martedì 22 giugno 2010

Fête de la musique

21 giugno, solstizio d'estate: quest'anno l'estate gioca a nascondino, ed è sempre più veloce di chi per un attimo s'illude di averla scovata e corre al muro per gridarlo forte.

Nel formicaio il solstizio d'estate si saluta da qualche anno con la festa della musica: per qualche ora, Parigi è la grande festa mobile di Hemingway. Ad ogni angolo, tutti i generi, di tutti i Paesi.

Quest'anno ho scelto un percorso alternativo al solito St. Michel / St. Germain / Ile de la Cité. Abbiamo cominciato a Pyrénées e concluso a Oberkamp. Niente Senna, niente zone "in". L'Est parigino, Pyrénées, Belleville, Couronnes. Il feudo di Pennac, insomma.

Prima tappa, non prevista: scendendo sulla rue de Belleville, sulla sinistra, una fanfare spagnola. Una mamma fa ballare la sua bimba. Una sudamericana, forse cilena, mi sorride, e poi abbraccia il suo uomo. Mi ricorda una festa di paese, ma in un posto lontano dove non sono mai stata.

Andiamo avanti, abbiamo appuntamento con gli altri a place Fréhel, dove campeggia l'enorme murales su Fantomas. Al Culture rapide c'è la Belleville Blues Band, il cantante mi ricorda un po' Pino Daniele, non per la voce, ma proprio per la testa. Il tempo di una birra, scendiamo ancora. Andiamo per una stradina che conosco già, ci ho cenato una sera d'inverno con Silvia, Alfonso e dei loro amici. Solo che ora il restau ha i tavolini fuori e i commensali si godono lo spettacolo di un'altra fanfare, francese stavolta. Ci fermiamo un po', balliamo. Sono bravi, bravissimi. Soprattutto la ragazza al tamburo.

Proseguiamo, boulevard de Belleville. Arriva musica da un locale, ci fermiamo ancora un po' a ballare sul marciapiedi. Il genere è del tutto diverso, disco ma anche ritmi latini, soprattutto. Sembra il porto di Napoli a Capodanno, lo spartitraffico per una mezz'ora diventa diventa la sua banchina.

Couronnes, percussioni brasiliane. Appena 300 metri, ma diresti di essere a Rio. Una quindicina di ragazzi e ragazze, magliette rosse con la scritta "Sambinho": qui c'è già più gente, sembra di essere in centro.

Più avanti, sempre su rue Jean-Pierre Timbaud, si vede del fumo. Una caterva di merguez, cotte o da cuocere ancora, come alla festa dell'Unità. Solo che al posto del porco emiliano c'è l'agnello speziato.

Passiamo oltre, ragazzi di colore e hip-hop. Poi Oberkampf, c'è decisamente più gente. La crêpe della buonanotte e ognuno per la sua strada.

Rientro in Velib' da Filles du Calvaire: rue Amelot, rue du Chemin vert, bd Beaumarchais. Di fronte a me l'obelisco di Bastille. Rue du Charenton, lunghissima e tranquilla, come faccio spesso. Ecco, questa invece è Pisa.

2 commenti:

  1. Se sembra pino daniele, ma di testa, mica è messo tanto bene...

    Ti manca pisa, eh?

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  2. diciamo che era più giovane e anche meglio... però non so, aveva qualcosa che me lo ricordava: forse perché è un uomo di blues anche lui?

    Pisa, sì, mi manca... ho fatto l'abbonamento al Velib' apposta: quando giro in bici, specie di sera, mi pare d'essere ancora lì...

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