Ho fatto conoscenza col Porro (l'ortaggio, non il giornalista) da quando sono al Nord. Prima di allora, lo avevo solo incrociato in qualche libro di cucina e mi chiedevo come mai non ne avessi mai visto uno nella nostra cucina, arrivando a dubitare della sua esistenza, un po' come si fa con lo zenzero: a un certo punto pensi che esista solo nella casetta di zucchero di Hansel e Gretel.
E invece ho scoperto che il porro esiste, constatando che è più o meno come una cipolla ma più dolce e più duttile. Constatando pure che, proprio come il giornalista, il porro è infame, sostanzialmente perché puzza (non perché scrive cose false per un giornale ridicolo). Si', il porro puzza terribilmente e se ci stai a contatto per il tempo di cottura (il bambino è delicato e va sorvegliato, brucia facilmente se non è girato spesso), dopo sei tutt'uno con lui. Il porro è pervasivo: le sue esalazioni ti si annidano nei capelli come api sul miele, la sua acredine dolciastra si insinua nei tessuti, dal grembiule all'epidermide.
Ma almeno, a differenza del giornalista, il porro serve a qualcosa e ti puo' risolvere una cena o addirittura una festa, se sei a corto di idee. Perché il porro, pure se infame, non è spocchioso come il giornalista: è umile e fa amicizia con un sacco di altri alimenti.
Oggi formichina-vissani vi dà qualche idea di abbinamenti, li potete usare per paste, risotti e torte salate:
- porro e salmone, accoppiata infame per eccellenza: dopo avrete le mani che puzzano di salmone e il resto che puzza di porro, ma l'abbinamento è molto delicato;
- porro e tonno, che è un po' come tonno e cipolla ma più soft;
- porro e pancetta, che è un bel contrasto tra il dolciastro del porro e il salato della pancetta, cosi' come pure porro e salsiccia;
- porro, patate e zucchine (o anche solo porro e patate) per una bella minestra calda.
Forse non è il caso di chiamarlo in causa per una cenetta romantica, ma... buon porro a tutti!
Nessun commento:
Posta un commento