonna davanti agli occhi, me la ricordo nei suoi momenti migliori. Mi vengono in mente le sue massime di vita, le filastrocche in dialetto, dei commenti e dialoghi memorabili. Ve ne regalo uno. Ho una cugina che va spesso in India per lavoro. Qualche anno fa era li' a luglio e telefono' a mia nonna per gli auguri dell'onomastico. La festeggiata, incurante del fatto che la nipotina le stesse facendo una telefonata intercontinentale, ritenne giusto chiederle: "Annali', ma che si gghiuta a ffà miez' a tutti chilli Nir?"**

* Ho lasciato il testimone per la coordinazione del coro in MCI. Non me la sentivo di continuare ora che le persone che mi hanno sostenuta di più sono tutte andate via. Qualcuno ha ipotizzato che si creerà una situazione tipo il governo russo, con Putin che continua a comandare con la faccia di un altro. Ma io il lettone non ce l'ho, indi...

* L'oroscopo di Internazionale dice che sta arrivando il Grande Momento, o quantomeno un Momento Più Grande. Non mi faro' trovare impreparata, anzi vi diro' che ho una gran voglia di costruire. Per il momento mi è stato offerto il ruolo di amante da uno che pensa che "non c'è due senza tre", ma ho gentilmente (neanche tanto poi) declinato l'offerta. Il comunismo è bello per la spesa, la sanità e l'istruzione, ma per altre cose la proprietà privata è davvero l'unica soluzione possibile.

* Ho uno Svedese tutto per me. Anima gemella ha lasciato il formicaio e come pegno del suo amore mi ha dato in eredità uno dei suoi Svedesi, sono andata a ritirarlo sabato mattina con la Dido ed è stata un'impresa, davvero. Ora troneggia accanto al canapé-lit ed è stato un passo avanti verso l'ordine.

(nel frattempo è passato qualche giorno e ho dato una sistemata alla mia stanza, ho preso coscienza del fatto che vivevo nel degrado e deciso che non andava bene cosi'. vediamo quanto dura l'ordine)

Per il momento è tutto, passo e chiudo. Buona settimana a tutti!

**"Annalisa, cosa sei andata a fare tra tutti quei Neri?"

martedì 25 ottobre 2011

Se ne vanno

La vita nella metropoli è frenetica, stimolante, senza dubbio stancante. E forse è più precaria che altrove. Per necessità o per destino o forse solo perché dopo un po' on en a marre, gli addii sono più frequenti che altrove. E più tristi, perché una volta che hai trovato un amico nella metropoli ti senti depositario di un tesoro prezioso. E le feste d'addio possono essere perfette quanto vuoi tu, con la musica giusta e il vino buono, il regalo azzeccato e l'aria di festa, un addio è sempre un addio e quello che hai vissuto con chi parte non tornerà, anche se chi parte tornerà, per un giorno o una settimana. Resta nel cuore, almeno quello si', pronto a essere tirato fuori ogni volta che hai voglia di ridere, di coccolarti e di pensare che la vita è stupenda perché fa incrociare la tua strada con persone meravigliose. E che se tu non fossi partito a tua volta, probabilmente non avresti mai incontrato.

giovedì 20 ottobre 2011

Regioni d'Italia, o i danni della lega nord

Sono quasi certa di non avervi ancora parlato del mio nuovo studente, un catalano purosangue a cui insegno l'italiano. Alto, bruno, occhio ceruleo: un gran bel pezzo di giovane, insomma. Fidanzatissimo, ovviamente, anzi di più: convive con la sua dolce metà nientemeno che a Fontainebleau (poi dici i casi della vita...). E quindi non si tocca, secondo il codice basic dell'etica formichese.
Allora stasera gli ho fatto fare il meteo: ho preso una scheda preparata 7 anni or sono per i miei pargoli di Fontainebleau con tanto di disegnini miei e gli ho stampato una cartina dell'Italia col meteo di oggi (veramente era di domani, ma abbiamo fatto finta che fosse di oggi).
Ma le cartine del meteo, si sa, sono solo piene di nuvolette, soli e fulmini, spazio per i nomi delle regioni non ce n'è. E quindi ho pensato che potevamo combinare le due cose e fare anche le regioni italiane.
Ho afferrato il pennarello rosso e ho conciato la lavagna cosi':

Nord

Centro

Sud

Isole

chiedendogli di riempire au fur et à mesure con le sue conoscenze.

- Allora, le regioni del Nord sono  Venezia-Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia, Padania...
- Eh? Padania? Ma la Padania non esiste!!!
- Come no?
- Eh no, non esiste. Fa solo parte delle stronzate (si', gli ho proprio detto conneries) di un gruppo di esaltati. Esiste la pianura padana, quella si': è un enorme spazio verde intorno al fiume Po e attraversa varie regioni, ma non è una regione.

Ci è rimasto male, come un bambino che scopre che Babbo Natale non esiste. E mi ha chiesto scusa. Lui mi ha chiesto scusa.

sabato 15 ottobre 2011

Ciao, nonna

Stamattina, andando al lavoro, pensavo a quanto sarei stata contenta stasera di raccontarvi la mia giornata, il mio primo giorno da formichina-segretaria. Del sole che splendeva alto nel cielo, del fatto che il mio ufficio è un bunker senza finestre ma che per fortuna mi mandano spesso in giro: in posta, a fare la spesa e commissioni varie. Vi avrei raccontato del mio incontro con un vecchietto, curioso di sapere se fossi vegetariana e se fossi stata capace di consumare i 3 kg di patate, i 2 di carote e a che mi serviva il sedano. Vi avrei raccontato di come di fronte al mio ufficio c'è un negozio di vestiti et(n)ici e coloratissimi, ne ho misurati 3 ed erano stupendi. E poi avrei condiviso con voi tutta l'allegria del contare monetine, di mettere timbri colorati e di scrivere su un quaderno, proprio come si fa a scuola. E a un certo punto vi avrei detto che andavo a farmi bella, stasera c'è la festa dei volontari della péniche.

Insomma, sarebbe stato un giorno perfetto, magari avrei pure passato la serata in compagnia di qualche ragazzo carino, magari quello del martedi' che mi sembra cosi' simpatico. E invece non è stato un giorno perfetto, mia nonna ha deciso di andarsene proprio oggi e io domattina prendo il primo aereo per Napoli. L'ultima volta che l'ho vista (due settimane fa) le ho detto: "ci vediamo presto?" e lei "come vuoi tu". Se n'è andata senza neppure salutarmi, cosi', in silenzio. Lontana 2000 km, dicendo basta a una vita in cui non si riconosceva. Era uno sfregio, per una leonessa come lei, stare tutto il giorno su una sedia a spaccarsi le ossa, in uno stato di semi-incoscienza. Era uno sfregio per noi, vederla ridotta quasi a una larva, sentirla piangere, urlare, vederla schiaffeggiarsi. Chiedere di persone morte da 40 anni: sua madre, suo padre, il suo adorato Luigi. E' incredibile come io abbia cominciato a volerle più bene quando ha comiciato a stare male: mi sembrava una bambina, cosi' fragile, cosi' ingenua, che mi chiedeva se mi poteva dare un bacio dandomi del voi.

Mi vengono in mente tutte le volte che l'ho mandata a quel paese, col caratterino che si ritrovava e che ho ereditato in buona parte: era permalosa e caparbia proprio come sono io.

Ciao nonnina mia adorata,
mi mancherai un sacco. Casa mi sembrerà incredibilmente vuota senza i tuoi tacchetti, senza la tua sedia che stride sul pavimento, senza l'urgenza di venire a salutarti appena arrivo. Nella mia testa e nel mio cuore ci saranno tutte le mattine che venivi a svegliarmi barando sull'orario,le estati passate a casa tua, nella "cortina" con le altre vecchiette, il pane cotto le sere d'inverno, le partite a carte, le tue canzoni, le preghiere, gli accidenti che lanciavi alle cose che cadevano (le scope, soprattutto), il tuo amore per il gelato e i dolci in genere, la mitica frase "tiè, cu cchist t'accatt nu gelato" quando ci davi la paghetta per il compleanno o l'onomastico, le gite ad Assisi, le telefonate di quando eri in gita coi pensionati e una miriade di altre cose che eri e facevi, ma che in questo momento non riesco a ricordare perché sono ancora troppo scossa.
Ci guarderai da lassù, insieme a nonno Luigi e chissà a quanta altra gente. Riprendici quando facciamo qualcosa che non ti sta bene. Non smettere di tenerci tutti sull'attenti.Ti ringrazio perché oggi hai scavato in me un dolore cosi' grande da portarmi a cercare l'abbraccio del Padre, da troppo tempo non ci riuscivo più.
Ho un grosso rimpianto: quello di non averti ripresa in video quando cantavi questa canzone, e ne sottolineavi, accompagnandoti con la mano, la frase "perché la vita è bella e io la voglio vivere sempre più".

giovedì 13 ottobre 2011

Quiz

Io mi sforzo di non interessarmi a quello che succede in Italia, a non leggere più  Il Fatto e a ridurre il consumo di Repubblica. Mi sforzo di non parlare assolutamente di lui, di non pronunciare il suo nome, dicendo "quel signore basso coi tacchetti e il parrucchino" quando è proprio necessario parlarne. Tutto nella speranza che prima o poi esploda come un grande Big Bang di letame e depravazione, che arrivino gli alieni e lo scaraventino in un'altra galassia insieme ai suoi quattro burattini o che muoia "soffoato da peli di potta", come aveva previsto il polpo Paul.

E invece no. Le sue eroiche gesta e le sue raffinate disquisizioni politiche ormai hanno invaso pure i quiz gallici, in cui magari una volta, se si voleva parlare del mio Paese, si facevano domande sulla Cappella Sistina, su Verdi e sul Rinascimento.


Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!
 
(Purg., VI, 76-78)

mercoledì 12 ottobre 2011

La Padania non esiste


Questo è l'ultimo "snack" di Cogito Ergo Sud. Trovate qui tutte le informazioni su questo progetto, che mi piace assai assai assai. Vi consiglio di dare un'occhiata agli snack, quando avete tempo: sono mervaigliosi! Poi se avete problemi col napoletano, vi aiuta la vostra formichina. Buona giornata!

lunedì 10 ottobre 2011

La mia parte intollerante

Da qualche tempo covavo il sospetto che qualcosa nella mia alimentazione non andasse per il verso giusto. C'è stato un periodo, qualche mese fa, in cui ogni volta che mangiavo pane o pasta (ma soprattutto pasta) mi pareva di avere come un sasso fermo sul petto. Una sensazione orrenda.
Allora mi sono finalmente decisa a fare il test delle intolleranze l'ultima volta che sono stata a casa (si' Alex, lo so che tu non sei d'accordo, ne abbiamo discusso spammando un po' sul blog di Ondalunga ^_^).
Dei miei amici hanno aperto una parafarmacia e ho fatto da loro questo "test", che consiste nel farsi punzecchiare un punto particolare del dito medio (chi ha ideato 'sta cosa dice di essersi ispirato ai principî dell'agopuntura, non al padre del Trota) con un aggeggino collegato a un pc (si', è un test un po' nerd, per la gioia di voi nerd lettori del blogghino). Il testatore seleziona un alimento (o una categoria di alimenti) e preme il cavetto (che dopo un po' fa pure male) sul ditino. A seconda del tipo di suono prodotto dal pc, viene calcolata la tollerabilità dell'alimento. Più il suono è acuto, più l'alimento è ben tollerato.

Le mie previsioni erano le seguenti: latte e derivati, pomodori, zucchine e pasta, visto che sono cose che consumo in grandi quantità. E invece gli esiti sono stati quasi del tutto sorprendenti: farina, lattuga, funghi e ravanelli.
Al momento della farina il pc ha emesso il suono di una sirena con le pile scariche... e io, composta all'80% da acqua e farina e al restante 20% da lievito, malto e sale, nata e cresciuta nel pane, mi sorprendo ad essere intollerante all'adorato compagno di vita. I due dottorini me l'hanno proscritto per 10-15 giorni, e con lui la pasta e tutto cio' che si fa col grano. Per 5 giorni sono stata ligia, ma sabato ero a un matrimonio che era la sagra del carboidrato, con tanto di lasagne home made di una signora siciliana... potevo mai dire di no? Ma, sarà stata suggestione o che, dopo le grida di giubilo delle papille gustative, lo stomaco ci ha tenuto a farmi sapere che non aveva gradito e che dovevo ricominciare a "comportarmi bene". E da ieri di nuovo niente pasta e pane, solo cracker wasa e Vollkornbrot o come si chiama lui (il pane di segale krukko, in vendita al monoprix).
Fare a meno della lattuga e dei funghi non è un grosso sacrificio. Del tutto inspiegabile invece l'intolleranza al ravanello, che potrebbe pure essere messo nel catalogo delle invenzioni inutili. Non ne mangio mai, mi fa proprio schifo. E i dottorini mi hanno spiegato che molto spesso, dietro al "non mi piace", si nasconde proprio un'intolleranza. Forse il profondo astio della Schwester per le mie adorate zucchine si potrebbe spiegare proprio con un'intolleranza.

La prima cosa che faro' quando sarà finita la sospensione, sarà una bella infornata di biscotti e una crostata gigante... siete tutti invitati.

(No, non sto rischiando di perdere il neotrovato lavoro disquisendo di futilità sul blogghino: alla fine il mio primo giorno di lavoro è slittato a venerdi', la mia formatrice è malata. Vi faro' sapere come va.bacibaci)

domenica 9 ottobre 2011

Opportunities

Quando ando' via da Parigi a fine maggio 2007, l'amico filologo fece una bella lista delle cose che vi aveva imparato. Una di queste recitava cosi': "Ho imparato che la Francia è il Paese delle opportunità, dove un ungherese puo' diventare Presidente della Repubblica e permettersi di creare il Ministero dell'identità nazionale";

Visti da "dentro", i Francesi accusano abbastanza l'attuale crisi economica, ma a differenza di come è stata affrontata la cosa in Italia ("la crisi non esiste, è un'invenzione di quei pessimisti della sinistra") loro non fanno altro che parlarne. Alla radio, in tv, sui giornali, in metro, negli uffici. Nonostante tutto questo, la Francia (o almeno Parigi) rimane il Paese (o la città) delle opportunità. Un piccolo esempio a partire da una cosa successa a me. Mercoledi' ho messo un annuncio su Italians, 3 righe che dicevano più o meno:
"Salve, sono formichina e faccio un dottorato. A fine mese non avro' più la borsa e quindi cerco un lavoro part-time come insegnante, commessa o segretaria. Ho un'ottima padronanza del francese scritto e parlato e una buona conoscenza dell'inglese. Questo è il mio numero, chiamatemi."

E cosi' giovedi' (il giorno dopo), mentre ero in BnF sulle mie sudate carte mi arriva una chiamata.

- Salve, siamo una gelateria-risotorante italiana, ho letto il suo annuncio e volevo chiederle se le interessa un posto part-time di segretaria presso i nostri uffici. Ha già lavorato come segretaria?
- No, mai. Ho aiutato qualche volta i miei con la fatturazione della loro attività, ma posso imparare. Vuole che ne parliamo da vicino?
- Domani alle 15  va bene?
- Perfetto, a domani.

Venerdi' alle 15 ho fatto il famoso colloquio, comincio domattina. Saranno 2 settimane di prova, poi se va bene mi fanno un CDD (contrat durée déterminée) fino a fine febbraio. Mi danno lo SMIC (cioè lo stipendio minimo a norma di legge), ma mi va bene cosi'. Lavorero' 3 giorni e avro' anche la possibilità di guadagnarmi un po' di extra con delle traduzioni. Non sarà il lavoro della mia vita, ma è quello che cercavo.
Se fossi stata in Italia non sarebbe stato cosi' semplice, credo. E sono sicura che con le mie 24 ore settimanali allo SMIC guadagnero' più delle commesse dei negozi di Pomigliano, 400 euro al mese per lavorare 8 ore al giorno (forse anche 9) 5 o 6 giorni a settimana.

Sono stata presa cosi', sulla fiducia, dicendo "salve, questo è il mio cv", senza bisogno della telefonata di nessuno o di avere alle spalle 5 anni di esperienza, una laurea col massimo dei voti e max 26 anni. Poi se non andrà, pace, avro' fatto un'esperienza diversa per due settimane. Due settimane che saranno comunque retribuite.
Dovrebbe essere la normalità, e invece a me pare un evento straordinario. Forse in Italia ci siamo troppo abituati a un'idea di lavoro che si avvicina più alla carità (come quella di una monetina data distrattamente al mendicante di turno) che a un diritto.
E mo' fatemi l'in-bocca-al-lupo, ja!

Ah, in tema di opportunità e di belle notizie, colgo l'occasione per dirvi che lo venerdi' scorso c'è stato un simposio con altri bloggers italiani a Parigi (suibhne, il colonnello Kurtz e NotreAnne, trovate i loro blog nella colonnina a destra), e che almeno per me è stata una gran bella serata. Una conferma ulteriore che la blogosfera riserva spesso delle belle sorprese, sisisi'.

mercoledì 5 ottobre 2011

Perché odio raianeir

Sarà capitato anche a voi di prendere la compagnia irlandese gialloblu che corrisponde al nome di raianeir. Non so cosa ne pensiate voi, ma io ho sviluppato un astio feroce per la suddetta, pure se l'avro' presa 6 volte in tutto in vita mia.

E mo' vi spiego pure perché.
- perché partono da posti sperduti, tipo Beauvais, spacciandolo per un volo per Parigi;
- perché quando partono da un aeroporto normale (tipo Pisa) lo fanno ad orari impossibili;
- perché le loro hostess e i loro steward sono brutti come debiti, e quand'anche non lo fossero, sono incattiviti dai turni massacranti e se la prendono con te, passeggero, trattandoti come una mappina;
- perché se vuoi imbarcare un bagaglio, spendi 25 euri a tratta e hai solo 15kg, considerando che un trolley di media grandezza pesa, vuoto, tra i 3 e i 5 kg;
- perché sono gli unici a pesarti il bagaglio a mano e se sfori di mezzo kilo, te lo fanno imbarcare, costringendoti a sborsare 40 euri;
- perché, una volta a bordo, è impossibile risposare: il personale fa continui annunci sui prodotti in vendita, dai panini stantii alle bibite calde, passando per le sigarette senza tabacco alle schede telefoniche e ai gratta-e-vinci, fino al budello di loro ma' vestito da pirata e visualizzato come un aeroplanino;
- perché i sedili della fila davanti non hanno neanche la tasca in cui puoi appoggiare una fetente di rivista;
- perché ti fanno pagare la transazione pure se usi una visa electron;
- perché ho preso raianeir il giorno in cui sono cominciate le mie pene lavorative;
- perché raianeir ti fa sentire povero, ma cosi' povero da non meritarti neppure il sorriso della hostess;
- e soprattutto, perché, nonostante tutto questo, ci ricascherai la prossima volta che vedi un biglietto a 15 euri.


Dimenticavo: ogni volta che prendo raianeir mi viene sempre da pensare a questo... godetevelo tutto!

lunedì 3 ottobre 2011

Communiste sans le savoir

- E fatt 'a spesa?
- Eh no, nun teng manco nu centesimo. Tu l'e fatt 'a spesa?
- No, aspettavo ca 'a facive tu. Manco je teng 'e sord.
- Sient, mo facimme 'na cosa: facimme fà nu fioretto a coccheruno cchiù chiatto, accussi' nuje ce mangiammo 'o loro. Vabbuono accussi'? *

Non c'è che dire, non fa una grinza, come al solito. Mia nonna è comunista a sua insaputa. 

*
- Hai fatto la spesa?
- Eh no, non ho neanche un centesimo. Tu l'hai fatta, la spesa?
- No, aspettavo che la facessi tu. Non ho soldi neanch'io.
- Ascolta, ora facciamo una cosa: facciamo fare un fioretto a qualcuno più grasso, cosi' noi mangiamo la loro parte. Va bene cosi'?

N.B. coccheruno si legge [kokrun].
P.s. Vediamo se indovinate la citazione da cui ho preso ispirazione per il titolo del post (Gùgol non vale)!