giovedì 1 ottobre 2015

L'accompagnatrice

Non so se avete mai provato a capire come funziona il sistema di reclutamento degli insegnanti nella scuola pubblica italiana. Secondo me, chi l'ha inventato vedeva il demonio, non c'è altra spiegazione.
Per farla breve, dopo aver sborsato più di duemilacinquecento euri ho udite, udite il privilegio di entrare a far parte delle graduatorie di seconda fascia per insegnare francese alle medie e alle superiori (seconda fascia, leggi: precari privilegiati rispetto a quelli di terza).
Comunque, adesso c'è la possibilità di inserirsi, o meglio, dovrebbe esserci, ma la piattaforma del MIUR è completamente in palla e feisbuc trasuda di post ansiogeni sui gruppi dei neoabilitati.

Siccome, tra le varie stranezze, mi sono resa conto che il servizio svolto a scuola in Francia non mi era stato calcolato, stamattina ho chiamato la mia scuola capofila (un liceo linguistico di Caserta) per cercare di capirci qualcosa.
Mi ha risposto una signora dalla voce roca, fumatrice incallita. Ci avevo già parlato altre volte, mi era sembrata una che sapeva il fatto suo. E invece.

- Sì, salve, la chiamo per una questione di punteggio... come mai non mi avete calcolato il servizio all'estero?
- Ma se lei ha lavorato in hotel non vale come punteggio.
- In hotel? No guardi, ci dev'essere un errore... io ho lavorato come assistente di lingua italiana in una scuola...
- Come assistente, che significa?
- Significa che ero lettrice. Insegnante madrelingua.
- Ah. No perché sa, dalla traduzione fatta su internet si capiva che lei aveva lavorato come accompagnatrice di ragazzi in gita, tipo in hotel... Vabbè, comunque, ci faccia un'autocertificazione e ce la mandi al più presto.

La buona scuola. La scuola 2.0 che non sa manco usare un fetente di dizionario e si lancia poi su traduzioni on line da Google translate. E questo è un liceo "up". Figurati cosa succede in quelli "down".

En tout cas, almeno per un altro anno me la scappotto: eh sì, formichina, la vostra accompagnatrice di ragazzini in hotel, fa di nuovo le valigie e torna a Parigi. Un fantastico post-doc la aspetta, insieme agli amici di sempre, al Comté fruité e alla grisaille. E chissà che questa volta non riesca pure a portarsi, almeno per un po', il suo adorato P.A.


mercoledì 29 luglio 2015

Da un anno a casa

Esattamente un anno fa, tornavo a casa mia dopo aver passato 10 anni in giro tra Pisa e Parigi.
L'accoglienza me la diede mia madre con un opportuno commento quale "che faccia sbattuta che hai!". Dopo tutto, che sarà mai stato smantellare 5 anni di vita nello stesso appartamento in pochi giorni a 2000 km di distanza, litigare col corriere, trascinare alle poste pacchi su pacchi, lasciare amici con cui hai diviso anche il sonno (sapendo che stavolta non ci sarà una prossima volta in cui tornerai a lungo), una città che adori e una vita piena? Per tornare dove? In un posto che hai fuggito 10 anni prima, un posto infame in cui se hai un briciolo di talento - un briciolo, eh! no assai - il massimo che puoi ottenere è l'invidia altrui. In cui se non appartieni "al bottone" puoi scordarti di avere aspirazioni. In cui fare tutto diventa una quotidiana lotta per la sopravvivenza. In cui tutti fanno gli amiconi, ma se aspetti che qualcuno alzi il telefono prima di te per chiamarti e vedervi, puoi pure morire.
Ne ho viste di tutti i colori in quest'anno assurdo e paradossale. E quindi vorrei dire a tutti quelli che ogni tanto si fanno prendere dalla nostalgia canaglia e fanno il pensiero di tornare: non lo fate! E se volete farlo, pensateci 100, 1000, 10000 volte, soprattutto se sapete fare qualcosa e nel posto in cui vivete ora tutto sommato le cose funzionano. Soprattutto se siete dei profondi disadattati come me.

lunedì 1 giugno 2015

Allo specchio

Al mattino mi guardo allo specchio e non so se ho più bisogno di un'estetista, di una dieta drastica, di riprendere lo sport, di una vacanza o di 56 ore filate di sonno. Probabilmente di tutte queste cose insieme.
L'ultimo segno di cedimento l'ho dato ieri sera: parlando con mio fratello mi sono resa conto di aver annullato la scheda alle regionali. Spero che fine luglio arrivi presto. Intanto, cerco almeno di perdere qualche kg.
I risultati delle elezioni, invece, non li commento nemmeno.

sabato 14 marzo 2015

Tortini al cioccolato e insetti verdi

E niente, stanotte ho sognato che andavo in America. Ero in macchina con altre 3 persone, una doveva essere P.A.
Ricordo di aver detto a un certo punto agli altri: "Però, l'America ha paesaggi proprio diversi dai nostri!"
E mentre lo dicevo, guardavo la collina e pensavo: "somiglia proprio a Policastro, invece, ma che dico?"
Policastro, posto che conosco un po', ci ho passato giusto una ventina di estati della mia vita.
Vabbè. Non so come, a un certo punto ci trovavamo in un ristorante e mangiavamo solo il dolce. Un tortino al cioccolato, anzi, un moelleux au chocolat, per l'esattezza. Peccato che alla prima cucchiaiata io noti uno schifido insetto verde acido. Poi mi avvicino al moelleux per analizzarlo con fare scientifico: dentro c'è una colonia di schifidi insetti verde acido che girano intorno a un tuorlo d'uovo. Vado a chiamare il cameriere che, per tutta risposta, mi fa capire che lo sapeva già e che è una cosa quasi normale.

Mai più pasta coi broccoli baresi a cena.

lunedì 9 marzo 2015

Recalé!

Sabato mattina, secondo appello della sessione invernale di esami. Sono arrivata direttamente da Pisa la sera prima. Fa freddo, è umido e vuole piovere. Vorrei essere a casa mia, al calduccio, a fare colazione con P.A. E invece no. Vabbè. Speriamo almeno di ricevere qualche soddisfazione.

Primo anno. Arriva questo ragazzo che è un perfetto bimbominkia: capelli alla bimbominkia, maglietta con zip laterale alla bimbominkia, attillatissimo come un vero bimbominkia. E l'apparecchio ai denti.
Gli faccio qualche domanda, più o meno riesce a rispondere. Certo, mezza frase la dico io, ma poi riesce a continuare. Arriviamo a:

- Qu'est-ce que c'est la métonymie?
- La métonymie exprime un rapport de contiguïté.
- Je vous ai demandé ce que c'est, pas ce qu'elle exprime. Pourriez-vous me donner une définition de la métonymie?
- Euh…
- … Qu'est-ce que c'est la métonymie?
- …. (i suoi occhi esprimono il vuoto).
- (cambio lingua) Che cos'è la metonimia? Ha studiato letteratura italiana a scuola?
- Sì.
- Ha mai fatto un'analisi testuale?
- Sì.
- Bene. E cosa si cerca nei testi?
- …
- Le figure…
- Ah sì, le figure retoriche.
- Bene. Quindi, cos'è la metonimia?
- Una figura retorica.
- Oh! Bene. Et vous disiez, elle exprime…
- Un rapport de contiguïté. (fa esempio dal libro)
- Bien. Et qu'est-ce que c'est la synecdoque?
- … (di nuovo il vuoto).
- Che cos'è la sineddoche?
- Non lo so.
- Ma come non lo sa, di cosa stiamo parlando?
- Non lo so.

Passi che al primo anno il francese non lo parli bene. Passi che ti vesti e ti pettini come un bimbominkia. Passi pure che mezzo esame me lo faccio io perché vai in palla e ti sei dimenticato di svegliare il neurone. Ma tutte queste cose insieme no, proprio no. Con l'aggravante che è pure sabato. (E' il primo che boccio all'orale. La cosa è anche abbastanza desolante. Ma c'è un limite a tutto.)

venerdì 16 gennaio 2015

In questi giorni

Sono passati 8 giorni dal 7 gennaio e da ciò che è successo a Parigi. E siccome ho avuto modo di elaborare, di riflettere, di confrontarmi con tante persone su questa cosa, incazzandomi o meno, forse è arrivato il momento di mettere nero su bianco qualcosa, giusto per dare un senso a questo "travagghio" interiore.
Allora, dunque, quindi:
- in questi giorni mi sono sentita dire :"sì vabbè, sono stati uccisi, ma se la sono cercata. Perché scusa, se uno ti offende gratuitamente una persona a cui tieni, tu non reagisci?". E ho risposto: "Beh, innanzitutto, se reagisco, non lo prendo a colpi di kalashnikov."
- e allora poi: "sì, ma ci sono andati giù pesante. Perché si sono accaniti sapendo che poteva finire male? Avrebbero dovuto avere più rispetto." E di santa pazienza, ho spiegato che la satira è, per definizione, irrispettosa. E prende di mira il potere, sia esso temporale o religioso o di qualsiasi altra forma. E che quindi una satira "light", che non dia fastidio a nessuno, non può esistere. E se la satira non ci fosse, sarebbe un mondo grigio e tetro, senza Spinoza, senza Quink, senza Vauro, senza Il Vernacoliere, senza i fratelli Guzzanti and so on. Lo è anche con, figurati senza.
- poi ho letto un'assurda circolare dell'assessore all'istruzione della regione Veneto inviata ai presidi delle scuole. Circolare in cui si chiedeva di parlare dell'attentato di Parigi, siccome "questa cultura (quella musulmana, ndF) è irrispettosa della nostra cultura, come dimostrano i fatti di Parigi e anche la recente aggressione di un padre italiano da parte di un ragazzino tunisino di 14 anni". Forse neanche il FN ha strumentalizzato l'attentato come ha fatto la Lega, che ci ha vomitato addosso una serie di cazzate ancora più gravi del solito. Che hanno avuto molti likes, ça va sans dire.
- ho letto anche una lettera molto bella indirizzata al mondo musulmano scritta da un filosofo musulmano. Per chi capisce un po' il francese, è questa.
- ho visto un sacco di gente che prima era Charlie, poi ci ha ripensato e non lo era più, poi per non far dispiacere nessuno è arrivata al compromesso "non ho mai comprato Charlie, non sapevo manco che esistesse, ma mercoledì prossimo lo compro, ma non capisco comunque questo accanimento contro Maometto." (eh???)
- ho visto pure molti di quelli "avrebbero dovuto avere più rispetto" gioire alle dichiarazioni di papa Francesco, che mi sta tanto simpatico eh, ma avrebbe potuto cogliere l'occasione per riderci su, come hanno fatto i Gesuiti francesi. Non fosse altro per risparmiare a noi comuni mortali una sfilza di imbecilli tronfi che hanno diffuso via cavo messaggi come "papa Francesco la pensa come me!"
- e, ovviamente, ho toccato con mano l'incapacità di molti ad analizzare la realtà senza cadere nella tentazione del manicheismo, come se tutto dovesse essere differenziato in due bidoni, quello del bene e del male.
- ho parlato di ciò che è successo con i miei studenti, li ho invitati a informarsi leggendo i giornali francesi, ho fatto conoscere loro Internazionale. Mi sono sentita dire l'indomani: "professoressa, ho comprato quel giornale che ci ha fatto vedere lei… In effetti aveva ragione, le cose non stanno come vogliono farcele credere i giornalisti nostrani e credo proprio che lo prenderò di nuovo."

In questi giorni il confronto più costruttivo sulla laicità l'ho avuto con una mia amica, insegnante di religione cattolica. Abbiamo parlato dell'insegnamento della religione, della libertà di espressione, delle contraddizioni, delle campagne elettorali fatte sulla pelle di noi cattolici da gente che non ha capito niente del Cristianesimo, della longa manus di santa romana Chiesa che ci impedisce di crescere come Paese. Dopo la sua telefonata, mi sono commossa e le ho mandato un messaggio in cui la ringraziavo per avermi fatto sentire meno sola e le dicevo "ti voglio bene".

In questi giorni ho pensato alla mia Parigi e alla mia Francia, colpite al cuore, violentate, in un momento in cui io non c'ero. E le ho ringraziate, per ciò che hanno fatto di me in questi 10 anni: una persona più consapevole di tante cose, più attenta, che ha avuto modo di scambiare anche solo due chiacchiere con persone molto diverse per cultura, nazionalità e religione, ma senza che ciò mi facesse perdere la mia identità di napoletana, di italiana, di cattolica. Le ho pure un po' maledette, in verità. Perché in questi giorni mi sono mancate come non mai.

giovedì 1 gennaio 2015

Buon anno

Buon anno a chi non si sente nel posto giusto e scalpita per andare via.
Buon anno a chi si sente inadeguato e inadatto.
Buon anno a chi è precario nel lavoro e negli affetti, ma riesce comunque a dare il massimo e ad andare avanti.
Buon anno a chi è sempre in ritardo e non riesce a tenere il passo col mondo che va sempre troppo veloce.
Buon anno a chi non sa ancora cosa vuol fare da grande, anche se è già grande.
Buon anno a chi si commuove guardando un film o scrivendo una lettera, a chi trova sempre 5 minuti per un amico, a chi non nega una mano tesa o un orecchio attento.
Buon anno a chi ha sempre l'impressione di combattere contro i mulini a vento.
Buon anno a chi lavora in un centro commerciale la domenica e i festivi.
Buon anno a chi guadagna poco e rinuncia a tante cose per sé ma non fa mai mancare un regalo a chi ama.
Buon anno a chi non riesce a rispettare i propositi di ogni 1 gennaio, ma non se ne fa un cruccio.
Buon anno a chi riesce a volersi bene e ad accettarsi con serenità, e un po' di più a chi sa che certe cose non le accetterà mai con serenità.
Buon anno a chi dorme per strada e a chi scava nella spazzatura per poter mangiare.
Buon anno a chi regala fiori e scrive lettere d'amore, a chi sorride, a chi ha sempre più domande che risposte.
Buon anno a chi mi vuole bene esattamente per come sono e non per come dovrei essere.
Buon anno a voi, lettori della formichina, che magari passate di qua sperando che mi torni la voglia di scrivere qualcosa. E continuate ad esserci anche se passano mesi tra un post e l'altro. Auguri!

sabato 29 novembre 2014

All'autista del 33

Sei passato la prima volta alle 19.20, io ti ho chiesto se mi portavi dove dovevo andare e tu mi hai consigliato di aspettare mezz'ora e prendere l'11, altrimenti avrei dovuto farmi un paio di km a piedi.
Ho seguito il tuo consiglio, ho aspettato l'11 mezz'ora, quaranta, cinquanta minuti, fin quando non sei passato di nuovo e io sono salita sul 33 arrabbiatissima, con il tuo collega dell'11 che chissà dove se n'era andato, e con te che, involontariamente, mi avevi dato un consiglio che non aveva avuto l'esito sperato.
Hai scrollato le spalle, hai detto che non potevi farci niente e hai ripreso l'ultima corsa della giornata, con me che mi lamentavo al telefono con P.A. dell'inefficienza dei servizi locali e anche un po' di te. Di te che magari non ne puoi più di fare tutti i giorni i 3 km di curve da Ragusa superiore a Ibla, vedendo sempre le stesse facce, beccandoti lamentele da ogni dove e non trovando conforto da nessuna parte. Magari la sera torni a casa, sperando di trovarne un po' in tua moglie, e quella invece ci mette il carico da undici e ti dà la mazzata finale.
Ecco, caro autista del 33, io vorrei ringraziarti ancora una volta di ciò che hai fatto per me mercoledì sera, quando hai deviato il percorso del 33 per farmi scendere un po' più vicino al B&B, facendomi fare 200m a piedi invece che 2 km. Forse intuendo che quei 2km coi libri sottobraccio proprio non mi ci volevano, dopo che al mattino mi ero beccata un'acquazzone coi fiocchi mezz'ora dopo essermi lavata i capelli perché il mio ombrellino azzurro a pois aveva deciso di scioperare e non aprirsi.
Lunga vita a te, autista del 33.
Sappi che da qualche parte c'è una formichina che non si dimentica del bel gesto che hai fatto per lei e ti manda il fior fiore delle benedizioni.