Sei passato la prima volta alle 19.20, io ti ho chiesto se mi portavi dove dovevo andare e tu mi hai consigliato di aspettare mezz'ora e prendere l'11, altrimenti avrei dovuto farmi un paio di km a piedi.
Ho seguito il tuo consiglio, ho aspettato l'11 mezz'ora, quaranta, cinquanta minuti, fin quando non sei passato di nuovo e io sono salita sul 33 arrabbiatissima, con il tuo collega dell'11 che chissà dove se n'era andato, e con te che, involontariamente, mi avevi dato un consiglio che non aveva avuto l'esito sperato.
Hai scrollato le spalle, hai detto che non potevi farci niente e hai ripreso l'ultima corsa della giornata, con me che mi lamentavo al telefono con P.A. dell'inefficienza dei servizi locali e anche un po' di te. Di te che magari non ne puoi più di fare tutti i giorni i 3 km di curve da Ragusa superiore a Ibla, vedendo sempre le stesse facce, beccandoti lamentele da ogni dove e non trovando conforto da nessuna parte. Magari la sera torni a casa, sperando di trovarne un po' in tua moglie, e quella invece ci mette il carico da undici e ti dà la mazzata finale.
Ecco, caro autista del 33, io vorrei ringraziarti ancora una volta di ciò che hai fatto per me mercoledì sera, quando hai deviato il percorso del 33 per farmi scendere un po' più vicino al B&B, facendomi fare 200m a piedi invece che 2 km. Forse intuendo che quei 2km coi libri sottobraccio proprio non mi ci volevano, dopo che al mattino mi ero beccata un'acquazzone coi fiocchi mezz'ora dopo essermi lavata i capelli perché il mio ombrellino azzurro a pois aveva deciso di scioperare e non aprirsi.
Lunga vita a te, autista del 33.
Sappi che da qualche parte c'è una formichina che non si dimentica del bel gesto che hai fatto per lei e ti manda il fior fiore delle benedizioni.
sabato 29 novembre 2014
lunedì 22 settembre 2014
Considerazioni di una furba
Non ho mai fatto segreto di avere un'attività onirica abbastanza effervescente (per farvi un'idea, vi avevo raccontato qualche episodio qui). Purtroppo dimentico la maggior parte dei miei sogni, quindi molte perle con cui deliziarvi vanno perdute, ahimè. Ma se mi sveglio durante la notte, i miei deliri notturni mi restano impressi, perciò posso condividerli con voi.
Stanotte, per esempio, ho sognato che ero coinvolta nell'organizzazione di una festa (di laurea, forse). C'era un gran trambusto, di pranzi, di cene, di autobus, di gente. Di gente che chiedeva soldi per l'organizzazione, soprattutto. E a un certo punto, venivo a sapere che qualcuno (forse Carasau, la mia ex coloc sarda) parlando con qualcun altro mi dava della furba, perché non avevo versato la mia quota di 20 euri. Improvvisamente mi ricordavo di averne dati 15 a un'altra ragazza che me li aveva chiesti per una cena e lo facevo presente a Carasau (o chi per lei), ribattendo, tra l'altro, che se fossi davvero furba non farei il lavoro che faccio.
De là, due considerazioni:
1) in sogno analizzo le situazioni con più lucidità;
2) dovrei evitare di mangiare pesante e tanto di sera (ma erano i 30 anni della mia cugina preferita, potevo mai non onorare la festeggiata?)
ps. queste righe sono un mio primo tentativo di comunicazione dopo il trasloco. non so dirvi come va, dipende dai settori. e dai momenti, pure. sono molto contenta di stare finalmente con P.A., ma tornare a vivere coi miei dopo 10 anni perché non ho un lavoro serio e soprattutto uno stipendio serio non è entusiasmante, così come stare ad aspettare che una scuola mi chiami per una supplenza o che l'università pubblichi il bando per i contratti o che il MIUR si decida finalmente a emettere il decreto del TFA. mi mancano i miei amici, moltissimo. ma sapere che ho una bombola d'ossigeno a 230 km mi fa stare un po' più tranquilla. le mie impressioni su questa città e questo Paese invece ve le risparmio, le rimando al momento in cui avrò finalmente raggiunto l'atarassia. momento che potrebbe non arrivare mai, ma tant'è.
Stanotte, per esempio, ho sognato che ero coinvolta nell'organizzazione di una festa (di laurea, forse). C'era un gran trambusto, di pranzi, di cene, di autobus, di gente. Di gente che chiedeva soldi per l'organizzazione, soprattutto. E a un certo punto, venivo a sapere che qualcuno (forse Carasau, la mia ex coloc sarda) parlando con qualcun altro mi dava della furba, perché non avevo versato la mia quota di 20 euri. Improvvisamente mi ricordavo di averne dati 15 a un'altra ragazza che me li aveva chiesti per una cena e lo facevo presente a Carasau (o chi per lei), ribattendo, tra l'altro, che se fossi davvero furba non farei il lavoro che faccio.
De là, due considerazioni:
1) in sogno analizzo le situazioni con più lucidità;
2) dovrei evitare di mangiare pesante e tanto di sera (ma erano i 30 anni della mia cugina preferita, potevo mai non onorare la festeggiata?)
ps. queste righe sono un mio primo tentativo di comunicazione dopo il trasloco. non so dirvi come va, dipende dai settori. e dai momenti, pure. sono molto contenta di stare finalmente con P.A., ma tornare a vivere coi miei dopo 10 anni perché non ho un lavoro serio e soprattutto uno stipendio serio non è entusiasmante, così come stare ad aspettare che una scuola mi chiami per una supplenza o che l'università pubblichi il bando per i contratti o che il MIUR si decida finalmente a emettere il decreto del TFA. mi mancano i miei amici, moltissimo. ma sapere che ho una bombola d'ossigeno a 230 km mi fa stare un po' più tranquilla. le mie impressioni su questa città e questo Paese invece ve le risparmio, le rimando al momento in cui avrò finalmente raggiunto l'atarassia. momento che potrebbe non arrivare mai, ma tant'è.
giovedì 24 luglio 2014
Sociologie du Bon Coin
Partiamo dal principio, ovvero dal tabletdimmerda. Sì, un regalo assolutamente non gradito ricevuto al mio 30esimo compleanno (quasi un anno e mezzo fa). Non gradito e per di più beffardo, visto che la Schwester era stata incaricata da una mia amica per indagare circa una mia preferenza. Amica che aveva tenuto a sottolineare l'importanza della sorpresa, come se di anni ne compissi 3 e non 30. Completamente ignara della faccenda, quando mi trovai il seguente sms: "Visto che sono un'ottima cliente, la Wind vorrebbe regalarmi una cosa a scelta fra uno smartphone, un tablet e un altro vattelappesca elettronico, cosa scelgo?" con mittente Schwester, risposi in fretta e furia (pensando a lei, che una specie di smartphone ce l'aveva già): "Non saprei, prenditi un tablet, magari."
E questo consiglio spassionato, buttato lì senza pensarci più di tanto, si è materializzato nelle mie mani la sera del mio 30esimo. Io, brava a recitare come Manuela Arcuri o come Corinna in Boris, devo aver detto: "sì, grazie, utilissimo", andando su tutte le furie l'indomani mattina, quando la Schwester mi confessa che il "regalo della Wind" è in realtà quell'obbrobrio vestito da tablet, destinato a me e non a lei. Ricordo di aver avuto una reazione assurda, ora se ci penso mi vergogno pure. Avevo chiamato la mia migliore amica, che non mi aveva tirato su il morale dicendomi che lei in realtà aveva proposto una borsa, che l'amica del tablet aveva bocciato in nome dell'utilità. Avevo poi chiamato anche il responsabile dell'acquisto, marito della terza amica, per sapere se si poteva cambiare con uno smartphone, visto che pochi giorni prima mi avevano regalato un Kobo (che, per la cronaca, è ancora imballato). Niente, i genii del regalo mi avevano rimosso la pellicola dal tabletdimmerda e quindi non si poteva fare niente.
Ricordo anche che questa storia l'avevo raccontata a P.A. la prima sera che uscivamo insieme, di ritorno dal concerto dei Negrita (regalo di P.A. per il mio 30esimo, poco prima che P.A. diventasse P.A., insomma). P.A. che mi ascoltava incuriosito e divertito, magari dicendosi: "e pensare che mi tocca pure insistere, per uscire con 'sta matta."
Tentativi di cambio falliti, misi il tabletdimmerda in valigia e me lo portai a Parigi, usandolo anche di tanto in tanto. Senza non molte jastemme, visto che il tabletdimmerda, in quanto tabletdimmerda, appunto, è di pessima qualità: schermo tattile decisamente poco friendly, pagine che si aprono a loro piacimento, e si allargano, si spostano, si rimpiccioliscono come se vivessero di vita propria.
Il tabletdimmerda si riscattava un pochino quando andavo in fiera, mantenendomi in contatto con il mondo in una situazione di relativo isolamento. A modo suo, ma in quel contesto una piccola utilità la aveva. Ma sempre tabletdimmerda rimaneva.
E così, un anno e mezzo dopo, dotata ormai di smartphone e prossima a un immenso trasloco, ho deciso di liberarmi definitivamente del tabletdimmerda. Sono perciò entrata in un negozio di informatica nei dintorni di casa mia, attirata dalla scritta: "achat/vente pc, tablette, etc.". Ma le mie speranze sono crollate miseramente quando il negoziante, venuta a sapere la marca del tabletdimmerda, mi fa: "Mi spiace, ma io compro solo marche buone. Mediacom è un pezzotto, il materiale è scadente, non posso vendere una cosa che poi il cliente mi porta indietro." Ma bravo, e secondo te perché vorrei disfarmene?
Tout à coup, un'ideona: perché non provare a metterlo sul Bon Coin? Il sito francese equivalente di quello che, almeno a Napoli, è il Fieracittà, giornalino in cui trovi di tutto di più, molto amato da mio padre che, convinto di aver fatto gli affari del secolo, è tornato a casa una volta con un orribile letto a castello e un'altra volta con un frigorifero rosso. Frigorifero che, anche dopo la dichiarazione di decesso da parte di mummy e relativo stacco della spina, continuava a perdere acqua anche giorni dopo, al punto di meritarsi l'appellativo di "Frigo Rei".
Vabbè, torniamo al Bon Coin. In Francia c'è gente che passa giornate intere appostata sul Bon Coin, alla ricerca dell'affare del secolo. E a fare telefonate agli inserzionisti del Bon Coin, che dopo una decina di telefonate improbabili si chiedono "Ma chi mu fici fari a mmia?" Martedì mi decido, posto l'annuncio con ben due foto: una del tabletdimmerda, l'altra della scatola del tabletdimmerda, per non starne a specificare le specificità. E mercoledì, appena accendo il mio very smart smartphone color corallo, mi trovo un messaggio in segreteria, vari sms e tentativi di chiamata. D'altra parte, come poteva non attirare un fantastico tabletdimmerda senza-un-graffio a 25 euri?
Mi hanno chiamato da tutta l'Ile-de-France. E mi hanno chiamato soprattutto tanti Ahmed, Latifa, Rhamad. Gente che avrebbe pagato 17 euri di treno per venire a Parigi a comprare il mio tabletdimmerda. Dopo il bidone di un tizio che mi aveva dato appuntamento alle 12 (bidone che, se non avessi chiamato, non avrei mai scoperto), sono finalmente riuscita ad accordarmi con una signora per la sera. Accordo sudato, 250 telefonate per far capire alla signora come uscire dalla metro di Nation, fermo rifiuto a ogni tentativo di contrattazione (Non me lo può fare a 20? No, è nuovo, non ha un graffio), 15 minuti di attesa sotto il sole a Nation, trafelata, spazientita, col répondeur della tizia a ogni mio tentativo di chiamata e il 35% di batteria consumato.
Finalmente, riesce ad uscire dal metro. Si è fatta un'ora di treno (arriva da Poissy, dall'altra parte della regione) per venire a fare l'affare del secolo. Una figlia per mano, quella di sinistra deve fare pipì e le abbassa i pantaloni vicino all'albero. La descrizione dei vestiti corrisponde e allora: Madame, c'est vous pour la tablette? traduce una turbata agnizione. Piccolo momento di sconcerto: Ah, è così piccolo… pensavo fosse più grande. La guardo, come a dire: A signò, ma che ghivi truvann pe' 25 euro? E lei, in quel momento, deve effettuare un rapido calcolo mentale tra tempo, soldi del biglietto del treno e tutto il resto e mi porge la grana, dopo che ho tentato di mostrarle le varie funzionalità del tabletdimmerda senza-un-graffio mentre la figlia faceva pipì nascosta da sacchi di spazzatura vicino l'albero.
Prima di congedarsi, mi fa: Ah, se ha altro da vendere, telefoni, ecc. mi chiami direttamente, non metta l'annuncio su Le Bon Coin, ché io sono interessata. Senz'altro, non si preoccupi. Sarò felicissima di fare un'altra sudata come questa per 25 euri. E meno male che ho un forfait di telefonate illimitate, altrimenti ci avrei pure rimesso.
E questo consiglio spassionato, buttato lì senza pensarci più di tanto, si è materializzato nelle mie mani la sera del mio 30esimo. Io, brava a recitare come Manuela Arcuri o come Corinna in Boris, devo aver detto: "sì, grazie, utilissimo", andando su tutte le furie l'indomani mattina, quando la Schwester mi confessa che il "regalo della Wind" è in realtà quell'obbrobrio vestito da tablet, destinato a me e non a lei. Ricordo di aver avuto una reazione assurda, ora se ci penso mi vergogno pure. Avevo chiamato la mia migliore amica, che non mi aveva tirato su il morale dicendomi che lei in realtà aveva proposto una borsa, che l'amica del tablet aveva bocciato in nome dell'utilità. Avevo poi chiamato anche il responsabile dell'acquisto, marito della terza amica, per sapere se si poteva cambiare con uno smartphone, visto che pochi giorni prima mi avevano regalato un Kobo (che, per la cronaca, è ancora imballato). Niente, i genii del regalo mi avevano rimosso la pellicola dal tabletdimmerda e quindi non si poteva fare niente.
Ricordo anche che questa storia l'avevo raccontata a P.A. la prima sera che uscivamo insieme, di ritorno dal concerto dei Negrita (regalo di P.A. per il mio 30esimo, poco prima che P.A. diventasse P.A., insomma). P.A. che mi ascoltava incuriosito e divertito, magari dicendosi: "e pensare che mi tocca pure insistere, per uscire con 'sta matta."
Tentativi di cambio falliti, misi il tabletdimmerda in valigia e me lo portai a Parigi, usandolo anche di tanto in tanto. Senza non molte jastemme, visto che il tabletdimmerda, in quanto tabletdimmerda, appunto, è di pessima qualità: schermo tattile decisamente poco friendly, pagine che si aprono a loro piacimento, e si allargano, si spostano, si rimpiccioliscono come se vivessero di vita propria.
Il tabletdimmerda si riscattava un pochino quando andavo in fiera, mantenendomi in contatto con il mondo in una situazione di relativo isolamento. A modo suo, ma in quel contesto una piccola utilità la aveva. Ma sempre tabletdimmerda rimaneva.
E così, un anno e mezzo dopo, dotata ormai di smartphone e prossima a un immenso trasloco, ho deciso di liberarmi definitivamente del tabletdimmerda. Sono perciò entrata in un negozio di informatica nei dintorni di casa mia, attirata dalla scritta: "achat/vente pc, tablette, etc.". Ma le mie speranze sono crollate miseramente quando il negoziante, venuta a sapere la marca del tabletdimmerda, mi fa: "Mi spiace, ma io compro solo marche buone. Mediacom è un pezzotto, il materiale è scadente, non posso vendere una cosa che poi il cliente mi porta indietro." Ma bravo, e secondo te perché vorrei disfarmene?
Tout à coup, un'ideona: perché non provare a metterlo sul Bon Coin? Il sito francese equivalente di quello che, almeno a Napoli, è il Fieracittà, giornalino in cui trovi di tutto di più, molto amato da mio padre che, convinto di aver fatto gli affari del secolo, è tornato a casa una volta con un orribile letto a castello e un'altra volta con un frigorifero rosso. Frigorifero che, anche dopo la dichiarazione di decesso da parte di mummy e relativo stacco della spina, continuava a perdere acqua anche giorni dopo, al punto di meritarsi l'appellativo di "Frigo Rei".
Vabbè, torniamo al Bon Coin. In Francia c'è gente che passa giornate intere appostata sul Bon Coin, alla ricerca dell'affare del secolo. E a fare telefonate agli inserzionisti del Bon Coin, che dopo una decina di telefonate improbabili si chiedono "Ma chi mu fici fari a mmia?" Martedì mi decido, posto l'annuncio con ben due foto: una del tabletdimmerda, l'altra della scatola del tabletdimmerda, per non starne a specificare le specificità. E mercoledì, appena accendo il mio very smart smartphone color corallo, mi trovo un messaggio in segreteria, vari sms e tentativi di chiamata. D'altra parte, come poteva non attirare un fantastico tabletdimmerda senza-un-graffio a 25 euri?
Mi hanno chiamato da tutta l'Ile-de-France. E mi hanno chiamato soprattutto tanti Ahmed, Latifa, Rhamad. Gente che avrebbe pagato 17 euri di treno per venire a Parigi a comprare il mio tabletdimmerda. Dopo il bidone di un tizio che mi aveva dato appuntamento alle 12 (bidone che, se non avessi chiamato, non avrei mai scoperto), sono finalmente riuscita ad accordarmi con una signora per la sera. Accordo sudato, 250 telefonate per far capire alla signora come uscire dalla metro di Nation, fermo rifiuto a ogni tentativo di contrattazione (Non me lo può fare a 20? No, è nuovo, non ha un graffio), 15 minuti di attesa sotto il sole a Nation, trafelata, spazientita, col répondeur della tizia a ogni mio tentativo di chiamata e il 35% di batteria consumato.
Finalmente, riesce ad uscire dal metro. Si è fatta un'ora di treno (arriva da Poissy, dall'altra parte della regione) per venire a fare l'affare del secolo. Una figlia per mano, quella di sinistra deve fare pipì e le abbassa i pantaloni vicino all'albero. La descrizione dei vestiti corrisponde e allora: Madame, c'est vous pour la tablette? traduce una turbata agnizione. Piccolo momento di sconcerto: Ah, è così piccolo… pensavo fosse più grande. La guardo, come a dire: A signò, ma che ghivi truvann pe' 25 euro? E lei, in quel momento, deve effettuare un rapido calcolo mentale tra tempo, soldi del biglietto del treno e tutto il resto e mi porge la grana, dopo che ho tentato di mostrarle le varie funzionalità del tabletdimmerda senza-un-graffio mentre la figlia faceva pipì nascosta da sacchi di spazzatura vicino l'albero.
Prima di congedarsi, mi fa: Ah, se ha altro da vendere, telefoni, ecc. mi chiami direttamente, non metta l'annuncio su Le Bon Coin, ché io sono interessata. Senz'altro, non si preoccupi. Sarò felicissima di fare un'altra sudata come questa per 25 euri. E meno male che ho un forfait di telefonate illimitate, altrimenti ci avrei pure rimesso.
Etichette:
dialetti,
family,
follia,
francese,
mondo moderno,
Parigi,
Principe Azzurro,
soldi,
una telefonata allunga la vita
giovedì 19 giugno 2014
Penalizzata
Martedì mattina, apro la mia casella di posta e trovo la seguente mail di una studentessa (che si lamenta perché non ha superato lo scritto e tenta di impietosirmi con la storia dell'ultimo esame):
"Però essendo l'ultimo scritto io sono stata penalizzata dalla grammatica, perché se non ci fosse stato questo malinteso e se in grammatica avrei avuto un buon punteggio, possibilmente potevo raggiungere la soglia per poter fare l' orale, (in pratica mi sto giocando la laurea)"
La studentessa intendeva la prova di grammatica, ma a me in realtà pare che l'unica vera penalizzata sia la Grammatica… A volte vorrei lasciare l'università e andare ad insegnare alle elementari o alle medie, almeno sono ancora in tempo per salvarli.
"Però essendo l'ultimo scritto io sono stata penalizzata dalla grammatica, perché se non ci fosse stato questo malinteso e se in grammatica avrei avuto un buon punteggio, possibilmente potevo raggiungere la soglia per poter fare l' orale, (in pratica mi sto giocando la laurea)"
La studentessa intendeva la prova di grammatica, ma a me in realtà pare che l'unica vera penalizzata sia la Grammatica… A volte vorrei lasciare l'università e andare ad insegnare alle elementari o alle medie, almeno sono ancora in tempo per salvarli.
Etichette:
dolore,
mondo moderno,
studenti,
università
sabato 31 maggio 2014
Aspettando il tram
"Bonsoir!"
Non rispondo. Non rispondo mai, qualche volta che l'ho fatto mi sono trovata gente quasi sotto casa.
"Bonsoir, c'est gra-tui-t!"
Lo ignoro. Guardo l'amica che aspetta con me.
Indispettito, comincia una cantilena: "ça, c'est des sor-ciè-res! c'est des filles qui n'ont pas de mec!*"
Ok, io sarò una strega…. ma tu che all'una di venerdì notte vai in giro con una ventiquattrore in una mano e un orsetto di peluche nell'altra, stai messo molto, molto peggio!
*Queste qua sono due streghe, due che non hanno un uomo.
Non rispondo. Non rispondo mai, qualche volta che l'ho fatto mi sono trovata gente quasi sotto casa.
"Bonsoir, c'est gra-tui-t!"
Lo ignoro. Guardo l'amica che aspetta con me.
Indispettito, comincia una cantilena: "ça, c'est des sor-ciè-res! c'est des filles qui n'ont pas de mec!*"
Ok, io sarò una strega…. ma tu che all'una di venerdì notte vai in giro con una ventiquattrore in una mano e un orsetto di peluche nell'altra, stai messo molto, molto peggio!
*Queste qua sono due streghe, due che non hanno un uomo.
mercoledì 28 maggio 2014
25 maggio tra Italia e Francia
Ho passato l'ultima settimana di questa tremenda campagna elettorale per le Europee in Italia. Il 25 pomeriggio sono tornata nel mio Paese d'adozione. Ho votato in Italia, ma ho scoperto i risultati quand'ero già a Parigi. E a dirla tutta, sono rimasta più sorpresa dai risultati italiani che da quelli francesi. Il successo di Renzi e del PD (ma, come ha giustamente osservato lei, è il successo di Renzi e basta) mi conferma che forse sono io a portare sfiga al PD, per una volta che non li voto (direttamente o indirettamente) fanno il 40% o che, semplicemente, Renzi è stato bravo a togliere quell'alone di sfiga che si portava dietro il PD e a convincere a votarlo chi non avrebbe mai votato Bersani o Prodi. La storia del "voto di scambio" degli 80 euro può essere vera, ma non fino in fondo, credo. C'è chi gli 80 euro li ha avuti ma non ha votato PD. A me Renzi non piace, quindi ho votato per Tsipras, di cui molti scoprono l'esistenza solo adesso ma che è comunque riuscito ad arrivare al 4%, cosa di cui sono molto felice. Ho avuto il piacere, venerdì sera, di andare a sentire alcuni dei suoi candidati a Pomigliano. Tra questi c'era pure Eleonora Forenza, che forse non arriva manco al metro e 60 di altezza, ma è una gigante per le sue idee e il modo in cui le esprime. Donna e precaria della ricerca: mi sembrava giusto scegliere lei. E per una volta, sono contenta di aver potuto scegliere chi votare, senza pensare alla paura di berlusconi, di grillo o del pazzo di turno e optare quindi "per il voto utile". Anche perché non è che posso passare la mia vita a votare PD sentendo sulle mie spalle una responsabilità che non mi appartiene.
Avevo un'amica candidata con i 5 stelle, ma non l'ho votata. Ecco, se lei fosse stata una candidata del PD l'avrei votata, proprio perché nel PD c'è bisogno di persone come lei. Ma l'idea di mandarla a Bruxelles a fare numeri da studenti in autogestione come quelli che fanno quotidianamente i parlamentari grillini nostrani non mi entusiasmava neanche un po'. Io non so quale sia la vostra posizione, ma io provo una profonda irritazione nei confronti del M5S. Un'irritazione profonda per la loro arroganza, supponenza, il loro maschilismo (molto marcato anche e soprattutto nelle grilline) e gli atteggiamenti (vogliamo dirlo?) apertamente fascisti. Non tollero quel "SVEGLIA!!!" da parte di chi fino all'altro ieri manco sapeva cosa fosse la democrazia e magari votava DC e ora si sente depositario della Verità assoluta, discepolo di un Verbo politico incarnatosi nella rete e facente leva sulla creduloneria e l'assenza di spirito critico. Non tollero quegli slogan da 4 soldi con cui rispondono ad ogni obiezione e l'incredibile incapacità di autocritica. Ma la smetto qui coi pandistelle, altrimenti va a finire che poi siete voi a non tollerare più me e non potrei perdonarmelo.
Passiamo alla Francia. Tutti scioccati dal 25% del Front National, va a capire perché. Cos'altro bisognava aspettarsi dopo il successo che hanno avuto alle amministrative? Doveva essere quasi scontato un loro successo alle Europee, elezioni che di solito attirano meno gente rispetto alle altre. L'elettore frontista, a differenza degli altri, va sempre a votare. Non come i ragazzi intervistati da France Info lunedì mattina che domenica hanno preferito andare a fare il picnic perché "le elezioni europee sono complicate e l'Europa è così lontana."
Personalmente sono impaurita più che sorpresa. Impaurita perché significa che le scritte razziste che leggo sulle porte dei bagni della biblioteca di Paris 7 (on écrit musulman, on lit terroriste, per esempio) o i commenti degli ospiti francesi della Péniche (ben, on va voter Marine Le Pen, les Polonais nous ont volé tout l'boulot) non sono fenomeni isolati, così come le spedizioni punitive ai rappresentanti delle associazioni studentesche di sinistra o l'omicidio di Clément Méric, quasi un anno fa.
Il problema è sempre lo stesso: chi c'è dall'altra parte? Un Presidente della Repubblica debole, senza carisma, che in due anni di governo non ha fatto niente di sensazionale, a parte farsi un'amante infinitamente più bella di lui. Il cambiamento promesso quel 6 maggio di 2 anni fa, quell'insistere sulle due priorità assolute, la justice et la jeunesse, sono state tutte parole al vento. Poi forse sono poco informata io, fatto sta che Hollande e i suoi sono stati puniti abbastanza in fretta. I Francesi, a differenza degli Italiani, non aspettano 20 anni e un nuovo Salvatore. Chi non funziona, va a casa quasi subito. E, soprattutto, sembrano soffrire meno di Alzheimer rispetto a noi. I loro politici, invece, alla stregua dei nostri, amano riempire fascicoli di inchieste. L'ultimo, il segretario dell'UMP, Jean-François Copé, è stato gentilmente invitato alle dimissioni dai suoi compagni di partito dopo il suo coinvolgimento nell'affare Pygmalion (roba di finanziamenti illeciti nella campagna elettorale). Come si dice dalle mie parti, pure in Francia "o' cchiù pulito, tene 'a rogna". Ma non lo dite ai grillini, sennò vengono pure qua a mandare tutti a casa e poi va veramente a finire che non posso stare tranquilla da nessuna parte.
Io comunque per questa domenica ho organizzato una visita alla Cité nationale de l'histoire de l'immigration, vuole un po' essere la mia protesta al Front National e invito chiunque fosse su Parigi quel giorno ad unirsi a me. Tra l'altro è la prima domenica del mese e il museo è gratis.
Suoi che hanno seguito il consiglio del figlio. Mi sa che presto sarà tempo di tornare a casa.
Avevo un'amica candidata con i 5 stelle, ma non l'ho votata. Ecco, se lei fosse stata una candidata del PD l'avrei votata, proprio perché nel PD c'è bisogno di persone come lei. Ma l'idea di mandarla a Bruxelles a fare numeri da studenti in autogestione come quelli che fanno quotidianamente i parlamentari grillini nostrani non mi entusiasmava neanche un po'. Io non so quale sia la vostra posizione, ma io provo una profonda irritazione nei confronti del M5S. Un'irritazione profonda per la loro arroganza, supponenza, il loro maschilismo (molto marcato anche e soprattutto nelle grilline) e gli atteggiamenti (vogliamo dirlo?) apertamente fascisti. Non tollero quel "SVEGLIA!!!" da parte di chi fino all'altro ieri manco sapeva cosa fosse la democrazia e magari votava DC e ora si sente depositario della Verità assoluta, discepolo di un Verbo politico incarnatosi nella rete e facente leva sulla creduloneria e l'assenza di spirito critico. Non tollero quegli slogan da 4 soldi con cui rispondono ad ogni obiezione e l'incredibile incapacità di autocritica. Ma la smetto qui coi pandistelle, altrimenti va a finire che poi siete voi a non tollerare più me e non potrei perdonarmelo.
Passiamo alla Francia. Tutti scioccati dal 25% del Front National, va a capire perché. Cos'altro bisognava aspettarsi dopo il successo che hanno avuto alle amministrative? Doveva essere quasi scontato un loro successo alle Europee, elezioni che di solito attirano meno gente rispetto alle altre. L'elettore frontista, a differenza degli altri, va sempre a votare. Non come i ragazzi intervistati da France Info lunedì mattina che domenica hanno preferito andare a fare il picnic perché "le elezioni europee sono complicate e l'Europa è così lontana."
Personalmente sono impaurita più che sorpresa. Impaurita perché significa che le scritte razziste che leggo sulle porte dei bagni della biblioteca di Paris 7 (on écrit musulman, on lit terroriste, per esempio) o i commenti degli ospiti francesi della Péniche (ben, on va voter Marine Le Pen, les Polonais nous ont volé tout l'boulot) non sono fenomeni isolati, così come le spedizioni punitive ai rappresentanti delle associazioni studentesche di sinistra o l'omicidio di Clément Méric, quasi un anno fa.
Il problema è sempre lo stesso: chi c'è dall'altra parte? Un Presidente della Repubblica debole, senza carisma, che in due anni di governo non ha fatto niente di sensazionale, a parte farsi un'amante infinitamente più bella di lui. Il cambiamento promesso quel 6 maggio di 2 anni fa, quell'insistere sulle due priorità assolute, la justice et la jeunesse, sono state tutte parole al vento. Poi forse sono poco informata io, fatto sta che Hollande e i suoi sono stati puniti abbastanza in fretta. I Francesi, a differenza degli Italiani, non aspettano 20 anni e un nuovo Salvatore. Chi non funziona, va a casa quasi subito. E, soprattutto, sembrano soffrire meno di Alzheimer rispetto a noi. I loro politici, invece, alla stregua dei nostri, amano riempire fascicoli di inchieste. L'ultimo, il segretario dell'UMP, Jean-François Copé, è stato gentilmente invitato alle dimissioni dai suoi compagni di partito dopo il suo coinvolgimento nell'affare Pygmalion (roba di finanziamenti illeciti nella campagna elettorale). Come si dice dalle mie parti, pure in Francia "o' cchiù pulito, tene 'a rogna". Ma non lo dite ai grillini, sennò vengono pure qua a mandare tutti a casa e poi va veramente a finire che non posso stare tranquilla da nessuna parte.
Io comunque per questa domenica ho organizzato una visita alla Cité nationale de l'histoire de l'immigration, vuole un po' essere la mia protesta al Front National e invito chiunque fosse su Parigi quel giorno ad unirsi a me. Tra l'altro è la prima domenica del mese e il museo è gratis.
- Hai visto? Il Front National ha fatto il 25%, vuol dire che devi tornare in Italia. E' pericoloso per te stare là, ci sono i razzisti.
- In Italia, invece…
- Beh, ma in Italia ci sono anch'io!
- Mmmh, anche questo è vero.
- Alla fine ho votato anch'io per Tsipras, ho pensato al tuo futuro, soprattutto. Diciamo che il mio è stato un voto per amore. E ho detto anche ai miei di votare per Tsipras.
Suoi che hanno seguito il consiglio del figlio. Mi sa che presto sarà tempo di tornare a casa.
Etichette:
erasmus,
Europa,
Gallia,
grossa crisi,
Italia,
italiche genti,
M5S,
péniche,
politica,
Principe Azzurro
venerdì 23 maggio 2014
Solitude
Non so se è questo cielo brutto che toglie colore pure ai pensieri o la mia sensibilità ballerina. Magari il fatto di aver passato una serata con gente che non conoscevo e non essere stata capace di dire nulla. O il pensiero di come potrebbe essere la mia vita se tornassi a vivere qui.
Oggi però io mi sento sola, anche se non lo sono. Sola con i miei fantasmi e le mie paure, come forse doveva sentirsi questo ragazzo, che ho fotografato un paio di domeniche fa ai jardins du Luxembourg. E che mi ha spinto a intitolare questa foto "Solitude, dimanche après-midi".
Oggi però io mi sento sola, anche se non lo sono. Sola con i miei fantasmi e le mie paure, come forse doveva sentirsi questo ragazzo, che ho fotografato un paio di domeniche fa ai jardins du Luxembourg. E che mi ha spinto a intitolare questa foto "Solitude, dimanche après-midi".
giovedì 15 maggio 2014
Ferite a morte
Mi avevano regalato un invito per lo spettacolo della Dandini, Ferite a morte. Lo davano stasera nel Grand auditorium della BnF, posto in cui ho gettato lacrime e sangue e non sono più tornata (anche perché rinnovare la tessera costa 60 euri e diciamo che al momento abbiamo altre priorità). Ho visto la data, ho visto l'orario: à 22h. "Strano come orario, ma poco importa". Ho quindi preso appuntamento con una delle mie migliori amiche, non la vedevo da 2 mesi. Siamo andate a cena, e davanti alle patate di Gladines ho saputo che il sedicente principe azzurro che aveva trovato è in realtà un paranoico psicopatico con cui spero che taglierà tutti i ponti in un arco di tempo abbastanza breve. Un ragazzo insicuro dalla gelosia accecante, come ce ne sono ancora molti, troppi in giro. Uno che considera "anormale" che lei abbia amici maschi, che magari la riaccompagnano a casa per evitare di farle prendere la metro, con cui esce a cena insieme anche ad altre ragazze. Uno per cui le donne dovrebbero imparare "a stare al proprio posto".
- Ma lui sta male, capisci? Non possiamo mica smettere di sentirci!
- Non sei la sua infermiera, né tantomeno la sua psicologa, quindi… Non puoi accollarti i suoi problemi di salute mentale, perché rischi solo di esserne vittima.
- Dici che non cambierà?
No, non cambierà, anzi. E meglio una delusione ora che molto dolore tra qualche tempo.
Sono arrivata in BnF alle 22. Nessuna coda, sala già piena. Una bellissima attrice nera sul palco che leggeva la lettera di una ragazzina che torna in Mali per la cerimonia del "diventare donna". Una splendida Claudia Cardinale che ne legge un'altra, quella di una donna che non è riuscita a cambiare la serratura di casa.
E poi… i titoli di coda. Ho realizzato di essere arrivata a spettacolo quasi finito quando hanno sfilato sul palco la Dandini e le altre protagoniste della serata, tra cui Emma Bonino, che parla un francese quasi perfetto.
Una volta alla luce, ho tirato fuori il biglietto: 14 mai de 20h30 à 22h. (Ok, io non ce la posso fare, ma da quando in qua sul biglietto di uno spettacolo si indica pure l'orario di fine?)
Tant pis, mi comprerò il libro. Anzi, ne comprerò due copie: una la regalerò alla mia amica, con l'augurio che possa trovare presto un principe azzurro vero.
- Ma lui sta male, capisci? Non possiamo mica smettere di sentirci!
- Non sei la sua infermiera, né tantomeno la sua psicologa, quindi… Non puoi accollarti i suoi problemi di salute mentale, perché rischi solo di esserne vittima.
- Dici che non cambierà?
No, non cambierà, anzi. E meglio una delusione ora che molto dolore tra qualche tempo.
Sono arrivata in BnF alle 22. Nessuna coda, sala già piena. Una bellissima attrice nera sul palco che leggeva la lettera di una ragazzina che torna in Mali per la cerimonia del "diventare donna". Una splendida Claudia Cardinale che ne legge un'altra, quella di una donna che non è riuscita a cambiare la serratura di casa.
E poi… i titoli di coda. Ho realizzato di essere arrivata a spettacolo quasi finito quando hanno sfilato sul palco la Dandini e le altre protagoniste della serata, tra cui Emma Bonino, che parla un francese quasi perfetto.
Una volta alla luce, ho tirato fuori il biglietto: 14 mai de 20h30 à 22h. (Ok, io non ce la posso fare, ma da quando in qua sul biglietto di uno spettacolo si indica pure l'orario di fine?)
Tant pis, mi comprerò il libro. Anzi, ne comprerò due copie: una la regalerò alla mia amica, con l'augurio che possa trovare presto un principe azzurro vero.
Etichette:
bonnes causes,
donne,
friends,
maschilismo,
Parigi,
uomini
lunedì 5 maggio 2014
Le vacanze di formichina
Anche se non abbiamo ancora nessuna certezza, soprattutto riguardo al periodo, io e P.A. stiamo già cominciando a pensare alle ferie. Le nostre ultime telefonate/videochiamate si svolgono nel modo seguente: proposta di una meta, verifica dei mezzi per raggiungerla, strutture disponibili, costi.
La nostra prima scelta sarebbe la Grecia, ma sembra irraggiungibile da Napoli: aerei troppo cari e in orari improponibili, o rotte inesistenti.
Seguono poi:
- Nizza e dintorni
- Sicilia orientale (ma anche occidentale, se avete buone piste)
- Turchia
- Palma de Maiorca (che non mi entusiasma, ma c'è un volo diretto da Napoli)
- Portogallo
- Corsica
Periodo papabile: l'ultima settimana di agosto, ma forse anche la prima.
Costi: max 500 euri a testa.
Tutti i consigli che vi vengono in mente, anche su mete diverse da quelle in lista (raggiungibili da Napoli o da Roma, le cas écheant), sono bene accetti. Basta che siano frutto della vostra esperienza… ci fidiamo di più!
La nostra prima scelta sarebbe la Grecia, ma sembra irraggiungibile da Napoli: aerei troppo cari e in orari improponibili, o rotte inesistenti.
Seguono poi:
- Nizza e dintorni
- Sicilia orientale (ma anche occidentale, se avete buone piste)
- Turchia
- Palma de Maiorca (che non mi entusiasma, ma c'è un volo diretto da Napoli)
- Portogallo
- Corsica
Periodo papabile: l'ultima settimana di agosto, ma forse anche la prima.
Costi: max 500 euri a testa.
Tutti i consigli che vi vengono in mente, anche su mete diverse da quelle in lista (raggiungibili da Napoli o da Roma, le cas écheant), sono bene accetti. Basta che siano frutto della vostra esperienza… ci fidiamo di più!
Etichette:
bonnes causes,
formica,
trasporti,
vacances
venerdì 2 maggio 2014
Tendenze aeroportuali
Stamattina, aeroporto di Capodichino. Io e P.A. facciamo colazione al tavolino alto di un bar al pianoterra e intanto commentiamo la variegata umanità che ci circonda. Arriva un nutrito gruppo di uomini e donne, legati tra loro da rapporti di parentela, parrebbe:
- Dimmi che non vengono a Parigi, ti prego.
- E invece mi spiace, amore, dovrai portarteli dietro. Li ho proprio sentiti che vanno a Parigi.
Non so a voi, ma a me piace molto osservare come sono vestite le persone, soprattutto quando viaggiano. Ho cominciato forse dopo aver letto il divertentissimo libro di Rossana Campo, Parigi bianca e nera, che comincia con la descrizione del turista italiano a Parigi. Libro che purtroppo non trovo più, ma questa è un'altra storia.
E in effetti l'Italiana media che va a Parigi per il week-end deve sentirsi una donna di gran classe e sulla cresta dell'onda delle ultime tendenze, con le sue magliette striminzite sbrilluccicose, le scarpe dal tacco 12, indubbiamente comodissime per scorrazzare nel métro parigino, o le orrende Hogan, i pantaloni a vita bassa da cui fuoriesce di tutto, il tutto condito da loghi giganti in ogni dove, tra cui spicca soprattutto il cavallo a grandezza naturale sulle polo Ralfloren.
Stamattina ho scoperto - o quantomeno dedotto - che per essere alla moda in questo momento bisogna ostentare uno stile posticciamente trasandato, almeno stando all'osservazione di tre esemplari femminili del clan di cui sopra.
Femmina A (giovane, sui 25 anni): giacchetto bianco, maglietta a maniche lunghe a righe, pantaloni di felpa grigi, col cavallo a mezza coscia (per capirci, quelli che danno l'impressione che tu non sia riuscito a far salire al posto giusto le mutande, ma le abbia lasciate a metà strada per motivi vari ed eventuali), scarpette da ginnastica, bauletto Louis Vuitton. Aggravante: femmina A si chiama Perla.
Femmina B (signora sulla 50ina): leggings rosa confetto, cardigan lungo avorio, Converse blu navy, borsa in pelle di Prada marrone.
Femmina C (coetanea di femmina A): tuta di cotone sui toni del bianco e del grigio, scarpette Nike fucsia e arancione, borsa Borbonese (il modello tradizionale di cuoio).
E penso alle donne francesi, alla loro trasandatezza autentica, agli abbinamenti spesso fatti un po' n'importe comment, al trucco quasi inesistente… e mi piacciono di più.
- Dimmi che non vengono a Parigi, ti prego.
- E invece mi spiace, amore, dovrai portarteli dietro. Li ho proprio sentiti che vanno a Parigi.
Non so a voi, ma a me piace molto osservare come sono vestite le persone, soprattutto quando viaggiano. Ho cominciato forse dopo aver letto il divertentissimo libro di Rossana Campo, Parigi bianca e nera, che comincia con la descrizione del turista italiano a Parigi. Libro che purtroppo non trovo più, ma questa è un'altra storia.
E in effetti l'Italiana media che va a Parigi per il week-end deve sentirsi una donna di gran classe e sulla cresta dell'onda delle ultime tendenze, con le sue magliette striminzite sbrilluccicose, le scarpe dal tacco 12, indubbiamente comodissime per scorrazzare nel métro parigino, o le orrende Hogan, i pantaloni a vita bassa da cui fuoriesce di tutto, il tutto condito da loghi giganti in ogni dove, tra cui spicca soprattutto il cavallo a grandezza naturale sulle polo Ralfloren.
Stamattina ho scoperto - o quantomeno dedotto - che per essere alla moda in questo momento bisogna ostentare uno stile posticciamente trasandato, almeno stando all'osservazione di tre esemplari femminili del clan di cui sopra.
Femmina A (giovane, sui 25 anni): giacchetto bianco, maglietta a maniche lunghe a righe, pantaloni di felpa grigi, col cavallo a mezza coscia (per capirci, quelli che danno l'impressione che tu non sia riuscito a far salire al posto giusto le mutande, ma le abbia lasciate a metà strada per motivi vari ed eventuali), scarpette da ginnastica, bauletto Louis Vuitton. Aggravante: femmina A si chiama Perla.
Femmina B (signora sulla 50ina): leggings rosa confetto, cardigan lungo avorio, Converse blu navy, borsa in pelle di Prada marrone.
Femmina C (coetanea di femmina A): tuta di cotone sui toni del bianco e del grigio, scarpette Nike fucsia e arancione, borsa Borbonese (il modello tradizionale di cuoio).
E penso alle donne francesi, alla loro trasandatezza autentica, agli abbinamenti spesso fatti un po' n'importe comment, al trucco quasi inesistente… e mi piacciono di più.
giovedì 1 maggio 2014
Lasciando Ibla
Sono
le 15.55 e aspetto l’11: l’orario ufficiale è 15.45, ma se sono fortunata non è
ancora passato. Chiedo a una signora seduta al sole sui gradini del negozio di
Madame Copie, al secolo la signora Maria, titolare dell’unica copisteria del
quartiere, dai capelli viola e l’alito cavernoso.
Come
speravo, mi conferma che l’11 non è ancora passato. È bruna, un po’ tarchiata,
una maglia lilla scolorita e una fascia rossa nei capelli corti. Ha un accento
dell’Est e cominciamo a parlare. Istintivamente, mi viene da offrirle il sacco
con la verdura che ho in valigia: avevo fatto la spesa grossa per P.A., ma non
sono riuscita a consumarla tutta. Accetta di buon grado.
L’11
si fa annunciare dal motore un po’ affaticato dalla salita di via delle Suore.
Ci guardiamo, e poi quasi all’unisono: “Arriva”.
Saliamo
sull’autobus, ho lo zaino e le mie due valigie. Quella color avion è al
collasso, l’autista si lascia scappare un “dev’essere leggerina, eh!”. “Sa,
trasloco.” “Eh, è sempre così quando si studia all’estero!”, sentenzia un
ragazzo con gli occhiali, che ho già incontrato altre volte e che deve
conoscere tutti, uno dei tanti “soggetti del villaggio”. Seduto dopo la porta centrale c’è il solito
vecchietto col cappello, un altro habitué. Strano che invece non ci sia il
ragazzo con gli occhi verdi, quello che si siede sempre dando le spalle
all’autista e che guarda chiunque sfacciatamente negli occhi, i piedi
appoggiati sull’asta di fronte.
Intanto
la signora della fermata è salita insieme a me facendosi carico del trolley più
piccolo, lo tiene fermo con un piede per non farlo cadere ad ogni curva.
Continuiamo a parlare, siamo passate al tu. È rumena, viene da Bucarest ed è a
Ragusa da 5 anni. Le manca il suo paese, ma si trova molto bene anche qua. Le
piacciono i Siciliani, le piace il posto, perché non fa freddo e perché è
bello. I suoi amici sono quasi tutti Italiani, si trova bene con loro. E all’improvviso, inaspettatamente, mi tende
la mano e mi fa un gran sorriso: “Piacere, io sono Floriana.” Il gesto mi
spiazza, in due mesi qui non mi è ancora capitato. Anzi, potrei quasi dire che
chi mi conosceva ha fatto finta di non conoscermi, lasciandomi sola con le
lezioni da preparare e i pensieri da districare anche nel fine settimana. Dopo
il leggero spaesamento, le sorrido a mia volta e le stringo la mano. Va bene,
Ibla, abbiamo fatto pace.
Eppure
sono convinta che questo posto mi mancherà. Mi mancheranno i colori, la luce,
la cupola del Duomo di san Giorgio che fa capolino da ogni dove, i sapori, sia dolci
che salati, semplicemente sublimi, di cui ho fatto incetta. Mi mancherà poter
fare la spesa con pochi euro, poter stendere i panni all’aperto e ritirarli
asciutti poche ore dopo, sapere di avere il mare a un quarto d’ora.
Ma
prima di prendere un esaurimento nervoso e 15 kg, sarà bene che me ne torni da
dove sono venuta…
mercoledì 29 gennaio 2014
Istruzione e insegnamento: l'ennesimo PASticcio all'italiana
Ho ricevuto e condivido qui un documento preparato da mia sorella e altri suoi colleghi del corso di laurea in Scienze della Formazione primaria. E' un testo informativo sui PAS (Percorsi Abilitanti Speciali) che consentirebbero a chi non è abilitato, ma ha 3 anni di servizio nella scuola, ad abilitarsi (a pagamento s'intende) e trovandosi cosi' sullo stesso piano di chi invece ha seguito un percorso di studi lungo e complesso, fatto di vari tirocini e di una solida base teorica: vi chiedo di leggerlo attentamente e di condividerlo se vi va.
AVVISO A TUTTI GLI STUDENTI E LE STUDENTESSE DEL CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA
Con il decreto nr. 58 del 25 luglio 2013, il Miur ha predisposto l’avvio dei PAS (Percorsi Abilitanti Speciali) finalizzati al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria. I percorsi, della durata di 8 mesi e per i quali non è prevista alcuna prova selettiva iniziale, sono riservati ai diplomati dell’ex istituto magistrale che abbiano conseguito il diploma entro l’anno 2001\2002 e che abbiano accumulato almeno 3 anni di servizio.
I PAS (60 CFU) saranno abilitanti al fine dell’insegnamento esattamente come il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria (240 CFU secondo il Vecchio Ordinamento e 300 CFU secondo il Nuovo Ordinamento).
I docenti che frequenteranno i PAS sono già inseriti nelle graduatorie d’istituto, in terza fascia, e vantano almeno 3 anni di servizio (non consideriamo questa esperienza una garanzia di valore aggiunto nella professionalità dal momento che nessuno ha mai valutato la qualità del servizio prestato). In più continueranno a prestare il loro servizio, grazie all’ulteriore possibilità conferitagli dal MIUR, di poter ottenere le “150 ore” (ore di permesso retribuito per motivi di studio) per frequentare i PAS.
I neolaureati in SFP dalla coorte 2008 potranno accedere alle graduatorie di II° fascia, esattamente come i docenti abilitati con PAS, ma non avranno il punteggio che normalmente conferisce il servizio. Pertanto, nonostante il percorso formativo SFP sia molto più lungo e completo, avrà una spendibilità di gran lunga inferiore in ambito lavorativo rispetto a quella di cui potrà godere chi conseguirà il PAS. I neolaureati SFP si dovranno accontentare degli ultimi posti in graduatoria e vedranno ridotte drasticamente le possibilità di lavorare in modo dignitoso.
E’ bene ricordare anche l’assurda condizione degli immatricolati SFP negli anni 2008-2009-2010 che, a parità di percorso formativo con gli immatricolati entro il 2007, si sono trovati fuori dalle GAE (graduatorie ad esaurimento), graduatoria che garantisce un incarico lavorativo continuativo e sicuro (di ruolo). A tali immatricolati dovrebbe essere aperta la possibilità di entrare nelle GAE dal momento che hanno effettuato il medesimo percorso formativo degli studenti immatricolatisi negli anni precedenti; e al momento dell’immatricolazione il percorso aveva ancora valore concorsuale, ovvero fungeva da garante dell'inserimento nella graduatoria per il ruolo. Nel frattempo il MIUR ha indetto il “concorsone del 2012” per far entrare nelle GAE nuovi docenti, lasciando comunque fuori da tali graduatorie gli immatricolati SFP dal 2008 al 2010.
Il percorso con valenza concorsuale non vale più per la laurea SFP (NO), difatti questi studenti studenti avranno diritto soltanto alla II° fascia.
Nonostante il CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) si sia espresso ufficialmente e all’unanimità contro i PAS e abbia espresso il suo dissenso riguardo la possibile attivazione degli stessi nei diversi Atenei, il Ministero, spinto dalle pressioni delle organizzazioni sindacali, intende trovare il modo di far partire in ogni caso i suddetti percorsi abilitanti speciali. Nel caso in cui nessuna Università si rendesse disponibile ad attivare i corsi per i PAS, il Ministero potrebbe in qualche modo obbligare i Dipartimenti a farlo, oppure, più probabilmente, incaricare Università private affinché organizzino tale percorso attivandolo, in questo caso, con la modalità a distanza (FAD, formazione a distanza). A nostro avviso, questa ultima possibilità (FAD), sarebbe un ulteriore oltraggio alla qualità che dovrebbe garantire il percorso formativo abilitante all’insegnamento!
Ricordiamo, inoltre, che moltissimi studenti del cdl in SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA (soprattutto coorte 2008-9-10) hanno intrapreso questo percorso di formazione perché coscienti che fosse l’unico strumento a disposizione garantito, in quegli anni, per ottenere l’abilitazione ed ottenere il ruolo in tempi dignitosi (la scuola italiana, in alcuni casi, consente un precariato di oltre 20 anni!). Pertanto, persone che lavoravano già, hanno deciso di rimettersi a studiare, fare un percorso quadriennale, investire tempo e denaro confidando in una condizione lavorativa migliore per poi trovarsi a dover fare i conti con proposte quali l’attivazione dei PAS: percorsi abilitanti decisamente più brevi, economici e con la stessa valenza.
Ancora una volta l’Italia svilisce il sacrificio, l’abnegazione, la passione di cui molti di noi - prima come cittadini e poi come studenti - si fanno sani portatori!
Vi invitiamo ad incontrarci per parlare del nostro futuro e cercare una soluzione. Le graduatorie verranno aggiornate a giugno ma non siamo ancora a conoscenza della regolamentazione che verrà stabilita.
Facciamoci sentire!
Scrivete all’indirizzo e-mail: nopas.re@gmail.com
coordinatrici: Daniela, Elena, Roberta
AVVISO A TUTTI GLI STUDENTI E LE STUDENTESSE DEL CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA
“Se un maestro vuoi diventare, 4 o 5 anni devi studiare!
… ma qualcuno ti vuol sorPASsare e in 8 mesi si vuole abilitare!”
Diciamo NO ad un PASticcio di scuola!
8 mesi di percorso abilitante saranno equiparati ad una laurea conseguita in 4 o 5 anni!Con il decreto nr. 58 del 25 luglio 2013, il Miur ha predisposto l’avvio dei PAS (Percorsi Abilitanti Speciali) finalizzati al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria. I percorsi, della durata di 8 mesi e per i quali non è prevista alcuna prova selettiva iniziale, sono riservati ai diplomati dell’ex istituto magistrale che abbiano conseguito il diploma entro l’anno 2001\2002 e che abbiano accumulato almeno 3 anni di servizio.
I PAS (60 CFU) saranno abilitanti al fine dell’insegnamento esattamente come il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria (240 CFU secondo il Vecchio Ordinamento e 300 CFU secondo il Nuovo Ordinamento).
I docenti che frequenteranno i PAS sono già inseriti nelle graduatorie d’istituto, in terza fascia, e vantano almeno 3 anni di servizio (non consideriamo questa esperienza una garanzia di valore aggiunto nella professionalità dal momento che nessuno ha mai valutato la qualità del servizio prestato). In più continueranno a prestare il loro servizio, grazie all’ulteriore possibilità conferitagli dal MIUR, di poter ottenere le “150 ore” (ore di permesso retribuito per motivi di studio) per frequentare i PAS.
I neolaureati in SFP dalla coorte 2008 potranno accedere alle graduatorie di II° fascia, esattamente come i docenti abilitati con PAS, ma non avranno il punteggio che normalmente conferisce il servizio. Pertanto, nonostante il percorso formativo SFP sia molto più lungo e completo, avrà una spendibilità di gran lunga inferiore in ambito lavorativo rispetto a quella di cui potrà godere chi conseguirà il PAS. I neolaureati SFP si dovranno accontentare degli ultimi posti in graduatoria e vedranno ridotte drasticamente le possibilità di lavorare in modo dignitoso.
E’ bene ricordare anche l’assurda condizione degli immatricolati SFP negli anni 2008-2009-2010 che, a parità di percorso formativo con gli immatricolati entro il 2007, si sono trovati fuori dalle GAE (graduatorie ad esaurimento), graduatoria che garantisce un incarico lavorativo continuativo e sicuro (di ruolo). A tali immatricolati dovrebbe essere aperta la possibilità di entrare nelle GAE dal momento che hanno effettuato il medesimo percorso formativo degli studenti immatricolatisi negli anni precedenti; e al momento dell’immatricolazione il percorso aveva ancora valore concorsuale, ovvero fungeva da garante dell'inserimento nella graduatoria per il ruolo. Nel frattempo il MIUR ha indetto il “concorsone del 2012” per far entrare nelle GAE nuovi docenti, lasciando comunque fuori da tali graduatorie gli immatricolati SFP dal 2008 al 2010.
Il percorso con valenza concorsuale non vale più per la laurea SFP (NO), difatti questi studenti studenti avranno diritto soltanto alla II° fascia.
Nonostante il CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) si sia espresso ufficialmente e all’unanimità contro i PAS e abbia espresso il suo dissenso riguardo la possibile attivazione degli stessi nei diversi Atenei, il Ministero, spinto dalle pressioni delle organizzazioni sindacali, intende trovare il modo di far partire in ogni caso i suddetti percorsi abilitanti speciali. Nel caso in cui nessuna Università si rendesse disponibile ad attivare i corsi per i PAS, il Ministero potrebbe in qualche modo obbligare i Dipartimenti a farlo, oppure, più probabilmente, incaricare Università private affinché organizzino tale percorso attivandolo, in questo caso, con la modalità a distanza (FAD, formazione a distanza). A nostro avviso, questa ultima possibilità (FAD), sarebbe un ulteriore oltraggio alla qualità che dovrebbe garantire il percorso formativo abilitante all’insegnamento!
Ricordiamo, inoltre, che moltissimi studenti del cdl in SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA (soprattutto coorte 2008-9-10) hanno intrapreso questo percorso di formazione perché coscienti che fosse l’unico strumento a disposizione garantito, in quegli anni, per ottenere l’abilitazione ed ottenere il ruolo in tempi dignitosi (la scuola italiana, in alcuni casi, consente un precariato di oltre 20 anni!). Pertanto, persone che lavoravano già, hanno deciso di rimettersi a studiare, fare un percorso quadriennale, investire tempo e denaro confidando in una condizione lavorativa migliore per poi trovarsi a dover fare i conti con proposte quali l’attivazione dei PAS: percorsi abilitanti decisamente più brevi, economici e con la stessa valenza.
Ancora una volta l’Italia svilisce il sacrificio, l’abnegazione, la passione di cui molti di noi - prima come cittadini e poi come studenti - si fanno sani portatori!
Vi invitiamo ad incontrarci per parlare del nostro futuro e cercare una soluzione. Le graduatorie verranno aggiornate a giugno ma non siamo ancora a conoscenza della regolamentazione che verrà stabilita.
Facciamoci sentire!
Scrivete all’indirizzo e-mail: nopas.re@gmail.com
coordinatrici: Daniela, Elena, Roberta
lunedì 27 gennaio 2014
Non dovevate, ma grazie, eh
Da 4 mesi lavoro in un'azienda come linguista-terminologa (fidatevi, è questo il mio lavoro, anche se P.A. dice a tutti che faccio "i sondaggi"). Part-time, per un totale di 10 giorni al mese.
In 4 mesi, mi hanno cambiato di scrivania la bellezza di 4 volte, credo con relative bestemmie da parte del tecnico informatico, dal momento che sono l'unica a lavorare su Windows e non su Linux. E ogni volta prendi l'hd di formichina, stacca tutti i cavi, prendi i due monitor di formichina e sposta il tutto sulla nuova scrivania, riallaccia tutto e, soprattutto, vedi se tutto funziona come prima. In realtà lui è sempre stato tanto carino, ma immagino che magari avrebbe preferito fare altro al posto di questo valzer di computer e di scrivanie.
Per fortuna, la maggior parte del tempo l'ho passata non lontana dalla finestra, ma in un punto dell'ufficio (un grande open space) abbastanza riparata, anche se a un tiro di schioppo dal capo.
Ma... anno nuovo, vita nuova! Al mio ritorno a gennaio, sono stata informata della mia nuova postazione: lontana dalla finestra, lontana dal capo e vicina alla porta. Quella che permette l'accesso alle toilettes, alla terrazza, al locale cucina, agli uffici di sotto e che viene aperta dalle 100 alle 200 volte all'ora, permettendo il passaggio di pinguini, orsi polari e altre bestiole venute dal regno del freddo.
Non c'è che dire, davvero un pensiero carino, spostarmi là nel mese più freddo dell'anno, per soli 7 giorni di lavoro. Soprattutto tenendo presente che il 90% dei transitanti lascia sempre la porta socchiusa, regalandomi un simpatico spiffero, vero toccasana per la mia schiena.
E oggi, dopo che sabato sono stata una decina di ore in una sala a 11° per un matrimonio, apprezzo ancora di più questo simpatico regalo di Natale.
Vi ringrazio eh, ma non dovevate. Per dimostrarvi tutta la mia gratitudine segue una copiosa lista di mortaccivostra.
In 4 mesi, mi hanno cambiato di scrivania la bellezza di 4 volte, credo con relative bestemmie da parte del tecnico informatico, dal momento che sono l'unica a lavorare su Windows e non su Linux. E ogni volta prendi l'hd di formichina, stacca tutti i cavi, prendi i due monitor di formichina e sposta il tutto sulla nuova scrivania, riallaccia tutto e, soprattutto, vedi se tutto funziona come prima. In realtà lui è sempre stato tanto carino, ma immagino che magari avrebbe preferito fare altro al posto di questo valzer di computer e di scrivanie.
Per fortuna, la maggior parte del tempo l'ho passata non lontana dalla finestra, ma in un punto dell'ufficio (un grande open space) abbastanza riparata, anche se a un tiro di schioppo dal capo.
Ma... anno nuovo, vita nuova! Al mio ritorno a gennaio, sono stata informata della mia nuova postazione: lontana dalla finestra, lontana dal capo e vicina alla porta. Quella che permette l'accesso alle toilettes, alla terrazza, al locale cucina, agli uffici di sotto e che viene aperta dalle 100 alle 200 volte all'ora, permettendo il passaggio di pinguini, orsi polari e altre bestiole venute dal regno del freddo.
Non c'è che dire, davvero un pensiero carino, spostarmi là nel mese più freddo dell'anno, per soli 7 giorni di lavoro. Soprattutto tenendo presente che il 90% dei transitanti lascia sempre la porta socchiusa, regalandomi un simpatico spiffero, vero toccasana per la mia schiena.
E oggi, dopo che sabato sono stata una decina di ore in una sala a 11° per un matrimonio, apprezzo ancora di più questo simpatico regalo di Natale.
Vi ringrazio eh, ma non dovevate. Per dimostrarvi tutta la mia gratitudine segue una copiosa lista di mortaccivostra.
Etichette:
freddo,
gros mots,
lamentele gratuite,
lavoro,
mondo moderno
mercoledì 22 gennaio 2014
Scoperte di un mercoledì pomeriggio
Una volta un amico mi ha detto che il picchio della demotivazione lavorativa settimanale si raggiunge di mercoledì pomeriggio. Mi sa che ha ragione, il mercoledì di solito scopro sempre qualcosa di interessante, che ovviamente ha nulla o poco a vedere col lavoro che sto facendo in quel momento (linguista-terminologa, prof o babysitter).
Le scoperte di oggi:
- Rouge Dior costa 8 000 euro al kg. Il curatore del sito dev'essere un amico di mio padre (ho un'amica ancora sconvolta dopo averlo visto calcolare a mente il prezzo del profumo al litro).
- il pompelmo sminuisce l'effetto della pillola, anche se non c'è scritto da nessuna parte. Voi potete scoprirlo o seguendo una lezione di farmacologia o chattando su google talk con un'amica medico ;
- i due Cinesi del mio ufficio che pranzano sempre insieme non sono marito e moglie, lei è sposata con un Francese;
- la figue, in francese, non è soltanto il frutto del fico, ma anche l'equivalente italiano con articolo femminile. E lo scopro solo oggi, dopo 6 anni e 200 e passa pagine scritte sull'argot.
- sempre 6 anni e 200 e passa pagine sull'argot dopo, scopro che il compagno della figue non è solo l'asperge (l'asparago, femminile in francese), ma anche l'onnipresente poireau (il porro).
E queste due ultime scoperte me le rivendo fresche fresche agli studenti del quinto anno, a cui faccio un modulo sull'argot: se a qualche parte mi sono meritata il titolo di "regina del cazzeggio sostenibile" un motivo c'è, in effetti. Viva il mercoledì pomeriggio!
Le scoperte di oggi:
- Rouge Dior costa 8 000 euro al kg. Il curatore del sito dev'essere un amico di mio padre (ho un'amica ancora sconvolta dopo averlo visto calcolare a mente il prezzo del profumo al litro).
- il pompelmo sminuisce l'effetto della pillola, anche se non c'è scritto da nessuna parte. Voi potete scoprirlo o seguendo una lezione di farmacologia o chattando su google talk con un'amica medico ;
- i due Cinesi del mio ufficio che pranzano sempre insieme non sono marito e moglie, lei è sposata con un Francese;
- la figue, in francese, non è soltanto il frutto del fico, ma anche l'equivalente italiano con articolo femminile. E lo scopro solo oggi, dopo 6 anni e 200 e passa pagine scritte sull'argot.
- sempre 6 anni e 200 e passa pagine sull'argot dopo, scopro che il compagno della figue non è solo l'asperge (l'asparago, femminile in francese), ma anche l'onnipresente poireau (il porro).
E queste due ultime scoperte me le rivendo fresche fresche agli studenti del quinto anno, a cui faccio un modulo sull'argot: se a qualche parte mi sono meritata il titolo di "regina del cazzeggio sostenibile" un motivo c'è, in effetti. Viva il mercoledì pomeriggio!
sabato 11 gennaio 2014
IN STAMPATELLO
Qualche sera fa mi hanno raccontato un aneddoto parecchio succulento, che merita di essere diffuso.
Si era allegramente in un ristorante antillese a festeggiare la prossima partenza, quando arriva "la sposa", cioè la prossima (e anche la prima!) ragazza del nostro gruppo a fare il grande passo. La poveretta aggiunge lo stress da matrimonio a un lavoro già stressante di suo, l'educatrice all'asilo. Ha perciò una faccia talmente sconvolta che io le chiedo: "ma sei contenta di sposarti???" Mi risponde di sì e mi chiede se conosco un posto dove possano farle manicure e pedicure senza prendere un rene in cambio. "Ma hai le scarpe aperte?", chiede l'Abruzzese. "No, però meglio farla...", fa lei, "...perché non succede niente - dico io - ma se dovesse succedere qualcosa, mica si può presentare coi piedi non fatti?"
"Succederà sicuramente qualcosa, succederà di tutto quel giorno", fa la sposa.
"Sì, ma non te la chiamare però, cosa vuoi che succeda?"
"Cos'altro deve succedere? Non te l'ho raccontata la storia delle fedi??"
"No, dimmi, sono curiosa."
"Beh, sono andata con la Dido a ritirare le fedi, la commessa nel sacchettino al posto dell'anello ha trovato un bigliettino e non sapeva come cominciare..."
"???", dice la mia faccia ribattezzata da Bionda "addò-è-caruta-a-bomba", la faccia dell'incredulità, insomma.
"Allora, noi avevamo chiesto che in ogni anello ci fossero i nostri nomi e la data del matrimonio, in lettres bateau (stampatello, ndF). Mi dà l'anello di lui, è tutto a posto. Nel mio, quel genio dell'incisore ha scritto il suo nome, il mio nome, la data del matrimonio e... EN LETTRES BATEAU!!!"
"Non ci credo, ha inciso en lettres bateau? Certo che bisogna proprio essere scemi! E soprattutto, dove l'ha trovato lo spazio per scrivere tutte 'ste cose all'interno di una fede?!"
"Infatti a un certo punto si è reso conto che non ce la faceva e ha scritto en lettres b."
"Ahahahahahahahhaha oddiooooo, ma è un orafo Carasau? Sono sicura che quando lo racconterò a P.A. mi dirà la stessa cosa, roba da non crederci! Ma ti hanno fatto uno sconto almeno, quando tutta 'sta tarantella è finita?"
"Sì, un gesto commerciale - udite udite - del 5% sul prossimo acquisto..."
"No vabbè, ci rinuncio."
Una volta tornata a casa, ho telefonato a P.A. e gli ho prontamente raccontato l'aneddoto, adeguandolo all'italiano.
"Capisci, amore? E' come se questo avesse inciso sulla fede nome dello sposo, nome della sposa, data e poi IN STAMP."
"Noooo, ma che assurdità! Senti, ma che tu sappia, c'è mica un orafo nella famiglia Carasau?"
"Le cose che abbiamo in comune sono quattromilaottocentocinquanta" (cit.). Stronzaggine inclusa, quando serve.
Si era allegramente in un ristorante antillese a festeggiare la prossima partenza, quando arriva "la sposa", cioè la prossima (e anche la prima!) ragazza del nostro gruppo a fare il grande passo. La poveretta aggiunge lo stress da matrimonio a un lavoro già stressante di suo, l'educatrice all'asilo. Ha perciò una faccia talmente sconvolta che io le chiedo: "ma sei contenta di sposarti???" Mi risponde di sì e mi chiede se conosco un posto dove possano farle manicure e pedicure senza prendere un rene in cambio. "Ma hai le scarpe aperte?", chiede l'Abruzzese. "No, però meglio farla...", fa lei, "...perché non succede niente - dico io - ma se dovesse succedere qualcosa, mica si può presentare coi piedi non fatti?"
"Succederà sicuramente qualcosa, succederà di tutto quel giorno", fa la sposa.
"Sì, ma non te la chiamare però, cosa vuoi che succeda?"
"Cos'altro deve succedere? Non te l'ho raccontata la storia delle fedi??"
"No, dimmi, sono curiosa."
"Beh, sono andata con la Dido a ritirare le fedi, la commessa nel sacchettino al posto dell'anello ha trovato un bigliettino e non sapeva come cominciare..."
"???", dice la mia faccia ribattezzata da Bionda "addò-è-caruta-a-bomba", la faccia dell'incredulità, insomma.
"Allora, noi avevamo chiesto che in ogni anello ci fossero i nostri nomi e la data del matrimonio, in lettres bateau (stampatello, ndF). Mi dà l'anello di lui, è tutto a posto. Nel mio, quel genio dell'incisore ha scritto il suo nome, il mio nome, la data del matrimonio e... EN LETTRES BATEAU!!!"
"Non ci credo, ha inciso en lettres bateau? Certo che bisogna proprio essere scemi! E soprattutto, dove l'ha trovato lo spazio per scrivere tutte 'ste cose all'interno di una fede?!"
"Infatti a un certo punto si è reso conto che non ce la faceva e ha scritto en lettres b."
"Ahahahahahahahhaha oddiooooo, ma è un orafo Carasau? Sono sicura che quando lo racconterò a P.A. mi dirà la stessa cosa, roba da non crederci! Ma ti hanno fatto uno sconto almeno, quando tutta 'sta tarantella è finita?"
"Sì, un gesto commerciale - udite udite - del 5% sul prossimo acquisto..."
"No vabbè, ci rinuncio."
Una volta tornata a casa, ho telefonato a P.A. e gli ho prontamente raccontato l'aneddoto, adeguandolo all'italiano.
"Capisci, amore? E' come se questo avesse inciso sulla fede nome dello sposo, nome della sposa, data e poi IN STAMP."
"Noooo, ma che assurdità! Senti, ma che tu sappia, c'è mica un orafo nella famiglia Carasau?"
"Le cose che abbiamo in comune sono quattromilaottocentocinquanta" (cit.). Stronzaggine inclusa, quando serve.
Etichette:
'mbecilli,
colocs,
francese,
friends,
genialate,
matrimonio,
MCI,
Principe Azzurro,
una telefonata allunga la vita
mercoledì 1 gennaio 2014
Ciao ciao, 2013
Mi ero affezionata al 2013, è stato un anno così bello che avrei voluto non finisse mai. E' stato un anno talmente bello che, per la prima volta in vita mia, mi sono sentita in dovere di andare alla messa di ringraziamento di fine anno che ogni anno fanno nella mia parrocchia.
Il prete ha voluto farci fare un giochino, ci ha invitati a chiudere gli occhi e a pensare agli eventi dell'anno mentre lui scandiva i nomi dei mesi uno ad uno. Il mio cortometraggio è stato il seguente:
gennaio: tanto freddo e tanta neve, la dernière ligne droite prima di consegnare il manoscritto della tesi.
febbraio: la consegna della tesi, i festeggiamenti doppi per i miei 30 anni, il concerto dei Negrita, la scoperta che quello che poi sarebbe diventato P.A. aveva davvero un buon odore e mi piaceva come mi abbracciava, un giovedì mattina a fine mese a Capodichino.
marzo: il lavoro a Les Canons, ancora neve, un amore che germogliava al telefono, prima di avere qualche certezza in più una volta che si era di nuovo occhi negli occhi. E un pianto disperato a Capodichino al momento dei saluti.
aprile: la discussione della tesi, il matrimonio di Sarina, un giro a Pisa, ancora lavoro a Les Canons.
maggio: l'inizio del mini post-doc tra i sociologi, la prima volta di P.A. a Parigi, la sorpresa di compleanno a P.A.
giugno: il matrimonio di Lisa, la festa della musica e il week-end ad Amsterdam.
luglio: due week-end parigini con P.A., il matrimonio romano, la fine del post-doc, la partenza per Vieste.
agosto: ancora qualche giorno a Vieste, qualche giorno al mare mordi-e-fuggi, i film insieme sul divano, la mostra di Dalì a Sorrento.
settembre: il convegno-vacanza a Faro, il matrimonio napo-russo, il concerto di Daniele Silvestri, la frattura al piede.
ottobre: l'inizio del lavoro in azienda, la stampella e la chaussure-barouk, la festa anni '50, ancora giorni belli passati insieme. Uno dei due giorni ad Assisi.
novembre: l'altro giorno ad Assisi, il concerto di Paolo Conte, l'inizio dell'avventura siciliana.
dicembre: la bottiglia di champagne, il concertino col coro, il primo Natale insieme.
Penso di poter dire con certezza che è stato l'anno più bello della mia vita: un anno di grazia e amore, dopo anni di noia e delusioni. E spero che anche questo 2014 sia un anno di grazia e di amore, con tutti i cambiamenti che ci sono in programma.
Buon 2014, lettori della formichina! Magari riesco ad avere un po' di tempo in più per passare di qua e dai vostri blog... un abbraccio!
Il prete ha voluto farci fare un giochino, ci ha invitati a chiudere gli occhi e a pensare agli eventi dell'anno mentre lui scandiva i nomi dei mesi uno ad uno. Il mio cortometraggio è stato il seguente:
gennaio: tanto freddo e tanta neve, la dernière ligne droite prima di consegnare il manoscritto della tesi.
febbraio: la consegna della tesi, i festeggiamenti doppi per i miei 30 anni, il concerto dei Negrita, la scoperta che quello che poi sarebbe diventato P.A. aveva davvero un buon odore e mi piaceva come mi abbracciava, un giovedì mattina a fine mese a Capodichino.
marzo: il lavoro a Les Canons, ancora neve, un amore che germogliava al telefono, prima di avere qualche certezza in più una volta che si era di nuovo occhi negli occhi. E un pianto disperato a Capodichino al momento dei saluti.
aprile: la discussione della tesi, il matrimonio di Sarina, un giro a Pisa, ancora lavoro a Les Canons.
maggio: l'inizio del mini post-doc tra i sociologi, la prima volta di P.A. a Parigi, la sorpresa di compleanno a P.A.
giugno: il matrimonio di Lisa, la festa della musica e il week-end ad Amsterdam.
luglio: due week-end parigini con P.A., il matrimonio romano, la fine del post-doc, la partenza per Vieste.
agosto: ancora qualche giorno a Vieste, qualche giorno al mare mordi-e-fuggi, i film insieme sul divano, la mostra di Dalì a Sorrento.
settembre: il convegno-vacanza a Faro, il matrimonio napo-russo, il concerto di Daniele Silvestri, la frattura al piede.
ottobre: l'inizio del lavoro in azienda, la stampella e la chaussure-barouk, la festa anni '50, ancora giorni belli passati insieme. Uno dei due giorni ad Assisi.
novembre: l'altro giorno ad Assisi, il concerto di Paolo Conte, l'inizio dell'avventura siciliana.
dicembre: la bottiglia di champagne, il concertino col coro, il primo Natale insieme.
Penso di poter dire con certezza che è stato l'anno più bello della mia vita: un anno di grazia e amore, dopo anni di noia e delusioni. E spero che anche questo 2014 sia un anno di grazia e di amore, con tutti i cambiamenti che ci sono in programma.
Buon 2014, lettori della formichina! Magari riesco ad avere un po' di tempo in più per passare di qua e dai vostri blog... un abbraccio!
Iscriviti a:
Post (Atom)