giovedì 28 novembre 2013

Felicità, gratitudine o quello che vi pare

Non so se all'epoca (un anno fa) vi dissi che sarei andata a fare un ritiro intensivo di studio in una specie di convento nella valle del Rodano. La situazione tesi era disperata, avevo più che mai bisogno di staccare da Parigi, da internet e da tutto cio' che poteva distrarmi e mettermi a lavorare disperatamente. Ovviamente non portai a termine il programma stabilito, ma quella settimana fuori dal resto del mondo mi fece capire che la situazione era davvero disperata e che dovevo assolutamente fare qualcosa. La notte del venerdi', l'ultima in quell'oasi di pace, non riuscii a dormire dall'ansia: invece delle pizze e dei piatti di pasta che mi sfilano davanti agli occhi quando ho fame, quella notte mi sfilavano davanti i capitoli ancora da scrivere e, ancora peggio, il lavoro ancora da fare. Un macigno mi gravava sul petto e scrissi 2 sms-sos: uno alla Schwester, un altro a Silvia. Le loro risposte, arrivate poco dopo, non riuscirono a calmarmi, ma quantomeno mi fecero capire che non dovevo mollare, che dovevo assolutamente mettercela tutta. Fu la stessa cosa che mi disse la Dido due giorni dopo, prendendomi tra le sue braccia da uccellino, mentre io scoppiavo a piangere senza ritegno nella vecchia chiesa. E fu quello che mi disse anche l'ing. Dippi', di passaggio in uno dei suoi weeek-end parigini da Grenoble.

La settimana scorsa mi sono ricordata di quella settimana di isolamento, necessaria per raccogliere me stessa e tutte le mie forze per provare un'impresa impossibile. Mi sono ricordata dell'ansia di quella notte, del senso di oppressione e della corsa contro il tempo. Mi sono ricordata di quel periodo tremendo passato a scrivere scrivere e ancora scrivere cose di cui non me ne fregava assolutamente niente. Della vigilia di Natale e di Capodanno passate davanti a uno schermo come un automa. Di quella telefonata del 31 dicembre da parte di quello che ora è il mio uomo, che tentava di riavvicinarsi giocandosi la carta dell'amico che ti incoraggia e che ti dice che ce la farai.

Un anno dopo, mi guardo allo specchio e mi dico che i capelli più lunghi mi stanno proprio bene, che continuero' a farli crescere, al massimo li spunto un pochino. Faccio questa considerazione raccogliendoli sulla nuca con un elastico, le punte - ormai biondissime - a fare contrasto col castano chiaro della radice. Non sono a casa mia, ma nel B&B dove alloggio di solito a Ragusa. E' giovedi' sera, è stata la mia prima settimana di lezioni all'università dall'altra parte della cattedra. Faro' ancora due ore domattina e poi corro a Catania a spiccare il volo per Parigi. Penso ai miei studenti, alle loro "è" anche quando c'è un accento acuto, alle loro domande, alla loro timidezza. Mi vengono in mente i capelli viola della signora della copisteria e sorrido. Mi sento invasa dalla bellezza di Ibla, chiara e spettrale, dallo sguardo curioso della sua gente, che ti ha già guardato dentro senza chiederti il permesso. Sorrido al pensiero dell'uomo meraviglioso che ho al mio fianco e che tra una settimana finalmente riabbraccero'.
Penso a questa canzone, la ascolto e comincio a piangere, di felicità, gratitudine o di quello che vi pare. Ecco, stasera, dopo tanto tempo, sono una persona felice.

11 commenti:

  1. Dai, sono proprio contento per te!
    Un abbraccio forte e passa da queste parti prima o poi! ;)

    ---Alex

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  2. meraviglioso leggerti cosi felice
    das

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  3. Tutti dicono ... felice che sei felice ;)

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. sono contentissimo! ottime notizie ed ottima canzone
    (e vediamo se alla terza volta riesco ad inserire questo commento ;) )

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    1. grazie mille! è bello quando gli amici condividono la tua gioia! :)

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  6. Ciao Formichina, molto bello che tu sia felice, e molto bella anche la storia di come ci sei arrivata, e il contrasto con un anno fa!
    Un abbraccio :-)

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