Prima, la festa: gli amici, la chitarra, Rino Gaetano a squarciagola, un bicchiere dopo l'altro, le patatine.
Poi la stazione di Gabriel Péri, il freddo, l'attesa del Noctilien, la bionda chiante.
Gabriel Péri - Saint Lazare, neanche 20 minuti, forse 20 persone. Luci fioche sulla Senna e "qui Cézanne veniva a dipingere".
Altro Noctilien, Saint-Lazare - Gare de Lyon. Opéra, Bourse, Hôtel de Ville, Bastille. Qualche taxi sul pont Neuf riaccompagna a casa chi, come noi, se n'è fregato degli orari del métro.
Gare de Lyon, vélib: senza cappellino e in gonna, ma sempre meglio di un terzo Noctilien.
L'avenue Daumesnil a quest'ora è solo luci gialline e rumore del silenzio, nessuno in giro, i locali ormai chiusi da un pezzo. Sono le 4.30: un po' il freddo, un po' la voglia matta di andare a dormire, mi fanno pedalare con solerzia senza avvertire la fatica. La città è mia, solo mia, e potrebbe essere una città qualsiasi, con un grande viale alberato, i semafori e le saracinesche abbassate.
Ma è Parigi, e non è la stessa cosa: di giorno un brulicare impazzito, di notte una mamma premurosa che entra in punta di piedi nella stanza del suo bimbo, per vedere se dorme.
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