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lunedì 20 giugno 2016

Comme un lundi

Continua a piovere, là fuori. Sono giorni, settimane che piove. In un modo assolutamente insolito per Parigi: piove per ore, a volte con rovesci piuttosto pesanti. E lunghi, troppo.
Sono in ufficio a tentare di lavorare. Sento sopra la mia testa il rumore di flussi d'acqua che si muovono per andare chissà dove, mentre io sto qua, poco lucida e anche un po' sfasciata, a tentare di raccogliere le briciole delle mie energie, come ho fatto prima con le schegge dell'ultimo quadratino della mia tavoletta di cioccolato.

Ieri sera ho fatto molta fatica ad addormentarmi (maledetta Pepsi!), col risultato che potete immaginare: disconnessione mente-cervello a livelli di massima allerta, movimenti maldestri, malumore diffuso. Malumore che ha raggiunto altissimi picchi quando, arrivata al lavoro, ho dovuto girare mezz'ora per recuperare la chiave del mio ufficio, e quelli massimi poco dopo, leggendo la risposta di un'amica a un mio messaggio. Punto di non ritorno: inarrestabile sfogo lacrimale.

Arriverà il giorno in cui faro' la fine di Banderas: in una cucina di campagna a parlare con una gallina. Almeno, è quello che mi auguro.

venerdì 3 giugno 2016

Succede che

Succede che l'ultimo post l'ho scritto a novembre, in un bar, 2 settimane dopo quel maledetto venerdì, con un bel "continua..." in fondo, ma senza seguito.
Succede che nel frattempo questo giro parigino sembra così diverso dalla vita di formichina nel 12esimo, anche se continua ad esserci un mercato la domenica mattina, la metro, una coinquilina e i viaggi di P.A., e in più c'è anche un lavoro che mi piace ma che presto finirà.
Succede che mi sono accorta che tante cose non riesco più a dirle, a comunicarle, a chiederle, e diventano tante perle di punti interrogativi, o di dolore, o di nebulose. E che all'improvviso ne avverto il peso, sulle spalle, nello stomaco o nelle gambe.
Succede che all'improvviso ho un sacco di capelli bianchi, come se fossero funghi spuntati dopo una notte di pioggia.
Succede che penso spesso di tornare a scrivere, ma non vi prometto niente. Forse ci vediamo tra qualche giorno. o a novembre un'altra volta. Non lo so. Per ora va così. Ma sarò felice di ritrovarvi qui, en tout cas.

giovedì 1 gennaio 2015

Buon anno

Buon anno a chi non si sente nel posto giusto e scalpita per andare via.
Buon anno a chi si sente inadeguato e inadatto.
Buon anno a chi è precario nel lavoro e negli affetti, ma riesce comunque a dare il massimo e ad andare avanti.
Buon anno a chi è sempre in ritardo e non riesce a tenere il passo col mondo che va sempre troppo veloce.
Buon anno a chi non sa ancora cosa vuol fare da grande, anche se è già grande.
Buon anno a chi si commuove guardando un film o scrivendo una lettera, a chi trova sempre 5 minuti per un amico, a chi non nega una mano tesa o un orecchio attento.
Buon anno a chi ha sempre l'impressione di combattere contro i mulini a vento.
Buon anno a chi lavora in un centro commerciale la domenica e i festivi.
Buon anno a chi guadagna poco e rinuncia a tante cose per sé ma non fa mai mancare un regalo a chi ama.
Buon anno a chi non riesce a rispettare i propositi di ogni 1 gennaio, ma non se ne fa un cruccio.
Buon anno a chi riesce a volersi bene e ad accettarsi con serenità, e un po' di più a chi sa che certe cose non le accetterà mai con serenità.
Buon anno a chi dorme per strada e a chi scava nella spazzatura per poter mangiare.
Buon anno a chi regala fiori e scrive lettere d'amore, a chi sorride, a chi ha sempre più domande che risposte.
Buon anno a chi mi vuole bene esattamente per come sono e non per come dovrei essere.
Buon anno a voi, lettori della formichina, che magari passate di qua sperando che mi torni la voglia di scrivere qualcosa. E continuate ad esserci anche se passano mesi tra un post e l'altro. Auguri!

lunedì 22 settembre 2014

Considerazioni di una furba

Non ho mai fatto segreto di avere un'attività onirica abbastanza effervescente (per farvi un'idea, vi avevo raccontato qualche episodio qui). Purtroppo dimentico la maggior parte dei miei sogni, quindi molte perle con cui deliziarvi vanno perdute, ahimè. Ma se mi sveglio durante la notte, i miei deliri notturni mi restano impressi, perciò posso condividerli con voi.

Stanotte, per esempio, ho sognato che ero coinvolta nell'organizzazione di una festa (di laurea, forse).  C'era un gran trambusto, di pranzi, di cene, di autobus, di gente. Di gente che chiedeva soldi per l'organizzazione, soprattutto. E a un certo punto, venivo a sapere che qualcuno (forse Carasau, la mia ex coloc sarda) parlando con qualcun altro mi dava della furba, perché non avevo versato la mia quota di 20 euri. Improvvisamente mi ricordavo di averne dati 15 a un'altra ragazza che me li aveva chiesti per una cena e lo facevo presente a Carasau (o chi per lei), ribattendo, tra l'altro, che se fossi davvero furba non farei il lavoro che faccio.

De là, due considerazioni:
1) in sogno analizzo le situazioni con più lucidità;
2) dovrei evitare di mangiare pesante e tanto di sera (ma erano i 30 anni della mia cugina preferita, potevo mai non onorare la festeggiata?)

ps. queste righe sono un mio primo tentativo di comunicazione dopo il trasloco. non so dirvi come va, dipende dai settori. e dai momenti, pure. sono molto contenta di stare finalmente con P.A., ma tornare a vivere coi miei dopo 10 anni perché non ho un lavoro serio e soprattutto uno stipendio serio non è entusiasmante, così come stare ad aspettare che una scuola mi chiami per una supplenza o che l'università pubblichi il bando per i contratti o che il MIUR si decida finalmente a emettere il decreto del TFA. mi mancano i miei amici, moltissimo. ma sapere che ho una bombola d'ossigeno a 230 km mi fa stare un po' più tranquilla. le mie impressioni su questa città e questo Paese invece ve le risparmio, le rimando al momento in cui avrò finalmente raggiunto l'atarassia. momento che potrebbe non arrivare mai, ma tant'è.

venerdì 23 maggio 2014

Solitude

Non so se è questo cielo brutto che toglie colore pure ai pensieri o la mia sensibilità ballerina. Magari il fatto di aver passato una serata con gente che non conoscevo e non essere stata capace di dire nulla. O il pensiero di come potrebbe essere la mia vita se tornassi a vivere qui.
Oggi però io mi sento sola, anche se non lo sono. Sola con i miei fantasmi e le mie paure, come forse doveva sentirsi questo ragazzo, che ho fotografato un paio di domeniche fa ai jardins du Luxembourg. E che mi ha spinto a intitolare questa foto "Solitude, dimanche après-midi".


giovedì 1 maggio 2014

Lasciando Ibla

Sono le 15.55 e aspetto l’11: l’orario ufficiale è 15.45, ma se sono fortunata non è ancora passato. Chiedo a una signora seduta al sole sui gradini del negozio di Madame Copie, al secolo la signora Maria, titolare dell’unica copisteria del quartiere, dai capelli viola e l’alito cavernoso.
Come speravo, mi conferma che l’11 non è ancora passato. È bruna, un po’ tarchiata, una maglia lilla scolorita e una fascia rossa nei capelli corti. Ha un accento dell’Est e cominciamo a parlare. Istintivamente, mi viene da offrirle il sacco con la verdura che ho in valigia: avevo fatto la spesa grossa per P.A., ma non sono riuscita a consumarla tutta. Accetta di buon grado.
L’11 si fa annunciare dal motore un po’ affaticato dalla salita di via delle Suore. Ci guardiamo, e poi quasi all’unisono: “Arriva”.
Saliamo sull’autobus, ho lo zaino e le mie due valigie. Quella color avion è al collasso, l’autista si lascia scappare un “dev’essere leggerina, eh!”. “Sa, trasloco.” “Eh, è sempre così quando si studia all’estero!”, sentenzia un ragazzo con gli occhiali, che ho già incontrato altre volte e che deve conoscere tutti, uno dei tanti “soggetti del villaggio”.  Seduto dopo la porta centrale c’è il solito vecchietto col cappello, un altro habitué. Strano che invece non ci sia il ragazzo con gli occhi verdi, quello che si siede sempre dando le spalle all’autista e che guarda chiunque sfacciatamente negli occhi, i piedi appoggiati sull’asta di fronte.
Intanto la signora della fermata è salita insieme a me facendosi carico del trolley più piccolo, lo tiene fermo con un piede per non farlo cadere ad ogni curva. Continuiamo a parlare, siamo passate al tu. È rumena, viene da Bucarest ed è a Ragusa da 5 anni. Le manca il suo paese, ma si trova molto bene anche qua. Le piacciono i Siciliani, le piace il posto, perché non fa freddo e perché è bello. I suoi amici sono quasi tutti Italiani, si trova bene con loro.  E all’improvviso, inaspettatamente, mi tende la mano e mi fa un gran sorriso: “Piacere, io sono Floriana.” Il gesto mi spiazza, in due mesi qui non mi è ancora capitato. Anzi, potrei quasi dire che chi mi conosceva ha fatto finta di non conoscermi, lasciandomi sola con le lezioni da preparare e i pensieri da districare anche nel fine settimana. Dopo il leggero spaesamento, le sorrido a mia volta e le stringo la mano. Va bene, Ibla, abbiamo fatto pace.

Eppure sono convinta che questo posto mi mancherà. Mi mancheranno i colori, la luce, la cupola del Duomo di san Giorgio che fa capolino da ogni dove, i sapori, sia dolci che salati, semplicemente sublimi, di cui ho fatto incetta. Mi mancherà poter fare la spesa con pochi euro, poter stendere i panni all’aperto e ritirarli asciutti poche ore dopo, sapere di avere il mare a un quarto d’ora.

Ma prima di prendere un esaurimento nervoso e 15 kg, sarà bene che me ne torni da dove sono venuta…

giovedì 28 novembre 2013

Felicità, gratitudine o quello che vi pare

Non so se all'epoca (un anno fa) vi dissi che sarei andata a fare un ritiro intensivo di studio in una specie di convento nella valle del Rodano. La situazione tesi era disperata, avevo più che mai bisogno di staccare da Parigi, da internet e da tutto cio' che poteva distrarmi e mettermi a lavorare disperatamente. Ovviamente non portai a termine il programma stabilito, ma quella settimana fuori dal resto del mondo mi fece capire che la situazione era davvero disperata e che dovevo assolutamente fare qualcosa. La notte del venerdi', l'ultima in quell'oasi di pace, non riuscii a dormire dall'ansia: invece delle pizze e dei piatti di pasta che mi sfilano davanti agli occhi quando ho fame, quella notte mi sfilavano davanti i capitoli ancora da scrivere e, ancora peggio, il lavoro ancora da fare. Un macigno mi gravava sul petto e scrissi 2 sms-sos: uno alla Schwester, un altro a Silvia. Le loro risposte, arrivate poco dopo, non riuscirono a calmarmi, ma quantomeno mi fecero capire che non dovevo mollare, che dovevo assolutamente mettercela tutta. Fu la stessa cosa che mi disse la Dido due giorni dopo, prendendomi tra le sue braccia da uccellino, mentre io scoppiavo a piangere senza ritegno nella vecchia chiesa. E fu quello che mi disse anche l'ing. Dippi', di passaggio in uno dei suoi weeek-end parigini da Grenoble.

La settimana scorsa mi sono ricordata di quella settimana di isolamento, necessaria per raccogliere me stessa e tutte le mie forze per provare un'impresa impossibile. Mi sono ricordata dell'ansia di quella notte, del senso di oppressione e della corsa contro il tempo. Mi sono ricordata di quel periodo tremendo passato a scrivere scrivere e ancora scrivere cose di cui non me ne fregava assolutamente niente. Della vigilia di Natale e di Capodanno passate davanti a uno schermo come un automa. Di quella telefonata del 31 dicembre da parte di quello che ora è il mio uomo, che tentava di riavvicinarsi giocandosi la carta dell'amico che ti incoraggia e che ti dice che ce la farai.

Un anno dopo, mi guardo allo specchio e mi dico che i capelli più lunghi mi stanno proprio bene, che continuero' a farli crescere, al massimo li spunto un pochino. Faccio questa considerazione raccogliendoli sulla nuca con un elastico, le punte - ormai biondissime - a fare contrasto col castano chiaro della radice. Non sono a casa mia, ma nel B&B dove alloggio di solito a Ragusa. E' giovedi' sera, è stata la mia prima settimana di lezioni all'università dall'altra parte della cattedra. Faro' ancora due ore domattina e poi corro a Catania a spiccare il volo per Parigi. Penso ai miei studenti, alle loro "è" anche quando c'è un accento acuto, alle loro domande, alla loro timidezza. Mi vengono in mente i capelli viola della signora della copisteria e sorrido. Mi sento invasa dalla bellezza di Ibla, chiara e spettrale, dallo sguardo curioso della sua gente, che ti ha già guardato dentro senza chiederti il permesso. Sorrido al pensiero dell'uomo meraviglioso che ho al mio fianco e che tra una settimana finalmente riabbraccero'.
Penso a questa canzone, la ascolto e comincio a piangere, di felicità, gratitudine o di quello che vi pare. Ecco, stasera, dopo tanto tempo, sono una persona felice.

martedì 10 settembre 2013

Il tram delle 5.34

Il primo tram passa a Porte Dorée alle 5.34. Lo prendo quando devo partire all’alba, come stamattina. In realtà è la seconda volta che lo prendo: la prima è stata a luglio, ero arrivata alla fermata con largo anticipo per essere sicura di non perderlo. Avevo aspettato l’alba, mentre mi tiravo su il giubbino il più possibile e intanto muovevo i piedi nei sandali nel vano tentativo di riscaldarli un pochino. C’erano due signori seduti vicino a me.
Anche stamattina sono arrivata alla fermata un po’ prima: c’era un solo signore ad aspettare vicino a me, camminava sul quai. Mi sono guardata bene dal mettere i sandali, ho le mie sneakers marroni, quelle “naturali”. Sotto il giubbino una t-shirt e una felpa, e freddo che passa comunque. A questo giro l’alba non arriva mentre aspetto, sarà  lei ad accogliermi a Orly, al momento dell’imbarco.
Il tram delle 5.34 è pieno per un terzo: vicino a me c’è una ragazza nera, alta, i capelli raccolti in un foulard nero e lo smalto rosso metallizzato. Deve amare molto il rosso, anche i suoi leggings sono dello stesso colore. Abbraccio con lo sguardo gli altri passeggeri. Di fronte a me, appoggiato ai sedili alti, un tipo sui 35 con una sacca da sport e una borsa: alto, biondo, qualche ruga e molto sonno. Più in là, sulla destra, una ragazza bruna con gli stivaletti beige e una valigia, immagino che scenderà a Stade Charléty anche lei. Dal lato opposto, un signore asiatico sulla quarantina con pochi capelli. Ancora a destra, una signora bionda vestita bene, probabilmente sotto la 60ina. E ovunque, ragazzi e uomini neri con zaini e scarpe comode: sono occupati per la maggior parte da loro, i sedili del tram delle 5.34.

Il tram delle 5.34 è il tram di chi mette in moto la città, pulendo le strade, le stazioni del métro, servendo caffé. Il tram di una città che, tranne alle 5.34, sembra non appartenergli.

venerdì 11 gennaio 2013

E' stato un attimo

C'è stato un momento negli ultimi anni in cui avevo rivalutato Beppe Grillo, ovvero 3 anni fa, era venuto a fare una conferenza-incontro con Travaglio e aveva presentato il Movimento 5 Stelle. Il personaggio non mi aveva mai convinto molto, ma in quell'occasione si era dimostrato simpatico e anche competente, parlava degli scopi del Movimento e delle cose belle che faceva nelle amministrazioni comunali e provinciali. Ne rimasi affascinata, al punto che alle elezioni regionali votai il rappresentante del M5S, perché nessuno degli altri candidati mi convinceva fino in fondo (no, neanche Vincenzo De Luca, indagato pure lui per vari motivi). Ovviamente non vinse. Io l'avevo votato perché pensavo che in una regione come la Campania ci fosse bisogno più che in altre di cittadini che vedessero "da dentro" come funzionavano i giochi del potere e magari far sentire la propria voce.

3 anni dopo, il M5S ha fatto passi da gigante, al punto che un ragazzo - amico di mia sorella - è quasi fresco per il Parlamento.
Sul lavoro del M5S per avere amministrazioni politiche locali più pulite, niente da dire. Il lavoro fatto, per quel poco che ne so, è tutto sommato un buon lavoro. Almeno a livello dei comuni, funziona bene (almeno per i comuni piccoli, per i comuni un po' più grandi ci ha messo più tempo il sindaco di Parma a fare la giunta che Hollande a scegliere la squadra di governo).

Poi sono arrivati i sondaggi con gli indici di gradimento. I rappresentanti del M5S hanno cominiciato a dire la loro nelle grandi città e, per forza di cose, sono diventati personaggi pubblici, che rilasciano interviste e vanno in tivvù.
E Grillo ha cominciato a sbroccare. Ha prodotto una serie di perle degne dei peggiori rappresentanti politici dell'Italia degli ultimi 20 anni.
In un'occasione ha detto che "la mafia non è un problema per il Paese".
Poi c'è stato il caso Salsi-Favia, i due sono stati cacciati fuori dal M5S. Salsi è andata a Ballaro' e Grillo ha sentenziato: "I talk show sono il vostro punto G", un commento degno del peggiore mister b.
Poi sono arrivati altri sondaggi che davano il M5S leggermente in calo e Grillo ha dichiarato la sua apertura ai fascisti di Casapound ("Casapound è meglio di Monti"). Quelli che vanno in giro con spranghe e coltelli e "dialogano" a modo loro con omosessuali, immigrati e persone che credono in altre cose.
Ecco, per me Grillo da oggi è un personaggio altamente pericoloso per il mio Paese.

"mi devo formare un'idea ben precisa prima delle elezioni. il fenomeno Grillo: mi intriga molto l'idea di cambiare paradigma, l'idea di poter pensare e dire i pensieri e mischiarceli e capire che un pensiero puo' stare e appartenere a più persone e storie politiche, a patto però che le storie politiche abbiano un peso. non posso tollerare che esista un discorso del tipo "non me ne frega se sei fascista o antifascista, se sei per la pace o per la guerra...", perchè se sei fascista o per la guerra hai pensieri diversi da uno che è per la pace o è antifascista."  
(pensiero di un ragazzo campano, L., su un social network)


mercoledì 25 aprile 2012

Programmi di storia, we need a change

I piccoli mangiaranocchie a scuola seguono un programma di storia essenzialmente incentrato sulla storia di Francia, che comincia dalla mitica frase che ha dato il benvenuto alla materia a generazioni intere: Il y avait très longtemps, leurs ancêtres s'appelaient les Gaulois. Me ne vado un po' per immaginazione, sospettando che altri argomenti fondamentali di storia che i piccoli Francesi toccano sui banchi di scuola siano Carlo Magno, la nascita della nazione Francia, la strage degli Ugonotti, tutti i Luigi, Richelieu, il Re Sole, la Rivoluzione, le due guerre mondiali e le 5 Républiques. Ribadisco, me ne sto andando per un'idea. Diamo pero' per scontato che queste cose i piccoli (e poi grandi) mangiaranocchie le sappiano. Che poi sentano dire dalla loro maestra che Galileo fu condannato a morte e non che mori' tranquillo e beato nel suo letto, beh, si puo' spiegare cosi'.

I piccoli Italiani, invece, hanno dei libri di storia che somigliano a enciclopedie, cominciano dalla preistoria e arrivano ai giorni nostri. Io, da ex piccola Italiana, ricordo che a darmi il benvenuto allo studio della storia era l'uomo delle caverne, la cui vita era cambiata inventando la ruota, scoprendo il fuoco e passando a camminare solo sulle gambe, senza l'ausilio delle braccia. Poi ricordo di aver appreso nozioni su nozioni di popoli lontani: le loro scoperte, il loro modo di vivere, le guerre che si facevano tra di loro. Mi sono ammorbata sulle guerre puniche e il Congresso di Vienna, passando per gli Ittiti e la Controriforma. Alla fine della 5a liceo sono arrivata al pelo a sapere, per grandi linee, com'era andata la Seconda guerra mondiale, spiegatami dal libro e dal prof come un susseguirsi di date e di eventi, di attacchi lanciati e decisioni prese a tavolino tra pochi intimi. Dei partigiani, del 25 aprile, la scuola non mi ha insegnato niente. Quel poco - pochissimo - che so, lo devo agli amici, a mio zio Ciro che mi ha insegnato Bella ciao, a qualche lettura.
Ecco, io credo i programmi scolastici di storia dovrebbero essere svecchiati un pochino, ma un pochino parecchio. Perché non concentrarsi sulla storia del nostro Paese, mantenendo comunque un'attenzione agli altri e agli eventi importanti dei vari secoli? Perché passare 2 mesi sulla Quadruplice Alleanza e non insegnare chi erano i partigiani? Spiegare perché il 25 aprile è segnato in rosso sul calendario?

Ricordare il 25 aprile, insegnarlo a scuola, festeggiarlo ha oggi più senso che mai. Ieri Michele Serra scriveva su Repubblica:


E quindi, buon 25 aprile a voi tutti: che il  ricordo della Resistenza ci aiuti a scegliere ogni giorno di lottare per la libertà.

mercoledì 11 aprile 2012

Chissà

Chissà se non c'è niente da capire o se invece le cose non stanno come pare di intenderle a me.
Chissà se il momento di fare valigie e scatoloni è di nuovo vicino, col dovermi reinventare la vita da un'altra parte.
Chissà qual è la mia vera vocazione, il mio posto, la mia realizzazione.
Chissà se questa poca voglia di scrivere, di raccontare è passeggera oppure no.
Per il momento, "viviamo avanti". Tutto il resto, "come acqua sul pinguino".

(Non ci avete capito niente, lo so. Ma quando ci capiro' qualcosa io e trovero' le parole giuste, ne sarete informati.)

sabato 7 gennaio 2012

Compiti per Brezsny

In un moto di ribellione agli oroscopi e a a Paolo Fox soprattutto, avevo deciso di non leggerne più. Finché non ho conosciuto l'oroscopo di Rob Brezsny su Internazionale: a parte il trascurabile dettaglio che quest'uomo non mi considera dell'Acquario (secondo lui l'Acquario è fino al 18, ma io conosco vari 19 febbraio e siamo tutti Acquari, je vous assure), ci prende sempre, al punto che sono arrivata a ipotizzare che mi abbia messo una cimice da qualche parte.
Bene, questa settimana il signor Brezsny dà come compito a  tutti di stilargli la lista di 5 buoni propositi per quest'anno e di inviargliela. E io posso mai dire di no all'uomo che tutte le settimane mi legge nel pensiero???

Allora, ecco i 5 obiettivi che io formichina mi propongo per questo 2012:

1) Eliminare le relazioni inutili e dannose dalla mia vita, fidandomi di più del mio istinto e senza soccombere al fascino delle belle parole;

2) Finire la tesi e finirla in un modo decente, che non sarebbe male;

3) Fare il possibile e l'impossibile per dare un minimo senso di stabilità alla mia vita, che questa precarietà mi sta uccidendo;

4) Essere presente a me stessa e agli altri, tenendo gli occhi ben fissi sulle cose e le persone importanti;

5) Avere cura di me stessa, sul piano fisico, intellettuale, mentale, allenarmi a imparare, viaggiare, meravigliarmi.

Per chi se li fosse persi, questi erano i buoni propositi 2011: ovviamente non li ho rispettati tutti, ma nel complesso posso dirmi soddisfatta. L'importante è partecipare!

lunedì 12 dicembre 2011

Due pensieri della sera

1) Non so se ci hanno già pensato, ma insigniamo di un qualche riconoscimento a caso (dal Nobel al titolo di senatore a vita, è uguale, tanto dopo Andreotti...) colui/colei che ha inventato le calze a compressione graduata: le gambe venosamente insufficienti ringraziano, librandosi leggiadre dopo una lunga giornata di lavoro.

2) Forse se ci piace cosi' tanto fare i cruciverba, è perché è l'unico modo per trovare le parole giuste per riempire le caselline vuote.


Buonanotte a tutti e perdonate la latitanza dai vostri blog. Tornero' presto. Baci

lunedì 19 settembre 2011

Catarsi

ça y est, qualcuno mi ha tolto il tappo e aperto il rubinetto (e fatto pure una bella cazziata, "complimenti per la corazza in cemento armato, è a prova di bomba").
devo imparare a comunicare di più col mondo, devo riprendere a fissarmi degli obiettivi, devo fare un sacco di cose, una zampina alla volta.

ieri sera ho visto un film carino, si chiama Crazy, stupid, love. è la solita commedia sentimentale americana, ma ci stava tutta: ogni tanto c'è bisogno di un po' di sana leggerezza. e li' ho scoperto che Ryan Gosling (di cui ignoravo l'esistenza) ha un suo perché su questa Terra, digiamogelo.

il Napoli ha vinto 3 a 1 contro la squadra di quel signore basso coi tacchetti e il parrucchino, e io ho il mio motivo in più per esultare (oltre a 1) il Napoli ha vinto e 2) l'ha fatto proprio contro la squadra del signore basso coi tacchetti e il parrucchino).

buonanotte belli e belle che passate di qua. se è già giorno quando leggete, buonissima giornata.

domenica 4 settembre 2011

Pensieri a mollo

n°1: sono bastate 24h per far cambiare colore alla mia pelle e passare dal grigio spento a un caldo ambrato, quasi birra doppio malto. ogni anno mi riprometto di cercare di abbronzarmi anche d'inverno, ché con questo colore sono più carina e anche più ottimista, ma poi non lo faccio mai. e forse è giusto che sia cosi', perché di abbronzatura vera ce n'è una sola, ed è quella che ti conquisti stando una giornata intera in spiaggia, spalmandoti di crema e cambiando posizione mille volte, mentre la brezza ti culla dolcemente. quella che scopri con l'entusiasmo di un bambino quando dopo la doccia, quasi per miracolo, appare il segno del costume.

n°2: il Cilento è una terra meravigliosa, che cerca di resistere all'avanzare della cosidetta "civiltà". un po' aspra, ma generosa: ulivi, fichi, uva, fichi d'india. ha il sapore e la lentezza delle cose di una volta, è ancora una terra di vecchi. mi viene in mente quanto lo detestavo da piccola, perché "non c'era niente". nel libro di Vecchioni che sto leggendo ho trovato una frase che mi è piaciuta molto: "la lentezza è sinonimo di civiltà". stiamo andando troppo veloce, questa cosa non mi piace.

n°3: bisogna stare sereni e volersi bene, per accettare di più gli altri. perché la perfezione non è di questa Terra, e forse neanche del Cielo, se esistono mosche, zanzare e borghezio.

n°4: sento la necessità di imparare a fare qualcosa di nuovo. magari quest'inverno mi iscrivo a un corso di fotografia o di ballo.

n°5: potevo andare in vacanza in Egitto o in Grecia; ma ho scelto di venire qui. avevo bisogno di recuperare il legame con la mia terra, di guardare i suoi colori, inspirare profondamente i suoi profumi, avere a che fare con la mia gente, sentirla parlare nella mia lingua.

n°6: sarà stata una buona scelta quella di restare a Parigi? vediamo come si mettono le cose al mio ritorno...

n°7: un mese a casa è troppo, se non se ne ha più l'abitudine. è per questo che bisogna partire ogni tanto, per ricominciare ad amare le persone importanti della nostra vita.

sabato 13 agosto 2011

Un giro in paese

Sembrano passati chissà quanti anni, da quando Pomigliano si svuotava già la prima settimana di agosto e prima del 25 ad andare in giro ti sentivi come uno dei pochi superstiti di chissà quale naufragio. Città quasi fantasma, pochissima gente in giro, qualche negozio aperto.
Da qualche anno la città non si svuota più, la cassa integrazione costringe molti a stringere la cinghia e addio ferie, se già si fatica a campare.

Stamattina invece alle poste c'era la coda, così come dal tabaccaio, dov'erano tutti in file per i grattevvinci, e giù di monetina. Mi sono fatta contagiare, ne ho preso uno anch'io e mi è andata bene, ho vinto 5 euri. Ci ho pagato la raccomandata con la domanda per le supplenze a Pisa: mentre la compilavo, un'altra aspirante supplente mi ha chiesto come si faceva, perché "è la prima volta che la faccio". E mi chiedo a che stadio di rimbambimento siamo arrivati, se si vuole essere insegnanti e non si è capaci di capire il senso di "mittente", "destinatario", "via" e "cap".

Sulla via di casa ho fatto tappa all'edicola. Il vecchio prima di me ha comprato Il Giornale e io gli ho regalato uno sguardo pieno di disprezzo. Poi ho comprato Il Fatto e ho cominciato a soffrire. Punto esclamativo rosso e poi: Debito pubblico record: 1.901 miliardi. Ognuno di noi ha sulle spalle un fardello di 31.700 euro. Neonati compresi.
In quel momento ho pensato che quelli che mettono al mondo un figlio in questo Paese, in questo momento, meriterebbero una medaglia d'oro per il coraggio.

lunedì 1 agosto 2011

Qui altrove

Non so cosa mi succeda, ma io quando arrivo a casa mi trasformo in un'ameba. Non ho la voglia né la forza di fare nulla: uscire, telefonare agli amici. E mi assalgono i pensieri tristi. E quindi vi risparmio di mettervi al corrente su quanto mi frulla nella testa, perché vi voglio bene, anche se molti di voi non li conosco neppure.
Almeno però leggo. Ho finalmente finito Al faro: se non l'avete ancora letto, riparate. Se avete anche voi un'indole sull'intimista andante, è il libro perfetto. L'amico filologo sostiene che Virginia Woolf sia il miglior scrittore del XX secolo. Forse non mi spingerei a tanto, ho pochi dati per dirlo. Ma sicuramente la signora scrive divinamente.
Ah, oltre a leggere scrivo anch'io (pure se non mi chiamo Virginia Woolf). Se non sempre qui, un po' su Dialetticon e un po' su Indie. Se avete voglia di collaborare anche voi con uno di questi due blog (o anche con tutti e due), battete un colpo.

mercoledì 16 marzo 2011

Giostre e cannoni

Ogni tanto mi piglia la sindrome della formica, ovvero un senso di grande smarrimento di fronte al mondo circostante. Mi sembra tutto cosi' immenso e inspiegabile, paradossale quanto basta.
Soprattutto, la complessità della natura umana mi affascina e mi atterrisce. Proprio non capisco come sia possibile che siamo sempre noi a fare l'amore e a fare la guerra, a erigere la cappella Sistina e i campi di concentramento, a combattere per la libertà e a perpetuare la schiavitù, a cantare ninne nanne e a distruggere il pianeta, a costruire giostre



e cannoni.



Ieri sera mettevo un po' a posto le foto che ho fatto nell'ultimo mese, in cui mi sono cimentata un po' col bianco e nero. Ho scelto queste due per cercare di dare un po' corpo ai miei pensieri e alla mia perplessità: la prima l'ho scattata a Montmartre, la seconda sull'esplanade des Invalides, museo dell'esercito, dove è sepolto Napoleone.

Stamattina, alla radio, ho sentito che da qualche parte qui in banlieue c'è un ragazzo che versa in condizioni abbastanza gravi, l'hanno conciato per le feste a suon di colpi di cacciavite. Mi è parso tanto più assurdo guardando sul davanzale il primo fiorellino giallo nato ieri sera, dopo mesi di cure amorevoli da parte di Silvia.

lunedì 21 febbraio 2011

28

Benvenuta nel giro di questa realtà
fra pareti di bambole e felicità
benvenuta nel gioco dei mille perché
nella sola risposta che è dentro di te
benvenuta alla scuola di belle teorie
nei cortili ingialliti di foglie e bugie
con la voglia di crescere in fretta che avrai
benvenuta fra noi...
a inseguire la vita nei compleanni
che si accendono di commozione ogni volta di più


(Marco Masini, Benvenuta)

Ormai tutti sanno quando compi gli anni: c'è feisbuc, ci sono le carte fedeltà, gli abbonamenti a qualsiasi cosa. Il giorno del compleanno il mondo è quasi "obbligato" a ricordarsi di te. E cosi' la casella mail straborda di "auguriiiii", "auguroniiii", "augurissimiii", i più originali "happy birthday", "buon compleanno" e "joyeux anniversaire". Poi ci sono i brillanti che si credono simpatici  e innovativi chiedendoti se ti è spuntata una nuova ruga, ma vabbè. Trenitalia ti regala 20 punti sulla cartaviaggio, la profumeria di fiducia ti invita gentilmente a passare da loro perché ti hanno messo da parte un omaggio con cui vogliono festeggiarti. 
Come se non fosse vero che ogni anno ti trovi a dover fare i conti in qualche modo con te stesso, coi tuoi difetti e la tua paraculaggine, con quelli che sono sempre stati i tuoi desideri e che manco sai a che punto sei, se li realizzerai mai. Se un giorno non tanto lontano partirai da sola, con lo zaino in spalla, per un lungo viaggio in treno che ti porterà in un posto altro, molto altro. Se in qualche modo ti ribellerai a dinamiche della tua storia personale su cui sembra pesare un'inesorabilità senza pari, che le porterà a bussare di nuovo alla tua porta come il brufolo il giorno prima di un appuntamento importante. Come se non fosse vero che qualcuno a cui tieni non si è ricordato di te. 
C'è stato un attimo ieri pomeriggio, un lungo attimo, in cui ho pensato: ora li chiamo e annullo tutto. Se non l'ho fatto, è solo perché in cucina li' con me ad aiutarmi c'era qualcuno che ha lottato contro le sue paure per farmi un regalo. Per non farmi sentire cosi' pessima come mi è capitato negli ultimi giorni . Grazie, Myriam.


giovedì 3 febbraio 2011

Un tempo: questo

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

(Qo 3, 1-8)

E questo mio, che tempo è? E' un tempo pacato, un tempo in cui lavorare sereni, senza sentire di stare sprecando tempo. E' il tempo per godermi questa città e le persone con cui la sto vivendo, di camminare in un'aria di vetro alzando ogni tanto la testa per vedere cosa ho intorno. E' tempo di non stare a farsi domande, né problemi inutili. E' tempo di lanciare le reti e aspettare pazientemente che si riempiano. E' tempo di leggere, di andare in giro. E' tempo di pensare a cose belle e semplici, di sorridere, di essere meno ingrata con la vita. E' tempo di bellezza e serenità, dopo un anno difficile. E' tempo di non fare rumore, ché non ce n'è bisogno. E' tempo di avvertire, silenziosa e rassicurante, la presenza di un Creatore. E di camminare come una formichina meticolosa, a passi morbidi e ovattati, nella conca della Sua mano.