venerdì 27 novembre 2015
Due settimane dopo
Fa freddo, freddissimo, e io non ho con me il mio fidato cappello arancione. Fa freddo anche più di due settimane fa, quando sono tornata a casa - più o meno alla stessa ora di adesso - proprio perché faceva freddo. Dovevo andare al cinema con la Dido, poi l'ho chiamata dopo la lezione per dirle che me ne tornavo nella prateria scellese. E nella placida prateria scellese, mentre Miss Forest faceva i piatti, la prima notizia che mi compariva su feisbuc dal cellulare mi faceva un attimo restare perplessa:
- Oh, c'è stata una sparatoria nell'11esimo.
E quindi prendi il Mac e apri feisbuc per capire un po' meglio: nell'arco di mezz'ora era scoppiato l'inferno. L'inferno nel posto sbagliato, in una città che celebra la vita e l'insouciance in ogni angolo.
Non ho realizzato subito cosa fosse successo, né l'entità del dramma. I morti, una ventina all'inizio, erano diventati quasi 130 il giorno dopo. Quel venerdì sera di due settimane fa guardavo le infos ma non capivo. Ho capito l'indomani mattina quando, aprendo feisbuc, ho letto un messaggio postato da Florian, un ragazzo che ha fatto la tesi nel mio stesso lab. Ecco, Florian era al Bataclan, ha vissuto l'orrore sulla sua pelle, ma è riuscito a scappare senza danni. Fisici, almeno. Perché si percepiva chiaro nelle sue parole il senso di colpa tipico di chi l'ha scampata di fronte a chi invece non ce l'ha fatta. Leggendo le sue parole, ho cominciato a piangere. Il déclic era scattato. E ho continuato a piangere a intervalli regolari, durante tutto il giorno, mentre mi arrivavano messaggi da persone che non sentivo da una vita, che mi chiedevano se stessi bene.
Quel sabato non sono uscita di casa, manco per scendere nel sottoscala a buttare la munnezza.
Sono rimasta incollata alla tv, a sentire random i servizi di BFMTV, tra cui il discorso di Hollande, che mi ha depresso ancora di più. L'unica cosa che volevo in quel momento era ritrovare al più presto i miei amici, abbracciarli tutti, uno a uno, tanti altri miracolati come me. Miracolati, sì, perché noi nell'11esimo arrondissement ci siamo sempre: usciamo sempre lì o quasi, lì andiamo a fare le prove del coro, lì abbiamo una casa sempre aperta per noi. Ma tutti stanno sempre nell'11esimo in fin dei conti: il cuore di Parigi è qui, nella zona Est, nei caffè e nei teatri, nei ristorantini etnici e sulle terrasses.
(continua...)
venerdì 9 ottobre 2015
Di treni, di donne, di pubblicità e di Paesi
Approdata in terra gallica, ho - per il momento - il mio domicilio fuori Parigi, a casa di Miss Forest. Diciamo che non avevo voglia di sbattermi a cercare e soprattutto che con i cedolini dei miei co.co.co. italiani al massimo avrei potuto aspirare a un posto in un centro di accoglienza temporaneo.
Prendo spesso il treno, il Transilien. Nuovo, colorato, bellissimo. Durante i 15 minuti che separano Parigi dalla banlieue, nel trenino dei monitor trasmettono un po' di notizie sull'Ile-de-France: eventi, soprattutto, ma non solo. L'altra sera, per esempio, come su una passerella hanno sfilato 5 donne, tutte diverse, ma accomunate dal lavoro: la ricerca. "Donne che fanno progredire la ricerca in Île-de-France", diceva una didascalia. E non ho potuto non pensare alle rappresentazioni femminili che avrei potuto trovare in una stazione italiana: o supergnocche mezze nude pure per fare la pubblicità di un parrucchiere, o mogli & mamme perfette, impegnate a promuovere un nuovo detersivo o a friggere le cotolette.
E ancora una volta mi è preso lo sconforto nel constatare quanto siamo messi male, quanto siamo indietro sulle pari opportunità. Ancora di più perché per molte questo non è affatto un problema.
giovedì 1 ottobre 2015
L'accompagnatrice
Per farla breve, dopo aver sborsato più di duemilacinquecento euri ho udite, udite il privilegio di entrare a far parte delle graduatorie di seconda fascia per insegnare francese alle medie e alle superiori (seconda fascia, leggi: precari privilegiati rispetto a quelli di terza).
Comunque, adesso c'è la possibilità di inserirsi, o meglio, dovrebbe esserci, ma la piattaforma del MIUR è completamente in palla e feisbuc trasuda di post ansiogeni sui gruppi dei neoabilitati.
Siccome, tra le varie stranezze, mi sono resa conto che il servizio svolto a scuola in Francia non mi era stato calcolato, stamattina ho chiamato la mia scuola capofila (un liceo linguistico di Caserta) per cercare di capirci qualcosa.
Mi ha risposto una signora dalla voce roca, fumatrice incallita. Ci avevo già parlato altre volte, mi era sembrata una che sapeva il fatto suo. E invece.
- Sì, salve, la chiamo per una questione di punteggio... come mai non mi avete calcolato il servizio all'estero?
- Ma se lei ha lavorato in hotel non vale come punteggio.
- In hotel? No guardi, ci dev'essere un errore... io ho lavorato come assistente di lingua italiana in una scuola...
- Come assistente, che significa?
- Significa che ero lettrice. Insegnante madrelingua.
- Ah. No perché sa, dalla traduzione fatta su internet si capiva che lei aveva lavorato come accompagnatrice di ragazzi in gita, tipo in hotel... Vabbè, comunque, ci faccia un'autocertificazione e ce la mandi al più presto.
La buona scuola. La scuola 2.0 che non sa manco usare un fetente di dizionario e si lancia poi su traduzioni on line da Google translate. E questo è un liceo "up". Figurati cosa succede in quelli "down".
En tout cas, almeno per un altro anno me la scappotto: eh sì, formichina, la vostra accompagnatrice di ragazzini in hotel, fa di nuovo le valigie e torna a Parigi. Un fantastico post-doc la aspetta, insieme agli amici di sempre, al Comté fruité e alla grisaille. E chissà che questa volta non riesca pure a portarsi, almeno per un po', il suo adorato P.A.
mercoledì 29 luglio 2015
Da un anno a casa
L'accoglienza me la diede mia madre con un opportuno commento quale "che faccia sbattuta che hai!". Dopo tutto, che sarà mai stato smantellare 5 anni di vita nello stesso appartamento in pochi giorni a 2000 km di distanza, litigare col corriere, trascinare alle poste pacchi su pacchi, lasciare amici con cui hai diviso anche il sonno (sapendo che stavolta non ci sarà una prossima volta in cui tornerai a lungo), una città che adori e una vita piena? Per tornare dove? In un posto che hai fuggito 10 anni prima, un posto infame in cui se hai un briciolo di talento - un briciolo, eh! no assai - il massimo che puoi ottenere è l'invidia altrui. In cui se non appartieni "al bottone" puoi scordarti di avere aspirazioni. In cui fare tutto diventa una quotidiana lotta per la sopravvivenza. In cui tutti fanno gli amiconi, ma se aspetti che qualcuno alzi il telefono prima di te per chiamarti e vedervi, puoi pure morire.
Ne ho viste di tutti i colori in quest'anno assurdo e paradossale. E quindi vorrei dire a tutti quelli che ogni tanto si fanno prendere dalla nostalgia canaglia e fanno il pensiero di tornare: non lo fate! E se volete farlo, pensateci 100, 1000, 10000 volte, soprattutto se sapete fare qualcosa e nel posto in cui vivete ora tutto sommato le cose funzionano. Soprattutto se siete dei profondi disadattati come me.
lunedì 1 giugno 2015
Allo specchio
sabato 14 marzo 2015
Tortini al cioccolato e insetti verdi
E niente, stanotte ho sognato che andavo in America. Ero in macchina con altre 3 persone, una doveva essere P.A.
Ricordo di aver detto a un certo punto agli altri: "Però, l'America ha paesaggi proprio diversi dai nostri!"
E mentre lo dicevo, guardavo la collina e pensavo: "somiglia proprio a Policastro, invece, ma che dico?"
Policastro, posto che conosco un po', ci ho passato giusto una ventina di estati della mia vita.
Vabbè. Non so come, a un certo punto ci trovavamo in un ristorante e mangiavamo solo il dolce. Un tortino al cioccolato, anzi, un moelleux au chocolat, per l'esattezza. Peccato che alla prima cucchiaiata io noti uno schifido insetto verde acido. Poi mi avvicino al moelleux per analizzarlo con fare scientifico: dentro c'è una colonia di schifidi insetti verde acido che girano intorno a un tuorlo d'uovo. Vado a chiamare il cameriere che, per tutta risposta, mi fa capire che lo sapeva già e che è una cosa quasi normale.
Mai più pasta coi broccoli baresi a cena.
lunedì 9 marzo 2015
Recalé!
Primo anno. Arriva questo ragazzo che è un perfetto bimbominkia: capelli alla bimbominkia, maglietta con zip laterale alla bimbominkia, attillatissimo come un vero bimbominkia. E l'apparecchio ai denti.
Gli faccio qualche domanda, più o meno riesce a rispondere. Certo, mezza frase la dico io, ma poi riesce a continuare. Arriviamo a:
- Qu'est-ce que c'est la métonymie?
- La métonymie exprime un rapport de contiguïté.
- Je vous ai demandé ce que c'est, pas ce qu'elle exprime. Pourriez-vous me donner une définition de la métonymie?
- Euh…
- … Qu'est-ce que c'est la métonymie?
- …. (i suoi occhi esprimono il vuoto).
- (cambio lingua) Che cos'è la metonimia? Ha studiato letteratura italiana a scuola?
- Sì.
- Ha mai fatto un'analisi testuale?
- Sì.
- Bene. E cosa si cerca nei testi?
- …
- Le figure…
- Ah sì, le figure retoriche.
- Bene. Quindi, cos'è la metonimia?
- Una figura retorica.
- Oh! Bene. Et vous disiez, elle exprime…
- Un rapport de contiguïté. (fa esempio dal libro)
- Bien. Et qu'est-ce que c'est la synecdoque?
- … (di nuovo il vuoto).
- Che cos'è la sineddoche?
- Non lo so.
- Ma come non lo sa, di cosa stiamo parlando?
- Non lo so.
Passi che al primo anno il francese non lo parli bene. Passi che ti vesti e ti pettini come un bimbominkia. Passi pure che mezzo esame me lo faccio io perché vai in palla e ti sei dimenticato di svegliare il neurone. Ma tutte queste cose insieme no, proprio no. Con l'aggravante che è pure sabato. (E' il primo che boccio all'orale. La cosa è anche abbastanza desolante. Ma c'è un limite a tutto.)
venerdì 16 gennaio 2015
In questi giorni
Allora, dunque, quindi:
- in questi giorni mi sono sentita dire :"sì vabbè, sono stati uccisi, ma se la sono cercata. Perché scusa, se uno ti offende gratuitamente una persona a cui tieni, tu non reagisci?". E ho risposto: "Beh, innanzitutto, se reagisco, non lo prendo a colpi di kalashnikov."
- e allora poi: "sì, ma ci sono andati giù pesante. Perché si sono accaniti sapendo che poteva finire male? Avrebbero dovuto avere più rispetto." E di santa pazienza, ho spiegato che la satira è, per definizione, irrispettosa. E prende di mira il potere, sia esso temporale o religioso o di qualsiasi altra forma. E che quindi una satira "light", che non dia fastidio a nessuno, non può esistere. E se la satira non ci fosse, sarebbe un mondo grigio e tetro, senza Spinoza, senza Quink, senza Vauro, senza Il Vernacoliere, senza i fratelli Guzzanti and so on. Lo è anche con, figurati senza.
- poi ho letto un'assurda circolare dell'assessore all'istruzione della regione Veneto inviata ai presidi delle scuole. Circolare in cui si chiedeva di parlare dell'attentato di Parigi, siccome "questa cultura (quella musulmana, ndF) è irrispettosa della nostra cultura, come dimostrano i fatti di Parigi e anche la recente aggressione di un padre italiano da parte di un ragazzino tunisino di 14 anni". Forse neanche il FN ha strumentalizzato l'attentato come ha fatto la Lega, che ci ha vomitato addosso una serie di cazzate ancora più gravi del solito. Che hanno avuto molti likes, ça va sans dire.
- ho letto anche una lettera molto bella indirizzata al mondo musulmano scritta da un filosofo musulmano. Per chi capisce un po' il francese, è questa.
- ho visto un sacco di gente che prima era Charlie, poi ci ha ripensato e non lo era più, poi per non far dispiacere nessuno è arrivata al compromesso "non ho mai comprato Charlie, non sapevo manco che esistesse, ma mercoledì prossimo lo compro, ma non capisco comunque questo accanimento contro Maometto." (eh???)
- ho visto pure molti di quelli "avrebbero dovuto avere più rispetto" gioire alle dichiarazioni di papa Francesco, che mi sta tanto simpatico eh, ma avrebbe potuto cogliere l'occasione per riderci su, come hanno fatto i Gesuiti francesi. Non fosse altro per risparmiare a noi comuni mortali una sfilza di imbecilli tronfi che hanno diffuso via cavo messaggi come "papa Francesco la pensa come me!"
- e, ovviamente, ho toccato con mano l'incapacità di molti ad analizzare la realtà senza cadere nella tentazione del manicheismo, come se tutto dovesse essere differenziato in due bidoni, quello del bene e del male.
- ho parlato di ciò che è successo con i miei studenti, li ho invitati a informarsi leggendo i giornali francesi, ho fatto conoscere loro Internazionale. Mi sono sentita dire l'indomani: "professoressa, ho comprato quel giornale che ci ha fatto vedere lei… In effetti aveva ragione, le cose non stanno come vogliono farcele credere i giornalisti nostrani e credo proprio che lo prenderò di nuovo."
In questi giorni il confronto più costruttivo sulla laicità l'ho avuto con una mia amica, insegnante di religione cattolica. Abbiamo parlato dell'insegnamento della religione, della libertà di espressione, delle contraddizioni, delle campagne elettorali fatte sulla pelle di noi cattolici da gente che non ha capito niente del Cristianesimo, della longa manus di santa romana Chiesa che ci impedisce di crescere come Paese. Dopo la sua telefonata, mi sono commossa e le ho mandato un messaggio in cui la ringraziavo per avermi fatto sentire meno sola e le dicevo "ti voglio bene".
In questi giorni ho pensato alla mia Parigi e alla mia Francia, colpite al cuore, violentate, in un momento in cui io non c'ero. E le ho ringraziate, per ciò che hanno fatto di me in questi 10 anni: una persona più consapevole di tante cose, più attenta, che ha avuto modo di scambiare anche solo due chiacchiere con persone molto diverse per cultura, nazionalità e religione, ma senza che ciò mi facesse perdere la mia identità di napoletana, di italiana, di cattolica. Le ho pure un po' maledette, in verità. Perché in questi giorni mi sono mancate come non mai.
giovedì 1 gennaio 2015
Buon anno
Buon anno a chi si sente inadeguato e inadatto.
Buon anno a chi è precario nel lavoro e negli affetti, ma riesce comunque a dare il massimo e ad andare avanti.
Buon anno a chi è sempre in ritardo e non riesce a tenere il passo col mondo che va sempre troppo veloce.
Buon anno a chi non sa ancora cosa vuol fare da grande, anche se è già grande.
Buon anno a chi si commuove guardando un film o scrivendo una lettera, a chi trova sempre 5 minuti per un amico, a chi non nega una mano tesa o un orecchio attento.
Buon anno a chi ha sempre l'impressione di combattere contro i mulini a vento.
Buon anno a chi lavora in un centro commerciale la domenica e i festivi.
Buon anno a chi guadagna poco e rinuncia a tante cose per sé ma non fa mai mancare un regalo a chi ama.
Buon anno a chi non riesce a rispettare i propositi di ogni 1 gennaio, ma non se ne fa un cruccio.
Buon anno a chi riesce a volersi bene e ad accettarsi con serenità, e un po' di più a chi sa che certe cose non le accetterà mai con serenità.
Buon anno a chi dorme per strada e a chi scava nella spazzatura per poter mangiare.
Buon anno a chi regala fiori e scrive lettere d'amore, a chi sorride, a chi ha sempre più domande che risposte.
Buon anno a chi mi vuole bene esattamente per come sono e non per come dovrei essere.
Buon anno a voi, lettori della formichina, che magari passate di qua sperando che mi torni la voglia di scrivere qualcosa. E continuate ad esserci anche se passano mesi tra un post e l'altro. Auguri!