Non mi ricordo dove ho letto, diversi anni fa, che col sorriso sulle labbra si può dire tutto.
Ecco, Benni lo sa benissimo. Sto divorando uno dei suoi ultimi libri, Pane e tempesta. Vi ho trovato una curiosa storiella, quella del monumento al beato Inclinato, piccolo eroe del paesino di Montelfo. E' un po' una metafora della storia d'Italia degli ultimi 70 anni, da quella gloriosa Resistenza al qualunquismo odierno. Questa:
Il monumento fu inaugurato.
Ritraeva Inclinato, col bel volto giovane, che a braccetto con un partigiano sorrideva verso la valle e alzava al cielo un pugno in cui stringeva una bomba a mano.
[...] La scritta diceva:
Al compagno Inclinato,
eroe del popolo nei giorni gloriosi della Resistenza.
Ma alle elezioni vinsero i democristiani, e subito il monumento fu modificato. Inclinato non portava più in mano la bomba, ma una racchetta da ping-pong.
Al suo fianco, con sofferta maestria, Cippo aveva trasformato il partigiano in un prete che benediceva la valle.
E la scritta era così cambiata:
Al giovane Inclinato, fulgido esempio di coraggio,
santità e bontà nei giorni della guerra.
I comunisti protestarono. Dissero che con quella paletta Inclinato sembrava un vigile.
[...] Pochi mesi dopo, fu reso noto l'esito del processo di beatificazione. Dal Vaticano giunse un netto diniego. Non solo Inclinato era un bombarolo sospetto di simpatie comuniste, ma la commissione santificatrice non avrebbe mai fatto santo un pazzo avvolto di tante leggende. Uno psicopatico che giocava a ping-pong col diavolo, parlava coi maiali e per di più era notoriamente devoto a sant'Agapito e a Onan.
Lo scacco fu grande, e di nuovo si votò. Venne eletto un sindaco socialista e il monumento fu nuovamente ristrutturato.
[...] Inclinato ora portava in mano un oggetto informe che poteva rappresentare un grosso tartufo. Al suo fianco si ergeva una creatura inquietante, un troncone marmoreo su cui spiccava un volto tumefatto, come per un lifting sbagliato. Era il volto del partigiano-prete trasformato in cacciatore, con un carniere di lepri sulle spalle.
E sotto la scritta:
A Inclinato, eroe e simbolo delle specialità locali
fin dai giorni della Resistenza.
Di nuovo ci furono le elezioni, vinte da un sindaco assai destrorso, che volle rifare tutto.
[...] Dopo un lungo lavoro di polvere e stridore, il risultato fu sconcertante. Inclinato salutava a mano aperta, e al suo fianco era spuntato un gigantesco soldao tedesco che reggeva sulla testa un macigno da una tonnellata.
La scritta era diventata:
A Inclinato, ora che Gemania e Italia
hanno messo una pietra sopra
alle bugie e alle retoriche della Resistenza.
Nuova elezione: fu eletto sindaco un imprenditore reduce dalle patrie galere. E naturalmente il monumento subì un nuovo rifacimento.
Inclinato, ormai irriconoscibile, reggeva in mano un pallone da calcio, ed era appoggiato, anzi inglobato in un masso. In esso, come nelle rocce di Mount Rushmore, era visibile non il volto di un presidente americano ma il profilo del leader megalomane vincitore delle elezioni.
E la scritta diceva:
A Inclinato, ragazzo azzurro.
Infine, ecco l'ultimo cambiamento, con la recente elezione del centrista polivalente tripartisan Velluti. Inclinato guardava solitario verso la valle, con le mani in tasca. Il mostruoso masso era stato trasformato in una fontana, spisciolante vari getti in tutte le direzioni, nord sud est e ovest e soprattutto destra e sinistra.
E la scritta:
A Inclinato, che tutti ci rappresenta
nel pacato ricordo della storia passata.
Questa era l'ultima, sofferta variante, l'aspetto del monumento appena distrutto dalla ruspa di Ciccio.
Ma non tutta la storia era cancellata. Sul basamento, rimaneva un pezzo di lapide e la scritta:
Inclinato.
E qualcuno ci scrisse:
Grazie.
E bona lè.
(Stefano Benni, Pane e tempesta)
Questo pezzo è stupendo! Rappresenta perfettamente il trasformismo italico!
RispondiEliminaeggià! a proposito, cara Pens, ma cosa succede nella tua Parma con la storia del parco?
RispondiEliminaSuccede l'incredibile: hanno già intitolato una strada ad un aviatore di Salò, adesso vogliono cambiare nome al parco Falcone&Borsellino: mi vergogno profondamente di essere parmigiana "del sasso". Questa giunta di drogati malavitosi ci sta rovinando.
RispondiEliminaCome sempre risate intelligenti, un po' amare, quelle dei racconti di Benni... e, come leggo dai commenti dell'amica di Parma, sempre dentro la realtà.
RispondiEliminasì, è davvero un talento. molto figlio del nostro tempo, la parte buona però.
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