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venerdì 2 maggio 2014

Tendenze aeroportuali

Stamattina, aeroporto di Capodichino. Io e P.A. facciamo colazione al tavolino alto di un bar al pianoterra e intanto commentiamo la variegata umanità che ci circonda. Arriva un nutrito gruppo di uomini e donne, legati tra loro da rapporti di parentela, parrebbe:
- Dimmi che non vengono a Parigi, ti prego.
- E invece mi spiace, amore, dovrai portarteli dietro. Li ho proprio sentiti che vanno a Parigi.

Non so a voi, ma a me piace molto osservare come sono vestite le persone, soprattutto quando viaggiano. Ho cominciato forse dopo aver letto il divertentissimo libro di Rossana Campo, Parigi bianca e nera, che comincia con la descrizione del turista italiano a Parigi. Libro che purtroppo non trovo più, ma questa è un'altra storia.

E in effetti l'Italiana media che va a Parigi per il week-end deve sentirsi una donna di gran classe e sulla cresta dell'onda delle ultime tendenze, con le sue magliette striminzite sbrilluccicose, le scarpe dal tacco 12, indubbiamente comodissime per scorrazzare nel métro parigino, o le orrende Hogan, i pantaloni a vita bassa da cui fuoriesce di tutto, il tutto condito da loghi giganti in ogni dove, tra cui spicca soprattutto il cavallo a grandezza naturale sulle polo Ralfloren. 

Stamattina ho scoperto - o quantomeno dedotto - che per essere alla moda in questo momento bisogna ostentare uno stile posticciamente trasandato, almeno stando all'osservazione di tre esemplari femminili del clan di cui sopra.

Femmina A (giovane, sui 25 anni): giacchetto bianco, maglietta a maniche lunghe a righe, pantaloni di felpa grigi, col cavallo a mezza coscia (per capirci, quelli che danno l'impressione che tu non sia riuscito a far salire al posto giusto le mutande, ma le abbia lasciate a metà strada per motivi vari ed eventuali), scarpette da ginnastica, bauletto Louis Vuitton. Aggravante: femmina A si chiama Perla.

Femmina B (signora sulla 50ina): leggings rosa confetto, cardigan lungo avorio, Converse blu navy, borsa in pelle di Prada marrone.

Femmina C (coetanea di femmina A): tuta di cotone sui toni del bianco e del grigio, scarpette Nike fucsia e arancione, borsa Borbonese (il modello tradizionale di cuoio).

E penso alle donne francesi, alla loro trasandatezza autentica, agli abbinamenti spesso fatti un po' n'importe comment, al trucco quasi inesistente… e mi piacciono di più.

mercoledì 1 gennaio 2014

Ciao ciao, 2013

Mi ero affezionata al 2013, è stato un anno così bello che avrei voluto non finisse mai. E' stato un anno talmente bello che, per la prima volta in vita mia, mi sono sentita in dovere di andare alla messa di ringraziamento di fine anno che ogni anno fanno nella mia parrocchia.
Il prete ha voluto farci fare un giochino, ci ha invitati a chiudere gli occhi e a pensare agli eventi dell'anno mentre lui scandiva i nomi dei mesi uno ad uno. Il mio cortometraggio è stato il seguente:

gennaio: tanto freddo e tanta neve, la dernière ligne droite prima di consegnare il manoscritto della tesi.

febbraio: la consegna della tesi, i festeggiamenti doppi per i miei 30 anni, il concerto dei Negrita, la scoperta che quello che poi sarebbe diventato P.A. aveva davvero un buon odore e mi piaceva come mi abbracciava, un giovedì mattina a fine mese a Capodichino.

marzo: il lavoro a Les Canons, ancora neve, un amore che germogliava al telefono, prima di avere qualche certezza in più una volta che si era di nuovo occhi negli occhi. E un pianto disperato a Capodichino al momento dei saluti.

aprile: la discussione della tesi, il matrimonio di Sarina, un giro a Pisa, ancora lavoro a Les Canons.

maggio: l'inizio del mini post-doc tra i sociologi, la prima volta di P.A. a Parigi, la sorpresa di compleanno a P.A.

giugno: il matrimonio di Lisa, la festa della musica e il week-end ad Amsterdam.

luglio: due week-end parigini con P.A., il matrimonio romano, la fine del post-doc, la partenza per Vieste.

agosto: ancora qualche giorno a Vieste, qualche giorno al mare mordi-e-fuggi, i film insieme sul divano, la mostra di Dalì a Sorrento.

settembre: il convegno-vacanza a Faro, il matrimonio napo-russo, il concerto di Daniele Silvestri, la frattura al piede.

ottobre: l'inizio del lavoro in azienda, la stampella e la chaussure-barouk, la festa anni '50, ancora giorni belli passati insieme. Uno dei due giorni ad Assisi.

novembre: l'altro giorno ad Assisi, il concerto di Paolo Conte, l'inizio dell'avventura siciliana.

dicembre: la bottiglia di champagne, il concertino col coro, il primo Natale insieme.

Penso di poter dire con certezza che è stato l'anno più bello della mia vita: un anno di grazia e amore, dopo anni di noia e delusioni. E spero che anche questo 2014 sia un anno di grazia e di amore, con tutti i cambiamenti che ci sono in programma.

Buon 2014, lettori della formichina! Magari riesco ad avere un po' di tempo in più per passare di qua e dai vostri blog... un abbraccio!

martedì 29 ottobre 2013

Tutto è bene quel che finisce bene

E così, ieri mattina, sotto l'infuriare della tempesta Christian (che spero risparmierà la mia bellissima piantina di pomodori), sono partita col mio trolley e anche un po' di timore verso l'aeroporto.
Intanto cominciavo a prospettare un piano B se mi avessero lasciata a piedi: sarei dovuta andare a dormire dalla Dido, visto che per questa settimana ho subaffittato la mia stanza, mi sarei anticipata qualche giorno di lavoro di novembre, avrei finalmente fatto la conoscenza di questa simpatica istituzione che è il consolato italiano di Parigi.
Mi sono presentata al tizio dell'imbarco con un "Bonjour monsieur, je suis le cas spécial d'aujourd'hui". Lui mi ha guardata un po' sgomento, non capendo molto quello che stava succedendo. La sua collega l'ha aiutato a cercare la nota vicino alla mia prenotazione, ma proprio questa genia stava rischiando di far saltare tutto e lasciarmi a terra. Poi però è intervenuta un'altra tipa ancora, che mi ha dato il via libera.
Il volo è stato tranquillo, a parte qualche balletto dovuto a Christian e una bimba un po' peperina che aveva come unico problema una mamma scema, e due ore dopo ero a Napoli, con 10 gradi in più e il mio adorato P.A. ad aspettarmi. Mi ha riportata a casa da mammà, pronta ad accogliermi coi paccheri (la pasta, non gli schiaffi) ripieni e i pomodori secchi fatti da lei.
Insomma, il mio angelo custode sembra essere tornato dalle ferie. E spero mi dia una mano per affrontare l'impiegato dell'ufficio comunale - personaggio che meriterebbe un post a sé - quando andrò a rifare la carta d'identità.

lunedì 28 ottobre 2013

Loro dicono che si'

Venerdi' ho rovistato tra le mie cose fino alle 2 di notte. Sabato ho passato al setaccio la mia stanza dal mattino fino ad ora di pranzo. Risultato: la carta d'identità non è uscita fuori, in compenso la stanza è impeccabile, come non lo era da molto.
Il consolato italiano era ovviamente chiuso (certo, anche in settimana non cambia poi molto, sono aperti dalle 9 alle 12...), cosi', dopo aver sporto denuncia, mi sono avviata lemme lemme, con stampella e ombrello (il pleuvait des cordes), a Orly, per verificare se quello che mi avevano detto al telefono era vero.
Dopo aver spiegato la situazione prima a uno che aveva tutta l'aria di voler - giustamente - essere altrove un sabato sera e a un altro che aveva un po' l'aria di essere il capo, mi hanno detto che si', mi faranno partire, mettendo una nota vicino alla mia prenotazione, comme quoi devono lasciarmi partire con denuncia e fotocopia del documento.
Ecco, se sapete di qualcuno finito all'ospedale nei pressi di Orly dopo aver litigato con una formichina imbufalita, saprete cos'è successo.
Spero di aggiornarvi da Napoli.Stay tuned!