Sembra ieri che aprivo la busta e leggevo le tracce del tema. In barba a tutte le previsioni, era uscito Pavese per l'analisi del testo, distruggendo il mio fermo proposito "faro' l'analisi del testo, cascasse il mondo".
Non sapevo niente di Pavese, ne so poco ancora oggi. Ci avevo pure provato, ma poi avevo desistito ed ero passata ad altro. Ovvero: saggio breve sul "valore sociale e politico della piazza", scartando il tema storico sulle donne e l'articolo di giornale sugli OGM o quelque chose comme ça.
Sembra ieri che esultavo perché il testo da analizzare alla prova d'inglese era l'incipit di 1984 che conoscevo bene. O che ritagliavo le fotocopie rimpicciolite del libro di fisica e le nascondevo nel dizionario di tedesco per la terza prova.
Mi ricordo della cartucciera di Pina, con un centinaio di temi. Me n'ero fatta prestare una anch'io da mio cugino Francesco, l'avevo foderata di testi di D'annunzio, che manco avevamo fatto. Mi ricordo il prof. esterno d'italiano che leggeva Repubblica, il cellulare da lasciare sulla cattedra. Il caldo intenso di giugno, l'ansia delle ore che passavano troppo veloci, le mamme ad aspettarci fuori la Matilde Serao.
E poi della semi-sbronza da sangria il sabato dopo i primi due scritti, da Ciruzzo Berlin. Mi ricordo di quando ho rapito per un pomeriggio Maria Laura, per farmi spiegare la mitosi e la meiosi, che nella mia testa proprio non entravano. Mi ricordo i cazziatoni di mia madre, che ogni tanto faceva irruzione nella mia stanza per intimarmi di uscire a prendere una boccata d'aria. Ricordo pure di quando mi ha costretta ad andare dal parrucchiere, che sembravo "una scippata" (testuali parole).
Ricordo dell'ora e venti del colloquio, della mia magliettina rossa che da quel giorno in poi avevo usato per tutti gli esami all'università. Della delusione al momento di fisica: tutti avevano portato un argomento a piacere, cosi' mi ero preparata la pila di Volta, che mi era parsa l'unica cosa interessante in due anni. Ma il tizio volle sapere qualcosa di più sulla prima legge di Ohm, visto che nel compito l'avevo appena enunciata. Non lo feci neanche allora, non la sapevo. Quando qualcosa non mi piaceva, non la studiavo. Ho sempre risolto il problema cosi'. Mi ricordo di mia madre che assisteva al colloquio dal corridoio, perché non avevo voluto farla entrare.
Mi sembra ieri, invece sono passati già dieci anni. E se penso che oggi potrei essere in una commissione d'esame, ma dall'altra parte della cattedra, mi vengono i brividi.
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