A quest'ora avrei potuto essere in treno, destinazione Digione. Un amico che lavora alla FFCA mi aveva chiesto se mi andava di partecipare al campionato di cucina organizzato da Carrefour, mi avrebbero pagato tutto, persino l'iscrizione alla Federazione per quest'anno. Invece sono in lab, in un ufficio provvisorio perché il mio lo stanno rimettendo a nuovo. Non sono pentita di aver rifiutato, l'ultima lezione di cucina che ho preso è stata ad ottobre e probabilmente non sono neanche dell'umore giusto. Ma il viaggio in treno, quello l'avrei fatto volentieri, pure senza mare da salutare.
Per 3 anni e rotti tornare a casa ha significato 6 ore in intercity, con tutti i disagi del caso. Ma quei 3 minuti dei miei occhi rapiti da un promontorio sulla costa livornese valevano quelle 6 ore che spesso diventavano pure 7, con le gambe indolenzite, i bagni fuori uso e la fauna locale. Quei viaggi erano come un rito iniziatico ogni volta: cavalcare il ritmo delle stagioni sul colore del mare e dei campi lungo la Tirrenica, un lungo aspettare l'arrivo, prima di entrare in stazione a Piazza Garibaldi. Non ho mai capito perché, ma quando il treno entra in stazione a Napoli rallenta e s'incammina al capolinea a passo d'uomo. Forse per regalare un ultimo momento di lentezza prima di essere catapultati nel frastuono di Napoli, o forse per far sentire ancora di più la smania di arrivare e di abbracciare chi aspetta al binario. O forse, molto più banalmente, perché in quel tratto è cosi' che deve andare.
Non era di questo che volevo parlare stamattina, a dire il vero non so neanch'io cosa volevo dire. E' che nella mia testolina si affollano tanti pensieri e tanti punti interrogativi, una lista infinita di cose da fare e da capire, tra il mio lavoro, il mio futuro e il mio stare al mondo. Quello che è successo negli ultimi mesi e che sta succedendo ora, la precarietà che, paradossalmente, è una delle mie poche certezze. Questi rumori di fondo che si accavallano e "imbrogliano" ancora di più la matassa. Mi hanno chiuso il mio vecchio blog, quello su Spaces, forse è un bene, pure se c'erano pezzi della mia vita tra Pisa e l'erasmus. Forse dovrei smetterla di scrivere e basta...
Dé, bello ir mare di livorno, eh? Sei una bimba di scoglio!
RispondiEliminaappena un po' più giù, a Castiglioncello... là è davvero una favola!
RispondiEliminase bimba di scoglio non = cozza, mi va più che bene... :)
Non avrai parlato sul serio, e' da qualche giorno che non posti!
RispondiEliminaOffresi affetto e solidarietà di amica precaria in migrazione regionale...
RispondiEliminaOttima preparazione sul precariato, buona conoscenza di vernacolo alto-emiliano e basso-lombardo. Nozioni di medio-veneto.
Massima serità e competenza.
No perditempo. :D
Dé, che grulla che sono.
RispondiElimina@juzz: tranquillo, ero in terra lombarda, tornero' presto alla scrittura con gli ultimi fatti e misfatti!
RispondiElimina@ale: sei una grande, invece! tvttb