Quando 5 mesi fa ho prenotato l'aereo per il convegno, la tratta Parigi-Granada non era ancora stata attivata. Pensando "vabbè, tanto è vicino", presi un biglietto per Siviglia. Vicino, sì. 256 km. L'ho realizzato il giorno prima di partire, quando tra l'altro ho scoperto che c'era pure l'aereo diretto per Granada. Mais bon.
Aeroporto di Orly, coda al check-in della Vueling: un gran casino. Turisti spagnoli che rientrano , turisti francesi che partono, Erasmus che tornano a casa dopo un anno. Davanti a me, un ragazzo con un valigione blu, un'altra borsa e un poster arrotolato. In coda, una signora con una giacchetta verde approfitta un po' del caos e grille la queue. Giustificandosi poi del fatto che "c'est mal fait" ed è per questo che la gente passa avanti. Francese nell'anima: incapace di dire "ho sbagliato", la colpa è sempre di qualcuno o di di qualcos'altro.
In aereo, il ragazzo di cui sopra mi chiede se posso cedergli il mio posto, vuole stare vicino ai suoi amici. Tornano dall'erasmus anche loro. Penso al mio ritorno, 3 anni fa. Parliamo un bel po', pesco nel mio esame di spagnolo terza lingua e mi faccio capire. Lui pensa che sia francese. Proprio come i Francesi pensano io sia spagnola.
In credito del favore del posto, e con l'aggravante che il chico è pure carino, gli chiedo un po' di dritte su Siviglia. Mi dice come spostarmi, dove mangiare un boccone, cosa vedere nelle poche ore tra l'arrivo e il bus per Granada.
Fase di atterraggio: la città si avvicina, il colore dominante è quello che la Giotto chiama "terra di Siena". Ogni tanto qualche macchia di verde, le case bianche con dei rettangoli blu (piscine?). Qualcosa mi dice che fa parecchio caldo...
Landed. Saluto il chico e i suoi due amici, gli faccio il mio in bocca al lupo per il post-Erasmus. Quanto li capisco...
Nessun commento:
Posta un commento