martedì 22 febbraio 2011

Porro

Ho fatto conoscenza col Porro (l'ortaggio, non il giornalista) da quando sono al Nord. Prima di allora, lo avevo solo incrociato in qualche libro di cucina e mi chiedevo come mai non ne avessi mai visto uno nella nostra cucina, arrivando a dubitare della sua esistenza, un po' come si fa con lo zenzero: a un certo punto pensi che esista solo nella casetta di zucchero di Hansel e Gretel.
E invece ho scoperto che il porro esiste, constatando che è più o meno come una cipolla ma più dolce e più duttile. Constatando pure che, proprio come il giornalista, il porro è  infame, sostanzialmente perché puzza (non perché scrive cose false per un giornale ridicolo). Si', il porro puzza terribilmente e se ci stai a contatto per il tempo di cottura (il bambino è delicato e va sorvegliato, brucia facilmente se non è girato spesso), dopo sei tutt'uno con lui. Il porro è pervasivo: le sue esalazioni ti si annidano nei capelli come api sul miele, la sua acredine dolciastra si insinua nei tessuti, dal grembiule all'epidermide.
Ma almeno, a differenza del giornalista, il porro serve a qualcosa e ti puo' risolvere una cena o addirittura una festa, se sei a corto di idee. Perché il porro, pure se infame, non è spocchioso come il giornalista:  è umile e fa amicizia con un sacco di altri alimenti.
Oggi formichina-vissani vi dà qualche idea di abbinamenti, li potete usare per paste, risotti e torte salate:
- porro e salmone, accoppiata infame per eccellenza: dopo avrete le mani che puzzano di salmone e il resto che puzza di porro, ma l'abbinamento è molto delicato;
- porro e tonno, che è un po' come tonno e cipolla ma più soft;
- porro e pancetta, che è un bel contrasto tra il dolciastro del porro e il salato della pancetta, cosi' come pure porro e salsiccia;
- porro, patate e zucchine (o anche solo porro e patate) per una bella minestra calda.
Forse non è il caso di chiamarlo in causa per una cenetta romantica, ma... buon porro a tutti!

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