Non so per quale motivo, ma domenica sera, mentre mi lavavo il viso, sono tornata indietro di una decina d'anni, sui banchi di scuola. Mi è apparso il viso paffuto di Stella, la mia prof di storia dell'arte. Una zitellona corpulenta sulla quarantina, ma ironica e sognatrice. Era una delle mie prof preferite e ha lasciato il segno: il più tangibile, forse, una bella collezione di volumetti sottili e colorati che ancora occupano una buona parte della libreria di mio fratello e che quando avro' un nido mio e "definitivo" portero' con me.
Mi è tornata in mente Stella e una cosa che ci aveva detto a proposito di Leonardo, cioè che nei quadri di Leonardo sullo sfondo trovano spesso posto delle rocce, che il Genio metteva per simboleggiare il cammino fatto dall'umanità fino a quel momento. E in effetti, se osservate i quadri di Leonardo, tutti hanno in lontananza delle rocce che si stagliano, a volte anche appena tratteggiate. Pensavo alle rocce di Leonardo e mi chiedevo quanto spazio occuperebbero oggi, nel quadro di un Leonardo moderno. Forse sarebbero incredibilmente vicine, "mangiando" buona parte del campo visivo dell'osservatore. Nell'ultimo secolo e mezzo abbiamo "camminato" un po' troppo, direi che abbiamo corso. Bisogna tenere il passo, scoprire, sapere tutto lo scibile, produrre, arrabattarsi, consumare cose, attimi, amori. E io per questo non mi sento per niente figlia del mio tempo. Dovevo nascere nel Rinascimento, ma approfondiro' la questione un altro giorno. Ora non ne ho il tempo...
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