C’è un cinese, un palestinese e un greco, e tutti e 3 fanno un dottorato in informatica. E poi c’è una berbera marocchina, moglie del palestinese, che vive in Francia da quando aveva 8 anni e ha la doppia nazionalità.
C’è un grazioso appartamento nel 12ème arrondissement in cui abitano due ragazze italiane e che ha una cucina col tavolo allungabile in formica contro il muro, circondato da sedie e sgabelli. Uno snack al sesamo cinese che non si capisce se è dolce o salato, blinis e vari tipi di tarama, bottigliette di sidro e il pasticcio di pasta nel forno spento ma ancora caldo.
È domenica e fa freddo, il teporino del forno e i pochi metri quadrati rendono la piccola cucina ancora più accogliente e l’atmosfera da pranzo familiare della domenica. Non ci vediamo da luglio e abbiamo tanto da dirci, come sempre. Più che altro fatti nostri, inevitabilmente intrecciati con cose più grandi di noi che non riusciamo a spiegarci.
Muath è andato a conoscere i nonni di Nadja in Marocco, ma prima di poterlo fare s’è dovuto interfacciare a più riprese con vari genii della burocrazia francese. È palestinese, e si sa, i palestinesi sono dei pericolosi terroristi. Dopo un paio di mesi e l’intercessione di non-so-chi dal Marocco e dal consolato di Bordeaux, il visto (che i non-palestinesi ottengono in 2 settimane) è finalmente arrivato. Forse Cristoforo Colombo ci ha messo meno tempo per arrivare in America.
Dimitris parla poco, ogni tanto sussurra qualcosa in greco a Konstantina, la sua ragazza, che da poco l’ha raggiunto a Parigi e che è con noi per la prima volta. Ogni tanto prende in giro Chong per le sue idee da capitalista cinese. Gli chiediamo come vanno le cose in Grecia.
Chong fa casino con le parole, e usa un “arabes” al posto di “musulmans” che a Nadja non piace. Poi si fa perdonare con una chicca: in cinese la parola “cinese” significa “persona sontuosamente vestita”. Silvia gli chiede com’è la musica cinese. Io gli dico che una volta ne ho sentita in un film, Still life, e gli chiedo se l’ha visto. È un film di 4 anni fa, sui cambiamenti della società rurale cinese dovuti all’industrializzazione e le conseguenze sul tessuto sociale. "Non, en Chine c'est interdit un truc pareil, on n'a pas le droit de le voir."
C’è un cinese, un palestinese e un greco e questa non è una barzelletta, ma la storia di una bella amicizia cominciata più o meno un anno fa. Mentre lavo i piatti e preparo loro il caffè, penso che quando me ne andrò, mi mancheranno.
Bello mescolare e dosare un po' anche gli invitati, oltre a quello che cucini! Le miscele culturali possono essere un bel contorno ad un buon pranzo. Neh?
RispondiEliminaSi, hai ragione. Al di là di tutto, quello che mi colpisce ogni volta è che, nonostante la diversità, dai nostri discorsi viene sempre fuori lo stesso desiderio, che riassumo con le parole di qualcuno più bravo di me: "Imagine all the people living life in peace".
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