mercoledì 4 settembre 2013

Disputa

Una delle cose di cui mi rammarico di più è che quest'estate ho scritto e letto poco, pochissimo. Dopo un'ora e più passata a rigirarmi volumi tra le mani e a riporli con aria di sufficienza poco dopo, sono uscita dalla Feltrinelli di piazza dei Martiri con in borsa qualcosa che volevo leggere da tempo, ovvero Disputa su Dio e dintorni di Corrado Augias e Vito Mancuso. Volevo talmente leggerlo che ho fatto un'eccezione all'embargo che ho messo sui libri Mondadori (non li compro da qualche anno per non arricchire ulteriormente la famiglia B.). E devo dire che ne è valsa la pena. Il genere è abbastanza inusuale per me - divoratrice di romanzi, più che di saggi -, ma ogni tanto ci sta. E sono ammirata. Il non credente Augias parla di Dio - e soprattutto della Chiesa - con l'ultra-credente Mancuso. Al di là dell'argomento, che mi sta molto a cuore, ogni pagina che sfoglio mi lascia piuttosto stupita per il modo in cui è portato avanti il dialogo: due persone su posizioni radicalmente opposte espongono chiaramente il proprio pensiero, argomentando in modo assolutamente lineare e rispondendo alle domande e alle osservazioni dell'altro, ne riconoscono la "statura", sono addirittura pronte ad accettare delle correzioni se un'idea risulta migliore.
E di rimando mi viene da pensare a come si "dialoga" di solito oggi. In quella che è una continua gara a "chi ce l'ha più lungo", forse leggere qualche "disputa" ci puo' fare solo bene.

2 commenti:

  1. Sarò esagerato ma per me sono i venti anni di berlusconismo ad avere trasformato noi italiani in un popolo di dispute da bar.
    Ci siamo talmente imbarbariti (come media, intendo) che ormai ci aspettiamo solo quelle.

    Ben vengano queste piacevoli sorprese.

    ---Alex

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  2. @ AD Blues: per me la colpa è della squallida capacità intellettuale della sinistra che preferisce sostenere i suoi protégés (tra cui Augias e Messori) a prescindere dalle loro competenze con la scusa che tutti hanno diritto alla loro opinione (la destra non produce intellettuali dai tempi di Guareschi, non vale manco la pena parlarne). Così siamo finiti ad riavere i fascisti per le strade perché 'siamo in democrazia'. Poi, per il fatto che Berlusconi sia arrivato, abbia piazzato una telecamera davanti e ci abbia fatto i soldi, bella pe' lui, ma lui è arrivato a fotografare (e a lucrare anche in politica) su una situazione che era stata incancrenita a sinistra.

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