Recuperata la valigia, mi avvio verso l'uscita, alla ricerca della fermata della navetta. Solo 10 minuti di attesa, mi metto in fila con gli altri.
Arriva il bus, un tizio con la maglia rossa mi guarda male, mi passa davanti e mi fa, piuttosto alterato: "primero!". Ovvero: levati di 'ulo, checc'eroprimaio. Ricambio col mio sguardo versione attonita che tiro fuori abbastanza spesso, quello che la mia amica Bionda definisce "aro' è caruta a' bomba".
Salgo in bus. Nei sedili accanto, due italiane sulla 40ina, riconosco un accentino familiare e poi scorgo un logo rosso e blu su una felpa bianca: cooperativa pescatori Posillipo. Oilloc, i soliti chiattilli a spasso per il mondo. Benedico sempre l'ipod, in questi casi.
Il percorso per il centro città non offre spettacoli particolarmente esaltanti: la solita periferia "moderna" delle città, cemento, lavori in corso e poco verde. A tratti, è Napoli.
Capolinea: primero dalla maglietta rossa diventa gentile e mi aiuta a tirar giù la valigia. Mi avvio alla stazione dei bus sotto il sole cocente: ci sono 34 gradi. Nei 5 minuti di cammino, comincio a sentire le braccia roventi, peggio di un fiorentino al primo sole. Stazione dei bus, biglietto per Granada e deposito il mamozio blu. Non prima di averne estratto lo spray solare e ciaf ciaf, braccia, ciaf ciaf gambe.
Tramvia, direzione centro.
14h20 Taberna Coloniales: un piacevole fracasso, gente in piedi che spizzica e tracanna. Tapas y cerveza. Mi siedo al bancone, studio il menù. Dall'altro lato, un tipo abbastanza tarchiato sulla 50ina: "Que te sirvo, guapa?" "Una tapa con pechuga de pollo y una cerveza, por favor". Di solito mi fa triste bere da sola, ma le bionde spumeggianti dei bicchieri altrui mi fanno troppa voglia. Ho fatto bene, è buonissima: fresca, leggera, va giù come fosse acqua.
Dopo pranzo, mi avvio alla cattedrale. Per strada quasi nessuno, ogni tanto il tramvia. Carrozze con cavalli stanchi aspettano i turisti. Non so perché, ma ho l'impressione di essere in una città coloniale dell'America latina senza la miseria, almeno per come me le immagino io, penso a L'amore ai tempi del colera e al dottor Juvenal Urbino che si fa scarrozzare per la città.
Fuori dalla cattedrale, zingare armate di rametti di rosmarino si fiondano sui turisti per leggergli la mano. Visitare la cattedrale costa 8 euri: ci rinuncio, pagare per entrare in chiesa è contrario ai miei principi.
Una mezz'oretta ai giardini, immensi. Panchina all'ombra e l'Internazionale eredità di Fede. Recupero il mamozio e hop! di nuovo in bus. E' ora di ripartire, Granada mi aspetta.
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