Noi, pii poveri illusi, pensiamo che una volta spenta la luce spegniamo pure il cervello. Siamo li', la testa appoggiata al cuscino e le membra ben rannicchiate sotto le coperte, a mettere una frontiera tra noi e il giorno. Con l'illusione che insieme alla schiena si distenda pure il neurone e si produca una sorta di sdoppiamento tra il nostro corpo e i nostri pensieri.
Non ho mai nascosto di avere un'attività onirica abbastanza intensa, spesso di difficile interpretazione. Sicuramente molto influenzata dalla mia quotidianeità (sogno spesso treni) o dai media (una volta, in campagna elettorale, ho sognato il nano che mi invitava a bere un bicchiere e cominciava a parlarmi male di Prodi, ma per fortuna mi sono svegliata al momento di entrare nel locale).
Stanotte, invece, ho continuato a pensare sul post di ieri, in cui avevo condensato solo qualche riflessione. E ho sognato un posto sul mare, con le finestre coloratissime, sembrava Vernazza. Mi arrivava un sms di Charles, mi chiedeva se accettavo un assegno di ricerca. Ma io, invece di fare i salti di gioia, pensavo: "E ora come glielo dico che vorrei rifiutare?". Poi entravo in un portone, che doveva essere casa mia. Subito dopo, si accalcavano dentro un sacco di giovani zingari, alcuni proprio bambini. Io mi fiondavo a controllare che non toccassero le mie cose e uno di loro, che avrà avuto 5 anni massimo, mi stringeva fortissimo la mano, in una specie di braccio di ferro in piedi. Ma io non avevo forza a sufficienza per avere la meglio.
Mi sono svegliata con un senso di fiacchezza in tutto il corpo, come se fossi passata sotto un rullo compressore. Mi sono trascinata in cucina, gli occhi ancora semichiusi e dolori ovunque. Ho pensato, nell'ordine:
- voglio restare a Parigi e non voglio tornare in Italia;
- non voglio fare ricerca, non me ne frega una beneamata cippa (per dirla con l'albanese compagna di vita). Finiro' comunque la tesi, ci ho buttato tanto di quel sangue che sarebbe un peccato mollare;
- voglio lavorare coi libri, foss'anche fare la commessa da Gibert jeune. O coi ragazzi.
Uno di questi giorni, busseranno alla porta. Sarà il mio neurone residuo, mi dirà: Uè figlio', famme stà 'nu poc quieto!
che sogni...
RispondiEliminaanche un bunga bunga dream...
comunque, quello che hai in mente appena svegliato, è la cosa giusta da seguire. sempre.
Coi libri e coi ragazzi, tutt'e due! Ovvero: insegna! E' un bellissimo mestiere, quasi artigianale. Unico neo, si viene pagati poco, almeno qui in Italia.
RispondiEliminaHo già insegnato e mi è piaciuto moltissimo! Per questo poi ho cominciato un dottorato, per insegnare all'università... ma nel frattempo mi è passata la voglia! Ora veramente il mio unico pensiero sono i libri! Vediamo cosa succederà nei prossimi mesi. Fatto sta che stamattina, quando sono arrivata in ufficio, la prima cosa che ho fatto è stata cercare su google "métiers du livre"...
RispondiEliminami hai dato un idea.
RispondiEliminaOra provo su google "métier du Vivre" e poi schiaccio "mi sento fortunato".
Google lo sa, cosa è meglio per me...
Insegnante è un bel mestiere, bello e coraggioso,
RispondiEliminaper chi se la sente. Anzi, più che un mestiere direi che è una vocazione.
donna allo specchio